15 febbraio – Galileo Galilei

Nasce a Pisa il 15 febbraio 1564. Galileo Galilei è molto importante, per la storia del pensiero scientifico, per la divulgazione scientifica e per il rapporto tra scienza e religione.

Ognuno di questi punti meriterebbe di essere discusso a lungo, ma mi limiterò ad alcuni spunti sui primi due, per soffermarmi di più sul terzo, tornato in qualche modo d’attualità nei mesi scorsi.

Il metodo galileiano: secondo Galileo il libro della natura è scritto secondo leggi matematiche e per poterle capire è necessario eseguire esperimenti con gli oggetti che la natura ci mette a disposizione. Galileo introduce quindi una distinzione tra l’aspetto teorico e quello sperimentale, in cui né uno né l’altro sono preponderanti: il modello teorico spiega un’osservazione sperimentale e anticipa future osservazioni.

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. (Il saggiatore)

La divulgazione. A partire da Il saggiatore (1623), Galileo scrive in italiano, e non in latino (la lingua dei dotti). Questa scelta è essenziale per comprendere lo scontro con le autorità ecclesiastiche: queste erano disposte ad ammettere la discussione delle teorie copernicane (condannate dal Sant’Uffizio nel 1616) purché esse fossero presentate come ipotesi scientifiche e non come realtà e purché il dibattito fosse condotto in ambito accademico (e dunque in latino). Nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, oltre al volgare Galileo sceglie la forma dialogica: nulla è più lontano dal principio di auctoritas che una forma dialettica, in cui due personaggi presentano le due teorie (Salviati è il portavoce delle idee copernicane di Galileo e Simplicio quello della dottrina tradizionale e dogmatica) e il terzo, Sagredo, rappresenta invece il discreto lettore, l’intendente di scienza, colui a cui è destinata l’opera, che interviene nelle discussioni chiedendo delucidazioni, contribuendo con argomenti più colloquiali, comportandosi come un medio conoscitore di scienza. In questo modo, il lettore è messo al posto di comando, ha  il compito (e la responsabilità) di essere il giudice ultimo dei meriti delle due teorie.

Il rapporto tra scienza e religione. La recente polemica sulla (mancata) lectio magistralis del papa alla Sapienza, di cui ha parlato anche questo blog in più occasioni (il 14 novembre 2007, il 17 e il 19 gennaio 2008), ha avuto il merito di porre nuovamente il problema all’ordine del giorno. Forse a questo punto vale la pena, perché mi sembra che conservino intatti una grande evidenza, riportare i termini della sentenza di condanna di Galileo Galilei del 22 giugno 1633 (qui il testo integrale):

Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell’età tua d’anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch’il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch’avevi discepoli, a’ quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l’istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l’istessa dottrina come vera; che all’obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d’una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura;

Volendo per ciò questo S.cro Tribunale provedere al disordine e al danno che di qui proveniva e andava crescendosi con pregiudizio della S.ta Fede, d’ordine di N. S.re e del’Eminen.mi e Rev.mi SS.ri Card.i di questa Suprema e Universale Inq.ne, furono dalli Qualificatori Teologi qualificate le due proposizioni della stabilità del Sole e del moto della Terra, cioè:

Che il Sole sia centro del mondo e imobile di moto locale, è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere espressamente contraria alla Sacra Scrittura;

Che la Terra non sia centro del mondo né imobile, ma che si muova eziandio di moto diurno, è parimente proposizione assurda e falsa nella filosofia, e considerata in teologia ad minus erronea in Fide.

[…]

E essendo ultimamente comparso qua un libro, stampato in Fiorenza l’anno prossimo passato, la cui inscrizione mostrava che tu ne fosse l’autore, dicendo il titolo Dialogo di Galileo Galilei delli due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano; ed informata appresso la Sacra Congre.ne che con l’impressione di detto libro ogni giorno più prendeva piede e si disseminava la falsa opinione del moto della terra e stabilità del Sole; fu il detto libro diligentemente considerato, e in esso trovata espressamente la transgressione del predetto precetto che ti fu fatto, avendo tu nel medesimo libro difesa la detta opinione già dannata e in faccia tua per tale dichiarata, avvenga che tu in detto libro con varii ragiri ti studii di persuadere che tu lasci come indecisa e espressamente probabile, il che pur è errore gravissimo, non potendo in niun modo esser probabile un’opinione dichiarata e difinita per contraria alla Scrittura divina.

[…]

Pertanto, visti e maturamente considerati i meriti di questa tua causa, con le sodette tue confessioni e scuse e quanto di ragione si doveva vedere e considerare, siamo venuti contro di te alla infrascritta diffinitiva sentenza.

Invocato dunque il S.mo nome di N. S.re Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre Vergine Maria; per questa nostra diffinitiva sentenza, qual sedendo pro tribunali, di consiglio e parere de’ RR Maestri di Sacra Teologia e Dottori dell’una e dell’altra legge, nostri consultori, proferimo in questi scritti nella causa e nelle cause vertenti avanti di noi tra il M.co Carlo Sinceri, dell’una e dell’altra legge Dottore, Procuratore fiscale di questo S.o Off.o, per una parte, a te Galileo Galilei antedetto, reo qua presente, inquisito, processato e confesso come sopra, dall’altra;

Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un’opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.

E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell’avvenire e essempio all’altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de’ Dialoghi di Galileo Galilei.

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t’imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.

Galileo fu costretto all’abiura:

Io Galileo […] sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova;

Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d’ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d’eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

[…]

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.

Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.

Castelli di sabbia

Dal Corriere della sera del 12 febbraio 2008.

Brevi FISICA

Scoperto il segreto dei castelli di sabbia

ROMA – Sabbia e acqua per i castelli di sabbia? Troppo semplice da spiegare ai bambini. E così lo scienziato Mario Scheel del Max Planck Institute for Dynamics and Self Organization di Goettingen, insieme con il suo team di ricercatori ha studiato in quale modo il liquido si espande tra i granelli di sabbia. La ricerca è stata pubblicata ieri su Nature Materials. Scheel è arrivato alla conclusione che i granelli di sabbia restano uniti tra loro attraverso bizzarri ponti liquidi a forma di doppia trombetta. Per raggiungere questo risultato lo studioso ha costruito un’ immagine tridimensionale di un mucchio di sabbia. Inoltre, ha scoperto che soltanto quando si è formato un numero sufficiente di questi «ponti», la poltiglia di acqua e sabbia diventa stabile e in grado di mantenere la sua forma.

Pagina 31
(12 febbraio 2008) – Corriere della Sera

Ma dove passa il confine? (metadati 6)

Ne hanno parlato un po’ tutti i giornali. Io riprendo la notizia da tiscali. spettacoli:

“Non è tempo di grande equilibro nelle scuole di samba” commentava il giornale brasiliano O Globo all’indomani del grande carnevale di Rio De Janeiro dove, tra numeri sempre più elaborati di ballo e costumi incredibili, una procace moretta è riuscita a calamitare l’attenzione generale. Lei si chiama Viviane Castro, 25 anni, alta 1 metro e 68 per 60 chili di curve ben distribuite. Viviane ha deciso di mettersi in mostra a Rio contravvenendo all’unica regola ancora valida nel carnevale più pazzo del mondo: non sfilare completamente nudi.

Neanche quattro centimetri di tessuto – Coperta di piume, paillettes e con un copricapo da dea circense, Viviane Castro è finita immortalata da teleoperatori e reporter, le sue immagini hanno fatto il giro del mondo in un baleno. Completamente nuda, sfilava e ballava sorridente in barba al pudore e alle regole. A chi le ha fatto notare scandalizzato che il suo nudo era integrale, la modella brasiliana ha ribattuto divertita: “Non è vero che ero completamente nuda. Indossavo una copertura strategica di 3,5 centimetri”. Esatto, era applicata proprio dove sta pensando chi legge.

Nessun problema a mostrarsi – In Brasile la Castro non è certo nuova al nudo. Esistono numerose gallerie fotografiche che la ritraggono come mamma l’ha fatta e, forse, come la genitrice non avrebbe voluto che lei si facesse fotografare. Zero vergogna, un ottimo rapporto con il proprio corpo è una gran voglia di esibizionismo. Adesso tutto il mondo lo sa.

Che c’entra con i metadati? C’entra perché questo episodio curioso ci permette di riprendere la riflessione che stavamo facendo sulle classificazioni:

La classificazione non è per mettere ordine all’universo, è per mettere ordine alle nostre idee. […] Ciò che rende imbarazzante oggi la classificazione di Wilkins e il sistema decimale Dewey è che la nostra cultura, le nostre conoscenze e le nostre sensibilità oggi organizzano il sapere diversamente. Classificare non è uno sforzo inane, ma un’attività continua, dai risultati necessariamente provvisori.

