Ancora Vecchioni, a grande richiesta

In effetti Donna felicità è ai limiti dell’osceno.

E devo confessare che non mi piace nemmeno questa (L’ultimo spettacolo), che ci propone Jacopo Belbo: perché Vecchioni sembra sempre che stia per piangere? Le parole sono belle, ma – a parte qualche inciso – la canzone a me pare troppo elementare, troppo inno (nel senso di anthem)… anche se cresce e la seconda metà è meglio della prima. Mi perdonino i fan.

Pubblicato su Musica. Leave a Comment »

Toti Scialoja, un assaggio

Ti ricordi gli storni che a stormi
nei tramonti dei nostri bei giorni
quando i treni si fanno notturni
attorniavano Terni e dintorni?

Bei tramonti che accesero Terni
rispecchiandone il fuoco dei forni
mentre i cieli diventano inferni
taciturni se ruotano stormi.

Neri stormi sui monti di Terni
che di sera perdendo i contorni
frastornavano i nostri ritorni
con l’eterno stormire degli orni.

Son trascorsi gli autunni e gli inverni
sono andati e tornati gli stormi
sulla Nera su Terni su Narni
sulle pere forate dai vermi.

***
Locomotiva avanti, locomotiva indietro,
cento camaleonti mi guardano dal vetro.
La comitiva è affranta, la comitiva è muta,
son tutti al finestrino nessuno mi saluta.
La commozione è forte, la commozione è piena,
quando schiacciano ai vetri le squame della schiena.
 ***

La stanza la stizza l’astuzia
di quando vivevi a Venezia
ed eri zanzara… la pazza
zanzara – che all’alba è un’inezia.

***

Passa in cielo una folaga…
Ne segue un’altra, analoga.

***

La cincia maschio che fischia a Schio
corre un bel rischio: ci fischio anch’io!

***

Son teneri, rosei ed inermi
i vermi di Forte dei Marmi
che in coro mi cantano : “Dormi!”.
Cullato dal canto dei vermi
se dormo non posso sognarmi
che un mare di vermi che mormori.

***

Ogni topo di chiavica
appena nato naviga.

 ***

Si fa bruno a Brunico il cielo all’imbrunire.
Dentro l’ombra al lombrico non resta che lombrire.

Carducci, la vendetta

T’amo pio bove, anzi ne amo nove
T’amo passerotto, anzi ne amo otto
Vi amo civette, anzi ne amo sette
Vi amo osèi, anzi ne amo sei
Amo chi delinque, anzi ne amo cinque
T’amo mio gatto, anzi ne amo quattro
T’amo scimpanzè, anzi ne amo tre
T’amo pio bue, anzi ne amo due
Non amo nessuno, Carducci importuno

Grazie al compianto Toti Scialoja per l’idea originaria.

Garrire

Un dubbio che mi tormenta da anni: perché garrìscono sia le bandiere al vento sia le rondini?

Ma – direte voi – non hai tormenti peggiori, che te li meriteresti anche?

Io sono arrivato fin qui, e non è molto (cito dal De Mauro online, ma i vocabolari sono pressoché concordi e non sciolgono il mio dilemma):

  • di uccello, emettere garriti: ascoltare le rondini garrire.
  • di vela, bandiera, drappo e simili, sbattere, sventolare rumorosamente: nera | dietro garria co ’l vento imperial bandiera (Carducci)
  • (obsoleto) chiacchierare, ciarlare vanamente | fare rimproveri: garrire a qualcuno | litigare; imprecare, inveire; anche, transitivo, sgridare, rimproverare: pur che mia coscienza non mi garra (Dante).

Per il verso degli uccelli, la radice indoeuropea sarebbe gar (gridare, emettere un suono), da cui il sanscrito gir (voce) e girâ (canto): ne deriverebbero, anche tramite il latino e il greco, parole italiane apparentemente disparate come gracchiare, gracidare, gallo, gru e gergo.

Ma il garrire delle bandiere? per il rumore che fanno sventolando? non mi convince!

Perché il proto-indoeuropeo gar, secondo Grassmann (apparentemente un’autorità in materia) significherebbe anche innalzare? Non sarebbe male, se non fosse che Grassmann, fondatore misconosciuto dell’algebra lineare, si è dedicato alla linguistica come ripiego dopo il mancato riconoscimento del suo lavoro come matematico…

Il dubbio resta. Ma non ho dubbi almeno su questo: preferisco sentir garrire le rondini che veder garrire le bandiere.

Pubblicato su Parole. 4 Comments »

Singapore

Una delle canzoni più brutte della storia. E l’ha scritta Roberto Vecchioni.

Pubblicato su Musica. 6 Comments »

Sbucciando la cipolla

Grass, Günter (2006). Sbucciando la cipolla. Torino: Einaudi. 2007.

Il libro ha suscitato in Germania vivo interesse e ancora più vivaci polemiche perché Grass, un’icona della socialdemocrazia tedesca, in queste sue memorie autobiografiche racconta di essersi arruolato, sedicenne, come volontario nelle Waffen-SS. Certo, siamo molto lontani dal protagonista de Le benevole: Grass aveva poco più di 15 anni all’epoca dei fatti. Berlino sotto i bombardamenti, la disfatta dell’esercito nazista, i morti la fuga e la fame sono visti da Grass con gli occhi spaventati e confusi di un ragazzo. Non è reticente, ma i ricordi si confondono e Grass non lo nasconde.

