La Stampa: giornalisti cialtroni e notizie decotte

La Stampa del 21 gennaio 2012 ha pubblicato questa notiziola con allegato video:

Siamo a Presov, Slovacchia. Nell’atmosfera austera e suggestiva di una sinagoga il violinista Lukas Kmit sta tenendo un concerto quando all’improvviso irrompe in sala l’inconfondibile suoneria di un celllulare [il refuso è nell’articolo de La Stampa]. L’artista si stizzisce, ma subito reagisce rispondendo a tono.

Qui sotto il link, dove potete anche vedere il clip:

Squilla il telefono il violinista risponde “a tono”-VIDEO- LASTAMPA.it

Perché Giornalisti cialtroni e notizie decotte? Presto spiegato:

  1. Giornalisti cialtroni: è una viola, non un violino. E non è necessario essere esperti di strumenti musicali per non fare questo errore. Basta copiare con intelligenza e stare appena appena attenti alle traduzioni a orecchio.
  2. Notizie decotte: il video è stato caricato su YouTube il 30 luglio 2011, dunque circa 6 mesi fa. Controllate se non ci credete.
    E allora, vi chiederete (come peraltro mi chiedo io) perché La Stampa se ne accorge soltanto ora? Non lo so, naturalmente, ma ho un elemento in più: dell’episodio ha parlato Cory Doctorow sul suo blog boingboing il 24 gennaio – dunque Doctorow non può essere stato la fonte de La Stampa, ma forse c’è una fonte comune. Se qualcuno lo scopre, ce lo faccia sapere.

Naturalmente, non è la prima volta che un musicista reagisce in modo spiritoso alle onnipresenti suonerie dei telefonini (anche se sono molti di più quelli che fanno finta di niente o interrompono comprensibilmente sdegnati l’esecuzione). Ecco un altro esempio:

A Francesco Merlo il premio giornalistico Kazzenger 2012 per l’irrilevanza

Il nuovo anno, questo 2012 insidiato dalle profezie Maya (mayavverate) e dal più tradizionale essere bisesto e dunque funesto, è iniziato da meno di 15 giorni, e Francesco Merlo – un editorialista che Corriere e Repubblica si contendono che nemmeno Inter e Milan per Tevez – ha già pesantemente ipotecato il premio per l’articolo più irrilevante e irritante dell’anno. Cui vorrei intestare un nuovo premio, di mia istituzione, il prestigioso premio Kazzenger per il giornalismo.

L’articolo è stato pubblicato su la Repubblica del 13 gennaio 2012 (riproduzione riservata), ma poiché il Merlo l’ha anche “postato” sul suo blog lo riproduco – citando beninteso la fonte – con la coscienza tranquilla. Le parti dell’articolo di Merlo, che riprodurrò per intero, sono in blu; i miei commenti intercalati e altre citazioni restano in nero.

Francesco Merlo » Inchini e baciamano, la rivincita del sangue blu / QUANTI NOBILI NEL GOVERNO MONTI

Cominciamo dal titolo.

Inchini e baciamano, la rivincita del sangue blu / QUANTI NOBILI NEL GOVERNO MONTI

Di solito quando qualcuno fa notare a un giornalista che ha pubblicato un articolo con un titolo imbarazzante, il giornalista stesso, spesso spalleggiato dal suo direttore, scarica elegantemente la colpa sul “titolista” (che immagino venga pagato dal giornale per svolgere le mansioni che Benjamin Malaussène svolgeva al grande magazzino creato da Pennac). Qui Merlo non ha scampo: il titolo è suo (a meno che non paghi un titolista per il suo blog).

Molti hanno pensato che fosse costruito ‘massone su massone’ e ora scopriamo che, ‘quarti su quarti’, girano più nobili nel governo Monti, con il suo format salva Italia, di quante patonze giravano nel governo Berlusconi, con il suo format sfascia Italia. C’è insomma un tracciato araldico che neppure negli esecutivi di sua maestà Elisabetta II. I nobili sono infatti almeno sei, tra ministri e sottosegretari, tutti di antichissime famiglie.

