Empirico

Significa due cose apparentemente opposte (De Mauro online):

  1. relativo all’empirismo; che si basa sull’esperienza, sull’osservazione dei fatti: conoscenza empirica
  2. che si basa sull’esperienza e sulla pratica: norme, pratiche empiriche | per estensione, che manca di fondamento scientifico; approssimativo: un rimedio empirico.

Ohibò: da una parte la conoscenza empirica è, virtuosamente, quella conseguita applicando metodi scientifici e sperimentali; dall’altra, un rimedio empirico manca di fondamento scientifico. L’apparente contraddizione si risolve pensando che in passato (prima, appunto, della rivoluzione scientifica propugnata da empiristi come Francis Bacon e Galileo Galilei) era scientifico ciò che era sostenuto dall’autorità dei sapienti come Aristotele (ipse dixit) o dalla presunta rivelazione divina, e chi basava la propria conoscenza sull’esperienza era disprezzato in quanto praticone.

Etimologicamente, il termine viene dal greco peira (prova, ricerca) preceduto dal prefisso en- (in). Dalla stessa radice indoeuropea vengono anche perito e pericolo in italiano, e l’inglese fear (paura).

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Banale

Secondo il De Mauro online ha tre accezioni:

  1. privo di originalità, poco interessante: un libro, un film banale, un’osservazione banale, una conversazione banale | convenzionale, privo di sorprese: un’esistenza, una vita banale
  2. di qualcuno, che conduce una vita ordinaria, che ha interessi o attività comuni e poco interessanti: una persona banale
  3. di poca importanza: un banale incidente | facile, elementare: l’esercizio, il compito è davvero banale

Interessante l’etimologia. Il germanico bann significa “editto” (da cui il tardo latino bannum e il nostro bando) e sembra a sua volta collegato alla radice indoeuropea bha (“apparire, mostrare, divulgare” – la stessa radice di infante, colui che non parla ancora). Banale significherebbe dunque “secondo l’uso stabilito, passato in costume”. In francese banal significò dapprima chi era, dall’antico diritto feudale, costretto a prestazioni servili: e dato che la vita dei servi era per definizione priva di interesse per la classe dominante, ne derivò il significato attuale.

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Palindromi (1)

Inglese:

  • Senile felines (Felini senili)
  • Dennis sinned (Dennis ha peccato)
  • Dee saw a seed (Dee ha visto un seme)
  • Norma is as selfless as I am, Ron (Norma è disinteressata come me, Ron)
  • Mr. Owl ate my metal worm (Il Signor Gufo ha mangiato il mio verme metallico)

Francese:

  • Elu par cette crapule (Eletto da questo personaggio abietto)

Tedesco:

  • Ein Ledergurt trug Redel nie (Redel non ha mai portato una cintura di cuoio)

Latino:

  • Subi dura a rudibus (Supporta i maltrattamenti inflitti da gente rozza)
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L’infedele – Diversamente famosi

Lo spot della nuova serie de L’infedele su La7 è carino.

Intanto, Gad Lerner sfoggia un cappellino di paglia con la scritta Raggio di Sole, e mi smuove ricordi d’infanzia. Sono mangimi, penso per maiali, ed erano molto popolari dove passavo le vacanze estive, nella località climatica che ho già citato in questo blog. E di questo gli siamo sinceramente grati.

Poi c’è l’ammiccamento ai vari reality, tipo L’isola dei famosi. E anche questo è divertente, perché l’intrattenimento più vacuo (almeno nei telefilm e nelle sit-com c’è una sceneggiatura, per quanto labile!) è etichettato reality, mentre quando ci si occupa di realtà l’etichetta è approfondimento.

