4 marzo (1943)

Un post quasi obbligato.

Lucio Dalla compie 65 anni.

La canzone, presentata al festival di Sanremo del 1971, era intitolata Gesù bambino. Ma fu censurata.

Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare
parlava un’altra lingua però sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre sopra un bel prato
l’ora più dolce prima d’essere ammazzato

Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto
con l’unico vestito, ogni giorno più corto
e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
m’aspettò come un dono d’amore
fino all’ultimo mese

Compiva sedici anni
quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva,
sapeva di mare, giocava a far la donna
con il bimbo da fasciare

E forse fu per gioco o forse per amore
che mi volle chiamare come nostro signore
della sua breve vita il ricordo,
il ricordo più grosso, tutto in questo nome
che io mi porto addosso

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino,
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

Brazileira (da Scaramouche di Darius Milhaud)

E chi lo dice che la musica classica, e soprattutto quella del Novecento, non può metterti di buon umore?

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

2 marzo – Kurt Weill

Nato il 2 marzo 1900 in Germania, è famoso soprattutto per il suo sodalizio con Bertolt Brecht, che durò dal 1927 al suo trasferimento negli Stati Uniti nel 1935. Era stato allievo di Ferruccio Busoni a Berlino e aveva frequentato le avanguardie musicali dell’epoca. Berg, Zemlinsky, Milhaud, Stravinsky e Schönberg (dopo un’iniziale incomprensione) furono ammiratori della sua opera. Dopo essersi trasferito in America, si dedicò con molto successo al teatro musicale (scrisse una quindicina di musical).

L’amore della sua vita fu la grande attrice Lotte Lenya (qui la sentite cantare Surabaya Johnny), che incontrò nel 1924 e sposò due volte, nel 1926 e di nuovo nel 1937 (dopo un divorzio nel 1933).

Qui mettiamo altre due versioni di Surabaya Johnny, una di Milva e una di Laura Betti.

E dato che è domenica, mettiamo anche due versioni di Alabama Song, quella stranota dei Doors e una un po’ più rara di David Bowie.

Pubblicato su Musica. 1 Comment »

Onda su onda

Canzoni che mi piacciono, e che mi mettono di buon umore. O almeno mi permettono di galleggiare.

Bruno Lauzi (1974). La canzone (ma chi non lo sa?) è di Paolo Conte.

Che notte buia che c’è
povero me, povero me
Che acqua gelida qua
nessuno più mi salverà
Son caduto dalla nave, son caduto
mentre a bordo c’era il ballo

Onda su onda
il mare mi porterà
alla deriva
in balia di una sorte bizzarra e cattiva
onda su onda
mi sto allontanando ormai,
la nave una lucciola persa nel blu
mai più mi salverò.

Sara, ti sei accorta?
Tu stai danzando insieme a lui
con gli occhi chiusi ti stringi a lui
Sara, ma non importa!

Stupenda l’isola è
il clima dolce intorno a me
ci sono palme e bambù
un luogo pieno di virtù

Steso al sole ad asciugarmi
il corpo e il viso
guardo in faccia il paradiso

Onda su onda
il mare mi ha portato qui,
ritmi canzoni, donne di sogno,
banane, lamponi
onda su onda
mi sono ambientato ormai
il naufragio mi ha dato la felicità che tu,
non mi sai dar

Onda su onda

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

Vagabondo

Risentita venerdì sera in un bar, si è scavata una trincea nella mia mente e da allora mi perseguita. Dopo tanti anni, ho notato la finezza dell’arrangiamento.

Le parole testimoniano l’atmosfera di quegli anni, quando le aspirazioni hippie si fecero strada nel sentire nazional-popolare.

