Libertà d’opinione

Registro molti segnali di insofferenza. Sempre più spesso, chi non condivide un’opinione non si limita a dirlo e a spiegare i motivi o le radici del suo dissenso, ma chiede a gran voce che sia tappata la bocca a chi ha espresso l’opinione non condivisa. Lo fanno gli “opinionisti” dei quotidiani e gli “amici” di Facebook. Io la chiamo censura e non mi piace. E mi tocca persino essere d’accordo con Fabrizio Rondolino (La Stampa del 30 gennaio 2009)!

L’allarmante caso Di Pietro

FABRIZIO RONDOLINO

L’uragano che si è scatenato su Di Pietro induce ad una riflessione sullo stato della libertà nel nostro Paese. Non c’è giornale, gruppo politico, sito Internet o commentatore che non si sia scagliato con furia contro l’ex Pm più famoso d’Italia: e non per controbattere l’opinione sul presunto «silenzio» del Quirinale, ma per negarne la legittimità, la possibilità stessa di esistere. Mezzo Pd ha chiesto di rompere ogni rapporto con l’Italia dei Valori, tutti i senatori della Repubblica sono scattati in piedi per applaudire la loro «convinta solidarietà» a Napolitano, il presidente emerito Scalfaro ha segnalato l’esistenza di un reato. E lo stesso Quirinale, con un comunicato che ha pochi precedenti, ha giudicato «pretestuose» e «offensive» le parole di Di Pietro. Quelle parole sono probabilmente sbagliate, ma non sono né arbitrarie né insultanti: appartengono al dibattito politico. Ci sono molto buoni argomenti e una notevole documentazione per sostenere che il presidente Napolitano sulle questioni della giustizia non è venuto meno al suo ruolo costituzionale di arbitro, e che il suo presunto «silenzio» non è affatto assimilabile a un comportamento mafioso. Le opinioni sollecitano controargomentazioni: non comunicati di solidarietà, ritorsioni politiche o denunce alla magistratura.

Il caso Di Pietro è tanto più allarmante, in quanto non è isolato. Il capitano della Nazionale, Fabio Cannavaro, per aver detto che Gomorra (il film) «non gioverà all’immagine dell’Italia nel mondo, abbiamo già tante etichette negative», è stato accusato di colludere con la camorra, e più d’uno ha chiesto che gli sia tolta la fascia di capitano. Su Facebook, il network sociale più popolare di Internet, è in corso una campagna per cancellare quei gruppi di discussione che si proclamano fan dei mafiosi e, più recentemente, quelli che inneggiano allo stupro di gruppo. Sono opinioni abominevoli, ma sono opinioni. Questo confine non va mai cancellato. Un conto è sostenere cha la Shoah non è mai esistita, e un conto è bruciare una sinagoga. Un conto è chiedere che i rom siano cacciati, e un conto è assaltare i loro campi. È evidente che c’è un nesso fra le parole e le azioni: altrimenti, perché mai dovremmo parlare o scrivere? Il concetto stesso di educazione si basa sulla convinzione che le parole producano risultati. Ma spetta singolarmente a ciascuno di noi compiere o meno un’azione, e assumersene la responsabilità. Alle parole si può rispondere soltanto con altre parole.

Se ci pensiamo, l’unica vera libertà che ci appartiene come diritto naturale, e che definisce il nostro orizzonte nel mondo, è la libertà di esprimerci: è cioè la libertà di pensiero, di stampa, di coscienza, di religione, di ricerca scientifica… Tutte le nostre attività, che sia scrivere una canzone o andare in chiesa, votare alle elezioni o comprare un giornale, trovare un rimedio all’Alzheimer o scegliere una compagnia telefonica, hanno a che fare in un modo o nell’altro con la libertà di espressione. Poter dire la nostra, senza costrizioni né vincoli, è dunque il bene più prezioso. Se introduciamo un qualsiasi criterio per giudicare quali opinioni si possono esprimere e quali no, in quello stesso momento deleghiamo ad altri, fosse pure una maggioranza democraticamente eletta, la nostra personale libertà di espressione, che è invece inalienabile perché è soltanto nostra, come la vita. Chi può decidere che cosa è lecito dire e che cosa non lo è? Mentre è evidente che ammazzare un uomo per strada è un reato, è molto meno evidente la linea che separa un fan club dei Soprano da un fan club di Riina: in realtà, se ci pensiamo bene, questa differenza non c’è. Sta alla responsabilità di ciascuno capire che una cosa è un telefilm, una cosa è scrivere corbellerie su un capomafia pluriomicida, e un’altra cosa ancora è sparare.

