In questi giorni sono in affanno, viaggio con un ritardo imprecisato come un treno del sud …
Con 24 ore di ritardo ricordo il 24° anniversario (ma allora la leibniziana armonia prestabilita esiste!) della morte di Orson Welles. Quale immagine migliore del fumo nero che esce dal comignolo di Xanadu? No trespassing!
Anche se Welles stesso dice, in questa intervista del 1960, che Rosebud era a tawdry device, un trucco farlocco …
Mi hanno raccontato – ma non so se è vero o soltanto ben inventato – che anche molti mammiferi, come noi umani, hanno un emisfero cerebrale dominante e quindi possono essere mancini.
Saperli riconoscere può essere utile. Ad esempio, se un elefante africano carica e uccide un turista, la polizia potrebbe chiederti indizi per incriminare l’elefante assassino.
Come si fa? basta osservare la lunghezza delle zanne. La più corta è quella che l’elefante usa di più. Di solito è la destra, ma se è quella sinistra, l’elefante è mancino.
Quando ero bambino io, le battaglie delle guerre d’indipendenza si studiavano come le litanie. Qualche accenno nel primo ciclo delle elementari. Poi di nuovo nel secondo. Poi ancora alle medie. Alla fine restava una specie di filastrocca: Monzambano Valeggio e Pastrengo. Curtatone e Montanara. Custoza. La fatal Novara. Magenta. E, appunto, San Martino e Solferino.
Le date si studiavano un po’ meno, o forse sono io che non le ricordo: curiosamente, ricordo un gita lì il 24 giugno 1961 (mi rimase molto impressa non per i luoghi risorgimentali, ma per la gita in sé e per sé, e per di più in macchina – una 600 – con uno zio adorato che mi viziava: su un rettilineo mi fece superare per la prima volta in vita mia i 100 all’ora proprio in quell’occasione), ma non mi pare sapessi allora che era l’anniversario della battaglia.
Né sapevo – ma questo la retorica risorgimentale non ce lo raccontava certo – che fu un’imponente carneficina. L’esercito austriaco era in fuga dopo la sconfitta di Magenta, l’imperatore Franceso Giuseppe (Cecco Beppe, nei racconti risorgimentali) aveva silurato il generale Gyulai (e qui mi riaffiora una canzone: “Bada Gyulai…” – ho trovato il testo, diverso da come lo ricordavo, e lo metto più sotto), assunto personalmente il comando e ordinato un dietro-front per contrattaccare sul Chiese. Napoleone III e le truppe franco-piemontesi inseguivano ignare. I due eserciti si trovarono l’uno di fronte all’altro, entrambi sorpresi. Fu la battaglia dei record: il fronte si estendeva su oltre 15 km, i combattenti erano più di 200.000 (seconda battaglia ottocentesca per numero di partecipanti dopo quella napoleonica di Lipsia, nel 1813), durò dalle 12 alle 14 ore, lasciò sul campo 14.000 austriaci e 15.000 francesi e italiani (più che nella pur sanguinosa battaglia di Waterloo), 8.000 austriaci furono catturati (dall’altra parte, i prigionieri furono 2.000).
Difficile pensare a tutta questa ferocia percorrendo le bellissime colline moreniche del Garda, che non hanno nulla da invidiare ad altri e più celebri paesaggi collinari italiani.
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Se guardaremm in cera
Coi bombol e i cannon.
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Te mettèm in caponera
A fa chicchirichì.
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Varda Gyulai
Che vègn la primavera
Te mettaremm su l’era
A batt el formenton.
Il 21 giugno 2009 Paolo Soleri ha compiuto 90 anni.
Chi è Paolo Soleri? Non lo sapevo fino a circa un anno fa (e direi – non perché io sappia tutto, ma perché sono di una curiosità patologica – che è abbastanza sconosciuto qui da noi). È un architetto torinese, collaboratore di Frank LLoyd Wright, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1956. Se volete saperne di più, consultate Wikipedia in italiano e in inglese.
In Italia la sua opera più nota è la sede delle Ceramiche Solimene, a Vietri sul Mare (1951-1954).
L’opera più famosa in assoluto, anche se raramente attribuita a lui (io stesso credevo fosse di Frank LLoyd Wright), è la villa che esplode nel finale di Zabriskie Point di Antonioni. Si chiama John Lassen House e si trova a Carefree in Arizona.
15 anni fa, il 17 giugno 1994, lo spettacolare inseguimento e l’arresto di O. J. Simpson, accusato dell’omicidio della moglie e dell’amico Ronald Goldman. Le immagini fecero il giro del mondo e furono viste da 100 milioni di telespettatori.
Pochi dubbi, direi, sui veri vincitori delle elezioni europee.
