Dolo

Secondo il Vocabolario Treccani:

  1. Nel diritto privato, frode, inganno (accezione che il termine aveva anche nel diritto romano, contrapposto a violenza), e in particolare, il comportamento di chi, traendo altri ingiustamente in errore, ne vizia il consenso inducendolo a un negozio giuridico quale non avrebbe voluto.
  2. Nel diritto penale, la volontà cosciente di compiere un fatto che costituisce reato; si distingue in: dolo diretto o intenzionale, rivolto allo scopo di cagionare l’evento, e dolo eventuale o di mera previsione, quando si agisce non per cagionare, ma «anche a costo di cagionare» il previsto evento; dolo d’impeto, non premeditato, e dolo di proposito, la cui massima espressione è la premeditazione; dolo concomitante, che guida tutto il processo esecutivo del delitto; dolo antecedente, che sussiste soltanto all’inizio dell’attività esecutiva, oppure durante l’attività preparatoria; dolo susseguente, che sorge dopo l’azione positiva non diretta a cagionare l’evento e consiste in un consapevole, volontario rifiuto di impedire l’evento stesso; inoltre: dolo specifico, il fine specifico che il colpevole si propone di raggiungere, per sé o per altri, attraverso il reato.

Cito il termine per la sua curiosa etimologia. Discende direttamente dal latino dolus “inganno, frode”, e questo a sua volta dal greco δόλος “astuzia”. Ma la radice proto-indoeuropea del- significa in primo luogo “contare” (prendo l’informazione da The American Heritage Dictionary of Indo-European Roots di Calvert Watkins che ho trovato su GoogleBooks qui e spero di poter citare senza violare mezza dozzina di leggi). Come a dire che chi sa contare è portato alla frode e all’inganno, perché ne sa più degli altri e alle tentazioni non si resiste, come ben sapeva Oscar Wilde e contrariamente a quello che cantano i King Crimson (“It doesn’t mean you should just because you can”):

Six billion ants crawling on a plate.
Six billion ants crawling on a plate.
None of them give back as much as they take.
Six billion ants crawling on a plate.

It doesn’t mean you should just because you can.
It doesn’t mean you should just because you can.
Like Abraham and Ishmael, fighting over sand.
It doesn’t mean you should just because you can.

And that is a fact of life.
That is a fact of life.

Now some of us build and some of us teach.
Some of us build and some of us teach.
Some of us kill what some of us eat.

That is a fact of life
That is a fact of life

Nobody knows what happens when you die.
Nobody knows what happens when you die.
Believe what you want;
it doesn’t mean you’re right.

That is a fact of life
That is a fact.

D’altra parte, la stessa radice del- è anche all’origine dei termini inglesi tell (“dire”) e talk (“parlare”). Del resto, anche per noi che parliamo italiano, contare e raccontare sono vicini. Con buona pace di chi pensa che lo statistical story-telling sia un’invenzione recente (e cerchiamo almeno di non essere dolosi nel praticarlo).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: