18 dicembre 1907 – Filiberto Guala

La vita di Filiberto Guala – qualunque sia l’opinione si abbia delle sue idee e delle sue azioni – fu al tempo stesso straordinaria e fortemente rappresentativa della classe dirigente italiana del dopoguerra.

Nato a Torino esattamente 100 anni fa, frequentò il celebre Liceo Massimo D’Azeglio (quello del laico professor Monti, e di Pavese Pajetta Einaudi Ginzburg Mila e di tanti intellettuali antifascisti) ma fu cattolico militante, fino all’intenzione di farsi sacerdote. Si racconta di lui che quando manifestò questa volontà al suo direttore spirituale, Giovan Battista Montini, questi lo abbia dissuaso dicendogli: “Lei deve essere un buon ingegnere e non un prete. La Chiesa ha bisogno di laici che abbiano delle posizioni determinanti nella struttura del Paese”.

Laureatosi in ingegneria al Politecnico di Torino nel 1929 (a meno di 22 anni), lavorò dapprima nell’industria metalmeccanica (alla RIV, quella dei cuscinetti a sfera) e poi alla direzione dei lavori della funivia carbonifera del porto di Savona. Nel 1936 (a meno di 30 anni) il primo incarico di amministratore, alla Società Acque Potabili di Torino, che manterrà fino al 1941.

Nel dopoguerra si avvicina alla politica, dove opera nell’area culturale di Dossetti, Lazzati, La Pira e Fanfani. Nel 1949 Fanfani lo chiama come direttore tecnico del piano Ina-Casa per la costruzione di abitazioni destinate ai lavoratori. L’operato di Guala in quegli anni ci offre uno spaccato interessante dei problemi che l’Italia affrontava nel dopoguerra.

Al di là delle distruzioni belliche, l’Italia era fortemente arretrata anche per effetto delle scelte economiche e culturali del ventennio fascista. I problemi che si posero alla giovane classe dirigente che si trovò a governare e, soprattutto, ad amministrare il Paese non furono dissimili da quelli che – negli stessi anni – si posero ai Paesi asiatici e africani alle prese con i processi di decolonizzazione: per quanto riguarda le strutture amministrative intermedie e le competenze tecniche e tecnologiche, il ricorso alle persone che avevano rivestito questi ruoli prima della guerra non aveva reali alternative (a parte una, parziale, de-fascistizzazione delle strutture burocratiche): non è un caso che gran parte degli architetti che operarono nel piano Ina-Casa fossero già stati attivi prima della guerra (valga per tutti il ruolo assegnato ad Adalberto Libera). Diversamente si operò per i grand commis: Guala, ad esempio, era sostanzialmente un outsider, e accettò il suo ruolo per spirito di servizio, mosso dalla spinta ideale cristiana e solidaristica che ne costituiva il background culturale.

Nel 1954 Scelba gli propone di assumere il ruolo di Amministratore delegato della Rai. Racconta lo stesso Guala: “Ad un certo momento, mi chiesero di assumere la direzione della Rai, un’impresa nuova e ardua, dove non sapevano chi mettere. Decisero di chiedere a me. L’onorevole Scelba mi chiamò, mi parlò un poco e io gli dissi: Guardi, lei lo sa, io penso di non essere preparato per fare questo… Ed egli replicò: Non c’è nessun altro di area cattolica che possiamo mettere! A queste parole, io mi sono rivisto, lì davanti, Don Orione e le sue parole. E gli ho detto sì. Don Orione, infatti, aveva detto a Guala, molti anni prima: “Io ti chiedo un impegno: quando ti diranno che devi fare una cosa molto difficile, e tutti dicono di non farcela, e ti dicono che non c’è nessun altro che la possa fare, in coscienza tu la devi fare.

Non furono anni facili. Guala aveva un’idea educativa e culturale della nascente televisione. Assunse per concorso 150 giovani laureati (tra cui Umberto Eco, Furio Colombo, Gianni Vattimo, Piero Angela, Andrea Camilleri e Angelo Guglielmi), i “corsari” della nuova Rai. La storia della televisione andava invece verso l’intrattenimento. Nel 1956 fu costretto alle dimissioni.

