Squallido

Un aggettivo che quando ero adolescente si usava molto, e adesso mi sembra invece piuttosto in disuso.

Con 3 significati, secondo il Vocabolario Treccani online:

Che, per la mancanza di ogni caratteristica positiva, e per la presenza di aspetti negativi diversi, è in sé misero e triste e fonte di tristezza, desolante e deprimente.
1. a. Riferito a edifici e ambienti, zone e località: una casa, una stanza squallida, e una squallida camera d’albergo d’infimo ordine, trascurata, priva di comodità e tutt’altro che accogliente, triste e desolante a starvi; una squallida corsia d’ospedale, una squallida prigione, uno squallido casolare abbandonato; cercavo … i luoghi più tristi per i nostri convegni: i più desolati giardini pubblici, le più squallide latterie (N. Ginzburg); regioni squallide., una squallida landa, brulle e incolte, senza case e vegetazione, e comunque desolate; in usi lettererari: Alle squalide ripe d’Acheronte … Bestemmiando fuggì l’alma sdegnosa (Ariosto); indarno Sul tuo poeta, o Dea, preghi rugiade Dalla squallida notte (Foscolo).
1. b. Riferito a persone, al loro aspetto, a situazioni, a condizioni di vita: uno squallido mendicante, mal ridotto; vivere nella più s. miseria, senza poter soddisfare neppure le più elementari esigenze materiali; fare una vita squallida, povera e triste, grigia e monotona, priva di attese, di speranze, di soddisfazioni; in usi letterari, è spesso accentuata, in modo oggettivo o con tono di commiserazione, la miseria, l’abbandono, la trasandatezza o anche la macilenza della persona: capelli squallidi, incolti e spettinati; Con chiome irsute e con la barba squalida (Sannazzaro); Con la squallida prole e con la nuda Consorte a lato (Parini); quell’aspetto [di Lucia] reso ora più squallido, sbattuto, affannato dal patire prolungato e dal digiuno (Manzoni).
2.
Con connotazione più chiaramente spregiativa, riferito a persone, manifestazioni e comportamenti, equivale spesso a spregevole, sordido, abietto, giudizî in cui la condanna morale è però attenuata talvolta da un senso di umano compatimento: uno squallido individuo che vive facendo prostituire la moglie; una squallida figura di ricattatore; uno squallido ambiente di pedofili; una squallida vicenda di sfruttamento di minori.

Dal lat. squalĭdus, derivato di squalere «essere aspro, squamoso; essere squallido». O forse no. Come sempre sulle questioni di etimologia gli studiosi si scannano per secoli (a me piace pensare che talora si sfidassero a duello per una di queste questioni). Secondo il Georges (quello del mio vecchio vocabolario di latino, suppongo), i romani lo usavano con riferimento alle caratteristiche del terreno: un suolo squamoso era chiaramente poco fertile, trascurato e dunque improduttivo. Se avesse ragione Georges, deriverebbe dai vocaboli greci skleròs (duro) e skèllein (disseccare), da cui ci viene anche scheletro. Ma secondo una folta schiera di altri studiosi (trovo citati Kuhn, Curtius e Micklosich) deriverebbe dalla radice proto-indoeuropea KAL- che in sanscrito ci ha dato kâla (nero), kalankas (macchia) e khalug (tenebre); in antico slavo kalu (fango) e kaljati (inquinare); in greco kelainòs (nero) e kêlis (macchia); in latino càligo (caligine): “onde i latini dissero squalida la veste del lutto.”

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