Roma: anche il Festival delle scienze è farlocco

A Roma da qualche anno (siamo ormai alla decima edizione) si tiene un Festival delle scienze, forse meno famoso e meno importante di quello che si svolge a ottobre a Genova, ma comunque costruito attorno a una calendario fitto di eventi, che spaziano dagli incontri con scienziati (lectio magistralis e dialoghi) agli spettacoli, ai concerti, alle installazioni, ai laboratori per le scuole, alle presentazioni di libri. C’è persino una lezione di cucina.

Quest’anno il programma era interessante e il tema (La scienza e l’importanza di non sapere) piuttosto accattivante. È un periodo in cui sono molto impegnato su una ricerca mia e poiché non lavoro da Google (dove il 20% dell’orario di lavoro può essere dedicato ai propri progetti personali) questa attività tende ad assorbire tutto il mio tempo libero. Però uno degli incontri era per me imperdibile: quello con Daniel Dennett di cui – come i lettori di questo blog ben sanno – sono un appassionato lettore (ne ho parlato da ultimo qui, ma anche qui e qui e, anche se per inciso, molte altre volte).

Ecco come il sito dell’Auditorium di Renzo piano presentava l’evento (un dialogo, badate bene):

25/01/2015 Sala Petrassi ore 19:00

Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura presenta

Daniel Dennett, Erin Kelly
“(In)certezze su libertà e responsabilità”
Dialogo

Daniel Dennett, Erin Kelly

introduce Mario De Caro

Penetrare l’ignoto è da sempre la grande sfida del conoscere umano. La natura del procedere verso ciò che non sappiamo è però fondamentale. La scienza nel suo essere un sapere intrinsecamente provvisorio ci insegna a muoverci attraverso la porta dell’ignoto rispettando la nostra ignoranza e coltivando, e persino amando, i nostri dubbi e incer tezze. Il metodo scientifico stesso, si fonda infatti sul lasciare la porta aperta al dubbio. Ciò che ignoriamo diventa così spinta propulsiva a domande sempre nuove, sulla base di risposte che sono solidamente basate sulle nostre migliori evidenze ma che sono, al tempo stesso per loro natura potenzialmente errate. D’altronde, come dice il fisico Stephen Hawking, “il piu grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione di sapere.” Dobbiamo rispettare quindi ciò che non sappiamo e non solo, dobbiamo persino imparare a essere a nostro agio nell’incertezza. Il poeta John Keat la chiamava “negative capability”: l’essere capaci di restare nell’incertezza e nel dubbio, senza cercare frettolosamente fatti e ragioni e la indicava come strumento fondamentale per il progredire della conoscenza. Questa decima edizione del Festival delle Scienze di Roma vuole essere, dunque, una celebrazione del dubbio, dell’incertezza e dell’ignoto e del modo di penetrarlo che è proprio del metodo scientifico. Il programma del Festival si concentrerà attorno a domande tra fisica, biologia, psicologia e linguistica: che rapporto c’è tra incertezza e indeterminatezza? Tra incertezza e caso? Cosa si nasconde in ciò che chiamiamo materia oscura o nei buchi neri? Cosa nel concetto di infinito? E poi ancora come ci rapportiamo cognitivamente con l’incertezza e l’ignoto e quale linguaggio usiamo per parlarne? Come calcoliamo con precisione l’incertezza? Come usiamo la segretezza nella politica? Come sempre la prospettiva sarà quella della ricerca più avanzata, riunendo i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale, ma anche filosofi e storici della scienza, giornalisti ed esperti per capire e discutere quali domande guidano oggi il nostro cammino verso la conoscenza, lasciando “socchiusa la porta verso l’ignoto”.

Biglietti: Posto unico 2.00€

Non mancava questa bella foto:

Quell’errore così marchiano (il riferimento al tema della negative capability nel poeta John Keat, scritto così, senza la s finale: e dire che è morto e sepolto qui a Roma!) mi avrebbe dovuto insospettire. Mi avrebbe anche dovuto insospettire che il testo si ripeteva tal quale per molti degli eventi in programma.

E invece no. Mi sono precipitato a comprare il biglietto: che cosa sono 2 euro di fronte alla possibilità di ascoltare dal vivo un filosofo che ti interessa molto discutere con un’altro (che purtroppo non conoscevo) temi così interessanti? Potere seguire dal vivo, da pochi metri, il suo modo di reagire agli stimoli di Erin Kelly e agli umori del pubblico? seguirne il modo di argomentare e di parlare, ma anche il linguaggio del corpo? E anche se poi si scopre che gli euro sono 3, perché Listicket si fa pagare un altro euro per una fantomatica “Commissione di servizio” (dev’essere per il privilegio di interagire con il suo sito web, peraltro piuttosto malfatto)?

E dunque la sera di domenica 25 gennaio 2015 ho attraversato Roma (l’Auditorium non è precisamente al centro della città), ho cercato un parcheggio, ho atteso che il dialogo iniziasse con 15-20 minuti di ritardo (siamo a Roma: le cose non cominciano alle sette, ma verso le sette, il che significa ben dopo le sette). Solo allora, spentesi le luci, Mario De Caro ci ha spiegato che era presente la sola Erin Kelly, e che Daniel Dennett si sarebbe collegato via skype.

Tutti sono rimasti. Io me ne sono andato, con la precisa sensazione di essere stato truffato (Dennett insegna a Boston e sono sicuro che giovedì 22, quando ho acquistato il biglietto, era noto agli organizzatori che non sarebbe venuto a Roma).

Forse non tutti troveranno calzante l’esempio, ma se Musica per Roma avesse venduto i biglietti per un concerto di St. Vincent e poi si fosse scoperto che la musicista era collegata via skype da New York si sarebbe alzato minaccioso e unanime il grido:

ARIDATECE LI SORDI!

Io mi sono rassegnato,  ma voglio almeno additare al pubblico ludibrio i nomi dei responsabili (che traggo da un articolo trionfalistico di Giulia Felici pubblicato da repubblica.it il 25 gennaio 2015: «Auditorium, in 20 mila al Festival della Scienza
Il tema dell’Ignoto porta il sold out per tutti gli appuntamenti della rassegna»):

“L’evento meritatamente più longevo dell’Auditorium” afferma l’amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, Carlo Fuortes. “Una volta di più – continua Fuortes – la sua formula ha conquistato il nostro pubblico che ha potuto condividere il piacere della conoscenza scientifica con grandi scienziati capaci di divulgare contenuti complessi in maniera semplice”. Questa celebrazione della Scienza è stata prodotta dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Codice, Idee per la Cultura, e la direzione scientifica di Vittorio Bo e Jacopo Romoli.

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