Il presidente dell’Istat

Di un personaggio di secondo piano de I Miserabili, Victor Hugo scrive che «aveva, come tutti, la sua desinenza in -ista, senza la quale nessuno avrebbe potuto vivere a quel tempo, ma non era né realista, né bonapartista, né cartista, né orleanista, né individualista, era collezionista.»

Ecco, se potessi scegliere per me, direi che l’-ista che mi caratterizza meglio è: illuminista. Ho una grande fiducia nella ragione. Anzi, penso che ragione, ragionamento e ragionevolezza siano contagiosi: condizioni mentalmente trasmissibili.

wikimedia.org/wikipedia/commons

Questo è il principale motivo, anche se non il solo, per cui mi preme molto la statistica ufficiale. La statistica – a condizione di essere indipendente e di buona qualità – è uno strumento importante per l’affermazione della ragione: consente ai cittadini (mamma mia, tra un po’ non si potrà nemmeno scrivere “cittadini” senza esser tacciati di grillismo) di prendere decisioni o di esprimere valutazioni sulla base di informazioni quantitative, invece che di (o in aggiunta alle) sensazioni istintive. In inglese si direbbe che la statistica è empowering: il cittadino che ha buone informazioni statistiche dispone di uno strumento in più per operare e decidere razionalmente, in politica, ma anche nella vita quotidiana.

Con queste premesse, non posso non essere preoccupato per la situazione dell’Istituto nazionale di statistica, privo di fatto di un vertice nella pienezza dei suoi poteri da quando, a fine aprile del 2013, Enrico Giovannini ha cessato di essere presidente per diventare ministro del lavoro nel Governo Letta. Il nuovo presidente designato, Pier Carlo Padoan, è diventato ministro dell’economia del nuovo governo Renzi.

Sulla base delle stesse considerazioni, sono particolarmente contento dell’iniziativa del Ministro per la semplificazione e la funzione pubblica del 24 marzo:

Al fine della proposta di nomina del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica-Istat, il Presidente del Consiglio dei ministri valuterà le manifestazioni di interesse presentate entro il 7 aprile 2014 tramite l’apposita piattaforma informatica “step-one”.
Le manifestazioni di interesse dovranno contenere, secondo le maschere già predisposte, dati anagrafici e titolo di studio, oltre ad una sintetica descrizione delle linee programmatiche sull’espletamento del mandato per il quale si manifesta interesse. Andrà anche allegato un curriculum vitae predisposto secondo il modello europeo. Si ricorda che il Presidente dell’Istituto deve possedere i requisiti previsti dall’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322 (PDF).
L’elenco dei soggetti che avranno presentato manifestazioni di interesse sarà pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento della funzione pubblica.
[…]
lunedì 24 marzo 2014

Per comodità di tutti, riporto anche la norma citata:

Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica, scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini, con esperienza internazionale, è nominato, ai sensi dell’art. 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. La designazione effettuata dal Governo è sottoposta al previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, che possono procedere all’audizione della persona designata. La nomina è subordinata al parere favorevole espresso dalle predette Commissioni a maggioranza dei due terzi dei componenti. […]

Tre considerazioni e commenti miei, che spero possano essere di interesse per i miei eventuali lettori:

Primo. Nella prospettiva che ho cercato in estrema sintesi di illustrare prima, l’Istat produce primariamente informazione statistica per tutti i cittadini. Il che, in una democrazia rappresentativa, significa: per il Parlamento. Non per il Governo. Per questo la norma (che è stata modificata in tal senso dall’art. 5 della legge 31 dicembre 2009, n. 196) prevede che la nomina sia subordinata al parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti espresso con una maggioranza dei due terzi: l’esecutivo designa, ma è il Parlamento ad approvare, con una maggioranza qualificata che garantisce una nomina bi-partisan. Alla stessa logica, quella dell’autonomia dai desiderata del potere esecutivo, risponde il requisito che il Presidente dell’Istat sia scelto tra gli accademici, nell’ipotesi che tra loro il rigore scientifico sia garanzia di indipendenza. Anche simbolicamente, la statistica pubblica è al servizio del cittadino, non del Governo. Se questa è la logica (che condivido pienamente) mi lascia molto stupito la correzione inserita (di fretta e furia, e senza grandi riflessioni, mi verrebbe da dire) che richiede che il Presidente dell’Istat vada individuato “tra i professori […] con esperienza internazionale”. L’inciso “con esperienza internazionale” è stato inserito (art. 8-bis comma 1 lett. d) in sede di conversione di un decreto legge che trattava di tutt’altro (Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni). Il problema è questo: se per “esperienza internazionale” non si intende un’esperienza accademica, ma un incarico ufficiale presso un’organizzazione internazionale (come era nel caso del designato Padoan, e del Presidente Giovannini prima di lui), questo correttivo modifica il sistema di check and balances accrescendo il peso dell’esecutivo: non si assurge a posizioni di rilievo negli organismi istituzionali senza la nomina o l’assenso di Palazzo Chigi e della Farnesina. Si rischia così di svuotare di fatto il requisito di essere un professore universitario.

