La cavalcata dei morti

Vargas, Fred (2011). La cavalcata dei morti (L’Armée furieuse). Torino: Einaudi. 2011.

Nuovo romanzo della Vargas. Questa volta non si tratta della traduzione tardiva di un vecchio romanzo, come era stato per Prima di morire addio, ma del romanzo più recente dell’autrice, che compare da noi nella traduzione di Margherita Botto poco dopo la pubblicazione dell’originale francese. È un romanzo di Adamsberg, lo spalatore di nuvole (se non siete dei vargasologi o se semplicemente volete leggere le mie altre recensioni, potete trovare un tentativo di ricostruzione della bibliografia vargasiana qui, e cercare in questo blog “Vargas”).

Confesso un po’ di stanchezza. Mia e dell’autrice, probabilmente, non so in quali proporzioni. La Vargas è evidentemente compiaciuta della sua maestria nel caratterizzare il protagonista e la sua corte. Forse ha cominciato a prendersi un po’ troppo sul serio ed era meglio quando (come narrano le leggende) scriveva ogni suo romanzo in 3 settimane durante le ferie estive e ne pubblicava uno all’anno: il suo precedente Un luogo incerto era stato pubblicato in Francia nel 2008.

Un secondo difetto, che trovo in misura crescente via via che leggo i suoi romanzi (e non è soltanto una mia impressione, perché mi pare che la cosa si accentui anche cronologicamente) è l’artificiosità e la debolezza della trama. Anche se sei una “giallista” (consentitemi il termine impreciso) sui generis, il giallo ha notoriamente delle regole codificate (il decalogo di Knox) che devi seguire per rispetto del lettore:

  1. Il colpevole dev’essere un personaggio che compare nella storia fin dalle prime pagine; il lettore non deve poter seguire nel corso della storia i pensieri del colpevole.
  2. Tutti gli interventi soprannaturali o paranormali sono esclusi dalla storia.
  3. Al massimo è consentita solo una stanza segreta o un passaggio segreto.
  4. Non possono essere impiegati veleni sconosciuti; inoltre non può essere impiegato uno strumento per il quale occorra una lunga spiegazione scientifica alla fine della storia.
  5. Non ci dev’essere nessun personaggio cinese nella storia.
  6. Nessun evento casuale dev’essere di aiuto all’investigatore e neppure lui può avere un’inspiegabile intuizione che alla fine si dimostra esatta.
  7. L’investigatore non può essere il colpevole.
  8. L’investigatore non può scoprire alcun indizio che non sia istantaneamente presentato anche al lettore.
  9. L’amico stupido dell’investigatore, il suo “dottor Watson”, non deve nascondere alcun pensiero che gli passa per la testa: la sua intelligenza dev’essere impalpabile, al di sotto di quella del lettore medio.
  10. Non ci devono essere né fratelli gemelli né sosia, a meno che non siano stati presentati correttamente fin dall’inizio della storia.

Per vostro divertimento metto qui sotto l’originale:

  1. The criminal must be mentioned in the early part of the story, but must not be anyone whose thoughts the reader has been allowed to follow.
  2. All supernatural or preternatural agencies are ruled out as a matter of course.
  3. Not more than one secret room or passage is allowable.
  4. No hitherto undiscovered poisons may be used, nor any appliance which will need a long scientific explanation at the end.
  5. No Chinaman must figure in the story.
  6. No accident must ever help the detective, nor must he ever have an unaccountable intuition which proves to be right.
  7. The detective himself must not commit the crime.
  8. The detective is bound to declare any clues upon which he may happen to light.
  9. The stupid friend of the detective, the Watson, must not conceal from the reader any thoughts which pass through his mind; his intelligence must be slightly, but very slightly, below that of the average reader.
  10. Twin brothers, and doubles generally, must not appear unless we have been duly prepared for them.

Resta, come sempre, il piacere delle arguzie di cui il romanzo è disseminato:

Il che non impediva ad Adamsberg di nutrire per Retancourt l’amore istintivo che un pagano consacrerebbe all’albero più alto della foresta. L’unico che offra un vero rifugio. [p. 57]

– Fammici pensare, – disse.
– Ma in fretta.
– Non penso mai in fretta, Emeri.
Non penso mai e basta, completò Danglard fra sé e sé. [p. 132]

[…] l’anomala capacità di azione-soluzione di Retancourt […] [p. 153]

Pubblicato su Recensioni. 2 Comments »

2 Risposte to “La cavalcata dei morti”

  1. Arlecchino « Sbagliando s’impera Says:

    […] le tenebre, le divinità infernali guidavano un corteo di morti, la Caccia selvaggia o Armata furiosa. Secondo Orderico Vitale, che ne parla nella sua Historia Ecclesiastica, questo corteo era noto […]

  2. Regole del buon romanzo poliziesco « Sbagliando s’impera Says:

    […] un’altra occasione, recensendo un romanzo di Fred Vargas, La cavalcata dei morti, ho riportato il decalogo di Ronald Knox, l’eccentrico prete cattolico che va ricordato anche […]


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