Mario Missiroli – Fedeltà

Missiroli, Mario (2019). Fedeltà. Torino: Einaudi. ISBN: 9788858430392. Pagine 230. 9,99 €.

Fedeltà (Supercoralli) di [Missiroli, Marco]
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Mi era molto piaciuto, di Mario Missiroli, il precedente Atti osceni in luogo privato. Non ne conoscevo l’autore, ma ero stato attratto da una copertina clamorosa e maliziosa, che rimescolava in una specie di Gestalt switch un culo femminile e il simbolo della croce.

Atti osceni in luogo privato di [Missiroli, Marco]
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Atti osceni in luogo privato è un romanzo di formazione, di educazione sentimentale, filtrata (con leggerezza e crudezza) dall’erotismo, dalla formazione erotica. Tra Parigi e Milano – città entrambe da me molto amate – seguiamo la vita di Libero Marsell dall’adolescenza alla maturità. Lo stile è leggero, ironico, colto: vengono in mente certi film di Truffaut.

Nell’estate del 2015 ero anche stato a un incontro con l’autore, e avevo trovato anche lui affascinante, piacione (come si dice a Roma) e anche un po’ paraculo.

Anche Fedeltà orbita intorno ai sentimenti e si svolge in due città (questa volta Milano e Rimini, dove l’autore è nato). Il tema è la fedeltà del titolo, intesa sia come fedeltà coniugale nel senso più corrente e consumato (“Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito?” si chiede Carlo, uno dei protagonisti – pos. 874), sia come fedeltà a sé stessi (“Con lui aveva intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa.” gli fa contrappunto in un altro passo Margherita, moglie di Carlo, un’altra dei protagonisti – pos. 1797).

Ma il romanzo alla fine non mi sembra riuscito, a differenza del primo. Forse il punto principale è che non ha un centro. Troppo affollato di persone: oltre a Carlo e Margherita, ci sono Anna (la madre di Margherita), Sofia e Andrea (le “infedeltà”), e altri pezzi di famiglia, e amanti reali o anche soltanto desiderati. E per ognuna di queste persone, Missiroli si sente in dovere (o in diritto) di raccontarci qualcosa, di dare loro uno spessore raccontandoci storie, memorie, monologhi interiori… Alla fine, secondo me, solo i cinque personaggi principali (Carlo, Margherita, Sofia, Andrea e Anna) sono veramente necessari e sarebbero stati sufficienti a un romanzo compiuto. Ah, quasi dimenticavo, tra le comparse c’è anche Marella Agnelli, provvidenzialmente scomparsa durante il lancio del romanzo.

Troppo affollato anche di luoghi: un’attenzione maniacale a Milano, alle sue vie, ai suoi scorci, alle sue trasformazioni. E poi anche a Rimini.

Infine, troppo affollato di riferimenti letterari: dal Philip Roth di Pastorale americana (che compare nell’esergo), a Beppe Fenoglio, a Irène Némirovsky, a Ernest Hemingway (di sfuggita), a Dino Buzzati (di sguincio), a Leonard Michaels (ho dovuto controllare che il suo Sylvia esistesse davvero), ad Andre Dubus (anche qui sono dovuto andare a controllare), ai fumetti. E a quelli non menzionati ma presenti (citati da Loredana Lipperini, di cui parleremo dopo): Le affinità elettive di Goethe e Doppio sogno di Schnitzler.

Troppo affollato anche di situazioni – di cui almeno una, quella dei combattimenti tra cani, mi è sembrata inopportuna e anche un po’ ripugnante.

Insomma, mi è parso che Missiroli abbia avuto l’ambizione di scrivere un “romanzo importante” – e anche un romanzo a tesi – e che nella sostanza non ci sia riuscito. L’ho letto d’un fiato, ma non con l’urgenza del romanzo che ti prende, ma con un certo fastidio e la voglia di arrivare alla fine per levarselo di torno.

Missiroli è bravo e interessante, e nel romanzo ci sono cose molto belle. A me è piaciuto in modo particolare, sotto il profilo stilistico, il passaggio senza soluzione di continuità da un personaggio all’altro. Un virtuosismo ricercato, ma molto efficace. Qui sotto un esempio tra i più vertiginosi (si passa da Sofia ad Andrea):

Avrà avuto sette o otto anni e sentiva il profumo del suo babbo che si arrampicava sulla scala e le diceva Ti occuperai tu del negozio quando sarò vecchio?

Andrea rispondeva: – Ma tu papà non sarai mai vecchio, – poi continuava a colorare l’album di He-Man mangiando la focaccia avanzata dalla ricreazione. Anche adesso, ogni volta che sedeva sullo sgabello dell’edicola, gli veniva in mente suo padre giovane. (pos. 1205)

***

Dopo avere scritto questa recensione, sono andato a sentirmi la conversazione tra l’autore e Loredana Lipperini (Fahrenheit di qualche giorno fa: lo potete riascoltare qui). Emergono molte cose che avevo colto anch’io (ma vi giuro che non lo faccio per vantarmi): i riferimenti letterari, la (le) tesi del romanzo (fedeltà alla coppia/a sé stessi, differenze generazionali, mobilità sociale bloccata, …), la tecnica della dissolvenza.

Ma quello che mi ha impressionato di più (ascoltatelo nel podcast) è che Mario Missiroli dice in continuazione: “In verità”. E io, da consumato miscredente, mi insospettisco per molto meno.

***

Qualche altra citazione:

Era vero, lui era tutti i maschi dei romanzi che amava, cosí prevedibili […] (pos. 890)

Aveva esteso il desiderio oltre il suo matrimonio, se avesse tentato di riconfinarlo avrebbe finito per vivere sua moglie come ripiego. (pos. 1081)

[…] i piacentini mangiano carne di cavallo e sono possenti e gentili. (pos. 1141)

[…] i maschi insospettabili che ci riescono e i maschi sospettabili che non ci riescono. (pos. 1149)

[…] un attaccapanni a forma di albero, i rami senza giubbotti […] (pos. 1486)

[…] tutti quei pezzi di Italia in caduta libera gli erano parsi la sua caduta libera. (pos. 2043)


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