Fustagno

Un tessuto (originariamente di cotone e lino, ora di cotone) simile al velluto, ma più rustico e a “pelo” più corto (“garzato”). A me piace molto, per i pantaloni, e mi ricorda l’abbigliamento dei cacciatori e dei pastori sardi. Esiste una variante, frustagno, che non ha nulla a che fare con l’etimologia del nome, e che nasce probabilmente dall’assonanza con un tessuto “frusto”, cioè “logoro”, “liso”.

L’etimologia è curiosa, e rimanda all’origine del prodotto, che arrivò in Europa dall’Egitto, e precisamente da Fustat, il nucleo originario de Il Cairo.

La storia è questa: quando gli Arabi conquistarono l’Egitto, tra il 639 e il 641, era loro intenzione stabilire la capitale ad Alessandria. Ma il califfo di Medina, Umar, sapeva che durante la piena del Nilo Alessandria, sulla riva sinistra del fiume, sarebbe restata isolata dalla madrepatria e, quindi, dai rinforzi militari. Ordinò quindi di fondare il quartier generale sulla riva destra. Il generale Amr, di ritorno da una missione, trovò che nella sua tenda aveva costruito il nido una colomba. Dichiarò sacro il luogo (Fustat significa “la tenda”) e, dopo che la colomba ebbe allevato la prole e abbandonato il nido, edificò una moschea (ancora esistente, a Il Cairo vecchio). La città che vi crebbe intorno fu chiamata Misr al-Fustat, l’insediamento della tenda.

Emolumento

Secondo il dizionario di Tullio De Mauro, nella versione online, è un termine poco usato, che significa: “compenso per un’attività professionale”. Il secondo significato del termine è obsoleto: “profitto, entrata, guadagno”; e anche: “interesse sul denaro”.

Trovo divertente l’etimologia, dal latino ex (da) e molĕre (macinare, grattugiare; è la stessa radice di mulino, molare e dell’inglese meal, pasto). Rinvia alla pratica di prendersi da soli l’interesse sul danaro prestato “tosando” con una lima il bordo delle monete, che erano di metallo prezioso (ancora adesso le monete hanno i bordi zigrinati, per vedere subito se sono state sottoposte a questa pratica). Non è male pensare che i compensi dei professionisti siano una limatura del valore prodotto nelle attività realmente produttive (che rinvia alla concezione del lavoro nei servizi come improduttivo).

E mi fa tornare in mente una storiella che si raccontava negli anni Ottanta.

Visita del presidente del consiglio a Reggio Emilia. Gli portano una forma di parmigiano-reggiano. “È da grattare?”, chiede Bottino Craxi. “Ma no, Presidente, glielo regaliamo noi!”

La cerniera lampo

Il 29 aprile 1913 è stata brevettata negli Stati Uniti la cerniera lampo (zipper), inventata dal canadese d’origine svedese Gideon Sundback.

Una delle grandi invenzioni degli ultimi cent’anni.

Non la pensa così Ted Stroehmann (interpretato da Ben Stiller) in Tutti pazzi per Mary.

Gas incondensabili

Non sapevo neppure che esistessero, fino a ieri. E oggi scopro che sono anche tassati! A quando l’accisa sulle flatulenze (vedi alla voce petardo)?

Il tutto ha a che fare con la raffinazione del petrolio greggio. Le raffinerie funzionano sulla base del principio della distillazione, e sono in pratica grandi alambicchi:

In una raffineria, si scalda progressivamente il greggio, che è essenzialmente una miscela di idrocarburi di diversa complessità (e quindi di diverso peso molecolare). Via via che la temperatura sale, i vapori delle diverse frazioni salgono lungo la colonna e vengono estratti per condensazione. Le frazioni più leggere sono già allo stato gassoso, e quindi salgono per prime e non condensano. Ecco i gas incondensabili: soprattutto idrogeno, metano ed etano.

La tassazione dei gas incondensabili è stata introdotta con il decreto-legge 24 novembre 1954, n. 1071 , convertito dalla legge 10 dicembre 1954, n. 1167 e legge 11 giugno 1959, n. 405 , concernenti “l’istituzione di una imposta di fabbricazione sui gas incondensabili delle raffinerie resi liquidi con la compressione”. Il gettito di quest’imposta si aggira intorno ai 40 milioni di euro al mese.

Ghigliottina

215 anni fa, nel 1792, fu per la prima volta utilizzata la ghigliottina per l’esecuzione capitale di un uomo, un brigante di strada, in Place de Grève a Parigi.

Ignoranza mia, pensavo che la ghigliottina fosse stata introdotta prima o in coincidenza della rivoluzione del 1789 e che le prime vittime fossero stati i “politici”, non i delinquenti comuni.

