Le 10 domande

A questo punto, vorrei che fosse chiaro che anch’io – per quello che conta (ma in democrazia conta, eccome) – mi pongo e pongo le stesso domande di Giuseppe D’Avanzo. Rivendico il diritto di porle, per gli organi di informazione e per i singoli cittadini. E rivendico anche il diritto di avere risposte.

E ne aggiungo 2 mie, piccole piccole: perché i dirigenti pubblici “fannulloni” sono obbligati per legge a pubblicare il proprio curriculum, i propri incarichi e la propria retribuzione e il signor Berlusconi querela chi gli pone domande inerenti il suo incarico politico e pubblico? L’essenza della democrazia liberale non consiste nel principio che anche il principe è soggetto alla legge?

(Per i legali di Berlusconi: Sì, queste ultime 2 sono domande retoriche)

Se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l’annunciatrice

Ho resistito fino all’ultimo, ma poi ho morbosamente ceduto e ieri mi sono andato a sentire i nastri pubblicati da L’Espresso. Per mia fortuna ho cominciato dai terzi, e meno noti. E sono rimasto subito colpito da un aspetto che, meglio di me, mette in luce Alessandro Robecchi su il manifesto di oggi, 24 luglio 2009.

BERLUSCONI-D’ADDARIO

Le istruzioni erotiche del Superpapi

Alessandro Robecchi

Il presidente allenatore faceva la formazione del Milan. Il presidente operaio prometteva instancabile operosità e modestia. Poi venne il presidente ferroviere che tagliava nastri e stringeva mani con il cappello da capostazione. E ora, questo presidente che dispensa consigli erotici a una professionista del ramo, come dovremmo chiamarlo, il presidente-zoccola? Il presidente-squillo? Va bene che è «uomo del fare», come dice lui, ma pretendere anche di essere «donna del fare» non sarà eccessivo? Eppure è vero: nelle registrazioni che Patrizia D’Addario ha raccolto nei paraggi del lettone grande di Putin a Palazzo Grazioli c’è anche questo, la voce lumacona di Superpapi che dà le sue indicazioni:
«Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola… Devi toccarti con una certa frequenza». Insomma, lasci dire a me che me ne intendo… un po’ di allenamento, mi consenta!
E dunque, eccoci. Eccoci al coronamento, all’apoteosi, al non plus ultra, ai confini della realtà, al picco massimo umanamente consentito della berlusconeide, alla vetta e all’apice estremo. Ci siamo: cosa volere di più dell’uomo che dà consigli erotici alla donna? Dell’«utilizzatore finale» che insegna a una sex worker d’esperienza come usare il suo principale strumento di lavoro? In sostanza, quale immenso e ineguagliabile ridicolo si può aggiungere al cliente che consiglia a una professionista del sesso come tenersi in esercizio? Nemmeno Borat avrebbe osato tanto.
Ora naturalmente si potrà discettare a lungo (anche per decenni, se volete) sul buon gusto, il buon senso, la privacy, i segreti del talamo e tutto quello che volete. Chissenefrega. Il fatto inequivocabile e definitivo è che certe frasi, private o pubbliche che siano, descrivono gli uomini, ne disegnano la personalità, ne spiegano pregi e difetti, insomma li svelano perfettamente. E quel che ci appare dalle registrazioni della signora D’Addario – che l’Espresso diffonde a gocce, come un prezioso unguento sulle ferite degli italiani offesi da una leadership così inadeguata – è davvero un piccolo ometto in cerca di conferme.
E’ l’uomo che telefona il giorno dopo l’amplesso per sentirsi dire bravo. E’ l’uomo che – in possesso di un potere senza eguali nei paesi democratici – si dice da solo «ho fatto un bellissimo discorso, con applauso». Che spiega alla cortigiana complessi conti sul G8, per giungere alla conclusione che lui è «in-su-pe-ra-bi-le!». Questo libro «l’ho disegnato io». E ci mancherebbe. E questo l’ho fatto io. E questo l’ho pensato io. Io, io, io. Il vero dramma umano del signor Berlusconi Silvio, ciò che lascia sgomenti, non è qualche notte di sesso a tassametro. Ma piuttosto che inviti signorine a decine per farsi cantare in coro «Meno male che Silvio c’è», per assistere alla ola in suo onore, in definitiva per farsi battere le mani. Una bulimia di consenso che lascia atterriti, e al contempo una monumentale presunzione che sfocia immancabilmente nel consiglio, nell’indicazione, nell’«io farei così». Consigli all’allenatore del Milan. Consigli ai ministri. Consigli ai capi dell’opposizione. Consigli agli imprenditori. Consigli a tutti. Persino «darò io dei consigli a Obama», frase del 5 novembre (perché il 4 notte, si sa, aveva da fare). E ora, record del mondo, pure consigli alla escort in materia di sesso. In questa emergenza nazionale sospesa tra il dramma della democrazia e Alvaro Vitali, un caro pensiero va a Enzo Biagi. Pensando di esagerare, di creare un’iperbole, di fabbricare un paradosso estremo aveva detto: «Se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l’annunciatrice». Chissà come arrossirebbe quel vecchio galantuomo di fronte agli sviluppi odierni, ascoltando un Berlusconi che non si limita a usare il corpo delle donne, ma pretende pure di spiegarglielo.