Quando la gente dorme
scendo giù
maglione sulle spalle nella notte blu

nel cuore una chitarra
nella mente cose strane
e sul mio volto un po’ d’ingenuità

vagabondo vagabondo
qualche santo mi guiderà
ho venduto le mie scarpe
per un miglio di libertà
da soli non si vive
senza amore non morirò
vagabondo sto sognando delirando

le gambe van da sole
ah ah ah
la strada sembra un fiume
chissà dove andrà
neppure tu ragazza
sai fermare la mia corsa
negli occhi tuoi non c’è’ sincerità

vagabondo vagabondo
qualche santo mi guiderà
ho venduto le mie scarpe
per un miglio di libertà
da soli non si vive
senza amore non morirò
vagabondo sto sognando delirando

vagabondo vagabondo
qualche santo mi guiderà
ho venduto le mie scarpe
per un miglio di libertà
da soli non si vive
senza amore non morirò
vagabondo sto sognando delirando

Nicola di Bari (che era di Zapponeta in provincia di Foggia e si chiamava Michele – come è più appropriato per un foggiano) ebbe un clamoroso successo in Italia (vinse due Festival di Sanremo di fila) e in Spagna. È ancora attivo e qui lo vediamo cantare in spagnolo a Wahington nel 2006, se possibile ancora più brutto e ora anche calvo.

Pubblicato su Musica. 3 Comments »

13 febbraio 1883 – La lugubre gondola

Muore a Venezia Richard Wagner, uno dei più grandi e rivoluzionari compositori di tutti i tempi.

Liszt, suo intimo amico, scrisse questi pezzi (Lugubre Gondola I e II), che evocano il passaggio del feretro nei canali. L’esecuzione più bella (e più famosa) è quella di Maurizio Pollini. Su YouTube ho trovato quella di Alvaro Ordoñez, un pianista colombiano.

Pubblicato su Musica. 1 Comment »

Inno alla gioia

Ci sono cose sentite troppe volte, e troppo distrattamente, finché se ne perde la meraviglia.

Una di queste è l’inno alla gioia che chiude la Nona di Beethoven.

L’ode di Schiller merita di essere meditata nelle sue belle (e inattuali) parole:

O Freunde, nicht diese Töne!
Sondern laßt uns angenehmere
anstimmen und freudenvollere.
Freude!
Freude, schöner Götterfunken
Tochter aus Elysium,
Wir betreten feuertrunken,
Himmlische, dein Heiligtum!
Deine Zauber binden wieder
Was die Mode streng geteilt;
Alle Menschen werden Brüder,
(originale di Schiller :
Was der Mode Schwert geteilt;
Bettler werden Fürstenbrüder,)
Wo dein sanfter Flügel weilt.
Wem der große Wurf gelungen,
Eines Freundes Freund zu sein;
Wer ein holdes Weib errungen,
Mische seinen Jubel ein!
Ja, wer auch nur eine Seele
Sein nennt auf dem Erdenrund!
Und wer’s nie gekonnt, der stehle
Weinend sich aus diesem Bund!
Freude trinken alle Wesen
An den Brüsten der Natur;
Alle Guten, alle Bösen
Folgen ihrer Rosenspur.
Küsse gab sie uns und Reben,
Einen Freund, geprüft im Tod;
Wollust ward dem Wurm gegeben,
und der Cherub steht vor Gott.
Froh, wie seine Sonnen fliegen
Durch des Himmels prächt’gen Plan,
Laufet, Brüder, eure Bahn,
Freudig, wie ein Held zum Siegen.
Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuß der ganzen Welt!
Brüder, über’m Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen.
Ihr stürzt nieder, Millionen?
Ahnest du den Schöpfer, Welt?
Such’ ihn über’m Sternenzelt!
Über Sternen muß er wohnen.
La sezione finale ripete:
Freude, schöner Götterfunken
Tochter aus Elysium/
Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuß der ganzen Welt!