Nel 1960 Guala seguì finalmente la sua vocazione originaria: si fece frate trappista, fu ordinato sacerdote e fino alla sua morte (il 24 dicembre 2000) non negò a nessuno, credente o ateo, una parola di serenità o un consiglio.

14 dicembre 1911 – Amundsen raggiunge il Polo Sud

Il 14 dicembre 1991 – dopo un viaggio iniziato il 14 gennaio con lo sbarco alla Baia delle balene e una spedizione iniziata il 19 ottobre, che comprendeva 5 uomini (Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel, Oscar Wisting e lo stesso Roald Amundsen), 4 slitte e 52 cani samoiedi (guidati da una femmina, Etah) – Roald Engelbregt Gravning Amundsen fu il primo essere umano a raggiungere il Polo Sud, battendo sul tempo (35 giorni) la spedizione britannica di Robert Falcon Scott (Scott e i suoi 4 compagni morirono sulla via del ritorno, il 29 marzo 1912.

Prima di raggiungere il polo Sud, Amundsen si era distinto in altre esplorazioni, e in particolare nella navigazione del “passaggio a Nord-Ovest”. Nel 1926 raggiunse il polo Nord con il dirigibile Norge progettato dall’italiano Umberto Nobile (oltre a Nobile e Amundsen, facevano parte della spedizione Ellsworth, Riiser-Larsen e Wisting): benché altre 3 spedizioni avessero sostenuto di aver raggiunto il polo Nord in precedenza (Frederick Cook nel 1908, Robert Peary nel 1909 e Richard Byrd nel 1926, alcuni giorni prima del Norge), questa spedizione fu la prima di cui fu effettivamente dimostrato che aveva raggiunto il polo geografico.

Amundsen morì il 18 giugno 1928, mentre guidava una spedizione di soccorso volta a salvare Nobile e i dispersi del dirigibile Italia.

Amundsen, di cui avevo letto una biografia, è stato un eroe della mia infanzia, e ha influito (insieme a Jack London) sul mio amore per il grande Nord (e il grande Sud).

Il resoconto di Amundsen sulla spedizione antartica è disponibile online.

La libertà guida il popolo

Quadri che piacciono soltanto a me?

 

6 dicembre – Finlandia e Irlanda

Oggi si celebrano gli anniversari dell’indipendenza di due Paesi dell’Unione europea.

1917. La Finlandia dichiara la propria indipendenza e sovranità il 6 dicembre 1917, come conseguenza della rivoluzione bolscevica in Russia (fino ad allora, la Finlandia era stato un granducato russo). Oggi in Finlandia è festa nazionale.

Con questo passo – un passo richiesto e reso necessario dalle condizioni attuali – il popolo di Finlandia ha preso il fato nelle sue mani. Il popolo di Finlandia è profondamente convinto di non poter adempiere ai suoi compiti nazionali e internazionali senza piena sovranità. Il secolare desiderio di libertà ora attende compimento. Il popolo di Finlandia avanza come nazione libera tra le altre nazioni del mondo.

1921. Il Trattato anglo-irlandese (An Conradh Angla-Éireannach), firmato il 6 dicembre 1921 tra il governo del Regno Unito e i rappresentanti della Repubblica irlandese (di fatto), pone fine alla guerra d’indipendenza irlandese. Stabilisce che il libero Stato irlandese sia un dominion dell’Impero britannico e che l’Irlanda del nord (creata dal Government of Ireland Act del 1920) possa esercitare un’opzione di non adesione al nuovo Stato (cosa puntualmente avvenuta).