Più equazioni, meno emozioni

DISCLAIMER: questo è il post di un vecchio pignolo puntiglioso e brontolone, irrimediabilmente e noiosamente razionalista.

Da una ventina di giorni, troneggiano nelle stazioni italiane (che sono costretto, controvoglia, a frequentare) dei grandi manifesti che fanno pubblicità alla nuova gamma Vespa. Nulla di particolarmente innovativo, anzi direi che siamo sul classico (qui sotto un esempio).

Insomma, niente a che vedere con la leggendaria campagna della fine degli anni ’60: vi ricordate?

Della campagna attuale, quello che a me irrita profondamente è il terzo manifesto, quello dedicato alla Vespa 50: un ragazzo e una ragazza si danno un bacio sotto la scritta “MENO EQUAZIONI PIÚ EMOZIONI”.

Pubblicità irresponsabile, sotto gli esami di maturità: chissà quante vittime ha fatto agli esami, quest’anno così più severi. Irresponsabile anche per il futuro dell’Italia, che spende molto meno della media europea per la ricerca scientifica (e, suppongo, più della media per gli scooter). Le competenze matematiche dei nostri studenti quindicenni (proprio quelli nell’età da Vespa) – secondo l’indagine PISA (Programme for International Student Assessment), condotta su un campione rappresentativo di 400.000 studenti quindicenni in 57 paesi – sono nettamente più basse di quelle della media OCSE (il punteggio medio degli studenti italiani è pari a 462, contro una media OCSE di 498). Se volete saperne di più, potete cominciare a documentarvi da qui.

So bene che le classifiche sono spesso criticate come irrilevanti, ma non mi sembra che questo sia il caso (stiamo parlando di una ricerca di un organismo internazionale importante, giunta ormai alla sua terza edizione, e seguita in Italia direttamente dall’INVALSI, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione). Ho ordinato la classifica per punteggio conseguito.

Taiwan-Cina 549
Finlandia 548
Corea 547
Hong Kong-Cina 547
Paesi Bassi 531
Svizzera 530
Canada 527
Liechtenstein 525
Macao-Cina 525
Giappone 523
Nuova Zelanda 522
Australia 520
Belgio 520
Estonia 515
Danimarca 513
Rep. Ceca 510
Islanda 506
Austria 505
Germania 504
Slovenia 504
Svezia 502
Irlanda 501
OCSE 498
Francia 496
Polonia 495
Regno Unito 495
Rep. Slovacca 492
Ungheria 491
Lussemburgo 490
Norvegia 490
Lettonia 486
Lituania 486
Spagna 480
Azerbaijan 476
Russia 476
Stati Uniti 474
Croazia 467
Portogallo 466
Italia 462
Grecia 459
Israele 442
Serbia 435
Uruguay 427
Turchia 424
Thailandia 417
Romania 415
Bulgaria 413
Cile 411
Messico 406
Montenegro 399
Indonesia 391
Giordania 384
Argentina 381
Brasile 370
Colombia 370
Tunisia 365
Qatar 318
Kyrgyzstan 311

I livelli di competenza sulla scala di matematica sono 6. Il primo attesta le competenze più elementari, il sesto le più elevate. Per quanto riguarda l’Italia, uno studente quindicenne su tre (per l’esattezza, il 32,8%) si colloca al di sotto del livello 2,  che attesta il minimo di competenza matematica in grado di consentire di confrontarsi in modo efficace con casi in cui la matematica è chiamata in causa in situazioni della vita quotidiana e lavorativa (nella media OCSE gli studenti a questo insufficiente livello di competenza sono il 21,3%). Per contro, soltanto il 6,3% degli studenti quindicenni italiani si colloca ai 2 livelli più elevati di competenza matematica (meno della metà della media OCSE, che si attesta al 13,3%).

