Scienza e sentimento

Pascale, Antonio (2008). Scienza e sentimento. Torino: Einaudi. 2008.

Pascale è un narratore interessante, anche se ne ho parlato su questo blog soltanto qui a proposito della sua analisi di La cura di Franco Battiato. pubblicata su Limes 2/2009 e disponibile online sul sito della rivista.

Nemmeno questa è un’opera di narrativa, ma un libello contro la posizione, largamente diffusa a sinistra, che il “naturale” è Bbuóno e lo scientifico-industriale (OGM in testa) è No Bbuóno. Dato che la penso anch’io così (come Pascale, non come la vulgata di sinistra) il libriccino mi è molto piaciuto, e lo consiglio vivamente.

Ma l’argomento e la tesi del libro è meglio lasciarli esporre a lui (cito dalla quarta di copertina):

In questi ultimi anni molti intellettuali, privi in realtà di solide conoscenze scientifiche, hanno trasformato questioni molto serie in simboli di facile lettura. Con interventi di orientamento «romantico» hanno tentato di guadagnarsi l’applauso del pubblico raccontando di un passato mitico o usando categorie come naturale (bene) e artificiale (male), chimico (veleno) e organico (sano).
Davanti a categorie come queste, si sa, non c’è ragione che tenga. Il nostro romantico cuore spinge verso il naturale e l’organico e combatte il veleno. Ma il cuore è un organo largamente sopravvalutato.
E il rischio è che la cultura umanistica alimenti una nuova inquisizione, di fronte alla quale è sempre piú forte l’esigenza di un pensiero laico. Perché il buon laico in fondo somiglia al bravo scienziato. E davanti al bicchiere d’acqua non si lascia prendere né dal panico (apocalittico) né dall’emozione (creativa). Non ricama teorie sui bei tempi andati, ma si concentra e cerca di fornirne una misura.
Da un narratore darwinista il manifesto laico per una nuova discussione sulla scienza. Con alcune risposte agli argomenti che dominano la nostra discussione pubblica: l’agricoltura, la chimica, il biologico, gli Ogm. Risposte forse non definitive, ma certamente misurazioni piú esatte.

Prima che qualcuno protesti che un letterato non si deve impicciare di problemi che non conosce (a meno che non sia un intellettuale organico, va da sé), dirò che Pascale è laureato in agraria e lavora al ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

Ma naturalmente il punto non è questo. Quasi tutte le affermazioni di Pascale sono – secondo me – ampiamente condivisibili. Inoltre, Pascale scrive in un modo accattivante e originale. Infine, i collegamenti che riesce a fare tra argomenti “umanistici” e argomenti “scientifici” sono sempre stimolanti e invitano a pensare fuori dagli schemi.

Tre buoni motivi per comprare e leggere il libro.

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