Pergamena: una storia a lieto fine

Ci sono perdite irrimediabili, e fanno veramente male, e perdite rimediabili. Per queste – direbbe la pubblicità – c’è Mastercard.

Ho comprato il volume mancante di Plinio ed ecco il passo sul papiro e la pergamena:

Et hanc Alexandri Magni victoria repertam auctor est M. Varro, condita in Aegypto Alexandria. Antea non fuisse chartarum usum […]. Mox aemulatione circa bibliothecas regum Ptolemaei et Eumenis, supprimente chartas Ptolemaeo, idem Varro membranas Pergami tradit repertas. Postea promiscue repatuit usus rei qua constat inmortalitas hominum.

Secondo Marco Varrone anche l’invenzione della carta risale al tempo della vittoria di Alessandro Magno sull’Egitto, quando fu fondata Alessandria. Stando a lui, prima non si faceva uso di carta […]. Quando poi, a causa della rivalità fra i re Tolomeo ed Eumene a proposito delle loro biblioteche, Tolomeo impedì l’esportazione di carta, sempre secondo Varrone, a Pergamo fu inventata la pergamena. Più tardi l’uso del materiale dal quale dipende l’immortalità degli uomini si propagò di nuovo dappertutto. [Gaio Plinio Secondo. Storia naturale. III Botanica. I Libri 12-19. Torino: Einaudi. 1984. ISBN 9788806577292. pp.130-133]

I curatori dell’edizione einaudiana annotano:

Si raccontava che il re Tolomeo Epifane (205.182 a. C.), per impedire al re Eumene di Pergamo (197-159 a. C.) di costruire una biblioteca come quella di Alessandria, avesse bloccato l’esportazione della carta di papiro dall’Egitto a Pergamo, obbligando Eumene a ricorrere alla pergamena, che prese il nome da tale città. Per quanto riguarda il materiale in sé, si tratta di una pelle di agnello (o pecora, o montone, o capra) macerata nella calce, quindi raschiata, tesa e seccata in modo tale da offrire la possibilità di scrivere su entrambe le facciate.

In rete si trovano sia l’edizione latina (qui) sia la traduzione inglese (qui). Di quest’ultima riporto il brano citato e la relativa nota, che mi sembra pertinente alla nostra discussione:

M. Varro informs us that paper owes its discovery to the victorious1 career of Alexander the Great, at the time when Alexandria in Egypt was founded by him; before which period paper had not been used […]. In later times, a rivalry having sprung up between King Ptolemy and King Eumenes,6 in reference to their respective libraries, Ptolemy prohibited the export of papyrus; upon which, as Varro relates, parchment was invented for a similar purpose at Pergamus. After this, the use of that commodity, by which immortality is ensured to man, became universally known.

There is little doubt that parchment was really known many years before the time of Eumenes II., king of Pontus. It is most probable that this king introduced extensive improvements in the manufacture of parchment, for Herodotus mentions writing on skins as common in his time; and in B. v. c. 58, he states that the Ionians had been accustomed to give the name of skins, διφθέραι, to books.

Pergamo

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Pergamena

Partiamo come al solito dal Vocabolario Treccani, anche se questa volta non si tratta di una parola tanto inconsueta:

  1. Pelle di agnello (ma anche di pecora, capra, vitello, ecc.) che, dopo accurato lavaggio e dopo essere stata liberata dal pelo, viene resa morbida mediante immersione in una soluzione di acqua e calce, quindi scarnata e infine sbiancata con ammoniaca e acqua ossigenata: mantenuta tesa su un telaio, viene fatta essiccare e inoltre, nel caso di pelli di agnello e di agnellone, rifinita sia dalla parte interna (carne) con la scarnitura, sia dalla parte esterna (fiore) con la raschiatura, eseguite con appositi strumenti; in quanto pelle non conciata, a differenza del cuoio, presenta la rigidità e la consistenza della carta grazie all’allineamento delle fibre di collagene in strati, dovuto al processo di essiccatura sotto tensione. Detta anche cartapecora, fu adoperata sin dal tempo degli antichi Egizî e ha costituito per molti secoli la materia scrittoria più pregiata e durevole fino all’avvento della carta, che, a partire dal 13° sec., l’ha gradatamente soppiantata; attualmente si usa nell’industria degli strumenti musicali, in legatoria, per diplomi di laurea, e nella fabbricazione di scatole, astucci, paralumi: un libro, un codice in (o di) pergamena; un volume legato in tutta p., in mezza p.; falsa p., p. artificiale (o cartapecora vegetale), lo stesso che carta pergamenata (v. pergamenato).
  2. per estensione:
    a. Documento, codice, manoscritto e sim. scritto su pergamena: ricercare, studiare le vecchie pergamene; gli donarono per ricordo una p. miniata.
    b. Cartoccio di cartapecora con cui si copre il lino sulla conocchia.
Fabbricazione della pergamena

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Immaginavo che la parola avesse a che fare con il regno di Pergamo, da qualche parte in Asia Minore in epoca ellenistica e romana, ma non sapevo molto di più. Né ero mai stato abbastanza curioso da andarlo a cercare.

L’ho scoperto oggi e ve ne metto a parte.

Racconta Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia come Eumene II, re di Pergamo tra il 197 e il 158 AC, intendesse incrementare la propria biblioteca fino a farle superare quella di Alessandria e avesse, a tal scopo, ordinato una enorme partita di papiro dalle rive del Nilo. Ma Tolomeo, re d’Egitto, ne vietò l’esportazione, volendo preservare il primato di Alessandria, Eumene non si rassegnò e chiese ai suoi tecnici di escogitare un’alternativa. Il nuovo materiale prese il nome del luogo dove era stato inventato.

Probabilmente la ricostruzione di Plinio è falsa, nell’aneddoto storico e nella sua datazione, anche se il materiale fu probabilmente inventato da quelle parti, ancorché molti secoli prima.

Pergamena

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Io la storia l’ho trovata su un libro che sto leggendo, A History of Reading di Steven Roger Fischer:

Pliny the Elder (AD 23–79) tells how Eumenes II (ruled 197–158 BC) of Greek Pergamum in Asia Minor, wishing to establish a library to rival the Library of Alexandria, ordered a shipment of papyrus from the Nile. But King Ptolemy of Egypt forbade its export, desirous to ensure the Library of Alexandria’s pre-eminence as the world’s repository of knowledge. Forced to find an alternative, Eumenes ordered his experts to create a new writing material, then, for his library. Whereupon these Eastern Greeks soon perfected a technique of thinly stretching and drying the skin of sheep and goats. The final product of this process eventually became the primary vehicle of a new world faith and the medium of an entire epoch – parchment. [1395]

Scopro ora con raccapriccio che l’edizione della Storia naturale di Plinio che ritenevo di possedere nella sua interezza (I Millenni Einaudi, testo latino e traduzione italiana a fronte) è mutila proprio del volume III, tomo 1, in cui è raccontata la storia di Eumene. That sinking feeling…