Judith Schalansky – Atlante delle isole remote: Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò

Schalansky, Judith (2000). Atlante delle isole remote: Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò (trad. Francesca Gabelli). Milano: Bompiani. 2013. ISBN 9788858763575. Pagine 144. 9,99 €

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Per quanto ne so io (che, lo ammetto, non è moltissimo) nessuno si è mai chiesto se le Petites Madeleines che, nel primo capitolo del primo volume della Recherche di Proust, riportano il narratore alla sua infanzia di Combray fossero fresche o stantie Leggi il seguito di questo post »

Carlo Bonini – Acab

Bonini, Carlo  (2009). Acab. Torino: Einaudi. 2010. ISBN 9788858400944. Pagine 191. 6,99 €

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Comprato e letto di getto sull’onda dell’entusiasmo per Suburra. Un po’ deluso. Penso che l’idea fosse quella di scrivere una “verità pasoliniana”: narrare una storia che si sa vera, anche per averla esplorata con un lungo reportage, ma di cui non si hanno o non si possono mettere in fila le prove, perché non reggerebbero in un tribunale ed esporrebbero l’autore a molte ritorsioni. Conosco molto bene, anche sulla mia pelle, i limiti non scritti ma molto praticati della libertà di opinione in Italia.

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Katherine Harmon Courage – Octopus! The Most Mysterious Creature in the Sea

Harmon Courage, Katherine (2013). Octopus! The Most Mysterious Creature in the Sea. New York: Current (Penguin Group). 2013. ISBN 9780698137677. Pagine 272. 14,60 €

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Non un libro di scienza, per la verità, ma di giornalismo scientifico. Giornalismo partecipato, se è per quello, perché la signora Katherine Harmon Courage è abbastanza avventurosa (merito del suo cognome acquisito, Courage?) da mangiare i polpi anche crudi, di farsi avviluppare da un tentacolo pieno di ventosette e di andarli a pescare su una barchetta pur soffrendo il mal di mare (ma la dettagliata descrizione degli attacchi di vomito poteva anche risparmiarceli).

Mi ha molto ricordato Gulp! di Mary Roach, anche nei tentativi (per la verità non sempre riusciti) di fare dello spirito.

Il polpo è un animale veramente interessante (oltre che gustoso, e né io né Katherine Harmon Courage smetteremo di mangiarlo) e ho imparato cose che ignoravo. Peccato che, proprio perché adattabile e intelligente, sia difficile tenerlo in un acquario. Interessante anche che alcuni degli scienziati che lavorano sui polpi (per esempio quelli del progetto europeo OCTOPUS) siano italiani, guidati da Cecilia Laschi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Il libro ha delle cadute e più di uno svarione (strano, con tutti gli editor ringraziati negli Acknowledgment). Ma nel complesso si legge con piacere.

Se siete interessati all’argomento, sul sito di Katherine Harmon Courage c’è una sacco di materiale interessante e un blog.

Prima di proporvi i soliti estratti dal libro, eccovi un breve video sugli exploit mimetici del polpo:

* * *

Qualche bocconcino (non di polpo, ahimè). Consueti riferimenti alla posizione Kindle:

Milone’s specialty is octopus carpaccio, a traditional dish from around Milan. [776: forse l’autrice ignora dove sia Milano rispetto al Mediterraneo]

Gythio (also called Gythion, Gytheio, or Ytheio) […] [838: la povera Katherine non ha studiato il greco antico e ignora che quello che lei confonde con un y è un γ]

Despite all of the octopus’s flashy flesh, however, as far as we know, it is color-blind. And we don’t know if it is even aware of what its skin is doing at any given moment. [1274]

Like some species of birds, octopuses occasionally decorate the area around their dens with found objects, both natural and man-made. This creative behavior is, of course, the inspiration for the Beatles’ “Octopus’s Garden,” from their 1969 album Abbey Road. Ringo Starr wrote the lyrics while on vacation in Sardinia, lounging on Peter Sellers’s yacht, as he recalled in the book The Beatles Anthology. [1908]