La libertà di espressione è indivisibile. Tutti dovrebbero poter esprimere liberamente le loro opinioni. Soprattutto le più ributtanti. Mentre infatti la censura nasconde il problema e in questo modo sceglie di non risolverlo, un dibattito libero e aperto non esclude la possibilità di convincere chi non la pensa come noi.

Smisurata preghiera

Non vorrei metterla giù troppo dura, ma, per vissuto personale (Erlebnis) in qualche misura catto-comunista, sono restio sia ai processi di beatificazione, sia al culto della personalità. Per questo, nei giorni scorsi ero vagamente irritato dalle celebrazioni di Fabrizio De André.

Ho resistito in silenzio per qualche giorno, ma adesso non resisto più. Trovo Smisurata preghiera una delle sue canzoni più belle, per musica e parole (oddio, mi verrebbe da dire cinicamente che dobbiamo essere grati a Fabrizio De André per aver fatto incontrare un paroliere d’eccezione come Álvaro Mutis con un grande musicista come Ivano Fossati…).

Ecco la versione originale, da Anime salve:

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l’orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un’anomalia
come una distrazione
come un dovere

Questa è la versione che Ivano Fossati ha eseguito dal vivo domenica 11 gennaio 2009 a Che tempo che fa:

Ancora De André (dal vivo nel 1998):

Su YouTube ce n’è anche una versione dal vivo di Fiorella Mannoia, ma la presa del suono è talmente sciagurata che chi vuole se la vada a sentire da solo (e non dite che non vi avevo avvertito).

L’invasione degli stracchini volanti

Non la trovo carina, la trovo molto inquietante. Quel tipo ignaro sul camioncino. E quei poveracci che si erano appartati in un campo. Da non mangiare mai più uno stracchino in vita loro.

Si sa che va a finire male.

E comunque io preferisco Bustaffa!

Giudicate da soli

No alla scuola dei padroni, via il governo, dimissioni!

Giovanna Marini fa il controcanto.

Dedicato ai miei figli: “Non siam scappati più!”

Cinque Terre: omaggio a Montale

Monterosso, Vernazza, Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da ponente a levante, i nomi di pochi paesi o frazioni di paesi così asserragliati fra le rupi e il mare. (Eugenio Montale, Fuori di casa)

E ancora

La Storia

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

Censura

Sono contrario alla censura, nel senso di “controllo esercitato da un’autorità civile o religiosa su pubblicazioni, spettacoli, mezzi di informazione, per adeguarli ai principi della legge, di una religione o di una dottrina morale” (De Mauro online).

Eppure, come amministratore di questo blog, ho un potere di censura. Limitato: la prima volta che qualcuno vuole commentare, deve avere la mia autorizzazione; poi può commentare tutte le volte che vuole. Ma forse ancora più odioso, perché in questo modo censuro le persone, e non le singole opinioni.

Brutta cosa. Eppure oggi, standoci un po’ male perché è contro i miei principi, l’ho fatto. Una testa di cazzo, di cui ho già cancellato dalla mente nome e indirizzo email, ha propugnato la reintroduzione della ghigliottina.