L’ulteriore ammiccamento è alle locuzioni eufemistiche del politically correct, che spesso significano il contrario di quello che apparentemente suggeriscono. “Diversamente orientato sessualmente” sta per “gay”, e qui l’avverbio “diversamente” fa correttamente riferimento agli orientamenti sessuali prevalenti, “normali” in senso statistico. “Diversamente mobile” è chi non cammina, e qui alla constatazione di un fatto (mobile, magari su carrozzella, ma non deambulante) si aggiunge la componente eufemistica. Ma quando “diversamente udente” sta per “sordo” o “sordastro”, dietro la diversità sta un effettivo handicap (magari, purtroppo, il nostro “diversamente udente” non ode per niente) e la componente eufemistica prevale (un po’ ipocritamente). Continuando, e scherzandoci un po’, possiammo dire “diversamente magro” di un grande obeso.

“Diversamente famosi” scherza su questo, e ci vuole suggerire che chi partecipa alle trasmissioni de L’infedele come ospite o come esperto non è “famoso” come chi partecipa ai reality, non viene scelto sulla base di una fama o reputazione conquistata sui mass-media, ma viene prescelto sulla base delle sue competenze o per quello che ha da dire, fuori cioè dalla logica dello spettacolo. Davvero diversamente.

E invece, caro Lerner, non è così. Nelle trasmissioni di approfondimento, e anche nella tua, gli ospiti e gli esperti vengono scelti con la stessa logica. Perché “bucano il video”. Perché sono gli esperti ufficiali. Perché le redazioni hanno un elenco di potenziali ospiti che devono avere una serie di requisiti che non si limitano alla competenza: devono saper stare al loro posto (anche se qualche scontro polemico non guasta), devono essere “gradevoli”, devono essere prevedibili, devono avere una chiara appartenenza o affiliazione, devono essere graditi ai vari poteri forti o medio-forti, eccetera eccetera eccetera.

Certo, L’infedele non è Porta a porta. Ma non sfugge a queste regole. Checché ci voglia far credere lo spot.

Quinconce (2)

Francis Galton (16 febbraio 1822-17 gennaio 1911), di cui abbiamo già parlato su questo blog, è stato un Leonardo da Vinci del XIX secolo.

Si è occupato un po’ di tutto. A 2 anni impara a leggere, a 5 sa latino greco e divisioni a più cifre. Suo nonno è Erasmus Darwin e dunque è cugino di Charles. Da giovane, dopo un paio di lauree, si dedica ai viaggi, prima per diletto e poi per interesse scientifico: esplora l’attuale Namibia e pubblica un prontuario per il viaggiatore vittoriano (The Art of Travel).

Nel 1853 si sposa e diventa stanziale. Si occupa di meteorologia e introduce la teoria degli anticicloni. Si occupa di criminologia e inventa il sistema delle impronte digitali. Si occupa di ereditarietà e inventa il termine “eugenetica” e la locuzione “nature versus nurture” (noi diciamo “natura e cultura”). Si occupa di razze canine e inventa il fischietto a ultrasuoni. Si occupa di statistica e promuove l’uso dei questionari e sviluppa le teorie della correlazione e della regressione alla media.

Sir Francis Galton

wikipedia.org

Intorno al 1873 si inventa una macchina per illustrare in modo meccanico come si produce la curva normale e la chiama quincunx. Qui sotto un disegno di Karl Pearson (allievo e successore di Galton) ricostruito a partire dagli schizzi originale del nostro:

Se la fa costruire da un artigiano e se ritrovo la foto la metto qui.

La macchina è un piano inclinato o verticale di legno con file di chiodi disposti a quinconce (di qui il nome). Una pallina che cade dall’alto, ogni volta che colpisce un chiodo è deviata a destra o sinistra con probabilità 1/2. Sul fondo, cade in uno dei ricettacoli di ampiezza unitaria. Via via che l’esperimento viene ripetuto, l’altezza delle colonne di palline approssima la curva normale.