 La traduzione (bruttina) di Wikipedia:

Amici, non questi toni!
Un canto più grato leviamo al cielo
di gioia!
Gioia!
Bella scintilla degli dèi
Figlia dell’Eliso,
Noi veniamo, ardenti in viso
nel tuo tempio glorioso.
Il tuo fascino affraterna
ciò che la moda separò;
Tutti gli uomini diventano fratelli
(originale di Schiller :
ciò che la spada della moda separò;
I mendicanti saranno fratelli dei prìncipi)
Là dove le tue dolci ali riposano.
Che colui che ha la fortuna
d’essere l’amico d’un amico;
che colui che ha conquistato una dolce donzella,
divida la sua allegria!
Sì, e anche colui che non ha che un’anima
Sulla terra!
E che colui che non ha mai conosciuto tutto ciò s’allontani
piangendo dalla nostra cerchia!
Tutti gli esseri bevano la gioia
in seno alla natura,
Tutti i buoni, tutti i malvagi,
Seguano le sue tracce di rosa.
Essa ci dà abbracci e vigna,
L’amico, fedele nella morte,
La voluttà è donata al verme,
E il cherubino è davanti a Dio.
Felici, tali soli volano
Sul piano vermiglio dei cieli,
Correte, fratelli, sulla vostra via,
Felici, come un eroe verso la vittoria.
Che si avvingano tutti gli esseri!
Un bacio al mondo intero!
Fratelli, nel più alto dei cieli
un Padre amoroso deve abitare.
Tutti gli esseri si prostrano?
Senti il creatore, Mondo?
Cercalo al di là dei cieli stellati!
Al di sopra delle stelle deve abitare.
La sezione finale ripete:
Gioia! Bella scintilla degli dèi
Figlia dell’Eliso,
Siate uniti, esseri, a milioni!
Che un solo abbraccio allaccia l’universo!

 Il 25 dicembre 1989, pochi mesi dopo la caduta del muro di Berlino, Leonard Bernstein ne diresse una memorabile versione, con orchestra coro e solisti delle due Germanie riunite. Il concerto fu trasmesso dal vivo in più di venti paesi con un pubblicodi 100 milioni di persone. Per l’occasione, Bernstein modificò il testo, sostituendo la parola “Libertà” (Freiheit) alla parola “Gioia” (Freude). A tal proposito affermò: “Sono sicuro che Beethoven ci avrebbe dato la sua benedizione”. Ne sono convinto anch’io.

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

7 Seconds – Neneh Cherry & Youssou N’Dour

Penso che questa non piaccia soltanto a me.

Boul ma sene, boul ma guiss madi re nga fokni mane
Khamouma li neka thi sama souf ak thi guinaw
Beugouma kouma khol oaldine yaw li neka si yaw
mo ne si man, li ne si mane moye dilene diapale

Roughneck and rudeness,
We should be using, on the ones who practice wicked charms
For the sword and the stone
Bad to the bone
Battle is not over
Even when it’s won
And when a child is born into this world
It has no concept
Of the tone the skin is living in
It’s not a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting
It’s not a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting

J’assume les raisons qui nous poussent de changer tout,
J’aimerais qu’on oublie leur couleur pour qu’ils esperent
Beaucoup de sentiments de races qui font qu’ils desesperent
Je veux les deux mains ouvertes,
Des amis pour parler de leur peine, de leur joie
Pour qu’ils leur filent des infos qui ne divisent pas
Changer

7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting
It’s not a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting
And when a child is born into this world
It has no concept
Of the tone the skin is living in
And there’s a million voices
And there’s a million voices
To tell you what she should be thinking
So you better sober up for just a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting
It’s not a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting
It’s not a second
7 seconds away
Just as long as I stay
I’ll be waiting

Pubblicato su Musica. 1 Comment »

2 febbraio 1943 – Stalingrado

Altro che Candelora. Il 2 febbraio 1943, 65 anni fa, le truppe tedesche si arrendono e finisce, con una decisiva vittoria sovietica, una battaglia decisiva per l’esito della 2° guerra mondiale.

La battaglia si inscrive nell’ambito dell’Operazione Blu (Fall Blau) che, nell’estate del 1942, avrebbe dovuto portare le forze dell’Asse alla conquista dei campi petroliferi del Caspio.

