Annalisa Camilli – La legge del mare

Camilli, Annalisa (2019). La legge del mare. Milano: Rizzoli. 2019. ISBN: 9788858696934. Pagine 160. 9,99€

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Tra il reportage e il saggio, il libro ripercorre le vicende che hanno portato, nel volgere di un paio d’anni, a trasformare gli angeli del mare in vicescafisti. Nel farlo, smentisce molte leggende e costruisce un utile vademecum su quelle che sono le legge internazionali del soccorso in mare.

Una lettura vivamente consigliata a chi non si accontenta di un tweet per farsi un’opinione.

Annalisa Camilli è un’autrice attenta e documentata, che per di più ha il merito di scrivere in modo chiaro e piano. Il libro è breve (160 pagine) e si legge d’un fiato.

Secondo me ha un difetto (volendo proprio andando a cercare una pecca): Annalisa Camilli ha scelto di non raccontare “le cronache dei soccorsi nel Mediterraneo” (è il sottotitolo) in ordine cronologico, ma di partire dal salvataggio di Josefa da parte della spagnola Open Arms nel 2018: Open Arms non fu fatta attraccare a Lampedusa e dovette raggiungere Palma de Maiorca, e su Josefa si scatenò una campagna delle destre incentrato sullo smalto delle unghie… Poi (nel secondo capitolo) torna al 2017 e agli accordi del Ministero dell’interno italiano (all’epoca era ministro Marco Minniti) con il governo di Tripoli e le milizie libiche. Annalisa Camilli individua in questo cambiamento delle politiche uno snodo cruciale e riporta in proposito le parole del ricercatore dell’Ispi Matteo Villa:

«Dopo la repentina diminuzione delle partenze dal 16 luglio 2017, il numero assoluto dei morti e dei dispersi si è ridotto, ma ora siamo tornati incredibilmente ai livelli di prima». Secondo il ricercatore per tre ragioni: «Le Ong sono coinvolte sempre di meno nei salvataggi, i mercantili non intervengono perché temono di essere bloccati per giorni in attesa di avere indicazioni sul porto di sbarco (come è successo al cargo danese della Maersk nel giugno 2018) e la guardia costiera libica non ha né i mezzi né la competenza per occuparsi dei salvataggi».
Per Villa, infatti, l’aumento repentino della mortalità coincide con l’incremento delle operazioni affidate ai libici: «Nei primi sei mesi del 2018 solo la metà dei migranti partiti dalla Libia sono riusciti a raggiungere l’Italia, il 44 per cento delle persone partite è stato intercettato dalle motovedette libiche», che hanno riportato i migranti nei centri di detenzione (nel 2017 solo il 12 per cento era stato intercettato dai libici). A giudizio del ricercatore, però, l’assioma «più Ong, più morti è falso»: e questo, secondo lui, emerge molto chiaramente dallo studio dei dati, dove si trova conferma che le attività delle Ong non hanno influito sul numero dei morti e neppure sul tipo di imbarcazioni usate dai trafficanti. (pos. 1699 ss.)

Nel terzo capitolo si passa al 2019, a partire dal caso Diciotti. Infine, nel quarto capitolo si riassumono le controversie e le argomentazioni delle destre in merito alla criminalizzazione delle Ong (accusate di essere calamite che attraggono i flussi) e ai taxi del mare, oltre alle campagne e ai loro protagonisti (dal procuratore di Catania, al blogger Luca Donadel, ai modelli di Russia e Ungheria). In quest’ultima parte, il testo perde in efficacia e in compattezza, e la lettura diventa più frammentaria.

Questa scelta giova certamente alla tensione narrativa, ma rende il ragionamento alla base del libro meno chiaro e lineare.

Sono comunque difetti minori e il libro di Annalisa Camilli resta una lettura fondamentale per chi vuole capire quello che sta succedendo nel Mediterraneo.

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