Il presidente dell’Istat

Di un personaggio di secondo piano de I Miserabili, Victor Hugo scrive che «aveva, come tutti, la sua desinenza in -ista, senza la quale nessuno avrebbe potuto vivere a quel tempo, ma non era né realista, né bonapartista, né cartista, né orleanista, né individualista, era collezionista.»

Ecco, se potessi scegliere per me, direi che l’-ista che mi caratterizza meglio è: illuminista. Ho una grande fiducia nella ragione. Anzi, penso che ragione, ragionamento e ragionevolezza siano contagiosi: condizioni mentalmente trasmissibili.

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Questo è il principale motivo, anche se non il solo, per cui mi preme molto la statistica ufficiale. La statistica – a condizione di essere indipendente e di buona qualità – è uno strumento importante per l’affermazione della ragione: consente ai cittadini (mamma mia, tra un po’ non si potrà nemmeno scrivere “cittadini” senza esser tacciati di grillismo) di prendere decisioni o di esprimere valutazioni sulla base di informazioni quantitative, invece che di (o in aggiunta alle) sensazioni istintive. In inglese si direbbe che la statistica è empowering: il cittadino che ha buone informazioni statistiche dispone di uno strumento in più per operare e decidere razionalmente, in politica, ma anche nella vita quotidiana.

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