Robert Harris – The Fear Index

Harris, Robert (2011). The Fear Index. London: Hutchinson. 2011.

In pratica, l’unica cosa che posso scrivere senza rovinarvi il romanzo (è un thriller) è che è il secondo di Robert Harris ad avere l’articolo nel titolo (l’altro era The Ghost, che ho recensito qui)

Vi avverto di nuovo: da qui in avanti quello che scrivo potrebbe rovinarvi la lettura.

* * *

In realtà, la lettura rischia di rovinarvela lo stesso Harris, dal momento che la prima delle epigrafi che premette a ognuno dei 19 capitoli è tratta da Frankenstein di Mary Shelley (meglio, di Mary Wollstonecraft Godwin). Ma se Frankenstein (e Prometeo, che il romanzo della Wollstonecraft richiama già nel suo titolo completo, e Pandora, che Harris evoca a proposito del World Wide Web in questo romanzo– la citazione è qui sotto) sono il genus cui narratologicamente questa storia appartiene, la sua specie è l’HAL9000 di “I’m sorry, Dave” in 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, il computer che diviene più intelligente, dunque superiore all’uomo, e inesorabilmente lo sfratta dal primo posto nella classifica dell’evoluzione (e della catena alimentare) e ne minaccia la stessa sopravvivenza. Il tema è anche tipicamente anche uno di quelli cari a Michael Crichton, e questo non è necessariamente un complimento.

Ma ho detto troppe cose in una frase sola. Tiriamo fiato un attimo e andiamo con ordine:

  1. Riferimenti a Frankenstein: l’io narrante del romanzo di Mary Wollstonecraft è di Ginevra, città in cui si svolge il romanzo di Harris. Anche il cognome Walton compare in entrambe le opere.
  2. Riferimento a Pandora:
    […] she noticed an old computer in a glass case. When she went closer, she read that it was the NeXT processor that had started the World Wide Web at CERN in 1991. The original note to the cleaners was still stuck to its black metal casing: ‘This machine is a server – DO NOT POWER DOWN!’ Extraordinary, she thought, that it had all begun with something so mundane.
    ‘Pandora’s Box,’ said a voice behind her, and she turned to find Walton; she wondered how long he had been watching her. ‘Or the Law of Unintended Consequences. You start off trying to create the origins of the universe and you end up creating eBay.
  3. Riferimento a 2001: Odissea nello spazio:

Insomma, tanto per essere chiari, tutti i riferimenti alla crisi globale, alla speculazione finanziaria, agli hedge funds e tutto il resto sono – per quanto ben studiati e ben raccontati – tutto sommato secondari rispetto al cuore narrativo del romanzo. Che è e resta una piacevolissima lettura (che peraltro ho divorato quasi senza riuscire a metterlo giù se non per le più elementari esigenze biologiche), ma non è opera di sconvolgente originalità.

Mi è molto piaciuta anche la morale: non c’è nuovo padrone, per quanto alieno, che non trovi sùbito una genia di zelanti servitori. L’eterna familiare morale del Franza o Spagna purché se magna – o qui, nella sua versione più anglo-calvinista, Franza o Spagna purché se guadagna.

Harris scrive piuttosto bene e ha una vena alla Le Carré (che esplicitamente ammira, e cui a volte si avvicina, come potrete leggere nelle citazioni qui sotto).

* * *

Come di consueto un florilegio di citazioni (faccio riferimento alla posizione sul Kindle).

[A proposito del Pronto soccorso di un ospedale:] the kingdom of the sick, where every citizen was second class. [629]

[Sull’information deluge:] over the past couple of years a whole new galaxy of information has come within our reach. Pretty soon all the information in the world – every tiny scrap of knowledge that humans possess, every little thought we’ve ever had that’s been considered worth preserving over thousands of years – all of it will be available digitally. Every road on earth has been mapped. Every building photographed. Everywhere we humans go, whatever we buy, whatever websites we look at, we leave a digital trail as clear as slug-slime. And this data can be read, searched and analysed by computers and value extracted from it in ways we cannot even begin to conceive. [1578]

[…] various lawyers and advisers exuding the natural bonhomie of men charging hourly fees while simultaneously enjoying a free meal. [2760]

‘I cannot eat veal,’ said Elmira, leaning confidingly across the table to Hoffmann, offering him a brief glimpse of her pale brown breasts. ‘The poor calf suffers so.’
‘Oh, I always prefer food that’s suffered,’ said Quarry cheerfully, wielding his knife and fork, his napkin back in his collar. ‘I think fear releases some especially piquant chemical from the nervous system into the flesh. Veal cutlets, lobster thermidor, pâté de foie gras – the nastier the demise the better, that’s my philosophy: no pain, no gain.’ [2796]

He felt as if he had been smiling solidly for about fifteen hours that day already. His face ached with bonhomie. [3203]

[Citazione di una frase originariamente attribuita a Bill Clinton:] “normalcy is overrated: most normal people are assholes” [3421]

[Sull’effetto che può avere su un ricercatore la chiusura del suo progetto]
‘I’m afraid I had to tell Alex that that particular line of research was too unstable to be continued.’
[…]
‘And that was when he had his breakdown?’
Walton nodded sadly. ‘I never saw a man so desolate. You would’ve thought I’d murdered his child.’ [4037-4040]

Pubblicato su Recensioni. 1 Comment »

Una Risposta to “Robert Harris – The Fear Index”

  1. The Ghost (L’uomo nell’ombra) « Sbagliando s’impera Says:

    […] Soltanto che ho recensito il romanzo su questo blog (qui), e sono troppo vanitoso per non scriverlo (se uno non fosse un po’ esibizionista non scriverebbe un blog). Dello stesso autore, Robert Harris, ho anche recensito pochi giorni fa il romanzo più recente (The Fear Index). […]


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