Secondo. Nell’ordinamento italiano vige il principio della separazione tra politica e amministrazione, introdotto dal D. Lgs. 29/1993: la politica spetta agli organi di governo, l’amministrazione ai dirigenti.

Cito, per amor di sintesi, il riassunto che dell’art. 4 del D. Lgs. 165/2001 fa Wikipedia :

Nelle amministrazioni pubbliche italiane, secondo l’art. 4, comma 1, del D. Lgs. 165/2001, “gli organi di governo esercitano le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, definendo gli obiettivi ed i programmi da attuare ed adottando gli altri atti rientranti nello svolgimento di tali funzioni, e verificano la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa e della gestione agli indirizzi impartiti”.
A tale funzione, attribuita agli organi di governo, si contrappone quella attribuita ai dirigenti, ai quali, secondo il comma 2 del medesimo articolo, “spetta l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi, compresi tutti gli atti che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di spesa di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Essi sono responsabili in via esclusiva dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati”.

Giustamente, i compiti attribuiti al Presidente dell’Istat dal Regolamento di organizzazione dell’Istituto si attengono a questo principio: «Il Presidente […] sovrintende all’andamento dell’Istat e ne assicura il coordinamento tecnico-scientifico; […] emana, nell’esercizio delle sue funzioni, direttive generali e vincolanti agli uffici per l’attuazione degli indirizzi espressi dal Consiglio» e così via.

In virtù di questo principio, per evitare qualsiasi commistione tra funzioni di indirizzo e funzioni amministrative e gestionali, a me sembra importante che il futuro presidente dell’Istat non provenga dalla carriera interna. Mi rendo conto che non si tratta, a rigore, di una prassi affermata, ma del corollario di un principio generale; so anche che esistono precedenti di segno contrario, di grand commis della pubblica amministrazione “promossi” a ministri. Ma per la delicatezza del ruolo del Presidente dell’Istat – garante dell’imparzialità, dell’indipendenza e dell’autonomia della statistica ufficiale – avanzo ugualmente questa richiesta, che può essere soddisfatta senza troppe difficoltà.

Terzo e ultimo punto. Il Ministro per la semplificazione e la funzione pubblica ha sicuramente fatto un grande passo in avanti sulla strada dell’Open Government, sottraendo la nomina del futuro presidente dell’Istat alle trattative riservate condotte all’interno del Palazzo e scegliendo consapevolmente di limitare la sua libertà di proposta e la libertà di scelta del Consiglio dei ministri. Adesso faccia un passo ulteriore e renda quanto più possibile trasparenti tutti i passi della procedura. Non formulo una richiesta mia, ma ripropongo quella che – sulle pagine di wired.it – Flavia Marzano avanzò per la scelta del Direttore generale di Csi Piemonte, cioè di rendere noti in nome della trasparenza:

  1. i nomi dei commissari e le loro competenze specifiche per valutare un personaggio di tale rilievo
  2. l’elenco delle candidature
  3. i curricula dei candidati
  4. i parametri con cui saranno valutate le candidature
  5. i voti che verranno assegnati ai singoli candidati in base ai parametri di cui al punto precedente
  6. le motivazioni che generano i voti di cui al punto precedente.

Con gli opportuni adattamenti alla nomina ora all’ordine del giorno, mi sembra una richiesta ragionevole e condivisibile.

Pubblicato su Opinioni. 2 Comments »

2 Risposte to “Il presidente dell’Istat”

  1. puntomaupunto Says:

    «Il presidente dell’Istituto nazionale di statistica, scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini»
    Come mai, secondo te, anche “economiche”? Non ci sono abbastanza professori in materie statistiche? l’Istat è fondamentalmente un ente economico e non statistico? Just curious…

    • borislimpopo Says:

      Purtroppo non ho una risposta rigorosa che mi accontenti. Ho il sospetto che dipenda dal fatto che il principale artefice della riforma dell’Istat, presidente dal 1980 al 1993, Guido M. Rey, sia un professore di economia. Dopo Rey è stato presidente per 8 anni Alberto Zuliani (uno statistico), per altri 8 anni Luigi Biggeri (uno statistico economico), per quasi 4 anni Enrico Giovannini (un economista). Anche Padoan, presidente designato poi divenuto ministro, è un economista (sto facendo riferimento alle discipline di cui erano ordinari al tempo della nomina).
      L’Istat è fondamentalmente un ente (di produzione e di ricerca) statistico e non economico. Anzi, direi che negli ultimi 30-40 anni sono state le statistiche sociali a progredire più rapidamente di quelle economiche


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