La Camera dei deputati rende open i suoi dati

Vorrei innanzitutto ringraziare .mau. per la segnalazione, senza neppure pavoneggiarmi per il bel distico del mio titolo.

La notizia è che la Camera dei deputati ha realizzato un sito da cui è possibile accedere, in formato Linked Open Data e con la licenza Creative Commons più aperta che c’è, a molti suoi dati. Non so, per la verità, da quanto tempo l’iniziativa sia andata in rete.

Immagino una raffica di obiezioni (troppo poco troppo tardi, un altro formato sarebbe stato meglio, e le app? e i metadati? e la cultura e la formazione per farne qualcosa di sensato eccetera eccetera eccetera). Film visto un milione di volte, che neppure Tutti insieme appassionatamente il giorno di natale. Non mi interessa. Mi interessa che un’istituzione così autorevole abbia dato un messaggio così chiaro. E mi auguro che sia un’apristrada.

Ma giudicate voi stessi.

Conoscere la storia, l’attività, i meccanismi di funzionamento della Camera dei deputati. Condividere i dati e i documenti prodotti, disponibili al libero riutilizzo attraverso la rete
Cos’è dati.camera.it?
Una piattaforma di pubblicazione e condivisione di Linked Open Data sull’attività e gli organi della Camera, da scaricare o interrogare liberamente.
Quali dati sono disponibili?
Nel portale dati.camera.it sono disponibili i dati relativi ai deputati, agli organi parlamentari, ai gruppi parlamentari, ai lavori parlamentari dalla I legislatura della Camera regia fino alla legislatura che precede quella corrente.
E’ possibile riusare i dati?
I dataset disponibili possono essere scaricati e riutilizzati da chiunque in ogni momento, secondo le condizioni di utilizzo previsti dalla licenza scelta.

Ma poiché sono incontentabile adesso aspetto, dopo l’annuncio del 20 ottobre 2011, la discesa in campo dell’Istat.

Ranieri-Moratti: ecco il chiarimento

Da Yahoo!Sport | EuroSport
Serie A – Ranieri-Moratti: ecco il chiarimento
mar, 28 feb 14:30:00 2012

Il presidente annuncia di aver risolto le divergenze con il tecnico, che sembra quindi destinato a proseguire nella sua sventura nerazzurra nonostante il momento di crisi profonda della squadra.

Geo-Cosmos: un mappamondo interattivo gigantesco

Dall’11 giugno 2011 al Museo nazionale per la scienza e l’innovazione emergenti di Tokyo è in esposizione Geo-Cosmos, uno schermo interattivo sferico realizzato dalla Mitsubishi con tecnologia OLED. Pare sia il primo e il più grande del mondo. Non so se è vero, ma il video è mozzafiato.

Mappamondo OLED

tokyotek.com

Geo-Cosmos: Gigantic Globe OLED Display [Video]

Adam Smith ha il suo tartan – Scottish Economic Society

La Scottish Economics Society ha creato un nuovo tartan per onorare il grande filosofo ed economista scozzese Adam Smith.

News Article :: SES ‘Adam Smith’ Tartan released! – Scottish Economic Society

Il tartan di Adam Smith

scotecsoc.org

Franz Schubert – Winterreise [2]

Il mio primo incontro con la Winterreise fu straordinario, una di quelle cose che ti capitano da ragazzo (eh sì, perché persino ai miei tempi a 21 anni si era ancora ragazzi, o almeno io lo ero, ragazzo e bamboccione, e non ho paura di dirlo; sfigato nel senso di Martone certamente no, anche se quella è un’altra storia), che non capisci fino in fondo che ti è successa una cosa straordinaria, e te ne rendi conto anni dopo: la consapevolezza cresce nel tempo. Forse sono questi gli ingredienti dei ricordi indimenticabili, delle cose che – pensi – ti hanno formato, hanno fatto di te quello che sei realmente. Che ti fanno dire “meglio una testa piena di musica che una testa piena di ambizioni” anche nei periodi più difficili (e questo ancora lo è).

Ho studiato musica, da ragazzo. Mio padre aveva un disco (un 33 giri piccolo come un 45, mi pare si chiamassero EP, extended play, ma posso sbagliarmi e non mi va di controllare adesso) dell’Eine Kleine Nachtmusik di Mozart, una delle prime cose che ho imparato a fischiare da piccolo, e sulla copertina azzurra c’era un ritratto di Mozart con i capelli lunghi. Pensavo che da grande avrei voluto avere i capelli lunghi (me li tagliavano a spazzola, con la sfumatura altissima fatta con la macchinetta) ed essere musicista. Alla televisione davano dei recital di Arturo Benedetti Michelangeli (qualche anno fa Roman Vlad li ha riproposti) e a me pareva che il piano avesse uno specchio in cui le mani si riflettevano.