Già lunedì, scendendo dalla metro A a Termini, ho notato gli enormi cartelloni della pubblicità dell’Aperol (non mi sembra che ci fossero già da venerdì): “Roma è pronta per lo spritz! E tu?”
Non ho trovato le immagini della campagna. Accontentatevi dello spot televisivo dello scorso anno:
Per chi non sapesse che cos’è lo spritz (ma se non lo sapete vi perdete un piacere della vita), saccheggio wikipedia:
Lo spritz è un aperitivo alcolico i cui natali storici hanno radici ai tempi della amministrazione austroungarica nel Veneto, nel Friuli-Venezia Giulia e nell’Istria, in particolare nelle aree di Venezia, Trieste e Pola. Nella sua forma originaria era ottenuto dalla semplice mescolanza fra acqua e vino frizzante (in prevalenza bianco). Negli anni vi sono state apportate varie modifiche fino a renderlo un aperitivo. Viene tuttora comunemente consumato in tutto il Triveneto.
Le origini sono ignote, ma sembra che un ruolo non indifferente nella diffusione dello spritz l’abbiano avuta i soldati dell’Impero austriaco di stanza in quella che era stata la Repubblica Serenissima i quali, per stemperare l’elevata gradazione alcolica dei vini veneti, li avrebbero allungati con seltz; da qui si vuole l’origine del nome, che dovrebbe derivare dal verbo tedesco “spritzen”, che significa “spruzzare”, il gesto appunto di allungare il vino con l’acqua. Un’altra teoria racconta invece che il nome deriverebbe da un vino austriaco, più precisamente della regione di Wachau.
Non esiste una composizione univoca per lo spritz, ma varianti cittadine, a loro volta interpretate liberamente dai baristi, ognuno con una propria preparazione particolare. La gradazione alcolica è quindi variabile, ma si può valutare mediamente sugli 8°. Un comune denominatore tra le varianti esistenti è comunque la presenza di vino bianco secco e acqua minerale gassata o seltz (si può usare anche l’acqua tonica) che, quantitativamente, devono essere almeno al 40% e al 30%; il restante 30% viene completato dalle più svariate tipologie di bevande alcoliche, a volte anche mischiate, con la regola non scritta di preservare una colorazione rossa del cocktail.
Nei capoluoghi del Veneto lo spritz viene oggi preparato mescolando alla base di prosecco e seltz del Campari, dell’Aperol (in netta prevalenza), del Cynar o del Select (o altre varianti) e aggiungendo una fetta di limone, d’arancia o un’oliva e qualche cubetto di ghiaccio.
Negli anni successivi, il costume si sarebbe diffuso ad altre città, con l’introduzione progressiva di varianti che, come tocco di colore, prevedevano l’aggiunta di alcolici di colore rosso, quali l’Aperol, il Campari, Bitter e il Select (quasi esclusivamente, quest’ultimo, nella città di Venezia) o di colore nero come la China Martini e il Cynar. Nel corso degli anni, la bevanda si è rapidamente diffusa nelle altre città del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino, dell’Istria, ultimamente si trova tranquillamente in tutti i bar da Milano alla Riviera Romagnola.
In Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige lo spritz è un vero rituale popolare, che coinvolge fin dalla tarda mattinata giovani e anziani. Negli ultimi anni si è diffusa la moda di consumarlo come aperitivo, prima di cena. È senza dubbio l’aperitivo più consumato, diffuso e contestato, un tradizionale viatico per la socialità nonché un simbolo della frizzante atmosfera cittadina. Nelle osterie di campagna, come nei bar del centro, lo spritz è servito con gli immancabili cicchetti (stuzzichini), con prodotti soprattutto della zona – affettati, formaggi, verdure grigliate, pesce a seconda delle località – sono ben presentati nei banconi dei locali. Lo spritz fa parte ormai del costume di tutto il Triveneto. In Friuli specialmente nella provincia di Pordenone lo spritz con l’Aperol assume il nome di “Furlan” spesso servito con un’oliva all’interno. In Slovenia e Croazia, che conservano ancora molte tradizioni legate alla cultura veneta, l’aperitivo è chiamato Spritzen. Lo spritz come inteso nel Veneto (prosecco e Aperol), in Alto Adige viene servito sotto il nome di veneziano.
Curiosamente, per quanto fannulloni, nottambuli e perennemente in strada, i romani sono relativamente immuni al rituale dell’aperitivo (con qualche tendenza all’incremento negli ultimi anni, relativamente limitata alle aree più fighette e parioline): ma mi sembra che prevalga piuttosto il rituale del cappuccino e cornetto…
Ma chissà, forte dell’affermazione alle europee, forse la Lega riuscirà a conquistare Roma e le altre capitali europee alla spritz hour.