Come sceglie la sua partner uno statistico

Con questa infografica, nel febbraio del 2012 Drake Mortimer ha chiesto alla sua fidanzata Stacy Green di sposarlo. L’infografica è diventata virale (si stima sia stata vista 50 milioni di volte) e, sì, Stacy e Drake si sono sposati.

Emanuele Colombo ne ha tratto un video:

Obituary: Nora Ephron 1941-2012

Da: Harry ti presento Sally, 1989

Harry Burns: I love that you get cold when it’s 71 degrees out. I love that it takes you an hour and a half to order a sandwich. I love that you get a little crinkle above your nose when you’re looking at me like I’m nuts. I love that after I spend the day with you, I can still smell your perfume on my clothes. And I love that you are the last person I want to talk to before I go to sleep at night. And it’s not because I’m lonely, and it’s not because it’s New Year’s Eve. I came here tonight because when you realize you want to spend the rest of your life with somebody, you want the rest of your life to start as soon as possible.

Le acciughe hanno ragione

La vita è una dura maestra (o quella era la storia? o la luna?). Insomma, in genere non è molto clemente: se fai uno sbaglio, te la fa pagare duramente. A volte, per fortuna, l’errore è virtuale e le conseguenze che paghi sono minime. [Uno scherzo nello scherzo: è stato il romanzo di Robert Heinlein, The Moon Is a Harsh Mistress, a rendere popolare l’acronimo TANSTAAFL!, There Ain’t No Such Thing As A Free Lunch! – era il 1966.]

Tanstaafl

wikipedia.org

Ma andiamo con ordine. Da qualche giorno gironzola viralmente per la rete (io l’ho vista su Facebook) questa vignetta:

Don't Panic, Organise

media.tumblr.com

L’altro ieri, dopo averla vista, commentandola, mi sono messo a polemizzare. Mi sembrava che l’organizzazione della seconda vignetta non fosse un’organizzazione vera, ma un’organizzazione soltanto apparente. In altro parole: sembra un pesce più grosso di quello che scappa, ma non lo è realmente. Basta che il predatore ora in fuga rifletta un secondo, che si gira e ti si mangia i pescetti in un boccone.

Pensavo di avere ragione, influenzato anche dal poeta che ammonisce che sì, “le acciughe fanno il pallone” ma che il tonno non si fa ingannare e se non sei veloce con la rete “non te ne lascia una.”

Le acciughe fanno il pallone
che sotto c’è l’alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una

alla riva sbarcherò
alla riva verrà la gente
questi pesci sorpresi
li venderò per niente

se sbarcherò alla foce
e alla foce non c’è nessuno
la faccia mi laverò
nell’acqua del torrente

ogni tre ami
c’è una stella marina
amo per amo
c’è una stella che trema

ogni tre lacrime
batte la campana
passano le villeggianti
con gli occhi di vetro scuro

passano sotto le reti
che asciugano sul muro
e in mare c’è una fortuna
che viene dall’oriente

che tutti l’hanno vista
e nessuno la prende
ogni tre ami
c’è una stella marina

ogni tre stelle
c’è un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola

bottiglia legata stretta
come un’esca da trascinare
sorso di vena dolce
che liberi dal male

se prendo il pesce d’oro
ve la farò vedere
se prendo il pesce d’oro
mi sposerò all’altare

ogni tre ami
c’è una stella marina
ogni tre stelle
c’è un aereo che vola

ogni balcone
una bocca che m’innamora
ogni tre ami
c’è una stella marina

ogni tre stelle
c’è un aereo che vola
ogni balcone
una bocca che m’innamora

le acciughe fanno il pallone
che sotto c’è l’alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una
non te ne lascia una
non te ne lascia

Poesia, poesia, “perché di tanto inganni i figli tuoi?”

Dopo essermi incaponito a vilipendere la virale vignetta e chi me l’aveva mandata, tornato sobrio sono andato ad abbeverarmi alla più affidabile scienza, e mi sono dovuto ricredere: la strategie delle acciughe funziona.