Così a 7 anni cominciai a prendere lezioni con la signorina P. (aveva un alito micidiale) e i miei noleggiarono un pianoforte: ci rimasi malissimo perché non c’era lo specchio; pensai che i miei si erano fatti fregare o che avevano voluto risparmiare. Soltanto molti anni dopo capii che il legno era così lucido e le luci cosi forti che le mani del pianista vi si riflettevano. Ma ditemi voi stessi se non era facile cadere in inganno.

Per la verità su YouTube il recital chopiniano di Arturo Benedetti Michelangeli all’Auditorium RAI di Torino c’è tutto intero. Era il 21 settembre 1962, ma non so se l’abbiano trasmesso in diretta (e certamente non era questo il concerto che mi aveva tratto in inganno). Chi è interessato può ascoltarlo: dura quasi 2 ore, ma ne vale sicuramente la pena:

Insomma, per 2-3 anni mi fece lezione la signorina P., senza molto costrutto. Allora i miei decisero di cambiare insegnante. Il Maestro Mario M. era un collega di mio padre (e dunque faceva il bancario per campare) ma aveva studiato al conservatorio ed era – secondo me – molto bravo. Aveva capito che con me doveva spiegare tutto, che non ero interessato a suonare per suonare, ma volevo capire la teoria che c’era sotto la musica. Dunque mi conquistò subito.

Peccato che io non sia capace di fare nulla che richieda fisicità e coordinamento (be’, quasi nulla, di andare in bicicletta, nuotare e un paio d’altre cose sono capace). Facevo la seconda media (un anno che fu anche per molti altri motivi molto difficile per me) quando un giorno, infuriatosi, il Maestro M. sul quadernetto sul quale mi assegnava gli esercizi scrisse a caratteri cubitali: “Negato alla tastiera del pianoforte.” Non lo dimenticherò mai sembra una frase fatta, ma non lo è. Sono passati quasi 50 anni e non l’ho certo dimenticato.

Smise dunque di provare a insegnarmi a suonare (anche se qualcosina sono ancora in grado malamente di strimpellare), ma continuò a farmi lezione di musica. E mi insegnò a conoscere, ascoltare e capire la musica. Continuammo per molti anni, per il resto delle medie e il ginnasio e il liceo e l’università, a vederci 2 volte alla settimana, prima nella casa al 4° piano e poi in quella nuova, al 7°. Lo dico perché M. era rimasto sotto un bombardamento durante la guerra e da allora soffriva di claustrofobia: non prendeva mai la metropolitana ma rigorosamente il tram, e non saliva in ascensore ma rigorosamente a piedi, anche se i piani erano 7.

Si metteva al piano e suonava lo spartito di quello che stavamo studiando: le sinfonie di Beethoven, l’Incompiuta e i Trii di Schubert, Tristano e la tetralogia di Wagner, Don Giovanni di Mozart. Poi ascoltavamo sul disco (compravamo versioni economiche, perché per ascoltare bene era necessario spostare la puntina più e più volte). Se c’era da cantare, cantavamo a squarciagola. A volte, a motivare quello che studiavamo c’era qualche evento speciale in programma: così studiammo la tetralogia in vista di un’edizione scaligera (con l’all’epoca giovane Sawallisch), e Bach per un ciclo di lezioni settimanali bellissime di Giulio Confalonieri alla Piccola Scala.

M. aveva una passione sfrenata per i Lieder e studiammo quelli di Schubert e Schumann, soprattutto. E fu così che ci preparammo alla Winterreise che eseguirono una sera di marzo del 1974 piuttosto freddina (non vi so dire se lunedì 4, più probabilmente, o sabato 9) al Piccolo Teatro di via Rovello Dino Ciani al pianoforte e il baritono Claudio Desderi. Non sapevo chi fosse Dino Ciani (uno dei pianisti più promettenti della sua generazione) né (ovviamente) che sarebbe morto a 32 anni entro la fine di quel mese (il 27) al km 7 della Flaminia in un incidente automobilistico. Ma fui rapito da quella musica.

Ed è fantastico (trovo) che il web mi permetta di ricostruire la data e il repertorio di quel concerto. E di sciogliere il dubbio se fosse il concerto del lunedì (il suo terzultimo) o quello del sabato: era lunedì, e lo so perché su questo sito giapponese ho trovato anche l’elenco dei bis che eseguirono:

  • Trockne Blumen, n. 18 dal ciclo Die Schöne Müllerin D795
  • Die Forelle D550
  • Der Doppelgänger, n. 13 dal ciclo Schwanengesang D957

E, come dicevo prima, io quel Doppelgänger spero di non dimenticarlo mai.

In mancanza della versione di Desderi e Ciani, che non ho trovato, quella classica di Dietrich Fischer-Dieskau.

Il testo è di Heinrich Heine.

Still ist die Nacht, es ruhen die Gassen,
In diesem Hause wohnte mein Schatz;
Sie hat schon längst die Stadt verlassen,
Doch steht noch das Haus auf dem selben Platz.