In realtà mi ero già chiesto – dato l’elevato numero di visite alla pagina – se qualcuno non ci andasse per morbosità. Ma mica posso fare da balia a tutti gli imbecilli del mondo. Ma il commento di oggi era particolarmente odioso. Perché questo è un paese che diventa ogni giorno più fascista. Non solo in chi lo governa, ma anche negli elettori e nella ggente. E la proposta di reintroduzione della ghigliottina è particolarmente odiosa, quando l’ultima persona a essere ucciusa in questo modo fu un immigrato tunisino. E perché è di queste ore la notizia del ragazzo ghanese massacrato di botte dai vigili urbani di Parma (vedete che l’esercito non serve, bastano i “miti” vigili urbani).

Questa è l’Italia che vogliamo? Un sogno o un incubo?

Ci stiamo facendo l’abitudine?

Quanto al video che segue, vi invito a leggere su youTube i commenti. Siamo a un punto di minimo. siamo un paese razzista e violento.

The Stranger Song – Leonard Cohen

Non c’entra niente, lo so. Un cortocircuito mentale. Questa è una bellissima, straziante, disperata canzone d’amore…

Una canzone che ha più di 40 anni e fa ancora venire i brividi…

It’s true that all the men you knew were dealers
who said they were through with dealing
Every time you gave them shelter
I know that kind of man
It’s hard to hold the hand of anyone
who is reaching for the sky just to surrender
who is reaching for the sky just to surrender.

And then sweeping up the jokers that he left behind
you find he did not leave you very much not even laughter
Like any dealer he was watching for the card
that is so high and wild
he’ll never need to deal another
He was just some Joseph looking for a manger
He was just some Joseph looking for a manger.

And then leaning on your window sill
he’ll say one day you caused his will
to weaken with your love and warmth and shelter
And then taking from his wallet
an old schedule of trains, he’ll say
I told you when I came I was a stranger
I told you when I came I was a stranger.

But now another stranger seems
to want you to ignore his dreams
as though they were the burden of some other
O you’ve seen that man before
his golden arm dispatching cards
but now it’s rusted from the elbows to the finger
And he wants to trade the game he plays for shelter
Yes he wants to trade the game he knows for shelter.

Ah you hate to see another tired man
lay down his hand
like he was giving up the holy game of poker
And while he talks his dreams to sleep
you notice there’s a highway
that is curling up like smoke above his shoulder
It is curling just like smoke above his shoulder.

You tell him to come in sit down
but something makes you turn around
The door is open you can’t close your shelter
You try the handle of the road
It opens do not be afraid
It’s you my love, you who are the stranger
It’s you my love, you who are the stranger.

Well, I’ve been waiting, I was sure
we’d meet between the trains we’re waiting for
I think it’s time to board another
Please understand, I never had a secret chart
to get me to the heart of this
or any other matter
When he talks like this
you don’t know what he’s after
When he speaks like this,
you don’t know what he’s after.

Let’s meet tomorrow if you choose
upon the shore, beneath the bridge
that they are building on some endless river
Then he leaves the platform
for the sleeping car that’s warm
You realize, he’s only advertising one more shelter
And it comes to you, he never was a stranger
And you say ok the bridge or someplace later.

And then sweeping up the jokers that he left behind …

And leaning on your window sill …

I told you when I came I was a stranger.

[Dedicated to Togroo]

Soratte

Vides ut alta stet nive candidum
Soracte nec iam sustineant onus
silvae laborantes geluque
flumina constiterint acuto?
Dissolve frigus ligna super foco
large reponens atque benignius
deprome quadrimum Sabina,
o Thaliarche, merum diota.
Permitte divis cetera, qui simul
stravere ventos aequore fervido
deproeliantis, nec cupressi
nec veteres agitantur orni.
Quid sit futurum cras, fuge quaerere, et
quem Fors dierum cumque dabit, lucro
adpone, nec dulcis amores
sperne puer neque tu choreas,
donec virenti canities abest
morosa. Nunc et campus et areae
lenesque sub noctem susurri
conposita repetantur hora,
nunc et latentis proditor intumo
gratus puellae risus ab angulo
pignusque dereptum lacertis
aut digito male pertinaci.
[Orazio, Carmina, I, 9]