Ma non mi sembra questo – per me che non sono tedesco – il cuore del libro. Sbucciando la cipolla è soprattutto un romanzo di formazione, nelle due accezioni del termine: romanzo, perché nonostante la materia autobiografica, emergono le qualità del grande scrittore, anche attraverso la mediazione della traduzione (di Claudio Groff); di formazione, perché seguiamo dall’interno, fino alla metà degli anni Cinquanta, la storia di una vocazione che stenta a trovare la sua strada e si fa largo attraverso le difficoltà materiali e il magma della Germania della dissoluzione e della ricostruzione. La ricerca della propria identità di Grass coincide con la ricerca di una nuova identità della Germania – come nei suoi romanzi.

Per questo il libro – che mi è sembrato molto bello – cresce pagina dopo pagina. Vale la pena di lasciare parlare lo stesso Grass.

In seguito ho rivoltato spesso i mucchi di fieno a destra e a sinistra del campo, non tanto per la giovane donna sul cui largo viso batteva la luce della luna e dimoravano efelidi non contate, quanto alla ricerca di me stesso, del mio Io scomparso degli anni giovanili; ma tutto si è ridotto soltanto al rumore e all’odore di fondo del mio primo, troppo frettoloso tentativo di essere una sola carne in due; uno sforzo che chiamano anche amore (p. 193).

Tutto svanito. È rimasto solo qualche disco, pezzi da collezione di cui sono geloso. E due amici, che ho lasciato dietro di me, restano saldi nel mio ricordo: una prigione sovraffollata, dalla quale nessuno viene rilasciato (p. 314).

Dal libro ho anche imparato dell’esistenza di Otto Pankok, artista di cui Grass è stato allievo. Tornerò su di lui perché è stato un cantore degli zingari, e un pacifista, come dimostra l’opera (famosissima in Germania) qui sotto.

Pubblicato su Recensioni. 2 Comments »

Mellow

L’aggettivo inglese, secondo il Merriam-Webster online, significa:

  1. di un frutto, tenero e dolce perché maturo
  2. di un vino, ben invecchiato e piacevolmente “mite” (noi diremmo rotondo, senza le spigolosità dell’eccesso di tannini)
  3. di una persona, reso gentile dall’età e dall’esperienza
  4. di una persona, di carattere ricco e a tutto tondo, senza stridore e ostentazione
  5. di una persona, caldo e rilassato, per effetto (o come per effetto) di una lieve ebbrezza
  6. di una persona, piacevole, gradevole
  7. di una persona, rilassato nell’affrontare la vita (laid-back)
  8. del terreno, soffice e argilloso.

Bene, così attrezzati possiamo apprezzare una canzone di Donovan, l’inno nazionale dei laid-back degli anni Sessanta, la cui mellowness ci sembra più da attribuire alla cannabis che all’alcol.

Il corto circuito è con lo slogan ripreso dal sindaco di Londra, Ken Livingstone, per migliorare l’impronta ecologica della città risparmiando acqua.

If it’s yellow,
let it mellow.
If it’s brown,
flush it down.

Il consiglio è ecologicamente solido. Avete bisogno che ve lo spieghi?

Delitto in sagrestia

Brunelli, Roberto (2002). Delitto in sagrestia. Mantova: Tre lune. 2002.

Un vinello leggero leggero: un lambruschino. Bella l’ambientazione mantovana.

Cruciverba

Il 21 dicembre 1913 è considerata la data di nascita del moderno cruciverba (crossword puzzle). In realtà, delle specie di quadrati magici fatti di lettere invece che di numeri erano stati pubblicati, per lo più in libri per l’infanzia, nell’Inghilterra del XIX secolo. A pensarci bene, un esempio noto di cruciverba arcaico è anche il famoso quadrato magico medievale, cui si sono voluti attribuire significati arcani.

Il crossword inventato da Arthur Wynne (un giornalista originario di Liverpool che operava negli Stati Uniti) e pubblicato sul domenicale New York World era invece concepito come il moderno passatempo, anche se ne differiva per la forma e l’assenza di caselle nere.

Per i più pigri, qui c’è la soluzione.

Nel 1978 negli Stati Uniti è stato pubblicato un francobollo celebrativo del primo cruciverba.

Berlusconi-Saccà

Mi rendo conto che molti l’hanno già diffuso, ma lo faccio anch’io, per due motivi:

  1. perché è istruttivo il tono, di chiacchiericcio, di arroganza, di pochezza intellettuale…
  2. non per le raccomandazioni, ma perché “io sto cercando di avere la maggioranza in Senato” (dopo il 6° minuto).

Giudicate da soli, senza paura. Ne siete capaci.

Ma non mi dite: “sono tutti eguali”. Anche se fosse vero (e in non lo penso), ogni azione va giudicata a sé. Gli errori non si compensano, non c’è una partita doppia dalle cazzate. Non basta un milioni di torti a fare una ragione.

Per i curiosi del gossip (ma non è il gossip il punto!) e per sapere qual è la merce di scambio su cui si gioca la stabilità della maggioranza al Senato, eccovi due eloquenti foto di Evelina Manna e Elena Russo.