Harry Potter and the Deathly Hallows – o Harry Popper?

Rowling, J. K. (2007). Harry Potter and the Deathly Hallows. London: Bloomsbury. 2007.

L’hanno recensito tutti, e quindi consentitemi di astenermi, anche se qualcosa da dire ce l’avrei.

È curioso: è scritto certamente male, saccheggia un sacco di classici della mitologia (dalla Bibbia al Signore degli anelli), eppure si legge d’un fiato. Speriamo che sia l’ultimo, così siamo usciti dalla schiavitù.

Harry Popper:

‘All right,’ said Hermione, disconcerned. Say the Cloak existed … what about the stone, Mr Lovegood? The thing you call the Resurrection Stone?’
‘What of it?’
‘Well, how can that be real?’
‘Prove that it is not,’ said Xenophilius.
Hermione looked outraged.
‘But that’s – I’m sorry, but that’s completely ridicolous! How can I possibly prove it doesn’t exist? Do you expect me to get hold of – of all the pebbles in the world, and test them? I mean, you can claim that anything‘s real if the only basis for believing for believing in it is that nobody’s proved it doesn’t exist!’ (p. 334)

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