Tirate sul pianista

Tirate sul pianista (Tirez sur le pianiste), 1960, di François Truffaut, con Charles Aznavour, Marie Dubois, Nicole Berger e Michèle Mercier.

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Il secondo film di Truffaut, dopo I 400 colpi. Un film completamente diverso: quello era autobiografico, intimistico, francese; questo è l’adattamento di un noir, d’azione, americano. Truffaut stesso dice che voleva pagare i suoi debiti con il cinema americano che tanto amava. La critica invece scrisse che i registi della nouvelle vague erano tutti uguali, giravano una bella opera prima, autobiografica, e cadevano sul secondo film, per mancanza di professionismo e di mestiere.

Naturalmente non è così, e la materia si trasforma nelle mani di Truffaut che realizza (quanto meno, visto con gli occhi di adesso e il senno di poi) un film che più truffautiano non si può. La chiave (e il fascino) del film mi sembra stare nello scarto tra immagini e dialogo: al dialogo viene affidato il compito di continuare la riflessione, così pervasiva in tutta l’opera di Truffaut, sul rapporto tra i sessi e sull’amore. Delicatamente, intensamente, con delicatezza e ironia, anche qui.

Nel clip che segue, verso il quarto minuto e mezzo, c’è un divertente dialogo sulla fascinazione femminile esercitata sugli uomini, che anticipa film più tardi.

E qui una delicatissima scena d’amore (fatemi un piacere, guardatela due volte, la prima per intenerirvi, la seconda per ammirare la maestria del montaggio):

Ah, i baci di Truffaut. Ma qualcuno su YouTube ha avuto l’idea prima di me…

La storia di gangster – affidata alle immagini – è prevalentemente notturna, urbana, cupa e invernale, per poi concludersi nel bianco abbacinante della campagna innevata all’alba. Notate la morte di Léna verso la fine del settimo minuto, e la macchina che si muove nel silenzio assoluto.

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