Verònica

Un bel po’ di significati (tutti dal solito De Mauro online):

  1. la tela di lino con cui la Veronica (una delle pie donne: ma evidentemente il nome viene dal miracolo stesso, dato che veronica significa semplicemente “vera immagine, vera icona”) asciugò il volto di Gesù Cristo durante la salita al Calvario e su cui sarebbe rimasta impressa l’immagine del suo viso
  2. l’immagine stessa impressa su tale tela
  3. nella corrida, figura in cui il torero aspetta l’assalto del toro tenendo la cappa distesa davanti a sé con entrambe le mani
  4. per estensione del significato precedente, nel calcio, finta che consente di superare e sbilanciare l’avversario
  5. nel tennis, volée alta di rovescio
  6. in botanica pianta del genere Veronica (della famiglia delle Scrofulariacee), con fiori azzurri o violetti, diffusa nelle regioni temperate e fredde specialmente dell’Europa e della Nuova Zelanda.

Per quelli della mia generazione e della mia provenienza geografica, un’indimenticabile canzone di Enzo Jannacci (scritta con Dario Fo e Sandro Ciotti – un premio Nobel e un radiocronista). Va da sé che la canzone fu censurata, non passò mai per radio e circolava tra noi adolescenti in modo clandestino.

Se mi consentite di essere pedante e didascalico (e se non me lo consentite fa lo stesso), la genialità della canzone risiede nel fatto che il coretto iniziale (in pé, con la é stretta nella pronuncia milanese) sembra avere soltanto una funzione ritmica, come se fosse, che so, zum-pa-pa; e invece si scopre, più avanti, che significa proprio “all’impiedi”, per caratterizzare le frettolose ma economiche prestazioni della nostra eroina. Il risultato è che non mi possono presentare nessuna Veronica senza che io pensi al Teatro Càrcano.

(coro): In pé! In pé! In pé! In pé!
Veronica,
amavi sol la musica sinfonica
ma la suonavi con la fisarmonica,
Veronica, perchè?
Veronica,
se non mi sbaglio stavi in via Canonica;
dicevi sempre: “voglio farmi monaca!”
ma intanto bestemmiavi contra i pré!
Ti ricordo ancora come un primo amore:
lacrime, rossore fingesti per me.
Mi lasciasti fare senza domandare
quello che pensassi di te, oh!
(coro): In pé! In pé! In pé! In pé!
Veronica,
il primo amor di tutta via Canonica:
con te, non c’era il rischio del platonico,
Veronica, con te!
Veronica,
da giovane, per noi eri l’America:
davi il tuo amore per una cifra modica
al Carcano, in pé, ma…
Ti ricordo ancora come un primo amore:
lacrime, rossore fingesti per me.
Mi lasciasti fare senza domandare
quello che pensassi di te, oh!
Veronica,
l’amor con te non era cosa comoda,
nè il luogo, forse, era il più poetico:
al Carcano, in pé; ma…
Ti ricordo ancora come un primo amore:
lacrime, rossore fingesti per me.
Mi lasciasti fare senza domandare
quello che pensassi di te,
mi lasciasti fare senza domandare…
al Carcano, in pé!

The Crystal Ship – The Doors

Una bellissima poesia, riemersa come una bolla dalla memoria in una sera di stanchezza.

Before you slip into unconsciousness
I’d like to have another kiss
Another flashing chance at bliss
Another kiss, another kiss

The days are bright and filled with pain
Enclose me in your gentle rain
The time you ran was too insane
We’ll meet again, we’ll meet again

Oh tell me where your freedom lies
The streets are fields that never die
Deliver me from reasons why
You’d rather cry, I’d rather fly

The crystal ship is being filled
A thousand girls, a thousand thrills
A million ways to spend your time
When we get back, I’ll drop a line

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Ho visto anche degli zingari felici

Ê bello che una canzone bellissima trovi nuova vita.

Grazie, Luca Carboni. Anche se l’originale resta insuperabile (anche in questa riproduzione sciaguratamente distorta).

Sarò pazzo, ma Claudi Lolli me lo porto sull’isola deserta.

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Every Colour You Are – David Sylvian e Robert Fripp

Finalmente l’ho trovato su YouTube. Una delle più belle canzoni di David Sylvian (originariamente scritta per Rain Tree Crow, ma qui nella versione dal vivo con Robert Fripp). Dal disco live del 1994.

I touched his hand
Burned like coal
Put pay to the devil
And saw the mountain fall

Feel like crying
The jokes gone to far
You can be anything you want
Every colour you are

Family man
His patience tried
Put a torch to his home
And warmed his hands by the fire
The greed of desire

My roads uncrossed
White lined and tarred
By believing in you
Every colour you are

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Dalla parte del torto – Claudio Lolli

Per la serie canzoni che (temo) piacciono soltanto a me, e che anzi (temo) non conosce nessuno!