La difesa di Stalingrado fu assegnata da Stalin al maresciallo Yeremenko, al luogotenente generale Chuikov e al commissario politico Nikita Krushchev (sì, proprio lui, quello che poi si tolse la scarpa all’ONU). Gli attacchi iniziali delle forze dell’Asse ebbero successo: raggiunsero il Volga e Stalingrado, massicciamente bombardata, fu percorsa da una tempesta di fuoco. La difesa della città fu sostenuta dai lavoratori delle fabbriche, donne comprese.

L’ordine di Stalin (27 luglio 1942) era “Non un passo indietro!” e prevedeva il tribunale militare per chi avesse ordinato la ritirata. I tedeschi, entrati in città, non riuscivano ad avanzare. La battaglia divenne sanguinosissima da entrambe le parti. Si combatteva strada per strada, casa per casa.

Dopo tre mesi di carneficina, l’Asse aveva conquistato pressoché tutta la città a ovest del Volga. Ma il 19 novembre i sovietici diedero il via all’operazione Urano, attaccando i fianchi delle forze dell’Asse da nord e poi anche da sud (20 novembre).

Nella sacca (Kessel) che risultò da questa manovra a tenaglia restarono intrappolati 230.00 armati dell’Asse (in prevalenza tedeschi e rumeni). Gli assedianti divennero assediati. A nulla servì il tentativo di ponte aereo tentato dalla Luftwaffe, che perse quasi 500 aerei. Un tentativo tedesco di rompere l’assedio fallì, mentre ormai i sovietici, attraversando il Volga gelato, potevano rifornire Stalingrado. Il parziale successo dell’offensiva sovietica su Rostov (quella che risultò disastrosa per l’ARMIR) mise i rifornimenti per via aerea fuori portata, e con la perdita dei due aeroporti di Pitomnik (16 gennaio 1943) e Gumrak (25 gennaio) le forze asserragliate nella sacca restarono senza viveri e senza munizioni. Riprese la battaglia nelle strade. I sovietici offrirono una resa onorevole a von Paulus, ma Hitler non ne volle sapere. Von Paulus fu anzi insignito in extremis (30 gennaio) del titolo di Generalfeldmarschall e così, quando si arrese insieme a 21 generali, fu il prima feldmaresciallo a essersi arreso nella storia dell’esercito tedesco (nella foto qui sotto). Con lui si arresero 91.000 soldati stanchi e affamati. Ne sopravvissero soltanto 5.000.

L’effetto psicologico della vittoria sovietica e della disfatta tedesca fu immensa.

Per me Stalingrado è legata alla bellissima canzone degli Stormy Six, che racconta come la vittoria di Stalingrado diede forza al movimento di resistenza nelle fabbriche del Nord Italia.

31 gennaio – Franz Schubert e Georges Pompidou

Due date:

  • 1797: nasce Franz Schubert.
  • 1977: si inaugura il Centro Georges Pompidou, progettato da Renzo Piano, Richard Rogers e Gianfranco Franchini. L’idea di fondo dell’originale progetto è quella di liberare lo spazio interno, per favorire la flessibilità delle installazioni e il movimento dei visitatori, spostando all’esterno dell’edificio tutti i servizi. Le infrastrutture sono all’esterno dell’edificio, in piena vista, e colorate con un codice che ne individua le funzioni: blu per l’aria (raffreddamento e riscaldamento), verde per i liquidi, giallo per i cavi elettrici, rosso per la movimentazione (scale mobili) e la sicurezza (estintori). L’edificio è progettato in due parti: l’infrastruttura (3 livelli) e la sovrastruttura (7 livelli in acciaio e vetro). La struttura portante in metallo ha 14 pilastri con 13 travi, con una luce di 48 metri e distanti 12,8 metri l’una dall’altra. A ogni livello, ai pilastri sono ancorati degli elementi di acciaio, le gerberette, lunghi 8 metri e pesanti 10 tonnellate l’uno. Le putrelle, lunghe 45 metri l’una, poggiano sulle gerberette, che trasmettono lo sforzo ai pilastri e sono equilibrate da tiranti a X. Ogni piano è alto 7 metri.