Quindi, ragazzi, educatori, politici e pubblicitari: PIÚ EQUAZIONI MENO EMOZIONI. Del Vespino ne parliamo dopo.

E già che ci siamo, PIÚ EQUAZIONI MENO EMOZIONI, PIÚ RAZIONALITÀ MENO EMOZIONI anche nelle sc elte politiche, nel dibattito, nei mezzi di comunicazione.

PS: giacché se ne vantano pubblicamente nei CREDITS della campagna, esponiamoli al pubblico ludibrio questi signori:

CREDITS
Cliente: Gruppo Piaggio
Prodotto: Vespa
Responsabile Immagine e Pubblicità: Giuseppina Valente
Agenzia: TBWA\Italia
Titolo Campagna: Manifesto
Direttore Creativo Esecutivo: Geo Ceccarelli
Direttore Creativo Associato: Gina Ridenti
Art Director: Elena Pancotti
Copywriter: Lorenza Pellegri
Business Unit Director: Gabriele Carusi
Account Manager: Cabiria Granchelli
Account Executive: Filippo Miselli
Industrial Strange Head of tv Department: Alessandro Pancotti
Producer: Marianne Asciak
Fotografo: Adrian Samson
Centro Media: OMD
Mezzi: affissioni grandi stazioni
On air: 20 giugno 2009

Waste is Good – Scarcity vs. Abundance Management

Scarcity

Abundance

Rules

Everything is forbidden
unless it is permitted

Everything is permitted
unless it is forbidden

Social model

Paternalism
(«We know what’s best»)

Egalitarianism
(«You know what’s best»)

Profit plan

Business model

We’ll figure it out

Decision process

Top-down

Bottom-up

Organizational structure

Command and control

Out of control

Chris Anderson, su Wired 17.07

Qui tutto l’articolo.

(Dedicato ai vortici e allo stop management di tutte le organizzazioni con più di 15 persone)

Scarcity

Abundance

Rules

Everything is forbidden
unless it is permitted

Everything is permitted
unless it is forbidden

Social model

Paternalism
(«We know what’s best»)

Egalitarianism
(«You know what’s best»)

Profit plan

Business model

We’ll figure it out

Decision process

Top-down

Bottom-up

Organizational structure

Command and control

Out of control

Compleanni infausti

120 anni fa, il 20 aprile 1889, nasceva Adolf Hitler.

Le teste di cazzo di tutto il mondo festeggiano.

Qui sopra una delle tante celebrazioni dello scorso anno, con la presenza di un personaggio di spicco dei Repubblicani dell’Indiana (amici stretti dei nazisti dell’Illinois dei Blues Brothers).

Cause naturali [2]

Un aggiornamento (tardivo, e me ne scuso). Il manifestante morto per cause naturali durante il G20 di Londra il 1° aprile “Non è morto per un attacco di cuore, ma per un’emorragia interna”. Ce lo rivela la Repubblica.it.

Anche se non capite l’inglese del commento, le immagini pubblicate dl Guardian sono piuttosto chiare.

In questo servizio di SkyNews si vede, più tardi, la sequenza della sua morte e il percorso che aveva fatto quella mattina. So benissimo che post hoc non implica propter hoc, ma penso che ci siano molte domande cui la polizia inglese deve dare risposte convincenti.

Quello che certo è che anche la “mano poliziotta” è una causa naturale.

La peggiore tragedia del millennio

L’hanno scritto tutte le agenzie di stampa, ripreso tutti i giornali, trasmesso tutte le radio e le televisioni.

(AGI) – Roma, 6 apr. – “La peggiore tragedia di questo millennio”. Cosi’ il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, definisce il terremoto in Abruzzo.