Se, nel suo percorso, una pallina rimbalza k volte a destra (e il resto delle volte a sinistra) cade nel k-esimo ricettacolo da sinistra. Se ci sono n file di chiodi, il numero di possibili percorsi dall’inizio al k-esimo ricettacolo sul fondo dato dal coefficiente binomiale:

{n\choose k}

E se per una pallina la probabilità di essere sbalzata a destra è p (0,5 in una macchina equa), la probabilità finale di cadere nel k-esimo ricettacolo è la distribuzione binomiale:

{n\choose k} p^k (1-p)^{n-k}

La distribuzione binomiale approssima la normale al crescere di n.

Galton parla della sua macchina in una conferenza tenuta il 9 febbraio 1877 “On Typical Laws of Heredity” alla Royal Institution e poi pubblicata sui Proceedings e su Nature.

Questo il disegno originale che illustra l’articolo:

Nel 1889, in Natural Inheritance, riprende il concetto e lo applica alla distribuzione normale, piuttosto che alla regressione alla media. Leggiamo le sue parole:

It is a frame glazed in front, leaving a depth of about a quarter of an inch behind the glass. Strips are placed in the upper part to act as a funnel. Below the outlet of the funnel stand a succession of rows of pins stuck squarely into the backboard, and below these again are a series of vertical compartments.

A charge of small shot is inclosed. When the frame is held topsy-turvy, all the shot runs to the upper end; then, when it is turned back into its working position, the desired action commences. Lateral strips, shown in the diagram, have the effect of directing all the shot that had collected at the upper end of the frame to run into the wide mouth of the funnel.

The shot passes through the funnel and issuing from its narrow end, scampers deviously down through the pins in a curious and interesting way; each of them darting a step to the right or left, as the case may be, every time it strikes a pin. The pins are disposed in a quincunx fashion, so that every descending shot strikes against a pin in each successive row. The cascade issuing from the funnel broadens as it descends, and, at length, every shot finds itself caught in a compartment immediately after freeing itself from the last row of pins.

[…]

The Curve of Frequency, and that of Distribution, are convertible: therefore if the genesis of either of them can be made clear, that of the other becomes also intelligible. I shall now illustrate the origin of the Curve of Frequency, by means of an apparatus shown in Fig. 7, that mimics in a very pretty way the conditions on which Deviation depends.

[…]

The outline of the columns of shot that accumulate in the successive compartments approximates to the Curve of Frequency, and is closely of the same shape however often the experiment is repeated. The outline of the columns would become more nearly identical with the Normal Curve of Frequency, if the rows of pins were much more numerous, the shot smaller, and the compartments narrower; also if a larger quantity of shot was used.

he principle on which the action of the apparatus depends is, that a number of small and independent accidents befall each shot in its career.

In rare cases, a long run of luck continues to favour the course of a particular shot towards either outside place, but in the large majority of instances the number of accidents that cause Deviation to the right, balance in a greater or less degree those that cause Deviation to the left.

Therefore most of the shot finds its way into the compartments that are situated near to a perpendicular line drawn from the outlet of the funnel, and the Frequency with which shots stray to different distances to the right or left of that line diminishes in a much faster ratio than those distances increase.

This illustrates and explains the reason why mediocrity is so common. (pp. 63-65).

Sul web potete trovare molte simulazioni della macchina di Galton: provate questa.

Galton ha anche un sito dove si trova assolutamente tutto!

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Quinconce (1)

Per la verità, ignoravo che questa parola esistesse in italiano. Figurarsi se sapevo che era piena di significati arcani e mondani, dal modo di piantare gli alberi allo zodiaco e all’i-ching.

Ma andiamo con ordine, e partiamo dal Vocabolario Treccani (ma potete guardare anche il De Mauro online):

Quincónce (o quincunce), sostantivo femminile o maschile [e già cominciamo con le ambiguità!], dal latino quincunx -uncis (maschile), composto di quinque (cinque) e uncia (oncia, la dodicesima parte).

  1. In Roma antica, frazione equivalente a cinque dodicesimi dell’unità.
    In particolare, come moneta, frazione dell’asse, corrispondente a 5/12, cioè a 5 once, coniata in alcune città antiche.