Cephalopods have had hundreds of millions of years to cultivate their intelligence, but the development of exceptional (okay, at least pretty darned impressive) intelligence is not an evolutionary given. Much of the animal kingdom does quite well for itself—cockroaches, mites, fruit flies—apparently without much complex cognition at all. [2130]

“Intelligence means taking information from the environment,” Mather says. “Their brains are not like ours, and they’re paying attention to different factors, but intelligence is intelligence is intelligence.” [2198]

[…] ager gels […] [2396: un altro sconcertante errore sfuggito agli editor. Si tratta chiaramente di un gel di agar agar]

Cecilia Laschi, a biorobotics professor at the Scuola Superiore Sant’Anna in Italy, has been coordinating the effort. [2445: merita una foto]

sssa.bioroboticsinstitute.it

[…] queen of Eretria […] [2451: ancora un errore, dovuto alla cattiva comprensione dell’autrice e al mancato controllo degli editor. Stiamo parlando dello Scoglio della regina di Livorno, un posto che tutti i livornesi conoscono. La regina Maria Luisa di Borbone, allora regina d’Etruria – non di Eretria! –, figlia del Re di Spagna Carlo IV, nel 1806 vi fece il bagno in una piccola piscina coperta solo da tendaggi. Convintasi della funzione terapeutica dei bagni di mare la regina fece scavare nei pressi dello scoglio una vasca alimentata da quattro canalette per trascorrervi le giornate estive con le dame di compagnia. Nel 1846 il dottor Carbone Squarci ebbe l’autorizzazione a costruire uno stabilimento balneare, con un palazzetto in muratura collegata alla terraferma da un  piccolo ponte a sei arcate. Oggi la struttura ospita il centro di ricerca internazionale nel settore delle tecnologie marine, in particolare della logistica e della robotica, istituito nel 2009 con un progetto del Comune di Livorno in collaborazione con Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Regione Toscana, Capitaneria di Porto e Finmeccanica. La storia la trovate qui]

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De Cataldo-Bonini – Suburra

De Cataldo, Giancarlo e Carlo Bonini (2013). Suburra. Torino: Einaudi. 2013. ISBN 9788858411001. Pagine 450. 9,99 €

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Chi ha letto questo romanzo dopo di me (che l’avevo finito qualche giorno prima) ha detto una sola parola a caldo: «Potente». Mi sembra una sintesi perfetta, ed è esattamente lo stesso aggettivo che era venuto in mente a me.

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Philip Ball – Curiosity: How Science Became Interested in Everything

Ball, Philip (2012). Curiosity: How Science Became Interested in Everything. Chicago: University of Chicago Press. 2013. ISBN 9780226045825. Pagine 474. 12,55 €

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Buono, dunque naturale? Anche il “lago di ruspa”?

Nel nostro lessico famigliare, si chiamano “laghi di ruspa” i laghi o laghetti che si creano per allagamento di una depressione creata artificialmente, da un’attività di cava o per lo scavo delle fondamenta di una costruzione che poi non viene realizzata. Il lago si crea per l’accumularsi delle acque piovane o, ancora più spesso, perché gli scavi “scoperchiano” una falda acquifera. Spesso i laghi di ruspa tradiscono la loro natura per la forma regolare. Come nella foto qui sotto.

Laghetto ex SNIA

Quello che vedete qui sopra è il laghetto che si è creato nei pressi dell’area occupata tra il 1923 e il 1955 dalla fabbrica di fibre artificiali Cisa-Viscosa (poi SNIA-Viscosa). Qui, nel 1990, iniziarono i lavori per la realizzazione di un centro commerciale, che non era però in regola con i permessi richiesti: i lavori furono interrotti e lo scasso si riempì d’acqua, avendo intercettato una falda acquifera e forse un antico corso d’acqua (le notizie le ho trovate qui).

Ora questo laghetto artificiale è diventato naturale, anche se in funzione anti-speculativa.