Ecco che cosa ho trovato, sull’archivio di Tuttoscienze, inserto scientifico de La Stampa.

SCIENZE DELLA VITA. STRATEGIE DIFENSIVE
Acciughe, argento vivo
Banchi compatti contro i predatori
di Matteo Perelli
17 dicembre 1997

ERO a 15 metri sotto la superficie marina quando all’improvviso fui colpito dal luccicare di una massa argentea che si muoveva davanti a me. Non era un sommergibile nucleare né un grosso mammifero marino e nemmeno un grosso squalo bianco ma semplicemente un banco di acciughe. Mi tuffai allora dentro quella nuvola argentata, costituita da almeno un migliaio di individui, nel tentativo di toccarne qualcuna. Il banco di acciughe cambiò però rapidamente direzione e si dileguò lasciandomi a mani vuote. Come potevano tanti pesci spostarsi contemporaneamente così da costituire un unico insieme indivisibile sia nella forma sia nei movimenti?
Le acciughe sono pesci dalle abitudini gregarie che trovano il loro meccanismo difensivo nel rimanere uniti in modo da confondere i predatori; il gioco di luci che si viene a creare sui loro corpi è uno spettacolo meraviglioso, ma tentare di fissare lo sguardo su una sola creatura in questa massa scintillante è quasi impossibile. I predatori rimanendo così confusi non riescono a catturare un singolo individuo perché non sanno scegliere la loro vittima.
Il colore argenteo è prodotto da microscopiche lamelle rifrangenti che ricoprono le loro squame. Esse sono formate da iridociti, sorta di cristalli opachi composti da un materiale chiamato Guanina (composto chimico presente anche negli acidi nucleici, come Dna ed Rna, comuni alle cellule di tutti gli esseri viventi). Questo cristallo riflette la luce in vari modi, tanto che a volte conferisce al pesce un colore argenteo mentre altre volte il colore è bianco. L’unione di diversi strati di Iridociti ad uno strato di pigmento normale, in cui si mescolano anche alcuni di questi cristalli opachi, produce l’iridescenza. Non è ancora ben chiaro come la luce è riflessa, ma probabilmente gli strati sovrapposti di cristalli permetterebbero ad alcune lunghezze d’onda, o colori, di essere riflesse con un angolo particolare, mentre altre verrebbero assorbite. L’acciuga (Engraulis encra sicholus) appartiene all’ordine dei Clupeiformi, pesci apparsi nel Cretaceo comprendenti le principali famiglie dei Clupeidi e degli Engraulidi. Ai Clupeidi appartengono specie come l’aringa (Clupea harengus), la sardina (S. pilchardus sardina), l’alaccia (Sardinella aurita) e l’alosa (Alosa alosa) con la quale non dobbiamo confondere invece l’acciuga. In particolare viene infatti spesso confusa dal profano con la sardina. Anche se si tratta di pesce azzurro, esistono alcune particolari diversità per le quali è pressoché impossibile incorrere nell’errore. È presente in tutto il Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico, nonché nel Baltico e nel Mare del Nord.
L’acciuga, chiamata anche alice, ha il corpo affusolato, poco compresso, con la superficie ventrale liscia. L’occhio è grande e circolare. La bocca, apparentemente piccola, è in effetti molto grande. Il colore del dorso è azzurro-verdastro quando è ancora viva ma dopo pescata assume una colorazione bluastra. Fianchi e ventre sono argentati. Può raggiungere una lunghezza totale di 20 cm. La sardina invece ha una corporatura più massiccia con il ventre leggermente carenato, presenta varie macchie nere non ben definite dietro l’opercolo branchiale, che è nettamente striato. Inoltre ha il dorso verde oliva e lungo i fianchi corre una striscia bluastra. […]

Sull’argomento torna, due settimane dopo (nel numero del 31 dicembre 1997), Isabella Lattes Coifmann:

