13 dicembre – Heinrich Heine

Nato il 13 dicembre 1797, morì nel 1856 dopo essere stato a lungo costretto all’immobilità (forse da una sclerosi multipla).

In un viaggio in Francia, nel 1831, si avvicinò ai socialisti di Saint Simon. Nel 1835 le autorità tedesche vietarono le sue opere e, in sostanza, lo costrinsero all’esilio. Nel 1844 conobbe Marx, di cui rimase amico per tutta la vita.

Tra i libri bruciati da nazisti nella Opernplatz di Berlino nel 1933 c’erano anche le opere di Heine. Sul posto del rogo è stata scolpito proprio un verso di una sua poesia: “Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen” (“Dove si bruciano i libri, prima o poi si metteranno al rogo le persone”).

Lo ricordiamo con una delle sue poesie più famose:

Auf Flügeln des Gesanges,
Herzliebchen, trag ich dich fort,
Fort nach den Fluren des Ganges,
Dort weiß ich den schönsten Ort;
Dort liegt ein rotblühender Garten
Im stillen Mondenschein,
Die Lotosblumen erwarten
Ihr trautes Schwesterlein.
Die Veilchen kichern und kosen,
Und schaun nach den Sternen empor,
Heimlich erzählen die Rosen
Sich duftende Märchen ins Ohr.
Es hüpfen herbei und lauschen
Die frommen, klugen Gazelln,
Und in der Ferne rauschen
Des heilgen Stromes Well’n.
Dort wollen wir niedersinken
Unter dem Palmenbaum,
Und Liebe und Ruhe trinken,
Und träumen seligen Traum.

Sulle ali del canto,
amore, ti porto via,
via verso le rive del Gange,
là io conosco un luogo incantato.
Là splende un giardino fiorito di rosso
nel silenzio di un tacito plenilunio;
là i fiori di loto attendono
l’anima amica e sorella.
Le violette sommerse ridono,
carezzevoli si volgono alle stelle;
in segreto le rose si narrano
favole lievi, un soffio fragrante.
A balzi leggeri, o ferme in ascolto
stanno le miti e caute gazzelle:
da lontano risuona un mormorio,
l’onda della sacra corrente.
Là potremo abbandonarci,
stesi ai piedi di una palma,
assaporare l’amore e la quiete,
sognare un sogno beato.

La lirica fu musicata da Mendelssohn:

 

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