Il Trattato è firmato a Londra dai rappresentanti del governo britannico (capeggiati dal primo ministro David Looyd-George) e i plenipotenziari della Repubblica irlandese (tra cui Michael Collins e Arthur Griffith). Benché i rappresentanti irlandesi avessero il potere di firmare il trattato, il campo irlandese si divise. Il parlamento (Dáil Éireann) lo ratificò di stretta misura, ma i contrasti tra oppositori (tra cui Éamon de Valera) e sostenitori condusse alla Guerra civile irlandese (vinta alla fine dai sostenitori). Lo Stato libero irlandese fu ufficialmente proclamato un anno dopo, il 6 dicembre 1922).

Il Trattato prevedeva che:

  • le forze armate britanniche si ritirassero dal territorio irlandese
  • il nuovo Stato fosse un dominion dell’Impero britannico (come Canada, Terranova, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica)
  • il monarca britannico fosse il capo dello Stato libero irlandese (Saorstát Éireann) e venisse rappresentato da un Governatore generale
  • i membri del nuovo parlamento irlandese facessero un giuramento (Oath of Allegiance) che prevedeva tra l’altro l’impegno a “be faithful to His Majesty King George V, his heirs and successors by law, in virtue of the common citizenship”
  • l’Irlanda del nord avesse il diritto di ritirarsi dallo Stato libero irlandese entro un mese dall’entrata in vigore del Trattato
  • se l’Irlanda del nord avesse esercitato questo diritto, un’apposita commissione avrebbe definito le frontiere tra le due entità
  • il Regno Unito, per la sua sicurezza, avrebbe continuato a controllare alcuni porti irlandesi
  • lo Stato libero irlandese si facesse carico di una parte del debito pubblico imperiale
  • il Trattato fosse fonte giuridica di livello superiore rispetto alla Costituzione irlandese.

Temo che gli oppositori del Trattato non avessero tutti i torti!

Ritmo

Dal De Mauro online:

1a successione regolare, periodica e cadenzata, scansione: il ritmo del cuore, respiratorio, il ritmo delle stagioni
1b per estensione: andamento, grado di frequenza o d’intensità di un fenomeno, di un’attività e sim.: il
ritmo delle nascite, delle vendite, di un lavoro, della produzione, il ritmo delle sequenze di un film
1c in medicina: cadenza funzionale dell’attività di un organo
2a in metrica: l’alternarsi regolare, secondo schemi prefissati, di sillabe lunghe e brevi nella metrica quantitativa e di atone e toniche nell’accentuativa, che contraddistingue dal punto di vista formale la prosa dalla poesia: il
ritmo dell’esametro e del pentametro
2b per estensione, in prosa: andamento generale di un periodo, di un intero paragrafo, di un testo ecc.: il
ritmo narrativo di un racconto | successione delle varie fasi e sequenze di un racconto: il ritmo serrato di un romanzo giallo
2c nella letteratura medievale: componimento poetico in volgare, con numero variabile di versi, che caratterizza il passaggio dalla metrica quantitativa a quella italiana accentuativa:
ritmo cassinese, laurenziano
3a in musica, l’organizzazione della durata delle note e delle pause;
ritmo binario, ternario: a seconda che il valore complessivo di una battuta sia di due o tre unità di tempo
3b in musica: la cadenza tipica degli elementi di una composizione che costituiscono l’accompagnamento:
ritmo di valzer, ritmo reggae, ritmo rock; andare a ritmo, seguire, tenere il ritmo: non perdere il tempo ballando
3c nella musica leggera: composizione in cui la componente ritmica prevale su quella melodica
4  nel linguaggio della critica architettonica: successione, scansione regolare e ordinata nello spazio di forme statiche, quali linee, elementi decorativi o architettonici, ecc.: il
ritmo simmetrico di un palazzo, il ritmo regolare di un colonnato
5 in sedimentologia: l’alternarsi regolare e ripetuto di due o più tipi lito-logici.

La parola ha la sua origine nella radice indoeuropea -ru, -sru, che contiene in sé l’idea di scorrere e che ci ha dato il verbo greco reo (“scorro”, per l’appunto, da cui diarrea, rinorrea, gonorrea…), ma anche rèuma e rima.

