Ma chi ha detto che non c’è – Gianfranco Manfredi

Per la serie canzoni che (temo) piacciono soltanto a me – 2° della serie.

Sta nel fondo dei tuoi occhi
Sulla punta delle labbra,
sta nel corpo risvegliato
nella fine del peccato
Nella curva dei tuoi fianchi
Nel calore del tuo seno
Nel profondo del tuo ventre
Nell’attendere il mattino.
Sta nel sogno realizzato,
sta nel mitra lucidato.
Nella gioia e nella rabbia,
nel distruggere la gabbia
Nella morte della scuola, nel rifiuto del lavoro
Nella fabbrica deserta, nella casa senza porta
Sta nell’immaginazione, nella musica sull’erba,
sta nella provocazione, nel lavoro della talpa,
nella storia del futuro , nel presente senza storia,
nei momenti di ubriachezza, negli istanti di memoria.
Sta nel nero della pelle, nella festa collettiva,
sta nel prendersi la merce,
sta nel prendersi la mano, nel tirare i sampietrini,
nell’incendio di Milano,
nelle spranghe sui fascisti nelle pietre sui gipponi
Sta nei sogni dei teppisti
e nei giochi dei bambini,
nel conoscersi del corpo,
nell’orgasmo della mente,
nella voglia piu’ totale,
nel discorso trasparente.
Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel fondo dei tuoi occhi
Ma chi ha detto che non c’e’.

Sulla punta delle labbra
Ma chi ha detto che non c’e’.
Sta nel mitra lucidato.

Ma chi ha detto che non c’e’.
Nella fine dello Stato
C’e’, si’ c’e’
Ma chi ha detto che non c’e’. 

22 ottobre – Franz Liszt

Nato il 22 ottobre 1811 a Raiding, in Ungheria, Liszt è stato uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Nonostante lo accompagni una fama di frivolezza (in gioventù fu un divo e tombeur de femmes) e di superficialità (alcuni suoi brani sono considerati “facili” e sono stati sfruttati come tali dal cinema, dai fratelli Marx a Walt Disney, da Flash Gordon a Roger Rabbit), è stato un genio assoluto. Dotato di grande vena melodica, ha inventato il poema sinfonico ed è stato amico e ispiratore di Wagner, cui suggerì tra l’altro la tecnica del Leitmotif (Wagner aveva sposato sua figlia, Cosima). Qui ci limiteremo al pianoforte: secondo Piero Rattalino (che su Liszt ha scritto un bel libro, Liszt o il giardino di Armida), Liszt è il primo dei 3 re-inventori del pianoforte, insieme a Ferruccio Busoni e a Sviatoslav Richter.

Liszt fu persona complessa e interessante. Nella sua turbinosa gioventù (trasferitosi a Parigi, cominciò a esibirsi poco più che dodicenne e inventò il recital pianistico) si esibisce con grande successo mondano. Nel 1833 conosce la contessa Marie d’Agoult e dopo due anni fugge con lei in Svizzera e in Italia (ne trarrà la raccolta pianistica Années de Pèlerinage). Nel 1844 la relazione finisce (dopo che Marie aveva avuto con lui 3 figli) e Franz cade in una delle crisi depressive che lo accompagnano per tutta la vita. Nel 1847, durante una tournée in Russia, incontra a Kiev la principessa Carolyne Sayn-Wittgenstein, se ne innamora e abbandona le scene. L’anno successivo si stabilisce alla corte di Weimar come Kapellmeister: vi si fermerà fino al 1861. Nel 1860, l’establishment musicale lo attacca: Brahms e Joachim scrivono un Manifesto contro di lui. Liszt rassegna le dimissione e va a Roma con Carolyne. Vorrebbe sposarla, ma il Papa nega la dispensa (Liszt era ferventemente cattolico). Nel 1865 assume gli ordini religiosi minori.

I suoi ultimi anni sono segnati da una depressione sempre più profonda, che si riflette nelle sue composizioni. Nel 1883 muore Wagner (dandogli occasione di scrivere pezzi tristissimi!). Nel 1886, su invito della figlia Cosima, va a Bayreuth per il festival wagneriano, si prende una polmonite e muore il 31 luglio. Al funerale, suona l’organo Anton Bruckner.

Bene, è arrivato il momento di ascoltare la musica. Prima un esempio del Liszt più virtuosistico: Gyorgy Cziffra (un grande interprete lisztiano) suona il Grand Galop Chromatique:

Qui, invece, Evgeny Kissin suona La campanella (celeberrimo, da Paganini):

Un esempio del Liszt depresso e pensoso (Nuages Gris suonato da Alvaro Ordoñez):

Last, but not least, un frammento della Sonata eseguita da Richter:

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21 ottobre – Dizzy Gillespie

90 anni fa nasceva a Cheraw, South Carolina, John Birks “Dizzy” Gillespie, trombettista e innovatore, inventore del be-bop insieme a Charlie Parker e maestro (tra gli altri) di Miles Davis.

Qui sotto un Dizzy trentenne interpreta uno dei suoi breni più famosi, Salt Peanuts:

Qui invece, 5 anni dopo, in occasione del premio di DownBeat, suona Hot House con Charlie Parker, già in pieno be-bop:

Last but not least, non poteva mancare A Night in Tunisia:

Weather Report e Brahms

Un cortocircuito che funziona soltanto nella mia emicrania di stasera?

Weather Report: A Remark You Made.

Johannes Brahms: Ballades (4) for piano, Op. 10 – Ballade No. 2 In D Major. Andante – Arturo Benedetti Michelangeli a Lugano nel 1982.