Permettetemi prima una piccola parentesi seria. La XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana dispone:

I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome. L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge. La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

Giusto per sottolineare che non si tratta di una questione di colore, ricordo a tutti che questa disposizione è in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce il principio fondamentale dell’eguaglianza. Insomma: non si scherza.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Naturalmente, benché la Corte costituzionale abbia sentenziato che i titoli nobiliari “non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza” (sentenza n. 101 del 26 giugno 1967), i “nobili” non si rassegnano. Carlo Mistruzzi di Frisinga, nel suo Trattato di diritto nobiliare italiano [Vol. I, Giuffrè, Milano, p. 23] afferma: “La Costituzione repubblicana del 1948 non ha – si noti bene – né abolito né proibito i titoli nobiliari. Si è limitata a non riconoscerli ufficialmente e a togliere di conseguenza quella protezione legale di cui essi godevano in regime monarchico. Per contro protegge in pieno i predicati nobiliari che vengono a far parte del nome con funzione ‘individuatoria’.”

Vabbè, dico io, e non da ora. Se vogliono ricordare all’universo mondo, e soprattutto ai discendenti (se ne sono sopravvissuti) delle loro vittime, che per generazioni i loro antenati si sono appropriati con l’uso della forza del frutto del lavoro dei miei e di quelli della stragrande maggioranza dei miei compatrioti, si accomodino pure. Sono tollerante persino nei confonti dei vari carnevali che si rappresenteranno in mezzo mondo nei prossimi giorni (e che pure trovo ributtanti) e considero sacra persino la libertà d’espressione di Casa Pound.

L’incipit dell’articolo di Merlo è folgorante, scoppiettante di idee fresche e originali. “Massone su massone”. Il contrasto dei “format” (ma che vuol dire esattamente?) salva-Italia e sfascia-Italia. La compiaciuta conferma che il termine “patonza” è stato sdoganato per sempre …

Una precisazione però sulle “antichissime famiglie”. Siamo tutti di antichissime famiglie. Tutti gli esseri umani che popolano il pianeta in questo momento, 7 miliardi e dispari, tutti nessuno escluso discendono da antichissime famiglie. Anzi tutti, nessuno escluso, vantano una discendenza diretta e ininterrrotta dalla famosa Lucy africana, di cui portano in ogni cellula una copia del DNA mitocondriale.

È ora di continuare con Merlo, senza infierire ulteriormente. Ma non sono capace di non attirare la vostra attenzione sul bizzarro contrasto tra i “quarti su quarti” di nobiltà del primo capoverso e il Terzi del secondo. Che ne pensa Odifreddi? c’è terreno per qualche elaborazione matematica sulle frazioni? per un’equazione diofantea?

Terzi di Santagata

iagiforum.info

E hanno lo stemma al dito come il ministro degli esteri Giulio Maria Terzi di Santagata, secco, alto, verticale che, appena nominato, fu festeggiato dal presidente del suo circolo, “evviva, uno di noi”, il circolo appunto ‘della caccia’, che è l’oasi, l’enclave, l’addio al mondo del vecchio frack [in italiano si dice “marsina”, ma se si vuole usare il termine francese, allora è frac, come Modugno sapeva ma Merlo ignora] dei vari Torlonia, Borghese, Ruspoli, Aldobrandini, Colonna, Odescalchi, Boncompagni, Orsini, Pallavicini, Barberini, Theodoli, Massimo, Chigi, Grazioli, Lancellotti e tutte le maschere dell’orrendo aristocafonal di Dagospia. Oppure sono discreti ed eleganti tecnici del baciamano come Enzo Moavero Milanesi. “La qualità del baciamano” mi spiega sorridente Sergio Boschiero, il simpatico leader dei monarchici italiani, “è tutta nell’inchino”. Basta fermare un attimo l’immagine e osservare appunto l’elegante riverenza [ma sarà andato a scuola dalle Orsoline?] che il ministro Moavero Milanesi, il Gianni Letta di Monti, ha offerto in omaggio ad Angela Merkel, e paragonarla per esempio a quella, ovviamente più famosa ma “tecnicamente reboante”, di Chirac a Condoleeza Rice. Nel rapido fotogramma di Moavero c’è il lignaggio del principe mentre in quella vecchia istantanea ormai fissata nella memoria c’è la squillante esuberanza del moschettiere. Boschiero nota che Moavero Milanesi ha un cognome aragonese ma, per avventura migratoria, è signore del Lodigiano sin dal 1400 e sul quotidiano di Lodi “il Cittadino” viene celebrato come “il diretto discendente dei Bocconi, fondatori prima della Rinascente e poi dell’Università” [ma insomma, qui c’è una caduta di stile, del Merlo e dello stesso Moavero: se sei nobile non devi occuparti di imprese commerciali da vil meccanico, come direbbe il Manzoni, pena la contaminazione del famoso sangue blu]. Dice Boschiero, il quale per la verità disprezza [ma naturale! se sei monarchico, ai semplici nobili non puoi che sentirti superiore] i cacciatori di simboli araldici e gli esperti in gigli: “Capisco bene che a Bruxelles questi qui facciano tutti carriera: in fondo è la capitale di un regno”.

