500.000

Un traguardo importante, quello del mezzo milione di visite. Almeno per me. Why evolution is true, il blog di Jerry Coyne, nel 2013 ha avuto 9 milioni di visite e in un solo giorno, il giorno record, ne ha avuti quasi 304.000. In un giorno. Io ci ho messo più di 4 anni. Leonardo, un blogger italiano molto bravo e molto popolare, ha superato i 4 milioni di pagine viste (è pur vero che ha cominciato nel 2001) e viaggia a un ritmo di 1.500 al giorno.

http://www.67notout.com/2011/01/elephants-trunk-and-crocodile.html: a scene caught on camera by photographer Johan Opperman in the Kruger National Park

Un po’ di conti per mio (e spero vostro) divertimento.

Ho pubblicato il mio primo post su questo sito l’11 marzo 2007. Quasi 7 anni fa: 2.524 giorni per raggiungere le 500.000 visite. Poco meno di 200 visite al giorno, e questo è un calcolo che si fa a mente con facilità. Se vogliamo essere più precisi, sono 198 visite al giorno in media.

La media è salita traguardo dopo traguardo: 168 visite al giorno per i primi 100.000, poi 181 per i 200.000, 193 per i 300.000, 196 per i 400.000 e finalmente 198 per i 500.000. Ma questa è una media cumulata.

Se invece andiamo a vedere come sono andate le cose per ogni blocco di 100.000 visite, vediamo che per raggiungere il primo traguardo ci sono voluti 597 giorni, a una media di 168 visite al giorno. Per il secondo sono bastati 507 giorni, con 197 visite al giorno. Il terzo intervallo, quello occorso per passare da 200.000 a 300.000 visite, è stato quello dei record: sono stati sufficienti 454 giorni, con 220 visite in media ogni giorno. Poi le cose – tutti attribuiscono le responsabilità a Facebook e Twitter, che hanno fatto passare di moda i blog – sono peggiorate: sono stati necessari 481 giorni per raggiungere le 400.000 visite e la media è scesa a 208 visite al giorno; e 485 giorni per passare da 400.000 a 500.000 a un ritmo di 206 visite al giorno in media. La mia impressione è che in questi primi mesi del 2014 ci sia un ulteriore rallentamento.

Ma non sono qui per essere popolare, ma per scrivere quello che mi interessa, ma anche quello che mi diverte e, a volte, persino quello che attira momentaneamente la mia attenzione. E proprio perché mi rendo conto di pensare soprattutto a me stesso quando scrivo, devo a voi tutti un ringraziamento particolarmente sentito.

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