La notiziola di Rio ci spinge a fare un’altra riflessione e a porci un’altra domanda. In questo caso, lo scopo della classificazione è abbastanza chiaro: una regola (probabilmente di tipo consuetudinario, ma questo non è importante) stabilisce che al carnevale di Rio non si può sfilare completamente nudi.

Facciamo un esperimento (un esperimento del pensiero, un Gedankenexperiment, come piaceva a Einstein). Riguardate la foto sopra. Secondo voi, è una donna nuda? Completamente nuda? Adesso pensate di essere un giudice di Rio, che deve giudicare le scuole di ballo ed eventualmente squalificare chi sfila completamente nudo. È  nuda? completamente nuda? Fa differenza sapere se ha un cache-sexe o no?

Per stabilire se la regola è rispettata o violata è necessario disporre di un criterio di decisione: quando la nudità è completa? La regola ci deve permettere di discriminare le persone vestite (anche soltanto parzialmente) da quelle nude. Nella maggior parte dei casi la scelta è agevole, ma poi abbiamo delle situazioni di frontiera. In prossimità della soglia, la regola di decisione diventa sempre più ambigua e più difficile da applicare.

Quando la regola è di facile applicazione, ci è utile perché ci risparmia la fatica di pensare caso per caso (a questo servono le regole!). Ma al confine la difficoltà di applicazione ci obbliga a porci delle domande che trascendono la regola: qual è lo scopo della norma? nascondere alla vista i genitali? (Perché se non fosse così basterebbe il copricapo della Castro, o che il pezzetto di stoffa fosse applicato su un gomito, o un cache-sexe trasparente).

Al confine, decidere significa davvero tagliare via: o di qua o di là. E dunque, al confine, ogni soglia diventa arbitraria, nel senso che chi deve scegliere esercita il suo arbitrio.

Anche per questo, come dicevamo qualche tempo fa, classificare è un’attività continua, dai risultati necessariamente provvisori.

6 febbraio

Ho vissuto a Milano per i primi 25 anni della mia vita. Non abitavo neppure lontano. Il mio liceo poi era vicinissimo.

Piazza VI febbraio. Il capolinea del 19 (all’altro capolinea c’era un jazz club, molto più interessante: ma è tutta un’altra storia).

Insomma, lo scopro oggi, Nel 1853 (155 anni fa) un manipolo di eroi (ahimè sprovveduti) insorge contro il giogo austriaco.

L’idea era gagliarda: la domenica del carnevale, gli austriaci e alleati tutti ubriachi e ingrifati; che si fa, operoso popolo lombardo? si insorge contro l’oppressore.

Ma i genovesi non mandano le armi da fuoco che avevano promesso. Che si fa? Si insorge lo stesso. Gli ungheresi non disertano (e l’avevamo promesso). Si insorge lo stesso. Ma siamo soltanto mille. Si insorge lo stesso. Ma è quasi buio, sono già le 17. Si insorge lo stesso. Ma dovevano tagliare l’illuminazione a gas e non l’hanno fatto. Si insorge lo stesso. I borghesi mazziniani sono rimasta a casa. Si insorge lo stesso.

Eroici.

Risultato: la rivolta sedata prima dell’alba del 7, quasi 1.000 arresti, 16 impiccagioni, un bel po’ di lavori forzati.

Ne parla anche Karl Marx (in feroce polemica con Mazzini), in una sua corrispondenza comparsa sul numero dell’8 marzo 1853 sul New York Daily Tribune con il titolo I moti di Milano:

L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40.000 soldati tra i migliori d’Europa … Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. È da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle revolutions improvisées, come le chiamano i francesi … In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione ...

Così deboli, così impotenti sono le cosiddette ‘potenze’. Esse sentono che i troni d’Europa vacillano dalle fondamenta alle prime avvisaglie del terremoto rivoluzionario. Circondate dai loro eserciti, dalle loro fortezze, dalle loro prigioni, tremano di fronte a quel che esse chiamano ‘i tentativi sovversivi di pochi miserabili prezzolati’.

La calma è ristabilita’. Lo è, infatti: è la sinistra, terribile calma che subentra tra il primo e il secondo più violento scoppio del temporale.