SCIENZE DELLA VITA. STRATEGIE DEI PESCI PICCOLI
La salvezza è nel branco
E tanti sistemi per comunicare
di Isabella Lattes Coifmann
31 dicembre 1997

SI è parlato recentemente su queste pagine dell’esperienza di un biologo che, durante un’immersione, capita in mezzo a una miriade di acciughe. Un’esperienza affascinante, perché mette l’uomo a contatto diretto con quella che si può definire una delle più efficienti strategie difensive della natura. Al fenomeno del “banco di pesci” ha dedicato anni di ricerche una biologa americana, Evelyn Shaw della Stanford University. Cos’è il banco? E’ la forma più semplice di raggruppamento sociale. Non è una vera e propria società, come potrebbe essere quella delle api o dei babbuini, in cui c’è un ordine gerarchico e una suddivisione del lavoro. Non esiste un leader, un capofila che guida lo sciame, ma i pesci che nuotano in prima linea si scambiano frequentemente il posto con quelli che si trovano in posizioni arretrate. È come se i componenti del banco rispondessero a una misteriosa parola d’ordine: “Attenzione! Mantenere le distanze. Nuotare paralleli ai compagni di destra e di sinistra. Pronti a virare se gli altri virano. Sempre compatti e all’unisono in tutti i movimenti”. È la strategia vincente per sopravvivere in un mondo, come quello acquatico, popolato da predoni affamati. La adottano i pesci piccoli, come quei graziosi pesciolini giallo-rossi lunghi una decina di centimetri che rispondono al nome di Anthias squamipinnis, ma la adottano anche pesci più grossi come le acciughe, le aringhe, i merluzzi, i tonni e tanti altri. Sono banchi costituiti da esemplari di dimensioni pressoché identiche e quindi presumibilmente della stessa età, che possono contare anche milioni di individui e ricoprono allora superfici immense. Si è accertato che l’attrazione reciproca si basa su stimoli visivi. È l’immagine del conspecifico che determina la reazione dell’individuo e lo fa adeguare immediatamente alla posizione degli altri. Una così perfetta sincronia di movimenti si evolve durante lo sviluppo. Negli esperimenti fatti in laboratorio dalla ricercatrice americana sui piccoli pesci argentei del genere Menidia, è apparso evidente che le larve di questi pesciolini, che alla nascita misurano quattro millimetri e mezzo, incominciano a formare banchi riunendosi in gruppo soltanto quando raggiungono gli undici o dodici millimetri di lunghezza. Man mano che crescono, l’istinto gregario si fa sempre più accentuato e i banchi diventano più compatti.
Indubbiamente il gruppo ha un effetto deterrente sul predatore, un banco di pesci piccoli che procede compatto simula un pesce grosso e la sua vista generalmente scoraggia il predatore. Ma anche nel caso che non raggiunga lo scopo di intimorirlo, riesce tuttavia a ridurre le perdite al minimo. Perché tutto quel turbinio di pesci che si muovono all’unisono intorno a lui, quel balenio di riflessi argentei finiscono per confonderlo. Non riesce a mangiarne che una minima parte, mentre ne mangerebbe assai di più se nuotassero isolati.
[…]
Per tutt’altro scopo si coalizzano le inoffensive e graziose donzelle (Coris julis). Non hanno nessuna intenzione di commettere un’azione teppistica come quella degli Zebrasoma. Vogliono semplicemente unire le proprie forze per scacciare un visitatore importuno. Lo fanno per esempio per mettere in fuga un grosso polpo che tenta d’insediarsi nella loro tana, oppure per cacciar via un barracuda che vorrebbe stabilirsi nel loro territorio. Queste coalizioni di creature inermi per combattere un nemico assai più forte di loro prende nome di “mobbing“. E’ un termine inglese che si può tradurre: ” raggrupparsi in bande”. Una strategia abbastanza diffusa nel mondo animale.
[…]
La straordinaria coesione del banco di pesci presuppone che esista un sistema di comunicazione tra i suoi membri. Qualche volta si tratta di una vera e propria comunicazione vocale a base di fruscii, di strofinii, di crepitii, in barba al detto che i pesci sono muti. Un altro canale di comunicazione è quello chimico. Come gli insetti e i mammiferi, anche i pesci emettono messaggi odorosi, i cosiddetti feromoni, che trasmettono messaggi di vario tipo. E infine vi sono pesci che comunicano mediante l’elettricità. Come i mormiridi africani che producono debolissime scariche elettriche. Non appena si profila all’orizzonte la sagoma di un predatore, l’avvistatore passa parola (elettrica, naturalmente) ai compagni che nuotano in ordine sparso e in men che non si dica si aggregano tutti a simulare un pesce grosso che tiene il nemico a distanza. La salvezza, dunque, sta nel numero.