E qui è difficile resistere alla tentazione e astenersi dal chiedere l’opinione del leggendario capo indiano di 610.

Mario Monti però non li ha scelti sfogliando il Libro d’oro dell’Araldica, quello edito prima del 1922 quando non c’erano i ‘conti di maggio’ e neppure i tanti nomi che il fascismo plebeo poi titolò per meriti civili, come i Marzotto, i Barilla i Ciano. Adesso invece questi nobili al governo sono tornati fuori per via naturale, come una discreta eruzione di lava: i nobili come rimedio al cucù, alle barzellette e alla degradazione trimalcionesca della borghesia italiana?

Domanda retorica e un po’ furbetta. Perché dovete capirlo, Francesco Merlo: deve scrivere un pezzo di colore compiaciuto sulla nobiltà per un quotidiano sedicente progressista, ma avvezzo a strizzare l’occhio ai “vari Torlonia, Borghese, Ruspoli, Aldobrandini, Colonna, Odescalchi, Boncompagni, Orsini, Pallavicini, Barberini, Theodoli, Massimo, Chigi, Grazioli, Lancellotti” (ne fanno fede le cronache mondane delle pagine dell’edizione romana). E quindi non deve irritare troppo i giacobini come me, ma neppure dispiacere agli ambienti radical-chic della capitale. Bene così, allora: “tornati fuori per via naturale, come una discreta eruzione di lava”. O come un rigurgito di subalterno provincialismo? o per altre vie naturali che non oso nemmeno suggerire?

Di sicuro la quota araldica al governo è maggiore di quella che il manuale Cencelli attribuiva ai piccoli partiti di una volta, ed in fondo è la riprova che l’Italia è in crisi visto che sia pure inconsapevolmente cerca l’antidoto persino nelle presunte virtù ereditarie che, come un liquore, impreziosiscono il liquido seminale. “Si tratta – dice ancora Boschiero – quasi sempre di alti burocrati dello Stato”.

No, qui siamo al delirio. Le “presunte virtù ereditarie che, come un liquore, impreziosiscono il liquido seminale”? Ma bevitelo tu! L’Italia merita antidoti migliori!

Quel giorno più non vi leggemmo avante.

Memoria corta

Umberto Bossi, 12 gennaio 2012: “La Lega non è mai stata forcaiola.”

16 marzo 1993, Montecitorio, Luca Leoni Orsenigo (deputato storico della Lega Nord all’epoca; dimessosi dal partito nel 1996):

Orsenigo

polisblog.it

10 credenze scientificamente infondate ma tenaci

Se la conoscenza è potere, allora la disinformazione ci rende più deboli

Pubblicato da lifehacker: 10 Stubborn Body Myths That Just Won’t Die, Debunked by Science