5 febbraio – Giacobbe La Motta (aka Jake La Motta aka Toro scatenato)

Il 5 febbraio 1943, 65 anni fa, Jake La Motta è il primo a battere Sugar Ray Robinson, che all’epoca aveva un record di 40 incontri da professionista, tutti vinti.

Ma è solo un pretesto per rivedere il film di Martins Scorsese con Robert De Niro (Raging Bull, 1980).

2 febbraio 1943 – Stalingrado

Altro che Candelora. Il 2 febbraio 1943, 65 anni fa, le truppe tedesche si arrendono e finisce, con una decisiva vittoria sovietica, una battaglia decisiva per l’esito della 2° guerra mondiale.

La battaglia si inscrive nell’ambito dell’Operazione Blu (Fall Blau) che, nell’estate del 1942, avrebbe dovuto portare le forze dell’Asse alla conquista dei campi petroliferi del Caspio.

La difesa di Stalingrado fu assegnata da Stalin al maresciallo Yeremenko, al luogotenente generale Chuikov e al commissario politico Nikita Krushchev (sì, proprio lui, quello che poi si tolse la scarpa all’ONU). Gli attacchi iniziali delle forze dell’Asse ebbero successo: raggiunsero il Volga e Stalingrado, massicciamente bombardata, fu percorsa da una tempesta di fuoco. La difesa della città fu sostenuta dai lavoratori delle fabbriche, donne comprese.

L’ordine di Stalin (27 luglio 1942) era “Non un passo indietro!” e prevedeva il tribunale militare per chi avesse ordinato la ritirata. I tedeschi, entrati in città, non riuscivano ad avanzare. La battaglia divenne sanguinosissima da entrambe le parti. Si combatteva strada per strada, casa per casa.

Dopo tre mesi di carneficina, l’Asse aveva conquistato pressoché tutta la città a ovest del Volga. Ma il 19 novembre i sovietici diedero il via all’operazione Urano, attaccando i fianchi delle forze dell’Asse da nord e poi anche da sud (20 novembre).

Nella sacca (Kessel) che risultò da questa manovra a tenaglia restarono intrappolati 230.00 armati dell’Asse (in prevalenza tedeschi e rumeni). Gli assedianti divennero assediati. A nulla servì il tentativo di ponte aereo tentato dalla Luftwaffe, che perse quasi 500 aerei. Un tentativo tedesco di rompere l’assedio fallì, mentre ormai i sovietici, attraversando il Volga gelato, potevano rifornire Stalingrado. Il parziale successo dell’offensiva sovietica su Rostov (quella che risultò disastrosa per l’ARMIR) mise i rifornimenti per via aerea fuori portata, e con la perdita dei due aeroporti di Pitomnik (16 gennaio 1943) e Gumrak (25 gennaio) le forze asserragliate nella sacca restarono senza viveri e senza munizioni. Riprese la battaglia nelle strade. I sovietici offrirono una resa onorevole a von Paulus, ma Hitler non ne volle sapere. Von Paulus fu anzi insignito in extremis (30 gennaio) del titolo di Generalfeldmarschall e così, quando si arrese insieme a 21 generali, fu il prima feldmaresciallo a essersi arreso nella storia dell’esercito tedesco (nella foto qui sotto). Con lui si arresero 91.000 soldati stanchi e affamati. Ne sopravvissero soltanto 5.000.

L’effetto psicologico della vittoria sovietica e della disfatta tedesca fu immensa.

Per me Stalingrado è legata alla bellissima canzone degli Stormy Six, che racconta come la vittoria di Stalingrado diede forza al movimento di resistenza nelle fabbriche del Nord Italia.

Candelora e giorno della marmotta

Il 2 febbraio, la Candelora.

Premesse pedanti. Secondo la legge mosaica, i primogeniti maschi dovevano essere presentati al tempio:

Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione (Levitico12, 2-4).

La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi.

Il tutto si mescola con tre feste romane: il Lucernare (“Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” – Itinerarium 24, 4), i Lupercali e la Februatio (Ovidio, Fasti 2, 19-24, 31-32ss [Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch’essi februe. (…) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione…]). Giustiniano fissò la data della festa cristiana il 2 febbraio.

La Candelora, per la sua collocazione all’inizio del mese di febbraio, quando le giornate iniziano visibilmente ad allungarsi, è stata oggetto di detti e proverbi popolari di carattere meteorologico, quale ad esempio:

Quando vien la Candelora
dall’inverno semo fora,
ma se piove o tira vento,
nell’inverno semo dentro.

