Levitt-Dubner – Superfreakonomics

Levitt, Steven D. and Stephen J. Dubner (2009). Superfreakonomics: Global Cooling, Patriotic Prostitutes and Why Suicide Bombers Should Buy Life Insurance. London: Allen Lane. 2009. ISBN 9780713999914. Pagine 256. 14.99 £

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Moltissimi anni fa, pochi giorni prima della morte del Grande Timoniere (quindi doveva essere la fine d’agosto o l’inizio di settembre del 1976), in viaggio alla volta della Sardegna con gli zii, ci fermammo a mangiare da quello che all’epoca era il più reputato ristorante di Castiglion della Pescaia. Mi pare si chiamasse Romano (non esiste più da tempo). Ci servì di secondo dei gamberoni, o delle mazzancolle, spettacolari, fritti con una spolverata di pan grattato. Chiedemmo il bis. Il secondo piatto faceva schifo, tanto che accusammo Romano di aver riutilizzato lo stesso olio.

I sequel, nei libri ancor più che nei film e nei ristoranti, sono in genere peggiori dell’originale. Penso che la ragione vada divisa, ma non in parti eguali, tra autore e lettore. Al lettore manca l’effetto sorpresa: sa già quello che si deve aspettare, i punti di forza del modo di scrivere e di argomentare dell’autore li dà per scontati, i punti deboli e le cadute di stile li trova ormai, più che irritanti, insopportabili. Ma le responsabilità principali le ha in genere l’autore che, spinto dal successo del libro precedente, dai diritti che gli intasano il conto bancario e dalle pressioni della casa editrice, ti propina more of the same. E questo more of the same è, magari, qualche cosa che (saggiamente) l’editor aveva espunto dal primo volume, o una compilation frettolosa di articoli pubblicati sui quotidiani sull’onda del successo.

L’unico capitolo che meriti di essere letto, secondo me, è il quinto, “What do Al Gore and Mount Pinatubo have in common?”

* * *

Pochissime citazioni:

And yes, just as your grandmother always told you, practice does make perfect. But not just willy-nilly practice. Mastery arrives through what Ericsson calls “deliberate practice.” This entails more than simply playing a C-minor scale a hundred times or hitting tennis serves until your shoulder pops out of its pocket. Deliberate practice has three key components: setting specific goals; obtaining intermediate feedback; and concentrating as much on technique as on outcome [p. 61]

To build this fast, flexible, muscular, encyclopaedic system, Feied and Smith turned to their old crush:object-oriented programming. They set to work using a new architecture that they called “data-centric” and “data-atomic.” Their system would deconstruct each piece of data from every department and store it in a way that allowed it to interact with any other piece of data, or any other 1 billion pieces. [p. 72]

[…] “Are people really altruistic?” is the wrong kind of question to ask. People aren’t “good” or “bad”. People are people, and they respond to incentives. [p. 125]

To solve this puzzle, Semmelweis became a data detective. [p. 135]

[…] “McNamara is selling safety but Chevrolet is selling cars.” [p. 158]

Indeed, if we hadn’t played with Mother Nature by using ammonium nitrate to raise our crop yields, many readers of this book wouldn’t exist today. (Or they would at least be too busy to read, spending all day scrounging for roots and berries.) [p. 160]

Because cows – as well as sheep and other cud-chewing animals called ruminants –are wicked pollutants. Their exhalation and flatulence and belching and manure emit methane, which by one common measure is twenty-times more potent as a greenhouse gas than the carbon dioxide released by cars (and, by the way, humans).  The world’s ruminants are responsible for about 50 percent more greenhouse gas than the entire transportation system. [p. 167: poco sotto spiega perché il movimento “locavore” peggiora il problema, dal momento che la fase di produzione pesa per l’80% delle emissioni e i piccoli produttori sono molto più inefficienti dei grandi, mentre la fase di trasporto pesa soltanto per l’11%; però, ci spiega Mary Roach in Gulp, gli erbivori non ruttano]

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