Richard Wrangham – Catching Fire

Wrangham, Richard (2009). Catching Fire: How Cooking Made Us Human. New York (NY): Basic Books. 2009. ISBN: 9780786744787. Pagine 320. 13,99€.
[L’intelligenza del fuoco. L’invenzione della cottura e l’evoluzione dell’uomo. Trad. it. Daria Restani. Torino: Bollati Boringhieri. 2011. ISBN: 9788833925721. Pagine 293. 9,99€]

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La tesi è quella che cominciare a cuocere gli alimenti, controllando il fuoco, è stato alla radice del passaggio dagli australopitechi al genere Homo. Ma l’excursus è veramente completo e comprende aspetti come la nascita della divisione del lavoro tra uomo e donna, oppure perché il modo che abbiamo di misurare i nutrienti è sbagliato, o la fisiologia (e la chimica, e la fisica) della digestione.

Vivamente raccomandato, anche se farà storcere il naso a qualche culture delle scienze sociali.

Stuart Isacoff – A Natural History of the Piano

Isacoff, Stuart (2011). A Natural History of the Piano: The Instrument, the Music, the Musicians – from Mozart to Modern Jazz and Everything in Between. New York (NY): Alfred A. Knopf. 2011. ISBN: 9780307701428. Pagine 385. 9,96€.
[Storia naturale del pianoforte. Lo strumento, la musica, i musicisti da Mozart al modern jazz, e oltre. Trad. it. Marco Bertoli. Torino: EDT. 2012. ISBN: 9788860409195. Pagine 338. 20,90€]

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Riprendo a pubblicare sul blog recensioni dei libri che ho letto. Saranno molto più brevi che in passato, per alleviarne l’onere per voi e per me. Scrivetemi nei commenti se volete saperne di più.

Sarà un lavorone, perché ho un sacco di arretrati.

Veniamo al libro di oggi. L’ho acquistato e iniziato a leggere quasi dieci anni fa, nell’aprile del 2013. Sotanto di recente l’ho ripreso in mano e finito.

L’idea è buona, il libro è documentato, ricco di informazioni interessanti (soprattutto nella prima parte). Eppure mi ha deluso. Troppo idiosincratico, troppo sbilanciato sul mondo statunitense. Forse anche troppa enfasi sul jazz, che pure a me piace molto. Nella musica ‘classica’ (eh sì, scare quotes), troppa mescolanza (e un po’ di confusione) tra autori e interpreti.

E poi ci sono le mie idiosincrasie. Troppo poco Sviatoslav Richter, liquidato in poche pagine. Va peggio a Emil Gilels, citato due volte e per due aneddoti, uno sullo stesso Richter e uno su Van Cliburn. Non va meglio a Maurizio Pollini, anche lui citato due volte, una come allievo di Arturo Benedetto Michelangeli e l’altra come dedicatario di …sofferte onde serene… di Luigi Nono.

Vi risparmio le mie citazioni e annotazioni: anche quelle, se volete, a richiesta.