Quello che forse non tutti sanno è che una tradizione simile esiste negli Stati Uniti: il 2 febbraio è il giorno della marmotta (groundhog day). La credenza popolare è che quel giorno la marmotta si svegli dal letargo ed esca dalla tana; ma se vede la propria ombra (perché splende il sole), si spaventa e torna a dormire, e l’inverno durerà ancora 6 settimane (l’avevo scritto al contrario, sbagliando, e ringrazio che mi ha segnalato l’errore).

La credenza popolare è alla base di un bel film con Bill Murray:

Giovanni De Mauro su Internazionale lo racconta così:

Marmotta
Sabato prossimo è il giorno della marmotta. In quello che molti considerano giustamente un capolavoro assoluto della cinematografia contemporanea, Ricomincio da capo, Bill Murray è un giornalista televisivo che viene spedito a Punxsutawney, in Pennsylvania, per un reportage. Il 2 febbraio la marmotta Phil si sveglia dal letargo ed esce dalla tana. A seconda del suo comportamento, si capisce se l’inverno durerà altre sei settimane oppure no. Ma arrivato a Punxsutawney, Bill Murray si ritrova intrappolato in un loop temporale, un incubo senza fine. Il tempo si è bloccato: ogni giorno è il 2 febbraio, la sveglia suona alle sei in punto e dalla radio esce I got you babe. Ogni giorno succedono esattamente le stesse cose, ogni giorno si ripete uguale a quello precedente, senza che Bill Murray riesca a impedirlo. Prodi-Berlusconi-Prodi-Berlusconi: da quindici anni, in Italia, è il giorno della marmotta.

31 gennaio – Franz Schubert e Georges Pompidou

Due date:

  • 1797: nasce Franz Schubert.
  • 1977: si inaugura il Centro Georges Pompidou, progettato da Renzo Piano, Richard Rogers e Gianfranco Franchini. L’idea di fondo dell’originale progetto è quella di liberare lo spazio interno, per favorire la flessibilità delle installazioni e il movimento dei visitatori, spostando all’esterno dell’edificio tutti i servizi. Le infrastrutture sono all’esterno dell’edificio, in piena vista, e colorate con un codice che ne individua le funzioni: blu per l’aria (raffreddamento e riscaldamento), verde per i liquidi, giallo per i cavi elettrici, rosso per la movimentazione (scale mobili) e la sicurezza (estintori). L’edificio è progettato in due parti: l’infrastruttura (3 livelli) e la sovrastruttura (7 livelli in acciaio e vetro). La struttura portante in metallo ha 14 pilastri con 13 travi, con una luce di 48 metri e distanti 12,8 metri l’una dall’altra. A ogni livello, ai pilastri sono ancorati degli elementi di acciaio, le gerberette, lunghi 8 metri e pesanti 10 tonnellate l’uno. Le putrelle, lunghe 45 metri l’una, poggiano sulle gerberette, che trasmettono lo sforzo ai pilastri e sono equilibrate da tiranti a X. Ogni piano è alto 7 metri.

28 gennaio – LEGO

Ole Kirk Christiansen cominciò a costruire giocattoli di legno nel 1932 e adottò il nome LEGO (dal danese leg godt, “gioca bene”, anche se il riferimento al greco λέγω, “raccolgo” per noi è irresistibile).

il 28 gennaio 1958 (50 anni fa) furono brevettati ed entrarono in produzione i mattoncini che conosciamo adesso, e da quella data le diverse generazioni sono compatibili tra loro.

Si stima che ogni abitante della Terra abbia in casa 62 mattoncini, in media. Ma poiché soltanto a casa mia ce ne sono (penso) parecchie migliaia, immagino che la distribuzione sia fortemente asimmetrica.

Il LEGO è un’icona geek (suggerisco in proposito la lettura di Microserfs di Douglas Coupland), e io e i miei figli non facciamo eccezione. Uno psicologo potrebbe dire che sono il tipico giocattolo per autistici, o almeno per persone affette (in forma più o meno grave) dalla sindrome di Asperger: sono duri e squadrati, in contrapposizione a quelli tondi e morbidi, come i peluche, che stimolano un attaccamento effettivo piuttosto che il ragionamento logico.

LEGO ha generato LOGO, e LOGO ha generato STARLOGO e NETLOGO: ma questa è tutta un’altra genealogia biblica.

Una galleria di immagini di realizzazioni fatte con LEGO la trovate qui.