[In entrambi gli articoli, i corsivi sono miei]

Anatomia della noia

Maria Popova (di cui abbiamo parlato più volte, da ultimo qui) recensisce su Brain Pickings un libro di Peter Toohey, Boredom: A Lively History.

Boredom

brainpickings.org

Io non l’ho letto e quindi posso soltanto limitarmi a citare alcune delle considerazioni di Maria Popova:

Toohey argues that boredom, unlike primary emotions like happiness, sadness, fear, anger, surprise, or disgust, takes a secondary role, alongside “social emotions” like sympathy, embarrassment, shame, guilt, pride, jealousy, envy, gratitude, admiration, and contempt. He delineates between two main types of boredom — simple boredom, which occurs regularly and doesn’t require that you be able to name it, and existential boredom, a grab-bag condition that is “neither an emotion, nor a mood, nor a feeling” but, rather, “an impressive intellectual formulation” that has much in common with depression and is highly self-aware, something Toohey calls the most self-reflective of conditions.
Toohey examines the relationship between boredom and disgust, the former being a mild derivation of the latter — boredom is to disgust what annoyance is to anger. Boredom is also connected to surfeit — surfeit, coupled with monotony, predictability, and confinement, produces boredom.
«Boredom is an emotion usually associated with a nourished body: like satiety, it is not normally for the starving.»
But our reflexive means of alleviating boredom — novelty-seeking, drugs, extreme behaviors — are, as most of us are intellectually aware but have at some point been experientially blind to, remarkably ineffective. Toohey observes:
«As fast as the new is experienced…it is liable to become boring. The new becomes a variant of the infinite. It recedes infinitely.»
This touches on what’s perhaps the most transfixing aspect of boredom — its relationship with time:
«Infinity is of course temporal as well as spatial. Time has a very interesting relationship with boredom and its representations. We have all experienced the sluggishness of time when we have been confined in boring situations. According to one of the late Clement Freud’s famous witticisms, ‘if you resolve to give up smoking, drinking and loving you don’t actually live longer, it just seems longer.’»

Queste riflessioni portano Maria Popova a collocare la noia all’interno del noto schema di Mihaly Csikszentmihalyi , dove la noia sta quasi al polo opposto del flusso (flow), quello stato di grazia in cui entri quando fai qualcosa con grande gioia e concentrazione e perdi la misura del tempo che passa.

Mihaly Csikszentmihalyi

wikipedia.org

La noia ha una funzione adattiva quando è una reazione transitoria, ma diventa patologica quando si trasforma in una condizione cronica. Per contribuire a distinguere tra queste due forme, nel 1986 Richird Farmer e Norman D. Sundberg (“Boredom Proneness – The Development and Correlates of a New Scale”, Journal of Personality Assessment) hanno proposto un test (le rispioste vanno date su una scala che varia tra 1 – «non sono d’accordo per niente» – a 4 – «neutrale» – a 7 – «sono pienamente d’accordo»:

  1. Trovo facile concentrarmi su quello che faccio.
  2. Mentre sto lavorando spesso la mia mente divaga.
  3. Mi sembra che il tempo non passi mai.
  4. Spesso mi sento spaesato, non so che fare.
  5. Mi trovo spesso in situazioni in cui devo fare cose senza senso.
  6. Guardare le diapositive delle vacanze degli altri mi annoia a morte.
  7. Ho in mente un sacco di progetti e di cose da fare.
  8. Trovo facile intrattenermi con me stesso.
  9. Molte delle cose che devo fare sono ripetitive e monotone.
  10. Ho bisogno di più stimoli della maggior parte delle persone.
  11. La maggior parte delle cose che faccio mi stimola molto.
  12. Sono raramente intrigato dal mio lavoro.
  13. In ogni situazione riesco a trovare qualche cosa da fare o che mi interessa.
  14. Per la maggior parte del tempo sto seduto senza fare niente.
  15. So aspettare con pazienza.
  16. Spesso non ho niente da fare, con un sacco di tempo a disposizione.
  17. Quando devo aspettare, come in una fila, divento irrequieto.
  18. Spesso mi sveglio con un’idea nuova.
  19. Sarebbe difficile per me trovare un lavoro abbastanza intrigante.
  20. Mi piacerebbe dover fare più cose difficili nella vita.
  21. Sento che per la maggior parte del tempo lavoro sotto le mie capacità.
  22. Molti dicono che sono creativo o pieno d’immaginazione.
  23. Ho così tanti interessi da non riuscire a fare tutto.
  24. Tra i miei amici sono il più perseverante.
  25. Se non faccio qualcosa di eccitante, addirittura pericoloso, mi sento opaco e mezzo morto.
  26. Per essere veramente felice ho bisogno di un sacco di varietà e di cambiamento.
  27. Alla televisione e al cinema è sempre la stessa solfa.
  28. Quando ero giovane, mi trovavo spesso in situazioni monotone o pallose.

Per scoprire quanto siete propensi ad annoiarvi, rispondete al questionario (qui trovate un foglio excel, in inglese, che vi facilita il compito) e sommate i punteggi di ogni risposta. Io l’ho fatto e mi sono trovato patologicamente propenso alla noia.

L’articolo di Maria Popova è qui: Anatomy of Boredom | Brain Pickings.

Il senso dell’ingiustizia tra le scimmie cappuccine

Frans de Waal – probabilmente il più grande primatologo vivente – riproduce in questo breve filmato un esperimento fatto da lui e dai suoi collaboratori più di 10 anni fa.

Frans de Waal

wikipedia.org

A due scimmie cappuccine, esposte per la prima volta a questo esperimento, viene dato un semplice compito: restituire un sasso che la sperimentratrice le ha dato. Se lo fa (e lo fa con grande facilità) riceve un premio una fettina di cetriolo.

Scimmia cappuccina

wikipedia.org

Fin qui tutto bene: nella prima replicazione dell’esperimento, entrambe le scimmie – che sono fianco a fianco in una gabbia trasparente e quindi si vedono tra loro – fanno l’esercizio e ricevono la loro fettina di cetriolo in premio.

Ma dalla seconda replicazione in avanti, la scimmia di sinistra continua ad avere il cetriolo, mentre la seconda viene premiata con un acino d’uva.

Guardate voi stessi che cosa succede:

Chiunque di voi abbia subito il trattamento del cetriolo, ormai proverbiale, sa la rabbia che si prova.

Fransiscus Bernardus Maria de Waal, conosciuto semplicemente come Frans de Waal (‘s-Hertogenbosch, 29 ottobre 1948), è un etologo e primatologo olandese. La sua attività scientifica verte principalmente sullo studio comportamento sociale dei primati, in particolare scimpanzè e bonobo. È professore di Primate behavior (comportamento dei primati) presso la Emory University, direttore del Living Links Center presso lo Yerkes National Primate Research Center e membro della Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen e della National Academy of Sciences. È inoltre autore di molti libri divulgativi su bonobo e scimpanzè. [dalla voce di wikipedia]

Qui sotto, se volete, l’intera conferenza:

Italia-Inghilterra: e se finisse ai rigori?

Italia-Inghilterra: e se finisse ai rigori?

An infographic depicting the penalty success rates of the England and Italy squads of Euro 2012.

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