Il colpevole – The Guilty

Il colpevole – The Guilty (The Guilty), 2018, di Gustav Möller, con Jakob Cedergren.

Jakob Cedergren in Den skyldige (2018)
imdb.com

Minimalista e claustrofobico.

Fuori dell’ordinario: non avevo mai visto un film come questo (e, anche se non tantissimi, di film ne ho visto più d’uno).

Un thriller che funziona egregiamente, anche se non si esce mai da due stanze del posto di polizia dove si risponde alle chiamate del 112. Non vi inganni il fotogramma che si vede in basso a destra della locandina qui sopra: è l’ultima inquadratura del film, Asger Holm è sulla porta e lo schermo diventa nero per i titoli di coda prima che lo spettatore sappia se esce o no.

Jakob Cedergren, un attore svedese che ho visto qui per la prima volta (ma ha al suo attivo 47 film, secondo IMDb), è straordinario. Il film si regge sulle sue emozioni, sulle sue smorfie, sul tono della sua voce, sui movimenti delle mani, soprattutto sulla sua faccia che cambia con la tensione e la stachezza e che si imperla di sudore, occupando gran parte delle inquadrature in primissimo piano.

Il secondo protagonista del film è il telefono. Anzi i due telefoni: quello a cuffia con microfono che usa per rispondere alle chiamate di lavoro e il cellulare (un incongruo modello ripiegabile stile Startac, in un film contemporaneo), che non dovrebbe usare in servizio e con cui parla con il buddy Rashid.

Degli altri attori sentiamo soltanto la voce amplificata al telefono: i titoli di coda e IMDb li elencano scrupolosamente, ma per lo spettatore italiano che vede il film doppiato è evidentemente impossibile esprimere un giudizio sensato

La vicenda alla base del thriller la apprendiamo e comprendiamo via via atttraverso il filtro delle telefonate. Anche tutto il resto, tutto quello che c’è sullo sfondo (perché Asger è al 112, che cosa lo aspetta il giorno dopo, i rapporti che Rashid e con la sua compagna, …) ci giunge ellitticamente e per accenni, attraverso le telefonate.

Al di là del thriller , protagonista del film è l’empatia. Lo dice lo stesso regista, in un’intervista di Stefan Dobroiu pubblicata il 5 giugno 2018 su Cineuropa (Gustav Möller • Regista di The Guilty – “Sono un forte sostenitore dei limiti per stimolare la creatività”)

L’empatia è sicuramente un tema forte nel film. È venuto dalla nostra ricerca, parlando con i centralinisti e gli agenti di polizia. Penso che il film affronti la questione di mantenere l’empatia quando il tuo lavoro ti richiede di essere professionale e distanziato, mentre affronti gli orrori e le tenebre della nostra società. Volevamo dare al pubblico la stessa visione del mondo del nostro protagonista Asger e, in questo modo, far sì che arrivasse alle sue stesse conclusioni.

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