Jack Lemmon – 27 giugno 2001

Sono passati 7 anni dalla scomparsa di Jack Lemmon.

Lo ricordiamo in due modi, con A qualcuno piace caldo, la più bella commedia di tutti i tempi …

… e con una lunga intervista, che trovate qui.

26 giugno – Codice a barre

26 giugno 1974, Troy, Ohio, ore 8:01. Clyde Dawson mette nel carrello del supermercato Marsh una confezione da 10 di gomme Wrigley’s alla frutta (50 lastrine). La cassiera Sharon Buchanan legge il codicen a barre. 67 ¢. Inizia una nuova era.

Com’era il mondo prima? Noi in Italia lo ricordiamo meglio. Ogni confezione di ogni prodotto aveva un adesivo con il prezzo. Il cassiere (più spesso la cassiera) lo trascriveva. Il conto (ma ci voleva più tempo) era fatto, ma non era possibile utilizzare l’informazione per gestire il magazzino o per valutare le abitudini di consumo del cliente (a che cosa pensate che servano le tessere fedeltà?).

La storia del codice a barre è lunga. Cominciarono a lavorarci nel 1948 due laureati della Drexel University, Bernard Silver and Norman Joseph Woodland. All’inizio pensarono a un inchiostro sensibile alla luce ultravioletta. Troppo costoso. Poi Woodland tornò a casa, in Florida. Gli venne l’idea di usare l’alfabeto Morse, ma se il lettore non era perfettamente allineato la lettura falliva. Pensò anche a bolle di differente grandezza: un altro fallimento.

Un giorno, sulla spiaggia – racconta la leggenda – mentre giocava con l’alfabeto Morse prolungò distrattamente le linee e i punti. Era nato il codice a barre.

Come leggerlo fu suggerito a Woodland e Silver dal modo in cui il proiettore legge la colonna sonora dei film (il laser non esisteva ancora).

Adesso era solo un problema di sfruttamento commerciale. Non facile. Il sistema di lettura sviluppava troppo calore. I computer erano aggeggi enormi e costosissimi. Brevettarono l’idea e cercarono di venderla a IBM. Niente. Lo comprò la Philco (sì, quella dei frigoriferi di Papalla), che poi la rivendette all’RCA.

IBM tornò in testa quando sviluppò il primo lettore laser. Si alleò con la NCR, che produceva registratori di cassa, e aveva sede a Dayton, Ohio (per questo fu scelto un supermercato di Troy).

La cassa automatica costava 44.000 dollari di oggi, lo scanner 4.000.

Per saperne di più:

www.wired.com

Barcodes Sweep the World

Angela di Jose Feliciano (Canzone per un’amica)

La scrisse nel 1975 per la colonna sonora di un film (Aaron loves Angela) e, in questa versione lunga, è abbastanza rara. La canzone in sé è un po’ mielosa, ma la lunga coda a me piace moltissimo (grosso modo dopo 3 minuti e mezzo nel video).

Angela, do you really love me
Or is this a game you play
Can I believe the tender words you say
Or, is this my final day with you, Angela

Do you remember that night you told me that you loved me so
You held me tight as if you’d never let me go.
What do I know of you, Angela.

Angela, the world was made for you and me.
A love like ours was meant to be.
We’re strong together can’t you see.
So, if you love me
I promise I will never, never let you go.
I’ll think about that night

You said you loved me so.
Or was it a show, Angela.

(Tell me Mama)
Angela, the world was made for you and me.
A love like ours was meant to be.
We’re strong together can’t you see.
So, if you love me
I promise I will never let you go.
I’ll think about that night
You said you loved me so.
Or was it a show, Angela.

Angela, Angela, Angela, Angela,
Angela, Angela, Angela, Angela,
Angela, Angela, Angela, Angela,
Angela, Angela, Angela, Angela.

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The Road

McCarthy, Cormac (2006). The Road. London: Picador. 2007.

Scritto stupendamente. Mc Carthy è un maestro della lingua e del ritmo. Senza dubbio.