  1. Capelli e peli ricrescono più folti se li tagli o li radi.
    Falso. Smentito da uno studio clinico dal lontano 1928. E peraltro si taglia soltanto la parte morta e cheratinosa del pelo. Il fatto è che i capelli corti sono più ruvidi e più duri e per questo ci sembrano più folti e forti.
  2. Tenere conto del bilancio calorico è tutto quello che serve per mantenere sotto controllo il peso.
    C’è una parte di verità. Ma le calorie sono semplicemente un modo di misurare il calore. Ma il combustibile usato dal corpo è ottenuto dal cibo e dalle bevande che digerisci. Tenere conto della loro composizione dà risultati migliori.
  3. Sono necessarie 8 ore di sonno al giorno.
    C’è un’enorme variabilità individuale, in parte legata al gene ABCC9 (chi ce l’ha ha molto meno bisogno di ore di sonno di chi non ce l’ha). Inoltre è stato scoperto un ormone (orexin A) capace di compensare la privazione di sonno.
  4. Leggere con poca luce rovina gli occhi.
    Certamente li affatica, ma non provoca danni permanenti.
  5. Pisciare su un’ustione di medusa lenisce il dolore.
    Al contrario. L’urina (come l’ammoniaca o l’alcol) potrebbero indurre i nematocisti ancora vivi a rilascaire il veleno residuo, peggiorando la gravità dell’ustione e il dolore. Invece bisognerebbe cercare di togliere tutti i tentacoli dalla pelle (con i guanti ovviamente!) e uccidere con l’aceto (o lavare via con acqua salata) i nematocisti ancora a contatto della pelle.
  6. Sono grasso perchè il mio metabolsimo è lento.
    Intanto se sei grasso sei anche più grosso, e quindi la quantità di energia che ti serve a continuare a funzionare (il metabolismo basale è semplicemente questo) è più di quello che serve a mantenere in funzione un corpo più piccolo. La cosa è molto complessa (sono in gioco anche fattori nutrizionali, come dicevamo al punto 2.) ma la singola causa più importante è sicuramente la scarsa attività fisica.
  7. Si busca il raffreddore perché si prende freddo (e umido).
    Il raffreddore è provocato da un virus e si becca per contagio. Certo, avere il sistema immunitario indebolito (poco sonno, cibo scarso o cattivo) non aiuta. Ma il contagio, soprattutto attraverso il contatto tra le mani e le mucose del viso, è la causa principale. E allora perché d’inverno? Perché si passa più tempo al chiuso e in spazi ristretti con molte persone.
  8. Quando fa freddo la maggior parte del calore si perde dalla testa, quindi è fondamentale portare il cappello.
    La leggenda nasce dal fatto che l’esercito americano fece un esperimento in clima artico con soldati coperti di tutto punto con indumenti invernali ma senza cappello. La maggior parte del calore si perdeva dalla testa perché era l’unica parte non coperta! se li avessero tenuti in costume da bagno avrebbero perduto la maggior parte del calore dal torso, dalle braccia e dalle gambe!
  9. Un elevato livello di colesterolo è il primo fattore alla base dell’insorgere di malattie cardiache.
    Apparentemente, secondo lo studio MONICA dell’OMS, non c’è correlazione tra livelli di colesterolo e di mortalità cardiaca. Mentre c’è correlazione tra mortalità cardiaca e pressione sanguigna e, soprattutto, tra vendita di statine e profitti delle case farmaceutiche.
  10. È pericoloso svegliare un sonnambulo.
    No, solo che probabilmente si spaventerà, perché non capirà dove si trova. La cosa migliore è riportarlo a letto, svegliandolo se necessario.

Il peggior articolo “scientifico” del 2011

È stato pubblicato dal Daily Mail, un quotidiano britannico, il 2 dicembre 2011.

Azzardo la mia traduzione, perché merita di essere conosciuto anche da chi non sa l’inglese.

Fare sesso durante l’adolescenza (tra i 13 e i 19 anni: questa è la traduzione di teenager) può portare a cattivo umore, cambiamenti nello sviluppo cerebrale e tessuti degli organi riproduttivi più piccoli, secondo gli scienziati.
I ricercatori della facoltà di medicina dell’università dello Stato drellì’Ohio hanno scoperto che questi cambiamenti intervengono quando l’esperienza sessuale è fatta mentre il cervello si sta ancora sviluppando.
Uno degli autori, John Morris, afferma: “Avere un’esperienza sessuale in questo arco di tempo, all’inizio dell’esistenza, non è privo di conseguenze.”

Riporto ora l’originale inglese, completo della foto che illustra l’articolo:

Having sex during teenage years could lead to bad moods, changes in brain development and smaller reproductive tissues, according to scientists.
Researchers from Ohio State University College of Medicine found that these changes can occur because the sexual experience is taking place while the brain is still developing.
Study co-author John Morris said: ‘Having a sexual experience during this time point, early in life, is not without consequence.’

Le conseguenze dell'amore

'Consequences': Teenage sex could lead to altered moods and behaviour say Ohio State University scientists - dailymail.co.uk

Dov’è il problema? La ricerca dell’Ohio State University College of Medicine è stata condotta sui criceti. Ripeto: criceti.

Criceto

wikipedia.org

E gli autori sono stati bene attenti a precisare (incalzati dal giornalista del Daily Mail, immagino) che i risultati non si possono estendere agli esseri umani.

Credete che esageri? Andate a controllare qui: Teenage sex ‘affects mood, brain development and reproductive tissues in later life’ | Mail Online.

Mio fratello è figlio unico [2]

Il 18 novembre l’Istat ha pubblicato una interessante nota sulla vita familiare dei bambini e dei ragazzi nel 2011, che aggiorna le corrispondenti rilevazioni statistiche del 1998, 2005 e 2008.

