Il fado

Nery, Rui Vieira (2004). Il fado. Storia e cultura della canzone portoghese. Roma: Donzelli. 2006.

Una storia del fado interessante e ben documentata, per quanto ne posso capire io, che ne sono un ascoltatore incuriosito, ma non uno specialista.

Ne approfittiamo per un ripasso.

Prima la classica Amalia Rodriguez (Tudo isto é fado).

Poi due stelle recenti, Mariza …

… e Cristina Branco.

25 marzo

Nel 1881, a Nagyszentmiklós (allora in Ungheria, oggi in Romania) nasce Béla Viktor János Bartók. Qui lo sentiamo suonare le Danze rumene raccolte e rielaborate da lui (l’incisione è tratta dai “rulli” per il pianoforte meccanico Welte-Mignon – con qualche approssimazione possiamo dire che sta suonando Béla Bartók, senza i difetti di una rudimentale incisione fonografica, anche se alcune sfumature di tempo e dinamica sono a discrezione dei tecnici moderni).

Sempre il 25 marzo, ma del 1918, muore un altro grande del pianoforte, Claude Debussy. Qui Gianluca Cascioli suona Des pas sur la neige, dal primo libro dei Preludi.

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

Hitler (3) e Stalingrado

Giusto per farvi capire la cialtroneria post-moderna di Genna, che usa (peggiorandola) la bella canzone degli Stormy Six per raccontarci Stalingrado.

Questo il testo della canzone:

Fame e macerie sotto i mortai
Come l’acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
Ride una donna di granito su mille barricate

Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città

L’orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffè
L’inverno mette il gelo nelle ossa
Ma dentro le prigioni l’aria brucia come se
Cantasse il coro dell’armata rossa

La radio al buio e sette operai
Sette bicchieri che brindano a Lenin
E Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile
Vola un berretto un uomo ride e prepara il suo fucile

Sulla sua strada gelata…

Questo è quello che ne fa Genna:

Fame e macerie sotto i mortai. Come l’acciaio resiste questa città. Strade di Stalingrado: di sangue lastricate. Ride una donna di granito sulle innumeri barricate, sulla sua strada gelata la croce uncinata è in fiamme.

Si rischia, d’ora in poi, di trovare Stalingrado in ogni città.

L’orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffè, nei quartieri occupati, fa dimenticare l’inverno che mette il gelo nelle ossa.

Dentro le prigioni l’aria brucia come se cantasse il coro dell’Armata Rossa.

Radio al buio.

Operai trasformati in cecchini micidiali, sparano, alzano bicchieri che brindano a Lenin.

Vola un berretto, un uomo ride e prepara il suo fucile.

Sulla sua strada gelata la croce uncinata è forata, stracciata (pp. 516-517).

Uno scolaretto avrebbe fatto di meglio.

Hitler (2) e il Circus Krone

Nel libro di Genna ho imparato che, a partire dal 1921, Hitler teneva le riunioni dello NSDAP al Circus Krone, a Monaco.

Non sapevo di essere stato in un posto così funestamente storico quando, il 4 giugno 2000, ci ho ascoltato i King Crimson con mio figlio (molte ore di treno da Roma per andare e tornare!).

Il concerto si concluse con Heroes (anche se questa versione è stata registrata un mese più tardi, a Londra).

La bambolina che fa no no no – Michel Polnareff

Canzoni che non mi sono mai piaciute e non mi piacciono nemmeno adesso, ma che per effetto del tempo passato e del rammollimento cerebrale connaturato all’età…

La canzone la cantavano (siamo sempre nel 1966) anche I quelli, un gruppo milanese di cui facevano parte Franz Di Cioccio, Flavio Premoli e Franco Mussida (destinati a formare la PFM), Alberto Radius (chitarrista di Lucio Battisti e Formula 3) e Teo Teocoli (!).

Curiosamente, mi risulta che le bamboline che fanno “no no no” siano ancora residualmente presenti sulla faccia del pianeta anche se, a forza di negarsi, si dovrebbero essere estinte per effetto della selezione naturale.

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

17 marzo – Nat King Cole

Nato nel 1919, o nel 1917, non si sa bene, a Montgomery, Alabama. Si chiamava in realtà Nathaniel Adams Coles.

Questa canzone era il tema conduttore di In the Mood for Love.