Provo una traduzione (il mio latino è arrugginito, ma vorrei provare a essere fedele e poco paludato e a trasmettere la modernità di questa poesia)

Guarda il Soratte candido per la neve alta: gli alberi stanchi non ne reggono il peso e per il gelo pungente i fiumi sono gelati.
Allontana il freddo aggiungendo legna al fuoco del camino, Taliarco, e versa ancora di quel vino vecchio.
Tutto il resto lascialo agli dei: è bastato che placassero i venti che infuriavano sul mare e sùbito si sono calmate le fronde dei cipressi e dei vecchi frassini.
Che cosa il futuro ti riserva per domani, evita di chiedertelo: qualunque giorno la sorte ti darà, segnalo all’attivo. Finché sei giovane e la fastidiosa vecchiaia è lontana, ragazzo mio, gòditi le danze e i dolci amori.
Adesso, all’imbrunire, sul corso e nelle piazze è l’ora degli appuntamenti, dei bisbigli che si cercano, della gradita risata che tradisce la ragazza nascosta nell’angolo più nascosto, del pegno d’amore strappato da un braccio o da un dito che non offre resistenza.

Spam – l’ultimo tassello

Mi mancava soltanto un tassello a completare la storia della parola “spam”, che tutti usiamo nel senso di messaggi indesiderati (generalmente commerciali) ricevuti in grande quantità (e ovviamente anche spediti in grande quantità). Curioso che il De Mauro online, che è un dizionario dell’uso, non riporti il vocabolo.

Il tassello che mi mancava è l’etimologia della parola stessa, spam: è una parola portmanteau, cioè una parola costruita unendo insieme pezzi di altre parole. Portmanteau significa “baule, valigia” in francese e lo usa in questa accezione, per la prima volta, Humpty Dumpty, un personaggio di Through the Looking-Glass (1871) di Lewis Carroll per spiegare ad Alice il significato di alcune parole nel poemetto nonsense Jabberwocky.

“‘slithy’ means ‘lithe and slimy’… You see it’s like a portmanteau—there are two meanings packed up into one word”
“‘Mimsy’ is ‘flimsy and miserable’ (there’s another portmanteau … for you)”

Lo stesso Carroll torna sull’argomento in un’altro testo:

Humpty Dumpty’s theory, of two meanings packed into one word like a portmanteau, seems to me the right explanation for all. For instance, take the two words “fuming” and “furious.” Make up your mind that you will say both words … you will say “frumious.”

Un portmanteau è un tipo di valigia che contiene due comparti rigidi tentuti insieme da una cerniera: allo stesso modo, suggerisce metaforicamente Carroll, due parole sono “impacchettate” in un solo contenitore. Lo stesso termine “portmanteau” è una parola portmanteau, composta con le due parole francesi porter (“portare”) e manteau (“mantello”). Non sapete che piacere mi dà la ricorsività!

Torniamo a spam: spiced ham, cioè carne di maiale speziata, lanciata nel 1937 dalla Hormel Foods Corporation. È carne di spalla di maiale bollita e omogeneizzata, con aggiunta di prosciutto cotto, sale, acqua, zucchero e nitrito di sodio. Non è immangiabile, contrariamente a quello che potreste pensare. La cosa cui secondo me assomiglia di più è la mortazza, direi.

La SPAM è particolarmente diffusa nell’area del Pacifico, dove è arrivata con i soldati americani nella 2° guerra mondiale.  Ogni abitante di Guam, ad esempio, ne mangia in media 16 scatole l’anno. Una celebre leggenda metropolitana collega questo successo nelle isole del Pacifico un tempo abitate da cannibali al fatto che la SPAM sarebbe il cibo più simile in sapore alla carne umana…

Spam ha preso il significato di posta elettronica indesiderata e abbondante per effetto di uno sketch dei Monty Python, che vi invito a godervi da soli.