Una lettura certamente istruttiva.

Istat.it – Infanzia e vita quotidiana

Peccato che l’Istat reiteri, imperturbabile, una sciocchezza che avevo già segnalato in occasione della precedente uscita (Mio fratello è figlio unico, mercoledì 31 dicembre 2008)

“Il gioco con fratelli/sorelle è elevato sia nei giorni feriali sia in quelli festivi: circa il 62% dei bambini di 3-10 anni gioca con fratelli/sorelle fuori dall’orario scolastico (se poi si prendono in considerazione i soli bambini che hanno fratelli/sorelle, tale percentuale sale addirittura all’81%).” [Istat, La vita quotidiana di bambini e ragazzi. Anno 2008]

“Il gioco con fratelli/sorelle è elevato sia nei giorni feriali sia in quelli festivi: il 66,7% dei bambini di 3-10 anni gioca con fratelli/sorelle: se poi si prendono in considerazione i soli bambini che hanno fratelli/sorelle, tale percentuale sale addirittura all’86,7%.” [Istat, Infanzia e vita quotidiana. Anno 2011]

Proviamo a spiegarlo nuovamente: un bambino su 4 è figlio unico. Quindi non può giocare con un fratello/sorella, perché non ce l’ha (in statistichese, il 100% dei figli unici non gioca con fratelli/sorelle). Quindi il termine addirittura è ridicolo, oltre che fuori luogo. La prima quota che l’Istat pubblica (66,7%) dà un’informazione irrilevante e fuorviante. Soltanto la seconda è informativa e, tradotta dallo statistichese in italiano, ci dice che praticamente tutti i bambini che hanno un fratello o una sorella ci giocano insieme.

Perché il Financial Times chiede a Berlusconi di andarsene

Molti commentatori (l’ho fatto io stesso) hanno dato notizia dell’editoriale con cui anche il Financial Times (non un quotidiano comunista, mi pare) chiede a Berlusconi il famoso passo indietro. Vale forse la pena, però, di riflettere sul fatto che l’invito non è uno sfogo emotivo (noi ne avremmo ben d’onde, un osservatore britannico probabilmente no) ed è basato su analisi e considerazioni che vale la pena di conoscere.

Cito pertanto alcuni passi prima dall’articolo di analisi degli esiti del G20 per quanto riguarda l’Italia (Berlusconi brushes off debt crisis – FT.com), e poi dall’ormai famoso editoriale. Dei corsivi mi assumo io la responsabilità: servono ad attirare la vostra attenzione sui passi salienti.

Silvio Berlusconi, the Italian prime minister, said on Friday that he had refused the offer of an International Monetary Fund loan to his indebted country, arguing that Rome did not need one even as its borrowing costs remained at near-unsustainable levels.

During meetings on the sidelines of a summit of world leaders in Cannes, Mr Berlusconi instead agreed to accept highly intrusive IMF monitoring of his government’s promised reforms – an unprecedented concession by a eurozone country that has not received a bail-out.

Yields on Italy’s 10-year bonds surged to euro-era highs after Mr Berlusconi said he had declined the offer of a low-interest IMF loan. At 6.4 per cent, they are near the level at which Greece, Ireland and Portugal were forced into IMF-European Union bail-outs. Italy must refinance €300bn ($413bn) in borrowing next year.

The rise in borrowing rates came despite reports from traders that the European Central Bank was purchasing Italian bonds to try to drive yields down. The ECB has bought an estimated €70bn in Italian bonds since panicked selling began in August.

“Italy does not feel the crisis,” Mr Berlusconi said after the G20 summit of industrial powers. He described the Italian bond sell-off was “a passing fashion”, adding “the restaurants are full, the planes are fully booked and the hotel resorts are fully booked as well”.

Qui permettetemi un commento. Il Presidente del Consiglio dei Ministri (e gli mettiamo tutte le maiuscole di cui i nostri burocrati amano decorarsi, come i generali di galloni e le signore di giri di perle) non dovrebbe limitarsi a riportare aneddoti sull’affollamemnto di alberghi, ristoranti e crociere (peraltro non di prima mano, evidentemente), ma avrebbe il dovere di consultare le statistiche ufficiali prodotte e diffuse con i quattrini del contribuente (l’Istat è finanziato dal bilancio statale per oltre 150 milioni di € all’anno, se non ricordo male). D’altra parte un’analoga considerazione per la statistica pubblica l’aveva dimostrata il ministro dell’economia Giulio Tremonti in un intervento pubblico all’assemblea della Confcommercio nel giugno del 2009:

Ma torniamo la Financial Times:

[…]

Christine Lagarde, IMF managing director, said she had not offered Italy a loan – known as a “precautionary credit line” – but other officials familiar with the deliberations in Cannes told the Financial Times that Italy had urged to accept as much as €50bn in assistance.