Da steht auch ein Mensch und starrt in die Höhe,
Und ringt die Hände, vor Schmerzensgewalt;
Mir graust es, wenn ich sein Antlitz sehe –
Der Mond zeigt mir meine eigne Gestalt.

Du Doppelgänger! du bleicher Geselle!
Was äffst du nach mein Liebesleid,
Das mich gequält auf dieser Stelle,
So manche Nacht, in alter Zeit?

La mia rudimentale traduzione:

La notte è quieta, le strade sono calme.
In questa casa viveva il mio amore:
Da molto tempo ha lasciato la città,
Ma la casa è sempre qui, nello stesso posto.

Un uomo è là e guarda il cielo,
E si torce le mani sopraffatto dal dolore:
Vederlo in volto mi atterrisce –
La luna illumina le mie stesse fattezze!

Mio sosia! Mio pallido compagno!
Perché scimmiotti la mia pena d’amore
Che mi tormentò in questo stesso luogo,
Per tante notti, tanto tempo fa?

Franz Schubert – Winterreise [1]

Venerdì 24 febbraio 2012 – ore 20:30

Roma, Auditorium, Sala Sinopoli
Ian Bostridge, tenore
Julius Drake, pianoforte
Franz Schubert, Winterreise D911

Una grande serata, per quello che è forse il più grande ciclo di Lieder (cioè di canzoni) di tutti i tempi. E fa impressione che, nonostante una serata romana pressoché primaverile, più della metà dei posti della sala intermedia dell’Auditorium di Renzo Piano fossero vuoti. Vuol dire che c’erano meno di 600 persone.

Bostridge ci ha dato una versione quasi espressionistica della Winterreise, facendoci riflettere sul romanticismo estremo delle 24 poesie di Wilhelm Müller che Schubert ha musicato: un vagare senza meta nel freddo inverno tedesco di un uomo che ha perso l’amore:

Straniero sono arrivato,
straniero me ne vado.
Maggio mi aveva accolto bene,
con mazzi di fiori,
la fanciulla parlava d’amore,
la madre già di nozze, –
ora il mondo è così cupo,
la via sepolta dalla neve.

Ma soprattutto una trasparente metafora del cammino verso la morte:

Ad un cimitero mi ha portato il mio cammino;
proprio qui voglio fermarmi, ho pensato fra di me.
Voi verdi ghirlande potreste essere il segno
che invita lo stanco viandante nella gelida locanda.

In questa casa, sono occupate tutte le stanze?
Sono stanco, cado a terra, ferito a morte.
Tu, oste senza pietà, mi cacci via?
E dunque avanti, avanti ancora, mio fedele bastone!

Su YouTube il ciclo di Bostridge e Drake c’è nella sua interezza, in 24 clip. Penso di fare cosa apprezzabile per tutti gli appassionati collegandoli da qui.

1. Gute Nacht

2. Die Wetterfahne

3. Gefrorene Tränen

4. Erstarrung

5. Der Lindenbaum

6. Wasserflut

7. Auf dem Flusse

8. Rückblick

9. Irrlicht

10. Rast

11. Frühlingstraum

12. Einsamkeit

13. Die Post

14. Der greise Kopf

15. Die Krähe

16. Letzte Hoffnung

17. Im Dorfe

18. Der stürmische Morgen

19. Täuschung

20. Der Wegweiser

21. Das Wirtshaus

22. Mut

23. Die Nebensonnen

24. Der Leiermann

Donato Speroni – L’intrigo saudita

Speroni, Donato (2009). L’intrigo saudita. Roma: Cooper. 2009.
ISBN 9788873941316. Pagine 456. 20,00 €

L'intrigo saudita

intrigosaudita.it

Un libro letto parecchio tempo fa – sono stato alla presentazione romana e l’ho divorato nel week-end immediatamente successivo – ma che non ho recensito subito per almeno 2 motivi: la pigrizia (sono tuttora parecchio indietro con le recensioni di libri che ho letto, come forse i più attenti tra i seguaci di questo blog avranno capito da tempo) e il fatto di essere da molti anni amico dell’autore. Nel frattempo il prolifico Donato ne ha scritto almeno altri 2, di libri.

Per questo e per altri motivi (mi è anche capitato di fare un paio di lavori per l’Eni, in quegli anni, anche se ero ovviamente molto junior, e di avere incrociato alcuni dei protagonisti) mi è difficile fare oggi una recensione dettagliata della ricostruzione di Speroni. Ma una cosa voglio dire, ed è quella che mi ha colpito di più: Donato ha ridato onore e dignità a una persona, Giorgio Mazzanti, la cui immagine era uscita molto compromessa dalle cronache dell’epoca. E questo, a mio modesto ma insindacabile giudizio, rende il libro importante e Donato Speroni grande.

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