Magic Moments

Due curiosità su questa canzoncina:

  1. è il primo grande successo scritto da Burt Bacharach (1958)
  2. quando ero bambino ne girava una (all’epoca celeberrima) versione in milanese. Non l’ho trovata su YouTube, ma provate voi a fare il karaoke…
    Sun chi de per mì
    in d’la vasca da bagn
    cul bigul a gala.
    Me giri de chi,
    me giri de la,
    (ahi!) me schisci una bala.
    Poi ciapi el savun,
    me grati i cuiun
    (ahhh..) che bela truada.
    Magic, moment …
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Vorrei

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29 settembre

Ahimè, ormai ricordato soltanto per il compleanno di Berlusconi (71, quest’anno).

Ma è stato un giorno ricco di eventi più o meno fausti. Qualche esempio dalla newsletter dell’Encyclopedia Britannica:

  • 1833: inizia il regno di Isabella II di Spagna, che aveva 2 anni
  • 1901: nasce Enrico Fermi
  • 1906: gli Stati Uniti occupano Cuba
  • 1923: entra in vigore il mandato britannico in Palestina, con la finalità di ricostituire una patria per il popolo d’Israele

Ma, soprattutto, è la data di una canzone giustamente famosa di Lucio Battisti (e Mogol), portata inizialmente al successo dall’Equipe 84. E se non sbaglio sono 40 anni!

Qui abbiamo il clip dell’epoca (anche se non si chiamavano così).

Una versione dal vivo, sempre dell’Equipe 84, al teatro greco di Siracusa nel 1967.

E, infine, una rara versione acustica dal vivo, registrata a Speciale per voi con un giovanissimo Renzo Arbore (il vostro Boris era tra i “figuranti”!, anche se forse non in questa puntata).

26 settembre 1969 – Abbey Road

Sentito, di ritorno dalle vacanze, nel negozio Ricordi di via Montenapoleone. Un attacco folgorante. I Beatles erano progressive!

Uno più bello dell’altro!

Temporale – Il preludio della Valkiria

Primo temporale settembrino a Roma, tuoni e scrosci.

La migliore colonna sonora, per me, è il preludio della Valkiria di Wagner.

Queste le indicazioni sceniche di Wagner:

L’interno di un’abitazione: intorno ad un robusto tronco di frassino, che sta nel centro, una sala in legname. A destra, nel fondo, il focolare, e, dietro, la dispensa. Sempre nel fondo, la grande porta d’ingresso. A sinistra, nel profondo, dei gradini conducono ad una stanza interna. Dalla stessa parte, sul davanti, un tavolo con dietro una larga panca fissata alla parete, e, davanti, sgabelli di legno.

La scena rimane vuota per un certo tempo; di fuori, una tempesta sul punto di calmarsi del tutto. Siegmund apre dal di fuori la grande porta d’ingresso ed entra. Tenendo ancora in mano il chiavistello, percorre con lo sguardo l’abitazione. Sembra esausto d’una fatica enorme. Le sue vesti ed il suo aspetto dimostrano ch’egli si trova in fuga. Non scorgendo alcuno, chiude la porta dietro di sé, si dirige verso il focolare con lo sforzo estremo di alcuno che muoia dalla fatica, e, giuntovi, si abbatte sopra una coperta di pelle d’orso.

Qui un’interpretazione storica: Hans Knappertsbusch dirige i Wiener Philharmoniker nel 1963.

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Anna Di Francia – Claudio Lolli

Per la serie canzoni che (temo) piacciono soltanto a me.

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L’uomo che amava le donne

L’uomo che amava le donne (L’homme qui aimait les femmes), 1977, di François Truffaut.

Un film molto bello, ma anche molto triste. Sull’impossibilità dell’amore, a cui io non voglio e non posso rassegnarmi. Il sorriso si spegne sulle labbra. Anche un film molto francese e molto Truffaut (Le due inglesi e L’ultimo metrò).

Bertrand ama davvero le donne, ma non può amarle fino in fondo. Per non esserne divorato, deve tenere le distanze: ma così si ferisce e le ferisce. “Era dunque davvero impossibile provare piacere senza far del male a qualcuno”, si chiede Bertrand (ho cercato la sceneggiatura originale per citarlo in francese, ma non l’ho trovata).

E commenta Geneviève (Brigitte Fossey), che forse più di tutte l’ha capito e che rappresenta il punto di vista di Truffaut: “Bertrand perseguiva una felicità impossibile attraverso la quantità, la moltitudine. Perché dobbiamo cercare in tante persone quello che tutta la nostra educazione ci dice che dovremmo trovare in una sola?”

Anche se in precedenza, nel film, si dice che Bertrand non è un Don Giovanni, nella scena finale (appena prima della frase riportata sopra), Geneviève passa in rassegna le sue donne mentre gettano una manciata di terra sulla bara. Le inquadrature si soffermano sui loro visi, in una trascrizione filmica dell’aria del catalogo del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte, quando il servo Leporello spiega a Donna Elvira le “donnesche imprese” del suo padrone.

Qui Leporello è Bryn Terfel, Donna Elvira è Soile Isokoski, Claudi Abbado dirige l’Orchestra da camera europea.

Days – The Kinks 1969

Sempre per la serie “belle canzoni dimenticate”.

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Chopin – Notturno op. 27 n. 2

And now for something completely different…

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Two Step – Dave Matthews

Una delle canzoni più belle di tutti i tempi.

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