Senior European officials had hoped Mr Berlusconi’s acceptance of intensive IMF monitoring would return calm to the Italian bond market. Several said they believed Italy’s reform programme would improve the economy but feared that markets doubted the prime minister’s ability to implement them.

“The problem that is at stake, and that was clearly identified both by the Italian authorities and its partners, is a lack of credibility of the measures that were announced,” Ms Lagarde said […].

[…]

The addition of IMF monitors, who will publish quarterly reports on Italy’s progress, makes the mission almost identical to so-called “troika” teams of Commission and IMF evaluators who conduct reviews of the eurozone’s three bail-out countries.

E adesso alcuni estratti dall’editoriale (In God’s name, go! – FT.com):

The similarities between the two prime ministers [Papandreou e Berlusconi] are striking: both men rely on a thin and shrinking parliamentary majority and they are both squabbling with their own ministers of finance. Most importantly, they both have a dangerous tendency to renege on their promises at a time when markets worry about their countries’ public finances. There is, however, one important difference: having reached €1,900bn, Italy’s public debt is so high that its potential to destabilise the world economy is way above that of Athens.

The good news, of course, is that Italy is still a solvent country. However, the interest rate on its debt is becoming ever less sustainable. The spreads between Italian and German 10-year bonds have doubled over the summer. Yesterday, they reached a euro-era record of 463 basis points and would have probably been higher if the European Central Bank was not buying Italian bonds. Although Rome can sustain high interest rates for a limited time period, this process must be halted before it becomes unmanageable. Next year Italy has to refinance nearly €300bn worth of debt. As the eurozone crisis has shown too well, once spreads have risen, they are extremely difficult to bring down.

The most troubling aspect is that this is happening even as Italy has agreed, in principle, to the structural reforms recommended by Europe and the G20. That the International Monetary Fund will monitor Rome’s progress can only be a good thing. However, this risks being undermined while the country retains its current leader. Having failed to pass reforms in his two decades in politics, Mr Berlusconi lacks the credibility to bring about meaningful change.

It would be naive to assume that, when Mr Berlusconi goes, Italy will instantly reclaim the full confidence of the markets. Clouds remain over the political future of the country and structural reforms will take time before they can affect growth rates. A change of leadership, however, is imperative. A new prime minister committed to the reform agenda would reassure the markets, which are desperate for a credible plan to end the run on the world’s fourth largest debt. This would make it easier for the European Central Bank to continue its bond-purchasing scheme, as it would make it less likely that Italy will renege on its promises.

After two decades of ineffective showmanship, the only words to say to Mr Berlusconi echo those once used by Oliver Cromwell.

In the name of God, Italy and Europe, go!

Il riferimento a Oliver Cromwell, che sfugge a quasi tutti coloro che non sono inglesi o non hanno studiato la storia britannica, è al discorso che tenne nel 1653 per chiedere lo scioglimento del Parlamento (il “Rump Parliament“):

You have been sat to long here for any good you have been doing. Depart, I say, and let us have done with you. In the name of god, go!

Chi resterà sepolto da questa risata?

Un articolo di Carlo Clericetti pubblicato da Eguaglianza e libertà. Quasi del tutto condivisibile, se non fosse che la risata sta seppellendo anche noi.

La ristata che ci seppellirà

eguaglianzaeliberta.it

Una risata lo seppellirà

In una conferenza stampa ufficiale una giornalista chiede se Berlusconi è stato convincente, Merkel e Sarkozy si scambiano uno sguardo che scatena l’ilarità generale. La mancanza di fiducia del mondo verso l’attuale premier è tale che nessuna manovra potrà metterci al riparo dalla crisi
Carlo ClericettiIl video della conferenza stampa Markel-Sarkozy (vedi qui) spiega quale sia la considerazione dei leader internazionali per Silvio Berlusconi nel modo più radicale e dirompente: con una risata generale. “Una risata vi seppellirà” era uno degli slogan del ’68: molti lo ricorderanno scritto a lettere cubitali sulla facciata di una facoltà della Sapienza. E davvero bisognerebbe che si avverasse qui ed oggi, togliendo dalle spalle degli italiani un piccolo uomo che pesa però enormemente sulle nostre possibilità di combattere la crisi devastante che stiamo attraversando.