Boogie-Woogie

Tecnicamente un ritmo di origine africana. Più in generale, negli Stati Uniti, un sinonimo di fare festa (let’s boogie = let’s party) o di muoversi (= let’s move). Secondo il De Mauro online: “stile pianistico diffusosi a Chicago agli inizi del Novecento, derivato dal blues ma su un ritmo molto più veloce | ballo eseguito su tale musica, particolarmente in voga nel secondo dopoguerra”.

Forse è più facile farvelo ascoltare che descriverlo. Oltre al ritmo, il boogie ha un “giro” armonico simile a quello del blues in 12 battute e, di conseguenza, del rock (tonica- sottodominante-tonica- sottodominante-tonica- dominante-sottodominante-tonica).

La parola è giunta all’inglese attraverso il Black English da qualche lingua dell’Africa occidentale: in Hausa, ad esempio, buga significa “danzare, suonare le percussioni”.

Il primo boogie-woogie con questo nome fu composto e registrato nel 1928 da Clarence “Pinetop” Smith e si chiama (prevedibilmente) Pinetop’s Boogie-Woogie.

Per noi italiani il boogie-woogie è il dopoguerra e In the Mood di Glen Miller.

Pubblicato su Musica, Parole. 4 Comments »

I’ll Come Running (To Tie Your Shoe)

Per festeggiare il compleanno del blog, una delle mie canzoni preferite, che parla di andare via da tutto, in un posto tranquillo, e aspettare che forse alla fine arrivi qualcuno… Liebestod?

Brian Eno (Another Green World) e, naturalmente, Robert Fripp alla chitarra.

I’ll find a place somewhere in the corner
I’m gonna waste the rest of my days
Just watching patiently from the window
Just waiting seasons change, some day
Oh, oh, my dreams will pull you through that garden gate.

I want to be the wandering sailor
We’re silhouettes by the light of the moon
I sit playing solitaire by the window
Just waiting seasons change, ah, ah
You’ll see, one day, these dreams will pull you through my door
And I’ll come running to tie your shoe
And I’ll come running to tie your shoe.

Questa è la recensione di Dave Thompson su Allmusic.

When the electronic warriors of the post-punk late ’70s hailed Eno as a figurehead of the entire movement, “I’ll Come Running” is probably not one of the songs they were thinking of. A jaunty piano-led lyric picks up where his first album’s “On Some Faraway Beach” left off, as Eno ruminates on the joys of getting away from everything, watching the seasons, and playing solitaire by the window until the day his true love comes through the door, “then I’ll come running to tie your shoes.” It’s a staggeringly simple, lovely little song, quite out of place within the increasingly murky waters to be found elsewhere in Another Green World, but an integral part of that landscape nevertheless. Robert Fripp‘s “restrained lead guitar” and a pair of castanet guitars lay out the sonic backdrop — imagine their sound and you already know half the song. Spend a few months alone awaiting someone’s return and you can guess the rest.

Pubblicato su Musica. 2 Comments »

5 marzo 1953 – Sergei Prokofiev (e Josif Stalin)

Il 5 marzo 1953 muore a poco meno di 62 anni Sergei Sergeyevich Prokofiev (Серге́й Серге́евич Проко́фьев), uno dei massimi musicisti del XX secolo. Lo stesso giorno muore Josif Stalin (Иосиф Сталин;in giorgiano იოსებ სტალინი). Naturalmente i funerali di Prokofiev vanno deserti.

wikimedia.org/wikipedia/commons

Noto per la prima volta la straordinaria rassomiglianza con Aldo Baglio, di Aldo Giovanni e Giacomo…

Boris, manco a dirlo, preferisce di gran lunga Prokofiev (vedi anche qui e qui) a Stalin e oggi, di proposito, vuol commemorare soltanto lui,  e lo fa con Prokofiev che suona Rachmaninov (Preludio op. 23 n. 5 in sol minore) e con Richter, suo grande amico, che suona un frammento delle Vision Fugitives (verso la fine del filmato, tratto dal bellissimo film Richter: The Enigma)

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

4 marzo 1932: Miriam Makeba

Nata a Johannesburg (Jo’burg, come lo chiamiamo noi che abbiamo visto Genova) da padre Xhosa e madre Swazi è la regina della musica africana (Mama Afrika) e una grande combattente (fu anche moglie del leader della pantere nere Stokely Carmichael: boicottata per questo negli Stati Uniti, fu costretta a emigrare prima in Guinea e poi in Belgio).

Scoperta da Harry Belafonte, il suo più grande successo è Pata Pata:

Questa invece si chiama The Click Song ed è cantata in Xhosa:

Pubblicato su Musica. 1 Comment »