Apofatico

Ho imparato una parola nuova, apofàtico.

Secondo il Vocabolario Treccani:

apofàtico agg. [dal gr. ἀποϕατικός «negativo», der. di ἀπόϕημι «negare», ἀπόϕασις «negazione»] (pl. m. -ci). – Nella logica aristotelica, di giudizio che nega l’appartenenza di un predicato a un soggetto. Teologia apofatica, quella che procede alla conoscenza di Dio per via di negazioni, dicendo ciò che Dio non è.

Il contrario di apofatico è catafatico (sempre dal Vocabolario Treccani):

catafàtico agg. [dal gr. καταϕατικός «affermativo», der. di κατάϕημι «affermare»] (pl. m. -ci), non comune. [eh già, perché invece apofatico è sulla bocca di tutti – nota mia] – Termine usato quasi esclusivamente nella locuzione teologia catafatica, teologia che svolge il discorso su Dio attribuendo a lui, in sommo grado, tutti i valori; si contrappone come metodo alla teologia apofatica o negativa (con la quale però storicamente a volte si integra).

Curiosamente, su questi aspetti teologici l’Enciclopedia Treccani online si perde in una curiosa circolarità. Infatti:

Catafatica, teologia Teologia che attribuisce in sommo grado a Dio, come causa prima di tutto il creato, le qualità positive che connotano le creature. Si contrappone (ma storicamente a volte si integra) alla teologia apofatica o negativa.

Apofatico Nella logica aristotelica, riferito a ciò che separa una cosa da un’altra, che nega l’appartenenza di un predicato a un soggetto. La teologia apofatica (in opposizione alla catafatica) è quella che procede alla conoscenza di Dio per via di negazioni, dicendo ciò che Dio non è. [è quello che aveva già detto nel Vocabolario e non mi sembra ci faccia fare molti passi in avanti – nota mia]

Per fortuna su questa teologia apofatica ci viene in soccorso Wikipedia:

La teologia affermativa, positiva o catafatica, detta anche catafatismo (dal greco antico katàphasis, che significa “affermazione”), è un metodo teologico che sostiene la conoscibilità di Dio attraverso la ragione e il contatto con la realtà. Il Creato, visto come opera di Dio, diventa lo strumento attraverso cui è possibile individuare gli attributi del Creatore. Questa teoria, nota pure come via positionis o affirmationis, ha per contraltare l’apofatismo già nel Peri hermêneias (De Interpretatione) della Logica (Organon) di Aristotele e si è poi sviluppata eminentemente nel contesto della Scolastica medievale.

La teologia negativa è un tipo di riflessione religiosa e filosofica che si propone di indagare Dio secondo una prospettiva puramente logico-formale, prescindendo totalmente da contenuti sostanziali.
Dio viene studiato cioè come il limite estremo su cui il pensiero logico si attesta e oltre il quale non può andare, dovendo da lì in poi cedere il passo alla fede e a un sapere rivelato. Secondo l’argomento ontologico utilizzato da vari filosofi, infatti, la logica riuscirebbe al massimo ad affermare che Dio non può non essere; per il resto, non ci può dire cosa è Dio, ma ci dice cosa Egli non è. Il metodo negativo, altrimenti noto come via negationis, consiste in definitiva nello studiare e nel definire una realtà a partire unicamente dal suo contrario. Di qui la valorizzazione del limite, dell’errore che pur opponendosi alla verità, permette in qualche modo di circoscriverla. La ragione umana mira così ad avvicinarsi all’Assoluto proprio grazie alla consapevolezza di essere fallibile e limitata. Diventare coscienti di un limite, infatti, è già un modo di trascenderlo e di superarlo. [questo è soltanto l’inizio della voce, che poi percorre la la storia della via negationis da Plotino a Heidegger]

L’apofatismo (dal greco ἀπό φημι che significa letteralmente lontano dal dire, non dire) è un metodo teologico secondo il quale Dio è del tutto inconoscibile attraverso la razionalità, perché trascende la realtà fisica e le capacità cognitive umane.
In quest’ottica, l’approccio più adeguato a Dio è quello che prevede il silenzio, la contemplazione e l’adorazione del mistero, e prescinde cioè da qualsivoglia processo di speculazione o indagine razionale dell’essere divino.
Questa teoria è l’esatto contrario del catafatismo della teologia affermativa, la quale prevede la conoscibilità di Dio attraverso l’uso della ragione e dell’intelletto.
La teologia negativa, tuttavia, che si serve di un tale metodo apofatico, ammette in parte la possibilità di un esercizio discorsivo e razionale per avvicinarsi a Dio, non dicendo cosa Egli è, ma dicendo cosa Egli non è. Essa culmina comunque nel silenzio.

Prima di culminare anche noi nel silenzio, due citazioni.

La prima è di Luigi Lombardi Vallauri, di cui ignoravo tutto fino a qualche minuto fa, ma che ha scritto un libro (pare importante, lo dico senza alcuna ironia) intitolato Nera Luce: Saggio su cattolicesimo e apofatismo:

La mia posizione filosofica generale si chiama apofatismo. Sostengo che l’esercizio strenuo della razionalità in merito agli interrogativi ultimi sulla vita non approda a idee chiare e distinte ma all’irrappresentabile. Anche la singolarità iniziale del Big Bang, preceduta dal puro nulla, è irrappresentabile, come tutte le soluzioni che abbiamo sull’origine dell’universo. L’apofatismo è la nube della non conoscenza, ma non per sfiducia nella ragione.

La seconda è una nota e bellissima poesia di Eugenio Montale, che propongo di eleggere a inno dell’apofatismo.

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

virna-ogniricciouncapriccio.blogspot.com

Apofatici di tutto il mondo, uniamoci. Ma nel silenzio.

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