 “Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?”, chiede una giornalista. E lo sguardo che si scambiano Sarkozy e Merkel provoca l’esplosione dell’ilarità generale.

 Spinti dagli altri leader europei, dalla Bce, dal Fondo monetario e alla fine forse anche dal Vaticano e da San Marino potremo anche prendere provvedimenti durissimi, da migliaia di miliardi, che faranno peggiorare ulteriormente le condizioni di vita dei cittadini e forse comprometteranno il futuro del paese. Ma non servirà a nulla, perché per i mercati la caratteristica più importante è la fiducia, e la qualità della fiducia in Berlusconi è stata definitivamente espressa dalla diarchia che governa l’Europa: con una risata. E se due politici del massimo livello, in una occasione ufficiale e in una situazione da essi stessi definita di elevata rischiosità, non sono riusciti a trattenersi dal mostrare quello che le più elementari consuetudini della diplomazia tra Stati impongono che venga dissimulato, vuol dire che non siamo più neanche alla frutta: siamo oltre l’impensabile. In altri termini: è considerata tanto evidente a tutto il mondo la drammatica inadeguatezza di Berlusconi che ormai non serve più neanche lo sforzo di fingere.

 Questa è la situazione. Le conclusioni ognuno le può trarre da solo.

(23/10/2011)
articolo riproducibile citando la fonte

Gli anziani e i giovani

Mentre scrivo non so se la contestata norma che cancella il cosiddetto “riscatto” degli anni di laurea (e di naja) ai fini del computo dell’anzianità lavorativa è ancora viva o se sia stata soffocata nella culla, a fronte dell’ondata di proteste che ne hanno accompagnato l’annuncio.

Ho notato però che la maggior parte dei commenti (cito tra i tanti che ho letto quello dello Scorfano ) si concentrano sul torto (proprio nel senso di contrario del diritto, e di tradimento di un’obbligazione presa) subito da chi la laurea (e/o la naja) l’aveva “riscattata” pagando il riscatto di tasca propria, e ora si vede costretta a lavorare più anni per raggiungere l’anzianità che permette di andare in pensione. E semmai si parla dei giovani, come fa anche lo Scorfano, è per sottolineare il danno che anch’essi subiranno in termini di protrarsi dell’attesa che si rendano disponibili le posizioni aperte dal turnover per pensionamento.

Non mi sembra invece di aver trovato un’altra considerazione. La norma che ci si accinge ad abrogare costitutiva un incentivo al proseguimento degli studi e al completamento dell’istruzione terziaria (come si chiama l’insieme delle variegate prospettive universitarie). Un incentivo tutto sommato sano, che svuotava di significato economico l’alternativa per il giovane al termine dell’istruzione secondaria (sì, lo so, in un mercato del lavoro funzionante e il nostro è oggi ben lontano da essere così) tra iniziare a lavorare sùbito, accumulando anni di anzianità lavorativa ma senza arricchire il proprio capitale umano, e proseguire gli studi nell’istruzione terziaria, accumulando capitale umano al costo degli anni d’anzianità. La norma sul “riscatto” annullava questo costo (in modo virtuoso, cioè facendo riferimento alla durata standard dei costi, e quindi incentivando a restare “in corso”).

Un incentivo che andava nella direzione giusta, perché uno dei problemi dell’Italia è la bassa quota persone che hanno un titolo d’istruzione terziaria. L’obiettivo dell’Unione europea per il 2020 è che abbiano un titolo terziario il 40% delle persone tra i 30 e i 34 anni. L’Istat ha fatto il punto della situazione nel suo Rapporto annuale presentato lo scorso maggio (io cito dalla Sintesi letta dal presidente Giovannini in Parlamento, ma potete trovare il testo completo qui).

Nel 2009 più di un terzo dei paesi dell’Unione europea aveva già raggiunto la quota del 40 per cento di 30-34enni in possesso di un’istruzione terziaria: l’Italia presenta, invece, un valore molto basso di questo indicatore (19,8 per cento nel 2010), collocandosi al quart’ultimo posto nella graduatoria europea. Il livello attuale dista più di 12 punti percentuali dalla media dell’Ue.