E quando proverete a ridere del vostro dolore
con quei denti bellissimi che vostra madre vi ha dato
Quando avrete bisogno di trattenere il fiato
per qualche miracolo o un disastro di più.
E quando riuscirete a piangere per uno stupido amore
con quegli occhi bellissimi che il mio amore vi ha dato
quando avrete una valigia con un bel sogno sciupato
da uno sguardo cattivo, una cattiveria di più.
Venitemi a trovare correte a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
venitemi a cercare nel mio arcobaleno privato
tra il colore del futuro e quello del passato.
E quando avrete voglia di ascoltare una storia
con quelle orecchie bellissime che vostra madre vi ha dato
una storia che forse io ho dimenticato
ma è lo stesso comunque io la racconterò
E’ la storia dell’uomo che scriveva il suo amore
con quelle dita bellissime che il mio amore vi ha dato
la scriveva nel mondo come una canzone
con quell’unica voce, quella voce che c’è.
Rimanete con me non scappate a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
rimanete con me nel mio arcobaleno privato
tra il colore del futuro e quello del passato.
E quando proverete a stare dalla parte del torto
con quella voce bellissima che vostra madre vi ha dato
insieme a tutti quelli che non hanno giocato
neanche la prima mano né una mano di più.
E quando graffierete come cuccioli ribelli
con quelle unghie bellissime che il mio amore vi ha dato
In un giorno dorato, in un giorno fatato
leccando una ferita, una ferita di più.
Venitemi a trovare, correte a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
venitemi a cercare nel mio arcobaleno privato
tra il colore del futuro e quello del passato.
E quando vi siederete dalla parte del torto
perché ogni altro posto sarà già stato occupato
con quel culo bellissimo che la mia donna vi ha dato
con quel culo che io non ho mai visto di più
Venitemi a svegliare e bussate a perdifiato
per voi ci sarà sempre il mio cuore incantato
forse malinconico ma mai rassegnato
una carezza alla luna alle stelle
e un pallone sul prato.

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The Simple Bare Necessities of Life

In tempi di depressione e di recessione (pardon, regresso), occorre tornare ai valori fondamentali della vita.


Look for the bare necessities
The simple bare necessities
Forget about your worries and your strife
I mean the bare necessities
Old Mother Nature’s recipes
That brings the bare necessities of life

Wherever I wander, wherever I roam
I couldn’t be fonder of my big home
The bees are buzzin’ in the tree
To make some honey just for me
When you look under the rocks and plants
And take a glance at the fancy ants
Then maybe try a few

The bare necessities of life will come to you
They’ll come to you!

Look for the bare necessities
The simple bare necessities
Forget about your worries and your strife
I mean the bare necessities
That’s why a bear can rest at ease
With just the bare necessities of life

Now when you pick a pawpaw
Or a prickly pear
And you prick a raw paw
Next time beware
Don’t pick the prickly pear by the paw
When you pick a pear
Try to use the claw
But you don’t need to use the claw
When you pick a pear of the big pawpaw
Have I given you a clue ?

The bare necessities of life will come to you
They’ll come to you!

So just try and relax, yeah cool it
Fall apart in my backyard
‘Cause let me tell you something little britches
If you act like that bee acts, uh uh
You’re working too hard

And don’t spend your time lookin’ around
For something you want that can’t be found
When you find out you can live without it
And go along not thinkin’ about it
I’ll tell you something true

The bare necessities of life will come to you

Verranno a chiederti del nostro amore

Oggi per me è un giorno speciale. Stamattina ho sentito, dopo molti anni, questa canzone di Fabrizio De André.

Questa è la versione dal vivo con la PFM:

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

Non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”

Non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pesarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi.

Digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore
alle carenze dell’amore
era facile ormai

Non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro.

Ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

Sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito.

Andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

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Scott Joplin

Nato il 24 novembre 1868 (secondo l’edizione americana della Encyclopædia Britannica; altre fonti riportano date diverse), 140 anni fa esatti, fu il creatore del ragtime.

Grazie all’esistenza dei rulli di pianola, possiamo avere un’idea abbastanza fedele di come li eseguiva. Questo è Maple Leaf Rag (rag della foglia d’acero).

Questo è invece The entertainer, sempre da un rullo di pianola eseguito dallo stesso Joplin. Il brano è stato riportato alla celebrità da La stangata.

Musica per una sera d’autunno [2]

Il secondo brano per una sera d’autunno (sigaro + grande rosso + amico + camino) è il terzo movimento (Andante) del secondo concerto di Brahms.

Qui abbiamo un Pollini relativemente giovane con Claudio Abbado. Pollini ha dalla sua che trattiene il lirismo un po’ estenuato di Brahms.

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Musica per una sera d’autunno [1]

La musica per una sera d’autunno è una conversazione davanti al camino tra due vecchi amici (vero Gabriele?), con un sigaro e una bottiglia di brunello o di barolo.

Per me ci sono due concerti per pianoforte che, più di ogni altro, esprimono questo stato d’animo.

Uno è il secondo movimento (Adagio sostenuto) del secondo concerto di Rachmaninov (e questa versione, in cui suona Rachmaninov in persona, con la Philadelphia Symphony Orchestra, nel 1929, la dedico a Daniele F.).

Ma per me è il vecchio Richter (1959):

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