24 gennaio – Scout

Secondo l’enciclopedia Britannica Online, esattamente 100 anni fa Robert Baden-Powell istituì il primo gruppo di scout. Il movimento scoutistico però ha festeggiato il suo centenario lo scorso anno, commemorando il campo di Brownsea Island (31 luglio-9 agosto 1907). Il 1° agosto 2007, all’alba, gli scout di tutto uil mondo hanno rinnovato la promessa. In Italia l’evento principale è stato quello del Circo Massimo a Roma, dove erano presenti i principali esponenti dello scoutismo e del governo (Romano Prodi, Giovanna Melandri, Giuseppe Fioroni).

Strano tipo, questo Baden-Powell (che gli scout adorano come gli aderenti all’Opus dei adorano Escrivà de Balaguer). O, quanto meno, profilo psicologico interessante. Il padre (prete anglicano) era professore di geometria a Oxford e aveva già 4 figli da 2 precedenti matrimoni quando – a 50 anni – sposò Henrietta Grace Smyth (che di anni ne aveva 22): presto ebbero altri 4 figli (tra il 1847 e il 1850, uno all’anno) e, dopo una pausa durante la quale ebbero altri figli morti da piccoli, una nuova serie di 3 figli tra il 1857 e il 1860. Robert è il primo della terza serie. Nel 1860 il padre muore e il piccolo Robert viene allevato dall’energica madre. Più tardi frequenta la prestigiosa (e famigerata) public school di Charterhouse (meriterebbe un post a sé, ma ci basti qui dire che tra gli Old Carthusians ci sono Peter Gabriel e i primi Genesis) e, dicono gli apologeti, matura abilità scoutistiche facendo marachelle nei boschi. Ma suona anche il piano e il violino, recita, cattura e dipinge farfalle (con entrambe le mani).

Della vita sessuale di Baden-Powell, e in particolare se fosse omosessuale, non ce ne può fregare di meno. Ci interessa, invece, il suo ruolo come militare e come poliziotto nella guerra boera.

Nel 1876 abbraccia la carriera militare, come tenente. Prima in India, poi in Sudafrica, a Malta e di nuovo in Africa (Rhodesia, Sudafrica e Africa occidentale) e in India. Lo scoppio della guerra boera lo trova il più giovane colonnello dell’impero. L’assedio di Mafeking, quando resiste per 217 giorni a preponderanti forze boere, ma con costi di vite umane spaventosi (le razioni assegnate ai neri erano molto più contenute di quelle dei bianchi e almeno 2.000 morirono di fame), ne fa un eroe. È in quest’occasione che crea e utilizza con successo un corpo di cadetti.

Il suo incarico successivo è quello di comandante della polizia sudafricana. Non è una pagina limpida. Anche se pare che non fu Baden-Powell, ma Lord Kitchener, a organizzare i primi veri campi di concentramento della storia, il nostro era pur sempre il capo della polizia.

Secondo l’Oxford English Dictionary: a concentration camp is a camp where non-combatants of a district are accommodated, such as those instituted by Lord Kitchener during the South African war of 1899-1902. La distinzione importante è tra internare e imprigionare. Si imprigiona un individuo dopo un legale processo; si interna un gruppo sulla base di criteri di pericolosità (politica, etnica, sociale…). Formalmente, gli inglesi li dipinsero come una sorta d’aiuto umanitario alle famiglie le cui fattorie erano state distrutte dalla guerra; in realtà, era una componente della tattica della “terra bruciata” utilizzata per contrastare la guerriglia boera (la tattica prevedeva la distruzione delle fattorie e dei raccolti, l’avvelenamento dei pozzi, lo spargimento di sale sulla terra per renderla improduttiva e, naturalmente, la deportazione degli abitanti). Ne furono costituiti 34 (laager, in Afrikaaner). Non erano campi di sterminio, ma le razioni erano insufficienti, le condizioni igieniche spaventose, l’assistenza medica inesistente. Un rapporto britannico, a guerra finita, dà queste cifre: 27.927 boeri (di cui 22.074 bambini sotto i 16 anni) e 14.154 neri (altre fonti parlano di oltre 20.000) morti. Si tratta del 25% degli internati, uno su quattro. E pensare che i boeri morti in battaglia furono soltanto 3.000! Iniziava il secolo XX e la guerra moderna.

Qui sotto: Lizzie van Zyl, una bambina boera, sul suo letto di morte al laager di Bloemfontein.