    Come misura di lunghezza, la frazione corrispondente a 5/12 del piede romano.
  2. Simbolo con cui era rappresentata presso i Romani la frazione 5/12, simile alla figura del 5 nei dadi.

    Di qui, anche oggi, ogni disposizione di persone, oggetti, eccetera, a file parallele sfalsate di mezzo passo.
  3. In arboricoltura, piantata a quinconce: la disposizione degli alberi in un frutteto quando si piantano nel modo descritto, e cioè ai vertici di triangoli isosceli, o anche, secondo alcuni autori, ai vertici di triangoli equilateri, nel qual caso è però più usato il termine settonce.
  4. In statistica, la macchina ideata da Galton. Questo era l’unico significato che conoscevo e ne parliamo dopo.

Lasciatemi dire prima degli altri significati che questa disposizione ha via via assunto. Una rapida ricerca sul web porta a trovarne tantissime applicazioni:

  • nella disposizione degli eserciti sul campo, fin dall’antichità:
  • nel gioco dei quattro cantoni:
  • nella disposizione delle piastrelle su un pavimento:
  • o, più elegantemente, nelle pavimentazioni cosmatesche:
  • nella disposizione della matrice dei CCD in una fotocamera digitale:
  • persino nella disposizione di sicurezza di un gruppo di moto o biciclette:
  • naturalmente, nell’astrologia e nell’i-ching (potete andare a vedere questi due articoli):
  • e non poteva mancare il sesso (anche se qui stilizzato come lingam in una yoni nel tempio di Angkor):

Il quinconce è collegato dai pitagorici alla tetractys, ma di questo parleremo un’altra volta.

Di Galton parlo nel prossimo post.

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Flemmatico

Lento, pigro: andatura flemmatica, gesti flemmatici | calmo, imperturbabile, che non si scompone: carattere flemmatico (De Mauro online).

Secondo i filosofi greci (in particolare Anassimene di Mileto) 4 elementi fondamentali costituiscono la realtà: aria, acqua, fuoco e terra (noi classifichiamo ancora così i segni zodiacali). Empedocle aggiunse che la realtà è mutevole, ma le sue radici sono immutabili. Ogni elemento ha 2 attributi (anche gli attributi sono 4 in totale): l’aria è calda e umida, l’acqua umida e fredda, il fuoco caldo e secco e la terra è fredda e secca.

Ippocrate (sì, quello del giuramento) applicò la teoria agli umori che compongono il corpo umano e che devono essere in equilibrio se si vuole essere sani.

Elementi

Attributi

Umori

Organi

Aria

Calda e umida

Sangue

Cuore

Acqua

Umida e fredda

Flemma

Testa

Fuoco

Caldo e secco

Bile nera

Milza

Terra

Fredda e secca

Bile gialla

Fegato

Oltre che una teoria medica sull’origine delle malattie, Ippocrate ne fece una teoria della personalità, o meglio della complessione: il prevalere di un umore sugli altri turba un equilibrio e definisce un temperamento.

  • il flemmatico, con eccesso di flemma, è grasso, lento, pigro e sciocco;
  • il melancolico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste;
  • il collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo,
  • il tipo sanguigno, con eccesso di sangue, è rubicondo, gioviale, allegro, goloso e dedito ad una sessualità giocosa.

Quando facevo le medie, un giorno venne in classe un gesuita, ci spiegò la teoria (come se fosse ancora valida, quanto meno sotto il profilo psicologico), ci sottopose a una specie di test e poi ci diede il responso. Risultai un tipo sanguigno, e non mi piacque per niente. Volevo essere flemmatico, come il mio amico del cuore, che era anche il primo della classe.

Il prete mi disse che non tutto era perduto, che il temperamento era il temperamento, ma che c’era il libero arbitrio; che ci si doveva conoscere per migliorarsi; che con lunga applicazione ce la potevo fare.

Ora, che sono più flemmatico, vorrei essere più sanguigno.