Ma tutti gli altri dubbi che avevo avuto leggendo No Country for Old Men trovano per me conferma. McCarthy racconta un’America post-apocalittica (l’inverno nucleare? la morte termodinamica dopo il riscaldamento globale?). Non cerca la verosimiglianza (e che diamine, mica scriviamo romanzi di fantascienza noi!), cerca l’assoluto del rapporto padre/figlio, l’assoluto del bene contro il male, anche (metafora insistita fino a essere banalizzata) la luce contro le tenebre. Un libro che sa di Bibbia (di Apocalisse in senso stretto) e di fondamentalismo, come già l’altro che ho letto.

Non può che venire alla mente Il vecchio e il bambino, che pure è in assoluto il brano di Radici (il capolavoro di Guccini) che mi piace meno.

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

Il giorno più lungo

‘Do you always watch for the longest day of the year and then miss it? I always watch for the longest day of the year and then miss it.’

Francis Scott Fitzgerald. The Great Gatsby.

I missed it.

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Twilight

Meyer, Stephanie (2005). Twilight. London: Atom. 2007.

Twilight

wikipedia.org

Un fenomeno editoriale. Il libro, uscito nel 2005, è tuttora all’8° posto nella classifica generale di Amazon (USA) e al 40° posto in quella britannica. Io mi ci sono imbattuto per questo: quando ho letto Firmin, spacciato per bestseller negli Stati Uniti per creare un bestseller italiano (e l’operazione è riuscita, potenza del marketing), sono andato a guardare la classifica di Amazon e mi sono imbattuto in questo romanzo (il primo di una saga). Benché la copertina me ne avesse tenuto lontano quando lo avevo visto in libreria, la curiosità ha prevalso, anche perché è una storia di vampiri e a me i vampiri, come mito, interessano (vedi il post su Miriam si sveglia a mezzanotte).

Twilight non è soltanto brutto, è fastidioso. Intanto, è un libro di genere in senso deteriore, destinato ai teenager, anzi alle teenager. Alle teenager americane, per di più, e quindi è pieno del chiacchiericcio scioccherello che abbiamo visto in decine di film: l’ultima arrivata a scuola, tutti curiosi, alcuni la corteggiano e altri la schizzano, i balli. Glurb.

Scritto per di più malissimo (aridatece la Rowling).

Mi viene la nausea anche solo a provare a parlarne. Vi basti il mio consiglio: non compratelo e non compratelo alle vostre figlie.

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Something in the Air

Un ricordo venuto a galla come un occhio di grasso nel brodo, per usare una metafora particolarmente poetica. Per me è stata una delle canzoni più importanti del 1969 (e il 1969 è stato il mio vero 1968).

Thunderclap Newman è stato un gruppo di un solo album, anzi di un solo 45 giri, questo Something in the Air arrivato al 1° posto nella classifica britannica il 2 luglio 1969 e rimasto al top per 3 settimane. ero a Dublino ed è stata la mia canzone preferita di quel periodo.

Tornato in Italia, ne feci con mezzi rudimentali la “base” per una versione italiana che cantavano mia sorella e alcune sue amiche.

Riporto le informazioni sul gruppo da AllMusicGuide:

John “Speedy” Keene was an old crony of the Who, and had written “Armenia City in the Sky,” which appeared on The Who Sell Out LP. The unlikely Andy Newman played terrific pub-style piano and looked much like a postal clerk, which in fact, he was. Jimmy McCullough, the guitarist, looked to be a mere teenager, and so he was. It was this combination, plus the production efforts of Pete Townshend, that offered the album, Hollywood Dream. As the now-classic single, “Something in the Air” had long preceded it, the album delivered the goods in a similar fashion, fueled by Keene’s reedy vocals and Newman’s charming honky-tonk piano. Hollywood Dream has remained an anglophile fave; sadly, it was to be Thunderclap Newman’s only album. Even if you own the original LP, make sure to check out the recently expanded edition of the compact disc.

Le parole della canzone riportano al clima infuocato di quegli anni:

Call out the instigators because there’s something in the air,
We got to get together sooner or later because the revolution’s here,
And you know it’s right and you know that it’s right.
We have got to get it together.
We have got to get it together now
We’re together now.

Block off the streets and houses because there’s something in the air,
We got to get together sooner or later ‘cos the revolution’s here
And you know it’s right and you know that it’s right
We have got to get it together
We have got to get it together now

Hand out the arms and ammo
We’re gonna blast our way through here
We’ve got to get together sooner or later becaue the revolution’s here
And you know it’s right and you know that it’s right
We have got to get it together
We have got to get it together now
We have got to get it together now
Now, we’re together now, the revolution’s here,
It’s here, the revolution’s here now.