Mi piace pensare che due aspetti della poesia, ritmo e rima, siano così intimamente uniti.

4 dicembre 1866 – Wassily Kandinsky

Se non mi chiamassi Boris, mi chiamerei Wassily.

Nato a Mosca, si trasferì prima a Odessa e poi a Monaco, dove fu tra i fondatori del movimento Blaue Reiter.

Tornato in Russia dopo la rivoluzione, nel 1921 fu mandato alla Bauhaus di Walter Gropius, prima a Weimar, poi a Dessau e infine a Berlino. Poiché nel 1922 il regime sovietico bandì l’arte astratta, non tornò più in patria.

All’avvento del nazismo si trasferì a Parigi. L’ultima sua grande opera, Composition X, testimonia nello sfondo nero il presentimento della guerra (1939).

3 dicembre

Un’altra data piena di eventi storici.

1552: muore Francesco Saverio. Strana storia, la sua. Nato nel 1506, nobile spagnolo squattrinato, studente alla Sorbona, incontra Ignazio di Loyola e fonda nel 1534 la Compagnia di Gesù (riconosciuta dal papa 6 anni dopo). Nel 1540 viene inviato a evangelizzare le Indie orientali, e in particolare la Cina. Si trasferisce da Roma a Lisbona (e ci mette 3 mesi) e il 7 aprile 1541 (il giorno del suo 35° compleanno) salpa per l’Oriente, via Capo di buona speranza. Dopo 10 mesi è in Mozambico, dove si ferma alcuni mesi per convertire gli indigeni. Poi riparte per Goa, in India, dove arriva il 6 maggio 1542. Anche lì si ferma alcuni mesi, e poi parte per Capo Comorin, la terra dei pescatori di perle, per Sao Tomè e infine per la Malacca e Amboina. Lì conosce alcuni giapponesi e decide di cristianizzare il Giappone. Impresa non facile: gli europei non erano ammessi a terra. Il 15 agosto 1549 sbarca nel porto di Kagoshima, è accolto con favore, battezza il suo primo giapponese (Bernardo, che si farà gesuita) e cerca persino a incontrare l’imperatore (invano). Tornato a Goa, il suo sogno resta la Cina. Parte il giovedì santo del 1552, ma gli viene proibito di entrare legalmente in territorio cinese. Si ferma allora sull’isola di Sancian, dove un mercante gli ha promesso di introdurlo illegalmente. Ma, colpito da una febbre, muore senza aver coronato il suo sogno.

1721: Johann Sebastian Bach sposa la sua seconda moglie, Anna Magdalena Wilcken.

1967: Christiaan Barnard effettua il primo trapianto di cuore, all’ospedale Grote Schuur di Città del Capo, su Louis Washkansky, che sopravvive 18 giorni. Il donatore è una giovane donna (Denise Darvall), morta in un incidente stradale. L’operazione, durata 9 ore, vede impegnata un’équipe di oltre 30 persone. Il secondo trapiantato visse 19 mesi. Barnard era bello e divenne una star dei rotocalchi; visse anche da star, sposando una modella dopo l’altra. Per Boris, che era un ragazzo, il primo trapianto di cuore fu un’altra tappa della sua incrollabile fede nelle magnifiche sorti e progressive.

1° dicembre 1955 – Rosa Parks

1° dicembre 1955. Montgomery, Alabama.

Dal 1900, un regolamento comunale prevedeva che i posti sugli autobus fossero segregati sotto il profilo razziale. All’inizio, i conducenti avevano il compito di far rispettare la legge, ma senza costringere nessuno a cedere il posto. Con il tempo, però, era invalso l’uso di far alzare i passeggeri di colore ed eventualmente farli scendere se c’erano passeggeri bianchi in piedi. In pratica, un cartello mobile segnalava la divisione tra la parte “bianca” dell’autobus (i posti anteriori) e quella “colored”. La NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) contestava da tempo la pratica, insieme alle altre pratiche segregazioniste delle leggi di Jim Crow (i neri “eguali ma separati”!).