 

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Astemio

Chi non beve vino o altre bevande alcoliche (De Mauro online).

Astemio è (quasi) il contrario di temerario. Le due parole condividono la radice indoeuropea *temes- “oscuro, buio”, da cui deriva anche il nostro “tenebra”. Temētum (o anche temum) in latino è il vino, vuoi perché rosso scuro, vuoi perché ti ottenebra.

Il prefisso ab te ne tiene lontano. Ma Boris è temerario e non si astiene.

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Temerario

Non si finisce mai d’imparare.

Temerario: riferito a persona, “chi si espone ai pericoli senza riflettere o senza fondato motivo, spec. con un atteggiamento avventato”; riferito a cosa o azione, “che denota eccessiva audacia, avventatezza”; per estensione, “non ponderato, fondato su impressioni avventate”; e infine, “che si comporta con audacia sfrontata, con impudenza” e “che denota impudenza, sfrontatezza” (De Mauro online).

Nella mia crassa e beata ignoranza, collegavo temerario a timore, in una di quelle false parentele che collegano una parola a un’altra che ne è in qualche modo il contrario: in fin dei conti, mi dicevo, il temerario è uno che non ha timore.

Niente di più falso. Timore viene dal latino timēre (“temere”), temerario dal latino témĕre (alla cieca). Ma guarda un po’.

Però forse non avevo tutti i torti, perché sembra che le due parole latine abbiano una radice indoeuropea comune, *temes- “oscuro, buio”, da cui deriva anche il nostro “tenebra”, oltre a una serie di vocaboli che significano tutti “oscurità” in sanscrito, avestico, lituano, irlandese e russo. Insomma, la paura originaria è la paura del buio. Ma anche: temerario è chi agisce con temeritas, alla cieca, a casaccio. Il caso è cieco, e così la fortuna.

Forte, anche se ingannevole, la tentazione di cercare una parentela etimologica tra *temes- e Themis (che deriva invece dalla radice indoeuropea *dhe- “porre”, da cui l’italiano tema, ma anche l’inglese doom (“destino”, in genere sventurato). Themis è una dea della giustizia, quella divina, non quella umana. È una delle 6 figlie di Urano e Gea (Cielo e Terra, che avevano anche 6 figli). Dea fondamentalmente benevola (“dalle belle gote”, la chiama Omero nell’Iliade), ma guai a disubbidire alle sue leggi: allora interviene Nemesi apportando una punizione giusta ma terribile.

Themis, dea del clan dei 12 Titani e non degli dei dell’Olimpo, si sposa con Zeus e ci fa 9 figlie (e sì, già c’era il calo delle nascite). Anche Erda, nella mitologia nordica ripresa da Wagner nell’Anello del nibelungo, incontra Wotan e ci genera le Valchirie e forse anche le Norne. Torniamo alle figlie di Zeus e Themis: prima 3 Ore (Auxo, colei che fa crescere; Carpo, colei che porta i frutti; Thallo, colei che fa prosperare le piante), poi altre 3 Ore (Dike, il giudizio, la costellazione della Vergine; Irene, la pace; Eunomia, la buona legge), poi le 3 Moire, le incarnazioni del fato (Atropo, l’inevitabile; Clotho, colei che tesse; Lachesi, colei che getta le sorti).

E così siamo tornati al cieco caso.

Secondo Esiodo, invece, le 3 Moire sono figlie della notte (Nyx): e siamo di nuovo al buio.

Antidiluviano

De Mauro online: “che risale a un’epoca anteriore al diluvio universale”; per estensione, “preistorico”; scherzosamente, “molto vecchio, antichissimo; antiquato, fuori moda”.

Il fatto che in inglese di scriva antedeluvian mi fa riflettere sul fatto che in italiano spesso non differenziamo il prefisso anti- nel senso di “prima di” – che sarebbe propriamente un ante-, come in anteporre – dal prefisso anti- nel senso di “contro, opposto” (come in anticrittogamico, anticristo, …).

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