Anche per questo, il brano fu inserito nella colonna sonora di Fragole e sangue (The Strawberry Statement), un film del 1970 che molti (spero) ricorderanno.

Molti l’hanno reincisa. Tra questi, Bob Dylan e Tom Petty (fecero un tour insieme, e suonarono in Italia – la seconda volta di Bob Dylan se si esclude la leggenda metropolitana della sua apparizione al Folkstudio – al Paleur di Roma il 3 ottobre 1987, con Roger McGuinn dei Byrds come support group, e io c’ero, ma questa è tutta un’altra storia; la prima era stata, sempre al Paleur, il 19 giugno 1984, ed ero anche lì).

Il miglior amico dell’orso

Paasilinna, Arto (1995). Il miglior amico dell’orso (Rovasti Huuskosen petomainen miespalvelija). Milano: Iperborea. 2008.

Salutato con entusiasmo dalla critica (la recensione più riuscita mi è sembrata quella di Sebastiano Triulzi su Alias), a me è sembrato un romanzo un po’ esile. Nel senso che gli ingredienti non sono originali: un girovagare picaresco di un Don Chisciotte e di un Sancho Panza (che qui, però, sono un pastore protestante in crisi e un giovane orso), come occasione per ripensare all’assurdità della vita e delle sue convenzioni.

Lo humour finnico è un piacevole miscuglio di un understatement surreale e ironico e di un approccio alle funzioni corporee (sesso incluso) grasso e materialistico. Non aspettatevi un capolavoro, ma si legge con piacere.

Anedonia

Dal greco αν-, senza + ηδονή piacere ), è in psicologia l’incapacità di trovare piacevoli attività o situazioni che normalmente lo sono (mangiare, essere attivi, avere rapporti sociali o sessuali…).

Cito liberamente da un articolo trovato sul web:

Con il termine “anedonia”, in psichiatria, viene comunemente intesa la condizione del paziente completamente incapace di provare piacere di ogni tipo.

Ribot, nel 1897, coniò il termine per descrivere una “patologica insensibilità al piacere”, applicando la definizione a soggetti incapaci di provare piacere in attività sessuali, alimentari, relazionali e affettive.

Bleuler, nel 1911, definì l’anedonia come una caratteristica basilare delle schizofrenie, “un segnale esterno del loro stato patologico”.

Kraepelin, nel 1913, parlò dell’anedonia come sintomo fondamentale della dementia precox, condizione clinica in cui i pazienti risultano avere “una caratteristica indifferenza verso le relazioni interumane… con perdita… di soddisfazione… nella ricreazione e nei piaceri, quale primo sintomo manifesto che segna l’esordio della patologia”.

Nel 1980, il DSM III ha indicato l’anedonia come uno dei sintomi chiave della depressione maggiore.

L’anedonia è definita e valutata quantitativamente mediante specifiche scale proposte da Ettenberg nel 1993.

Il DSM IV (1994) considera l’anedonia un core symptom della depressione, ma anche un sintomo negativo della schizofrenia. È definita, inoltre, come perdita di reattività agli stimoli piacevoli, ma anche come diminuzione degli interessi o appiattimento affettivo.

Secondo Willner (1994), l’anedonia dovrebbe essere caratterizzata dalla cronicità, al fine di differenziare il sintomo psicopatologico, da uno stato, transitorio e reattivo, caratterizzato da una riduzione delle attitudini volitivo-motivazionali e delle interazioni relazionali, che può derivare da ordinarie e temporanee problematiche della vita quotidiana.

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Chopin – Preludio op. 28 n. 20

Uno Chopin inconsueto. Poche ore fa l’ho sentito suonare da Sokolov.

Qui due interpretazioni classiche (quella di Sokolov è stata molto russa, e molto “busoniana”).

Alfred Cortot, Chopin reincarnato:

Maurizio Pollini, dal vivo, nel 2002 a Tokio:

Queste le variazioni che Ferruccio Busoni ha scritto su questo preludio (suona Geoffrey Madge, uno specialista):

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