Van Morrison – Tupelo Honey

Soltanto perché Barbelo mi fa venire in mente Tupelo. E non dimentichiamoci Jeff Noon (Tupelo è il luogo di nascita di Elvis Presley).

Qui, invece, è passato qualche anno (siamo nel 1995):

10 ottobre 1917 – Thelonious Monk

90 anni fa nasceva Thelonious Monk, pianista, uno dei grandi del jazz.

Lo ricordiamo con due brani giustamente famosi, ‘Round Midnight e Straight, No Chaser.

Nel 1988 Clint Eastwood ha prodotto un documentario sulla vita di Thelonious Monk, intitolato (guarda un po’) Straight, No Chaser, disponibile su YouTube a pezzi ma pressoché integralmente.

Romania e musica (1)

Brividi: forse non tutti sanno o ricordano che parte della magia di Picnic at Hanging Rock è da ascrivere al flauto di Pan di Gheorghe Zamfir (rumeno):

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Peter Gabriel & Sinead O’Connor – Blood of Eden

Capolavori che (spero) piacciano a molti.

Se non mi ricordo male in Bis ans Ende der Welt (fino alla fine del mondo) di Wim Wenders, la canzone accompagna il volo del piccolo aereo sul deserto australiano, quando tutte le comunicazioni del mondo si interrompono. Un momento magico, denso d’emozione.

I caught sight of my reflection
I caught it in the window
I saw the darkness in my heart
I saw the signs of my undoing
They had been there from the start
And the darkness still has work to do
The knotted chord’s untying
They’re heated and they’re holy
Oh they’re sitting there on high
So secure with everything they’re buying

In the blood of Eden
Lie the woman and the man
With the man in the woman
And the woman in the man
In the blood of Eden
Lie the woman and the man
We wanted the union
Oh the union of the woman
The woman and the man

My grip is surely slipping
I think I’ve lost my hold
Yes, I think I’ve lost my hold
I cannot get insurance anymore
They don’t take credit, only gold
Is that a dagger or a crucifix I see
You hold so tightly in your hand
And all the while the distance grows between you and me
I do not understand

At my request, you take me in
In that tenderness, I am floating away
No certainty, nothing to rely on
Holding still for a moment
What a moment this is
Oh for a moment of forgetting, a moment of bliss
Heyyyyyyyyyyyyyyyyy

I can hear the distant thunder
Of a million unheard souls
Of a million unheard souls
Watch each one reach for creature comfort
For the filling of their holes

In the blood of Eden
Lie the woman and the man
With the man in the woman
And the woman in the man
In the blood of Eden
We wanted the union
Of the woman and the man

In the blood of Eden
Lie the woman and the man
I feel the man in the woman
And the woman in the man

In the blood of Eden
Lie the woman and the man
I feel the man in the woman
And the woman in the man

In the blood of Eden
We’ve done everything we can
In the blood of Eden
Saw the end as we began
With the man in the woman
And the woman in the man
It was all for the union
Oh, the union of the woman, the woman and the man

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Daniel Lanois – The Messenger

Canzoni che piacciono (quasi) solo a me.

Got a letter from a messenger
I read it when it came
It said that you were wounded,
you were bound and chained

You had loved and you were handled
You were poisoned, you were pained
oh no, oh no –
you were naked, you were shamed

You could almost touch heaven
right there in front of you
liberty just slipped away on us
now there’s so much work to do

Oh the door that closes tightly
is the door that can swing wide
oh no, oh no –
Not expecting to collide

For a minute I let my guard down
not afraid to be found out
Completely forgotten
what our fears were all about

oh no, oh no –
There’s no need to be without

There’s a chance and I will take it
this desire I can’t kill
Take my heart, please don’t break it
I will crawl to your foothill

I’m frightened but I’m coming,
please baby, please lay still
oh no, oh no –
Not coming for the kill
oh no, oh no –
Not coming for the kill
oh no, oh no –
Not coming for the kill

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Ernesto Che Guevara e Beppe Grillo

Devo confessare un’atrocità che ho commesso e che mi porto dentro da 40 anni.

il 9 ottobre 1967 cadeva in un’imboscata in Bolivia Ernesto ‘Che’ Guevara. Non ho bisogno di spiegare chi è. Se volete andate a leggere su Wikipedia. Non voglio nemmeno pubblicare la celebre foto di Korda ma quella, ben più cruda e vera, del Che ucciso: quasi un Cristo morto del Mantegna.

La mia atrocità. Milano fu presto coperta di manifesti che gridavano: Il Che è vivo! Il mio amico del cuore Andrea (non il suo vero nome) aggiunse a penna: I funerali si terranno alle ore 10. Non mi ribellai, non lo mandai affanculo, non gli misi le mani addosso, non lo invitai a ragionare, non ruppi l’amicizia. Mi misi a ridere. Mi sembrò una cosa divertente, spregiudicata e coraggiosa. Era un’atrocità. Me ne vergogno da 40 anni.

E non l’avevo mai rivelato a nessuno, o quasi.

Senza pretesa di redimermi, ma almeno con la consapevolezza della parte da cui non stare, se non di quella da cui stare, rendo omaggio ai rumeni e ai rom in Italia, dileggiati in Italia da Beppe Grillo (il nuovo beniamino dei mass media e degli opinionisti un tanto al pezzo) con toni degni dei nazisti (che, infatti, di rom ne hanno sterminati tra 400.000 e 800.000).

“…y sobre todo, sean siempre capaces de sentir en lo más hondo cualquier injusticia cometida contra cualquiera en cualquier parte del mundo. Es la cualidad más linda de un revolucionario” (Ernesto Che Guevara).