Alle 6 di sera, dopo una giornata di lavoro nel grande magazzino dover era commessa, Rosa Parks, 42 anni, sale sull’autobus nel centro di Montgomery, paga il biglietto e si siede nella prima fila della sezione “colored”. Nel tragitto, i posti dei bianchi vengono occupati e alla fermata dell’Empire Theater ne salgono altri. Il conducente allora si alza e sposta il cartello che separa le due sezioni, chiedendo a 4 neri (tra cui Rosa) di alzarsi per fare posto ai bianchi. Rosa si rifiuta ed è arrestata.

Processata per “disorderly conduct” (noi diremmo, resistenza a un pubblico ufficiale) e violazione di un regolamento locale, il 5 dicembre Rosa ècondannata al pagamento di una multa di 10 dollari e al pagamento delle spese processuali. Ma nel frattempo è cominciato il boicottaggio degli autobus di Montgomery. Lunedì 5 dicembre, 40.000 neri di Montgomery non prendono i mezzi pubblici, e così accade ogni giorno nei 382 giorni successivi. Tra i leader della campagna il giovane Martin Luther King.

La reazione dei segregazionisti è violenta: chiese incendiate e minate, attentati, agguati. La casa di King è fatta saltare la mattina del 30 gennaio 1956. Ma la campagna, alla fine ha successo. Rosa Parks resta un simbolo della dignità dei neri d’America (se non carica andate qui).

27 novembre 1942 -Jimi Hendrix

Oggi compirebbe 65 anni.

Indimenticabile. Un omaggio.

23 novembre 1946 – Bombardamento di Haiphong

Durante la Seconda guerra mondiale, i giapponesi occupano l’Indocina francese (Cocincina, Annam, Tonchino, Laos e Cambogia). Il governo fantoccio di Vichy collabora con i giapponesi. In quel periodo Ho Chi Minh collabora con gli Stati Uniti nella guerra di liberazione. Ma i giapponesi, il 10 marzo 1945, si sbarazzano dei francesi e proclamano Bao Dai imperatore del Vietnam “indipendente”: ma Bao Dai rifiuta, dichiarando di preferire “essere cittadino d’un Paese libero piuttosto che imperatore d’uno Stato assoggettato”. Il 24 marzo 1945, il governo provvisorio francese dichiara di voler costituire una federazione indocinese nell’ambito dell’Unione francese (il nuovo nome dell’impero coloniale). Peccato che le potenze vincitrici la vedano diversamente: la conferenza di Potsdam definisce un assetto in cui il Nord del Vietnam è posto sotto l’influenza russo-cinese e il Sud sotto quella inglese.

Il 2 settembre 1945, con una cerimonia confuciana, Ho Chi Minh legge la dichiarazione d’indipendenza vietnamita, esemplata su quella americana del 1776 e su quella francese del 1789. L’imperatore Bao Dai accetta il ruolo di consigliere speciale della nuova repubblica democratica, ma i francesi prima l’esiliano a Hong Kong e poi gli assegnano il ruolo di capo dello Stato del Vietnam costituito a Saigon. I francesi, infatti, non riconoscono gli accordi di Potsdam e, a partire dall’estate del 1945, intraprendono la riconquista dell’Indocina: Cambogia, Laos e Cocincina, ma non Annam e Tonchino, che restano sotto il controllo della repubblica democratica di Ho Chi Minh. La riconquista francese causa un’immane carestia, perché impedisce il tradizionale trasferimento nel Nord del Paese del raccolto del riso coltivato al Sud.

Inizialmente i francesi riconoscono la repubblica democratica e, anzi, firmano solennemente un trattato con Ho Chi Minh, il 6 marzo 1946. Poi l’improvviso voltafaccia.

Il 23 novembre 1946 la marina francese bombarda il porto di Haiphong e fa 6.000 vittime civili.

Il 19 dicembre Hanoi insorge, il governo della repubblica democratica estende le ostilità all’intero Paese ed entra in clandestinità. Inizia una guerra che durerà 30 anni.