Non ho motivi particolari per prendermela con Bertolaso (anche se mi fa un po’ ridere che sia chiamato a risolvere tutte le emergenze nazionali, come il Wolf di Harvey Keitel in Pulp Fiction) e meno che mai voglio mancare di rispetto alle vittime del terremoto.

Però le parole hanno, o dovrebbero avere un senso. D’accordo, dico spesso (e lo conferma l’indagine PISA dell’OCSE) che la nostra tradizione scolastica porta gli italiani ad avere poca dimestichezza con i numeri e con le analisi quantitative. E questo è già un bel problema in sé. Ma – cribbiolina – tutti cercano di convincerci che siamo maghi delle parole, ottimi retori, grandi comunicatori. Invece la frase di Bertolaso, al di là dei luoghi comuni, ha un contenuto informativo prossimo a zero. Peggio: un contenuto disinformativo.

Tanto per cominciare, questo millennio – a seconda che lo facciamo iniziare dal 1° gennaio 2000 o 2001 – ha 8 o 9 anni d’età. Vuol dire che ne mancano 991 o 992 alla sua conclusione e, purtroppo, c’è tutto il tempo per accumulare tragedie peggiori di questa. Non ha detto, Bertolaso, la tragedia peggiore degli ultimi 1000 anni, che forse avrebbe dato più prospettiva alla sua affermazione, ma che sarebbe stato palesemente falso, qualunque fosse il metro di giudizio adottato.

Già, perché l’uso del comparativo peggiore implica necessariamente un metro di giudizio. La necessità di avere un’unità di misura, e quindi di ragionare in termini quantitativi, rientra dalla finestra dopo essere stata messa alla porta. Peggiore di che? Peggiore in che termini? Qual è l’unità di misura che stiamo utilizzando? Il numero di morti? Il numero di abitazioni distrutte? L’ammontare dei danni espresso in termini monetari? E qual è l’ambito territoriale di riferimento? L’Aquila? L’Abruzzo? L’Italia? L’Europa? Non certo la scala mondiale, nemmeno a parlare soltanto di eventi sismici, dal momento che le vittime dello tsunami del 26 dicembre 2004 sono stimate in 230.000 (Bertolaso dovrebbe saperlo, dato che fu responsabile delle operazioni di soccorso dell’Unione europea).

Quanto a me, nonostante le mia passione per i numeri e le statistiche, trovo questa contabilità dei disastri un esercizio fuorviante e cinico: ogni tragedia, ogni morte, ha una sua scala definitiva e incomparabile, come ben sa chi ha perso una persona cara per incidente stradale o sul lavoro, per malattia, per qualunque causa …

Come canta il poeta (l’avevo già citato qui):

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

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Cause naturali

“Il manifestante morto ieri è deceduto per cause naturali.” [iphone.repubblica.it 2 aprile 2009 ore 10:06]

Si escludono dunque le cause soprannaturali. Meno male.

Si resta in attesa, però, della reazione del Vaticano.

Autocalunnia [3]

Adesso mi aspetto che qualcuno vada a chiedergli scusa, ad Alexandru Isztoika Loyos.

Certo, non tutti quelli che lo hanno dipinto come un mostro e trattenuto in carcere anche dopo che era stato scagionato dello stupro di San Valentino, perché altrimenti la fila davanti alla porta del carcere sarebbe troppo lunga (perché il nostro, mi risulta, è ancora in galera). Mi accontenterei dei loro rappresentanti istituzionali.

Ecco la mia proposta dei 3 che dovrebbero andare a chiedere scusa:

  • il ministro dell’interno Roberto Maroni, in rappresentanza dei questurini tutti e (per estensione) di tutte le forze dell’ordine, anche se dipendenti da altri ministeri;
  • il vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino, in rappresentanza dei pubblici ministeri e degli altri magistrati che hanno trattenuto in carcere il rumeno “presunto innocente” con imputazioni e motivazioni sempre più risibili;
  • il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana Francesco Angelo Siddi, in rappresentanza dei giornalisti.

Autocalunnia [2]

La confessione (autocalunniosa) di Alexandru Isztoika Loyos, diffusa dalla Questura di Roma e pubblicata sul sito di Repubblica.

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