Cito dal sito di Eleonora Guadagno (cui sono arrivato tramite facebook):

foto 1

E dal sito del CSOA eXSnia:

foto 2

Non voglio entrare nel merito della questione: non ne so abbastanza, come dice un noto blogger. Voglio però sollevare 2 punti a me cari, e che dunque sottolineo per l’ennesima volta (a costo di provocare qualche reazione stizzita):

  1. Non ne posso più della facile equivalenza naturale / artificiale = buono / cattivo. Per quanti motivi ci possano essere per difendere lo status quo rispetto a un progetto di edificazione, essi devono essere fondati su argomenti solidi, che immagino non mancheranno (quelle torri non servono, il terreno su cui verrebbero edificate è paludoso, i cittadini della zona hanno bisogno d’un’area ricreativa per correre e andare in canoa, …) e non sull’argomento fallace che il laghetto è naturale e perciò automaticamente e necessariamente buono e giusto, mentre i grattacieli sono artificiali e perciò automaticamente e necessariamente cattivi e figli della speculazione. Il laghetto è e resta artificiale e molto recente se è per quello (20-25 anni). Si obietterà: si, è artificiale e recente, ma adesso ci sono libellule e germani, sono stati avvistati lucci e aironi, qualcuno giura di aver persino intravisto l’elusivo uccello padulo. Più che credibile: ma anche sulle torri, come spesso accade, potrebbero nidificare cicogne e aquile imperiali… Se il laghetto va conservato è perché i benefici netti sociali della conservazione sono superiori ai benefici netti sociali della costruzione degli edifici: aridi numeri, trasparenti e verificabili. Non trucchetti retorici abusati dalla pubblicità delle creme di bellezza e dei prodotti parafarmaceutici.
  2. Che poi, a ben pensarci – e questo è il mio secondo punto – la domanda retorica «Un lago naturale o 4 grattacieli di 30 piani alti 100 m?» è l’ennesima reincarnazione della logica del fine che giustifica i mezzi. Che saranno mai una piccola menzogna a fin di bene (il lago naturale) e qualche artificio retorico (le colate di migliaia di metri cubi, le polveri sottili, …) di fronte a un obiettivo politico “giusto” (a giudizio di chi lo persegue)? Chi mi conosce sa che rifiuto questa logica (ne ho parlato più volte, ma forse nel modo più diretto ed esplicito qui). Speravo che almeno al di fuori delle grandi “scuole” che dominano il pensiero politico italiano (cattolici e gramsciani in primis) questa logica venisse rifiutata: e resto deluso a vedere che anche il MoVimento 5 stelle la adotta.
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Raimondo D’Inzeo e il 6 luglio 1960

Il 15 novembre 2013 è morto Raimondo D’Inzeo. Aveva 88 anni, essendo nato a Poggio Mirteto il 2 febbraio 1925. È ricordato soprattutto per la medaglia d’oro alle olimpiadi romane del 1960 (io ero bambino, eppure me ne ricordo); il fratello Piero aveva vinto quella d’argento.

Pochi nascondono la circostanza, nei necrologi di questi giorni, della carica a cavallo che guidò il 6 luglio 1960 a Porta San Paolo a Roma contro le persone che manifestavano contro il governo Tambroni. Però ne parlano come di una piccola macchia, “dolorosa” per lo stesso D’Inzeo (più dolorosi dovettero essere per i manifestanti i colpi inferti con il calcio del fucile, le sciabole inguainate e i frustini). Leggete, per favore, la Repubblica, ex quotidiano di sinistra:

L’impeto, Raimondo D’Inzeo lo mise anche in una occasione per lui dolorosa, quando, come tenente colonnello dei carabinieri a cavallo, dovette caricare i manifestanti contro il governo Tambroni a Porta San Paolo in Roma. Le polemiche che ne seguirono non riuscirono comunque ad intaccare la fama che il cavaliere si era conquistato sui campi di tutti il mondo.

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