Grazie all’introduzione dei nuovi cicli universitari, negli ultimi anni la quota di laureati mostra per l’Italia una contenuta crescita (meno di cinque punti in sei anni), ma questo non ha chiuso né il forte divario territoriale esistente a sfavore del Mezzogiorno, né quello di genere, questa volta a favore delle donne, per le quali l’indicatore è più elevato di circa nove punti rispetto a quello calcolato per gli uomini (24,2 per cento contro 15,5 per cento nel 2010). Peraltro, le tendenze più recenti indicano un affievolimento sia della domanda potenziale di istruzione terziaria, con un calo dei diplomati tra i 19enni, sia di quella effettiva, con una continua riduzione, dopo il picco nel 2002/2003, delle immatricolazioni universitarie rispetto alla popolazione dei diplomati.

Scusate se l’ho fatta lunga, ma adesso dovrebbe essere chiaro che l’abrogazione del “riscatto” – oltre a danneggiare gli “anziani” prossimi a ritirarsi dal lavoro e i “giovani” in attesa di occupare il loro posto – introduce un ostacolo al conseguimento degli obiettivi europei (a parole condivisi e accettati dal nostro Governo) e contribuisce a peggiorare una situazione già critica. È di fatto un incentivo a non proseguire gli studi.

Gli economisti hanno versato fiumi di inchiostro sulla possibilità che gli incentivi generino effetti perversi e indesiderati, e hanno sviluppato tutta una terminologia appropriata. Noi persone comuni che parliamo la lingua della strada diciamo semplicemente: Complimenti, bella stronzata!

Dante e la carta igienica

Guardo la televisione molto di rado. Ma – come ho scritto in un post di alcuni giorni fa – sono bloccato nel cuore della pianura padana con temperature che superano stabilmente i 35 °C dalle 10 di mattina alle 7 di sera. Vacanze intelligenti. La mia anziana mamma guarda almeno 3-4 telegiornali al giorno e in genere le faccio compagnia. Sono qui per questo, in realtà, per stare un po’ con lei, dato che abitualmente viviamo in città diverse. Insieme ai telegiornali mi tocca guardare la pubblicità che li precede e li segue (ignoravo che ci fosse questo trucchetto: il presentatore o la presentatrice dice “adesso interrompiamo per qualche minuto di pubblicità, poi ci rivediamo per un aggiornamento sulle ultime notizie”; dopo gli spot torna e dice “non ci sono aggirnamenti, l’appuntamento è per la prossima edizione delle …”).

Mi ha colpito in particolare una pubblicità di carta igienica, in cui Dante finisce di scrivere il manoscritto della Divina Commedia su un rotolo di carta igienica (c’è un’altra serie in cui Neri Marcorè interpreta Leonardo o Cristoforo Colombo per fare pubblicità alla TIM, mi pare, ma non so chi ha avuto l’idea per primo e chi ha copiato).

Insomma, eccola qui:

Come avrete notato, la didascalia nella parte bassa dello schermo recita: “FIRENZE 1308 CASA DI DANTE” e a me, noto pignolo, fa accapponare la pelle. Forse i pubblicitari non vanno a scuola e se ci vanno non stanno attenti, ma insomma, stiamo parlando di Dante, non di Angiolo Silvio Novaro o di un poeta ancora più oscuro e dimenticato. Dante, il sommo, il padre della lingua italiana. Ci hanno fatto una testa così, a scuola: e l’esilio, e l’altrui pane che sa di sale, e le peregrinazioni per l’Italia senza poter mai tornare a Firenze. E se anche anche non vi ricordate nulla della scuola, c’è Benigni che da anni ce lo ripropone, anche in tv.

Tra l’altro, lo spot si reggerebbe benissimo anche senza la didascalia. Al limite sarebbe stato sufficiente scrivere “CASA DI DANTE” evitando i 2 strafalcioni concentrati in 2 parole, “FIRENZE” e “1308”: tanto per essere pignoli il giusto, Dante a Firenze non c’era né ci poteva essere, perché già in esilio da anni, e questo l’abbiamo già detto. Ma, ovunque fosse, nel 1308 non era certo giunto a concludere la Commedia (l’ipotesi più accreditata è che l’abbia terminata nel 1321, poco prima della sua morte a Ravenna nel settembre dello stesso anno).

Apprendo qui che lo spot è stato realizzato dall’agenzia Lowe Pirella Franzoni e che la strategia media è stata ideata e sviluppata da Initiative. Mi pare giusto additarli tutti quanti al pubblico ludibrio.