Una tappa gloriosa per la storia dell’umanità. Uno dei modi in cui hanno cercato di far passare l’idea che il problema non fosse quello di negare il diritto a chiunque (anche al potere costituito, cioè al monopolio della violenza riservato allo Stato) di privare della vita un essere umano come punizione per un delitto, ma di rendere l’esecuzione più “umana” e meno dolorosa. L’ottavo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (“Excessive bail shall not be required, nor excessive fines imposed, nor cruel and unusual punishments inflicted“) vieta le punizioni crudeli e non usuali. Ciò non ha impedito alla Corte suprema di negare, in più sequenze, che la pena di morte sia comunque crudele. Nel 2005 negli Stati Uniti sono state eseguite 60 condanne a morte. Gli Stati Uniti erano al 4° posto, dopo Cina, Arabia Saudita e Iran in questa bella classifica di civiltà (se volete più informazioni, andate a vedere il sito di Amnesty o, in Italia, quello di Nessuno tocchi Caino).

A questo punto ci vuole un film. Vi aspettate Dead Man Walking, vero? Invece sarò un po’ più originale: provate Il miglio verde.

Obituary: Boris Eltsin

Ieri (23 aprile 2007) è morto, a 76 anni, Boris Eltsin.

Scrivo questo necrologio soltanto perché qualcuno di voi potrebbe pensare che mi chiamo Boris in suo onore. Niente di meno vero. Ho già spiegato perché mi chiamo Boris Limpopo. Se devo scegliere, meglio Boris Godunov, almeno il dramma musicale di Modest Mussorgsky è bellissimo (vi consiglio la doppia versione Gergiev/Kirov).

Eltsin, anzi, mi stava antipatico e ha molte responsabilità in merito alla tragi-comica catastrofe russa. Il suo ruolo nel tentato golpe dell’agosto 1991 è tutt’altro che chiaro: figurò come il salvatore di Gorbacev, ma ne insidiò (efficacemente) la leadership fino a costringerlo alle dimissioni, il 25 dicembre dello stesso anno. Il 26 stesso, il giorno dopo aver preso il potere, decretò lo scioglimento dell’URSS. Non era certo un democratico: il 17 marzo 1991 i tre quarti dei votanti aveva risposto affermativamente al referendum che chiedeva: “Ritenete opportuno il mantenimento dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche Socialiste come rinnovata federazione di repubbliche sovrane, nelle quali diritti e libertà di ogni individuo di qualunque nazionalità saranno pienamente garantiti?”. Nell’ottobre del 1993 assediò il parlamento con i carri armati. Nel 1994 inviò un contingente di 40.000 soldati per soffocare le richieste di indipendenza della Cecenia. Dopo aver sprofondato la Russia in una crisi economica senza precedenti, alla fine del 1999 si ritirò, lasciando il posto al suo delfino Putin e confermando il noto detto che al peggio non c’è fine.

Si ricorda di lui un solo detto memorabile: “Si può costruire un trono con le baionette, ma non sedervicisi a lungo”.

Petardo

Tutti sanno che cos’è un petardo: un piccolo oggetto esplosivo, che fa molto rumore ma (si spera) pochi danni, utilizzato a capodanno, a carnevale o alle partite di calcio. In meno sanno che – una volta almeno – era una cosa seria: uno strumento da minatori, un segnale ferroviario o un’arma (nella prima guerra mondiale l’esercito italiano usava, al posto delle bombe a mano, petardi offensivi e petardi incendiari).

L’aspetto più bello della parola è l’etimologia: da latino pedĭtum (peto, fragorosa scoréggia).

Obituary: Ludwig van Beethoven

Esattamente 180 anni fa moriva Ludwig van Beethoven. Aveva poco più di 56 anni. Era nato il 16 dicembre 1770: dunque un Sagittario, come Boris Limpopo. Non si sa esattamente la causa della sua prematura morte, ma l’ipotesi più accreditata è quella della cirrosi epatica — gli piaceva bere, pare.

Neppure Boris si sente molto bene, in questo momento.

Ludwig era così sordo, che ha creduto per tutta la vita di essere un sommo pittore.

Sistemi locali del lavoro maccheronici

Lo sapevate che i sistemi locali del lavoro esistono da centinaia di anni?

Così li descrive Teofilo Folengo nel Baldus:

Dat multam lanam pegoris Verona tosatis,
montibus ex altis evangat Brixia ferrum,
bergamasca viros generat montagna gosutos,
de porris saturat verzisque Pavia Milanum,
implet formaio cunctos Piasenza paësos,
Parma facit grossas scocias grossosque melones,
trottant resano cuncti sperone cavalli,
Mantua brettaros fangoso bulbare pascit,
si mangiare cupis fasolos vade Cremonam,
vade Cremam si vis denaros spendere falsos,
ingrassat Bologna boves, Ferraria gambas,
non modenesus erit cui non fantastica testa,
quot moschae in Puia tot habet Vegnesia barcas,
mille stryas brusat regio Piamonta quotannis,
villanos generat tellus padoana diablos,
saltantes generat bellax Vincentia gattos,
congruit ad forcam plus quam chiozottus ad orzam,
antiquas Ravenna casas habet atque muraias,
innumerosque salat per mundum Cervia porcos,
sulphure non pocum facis, o Caesena, guadagnum,
nulla faventinas vincit pictura scudellas,
dat mioramentos vallis Commacchia salatos,
intra ceretanos portat Florentia vantum,
non nisi leccardos vestigat Roma bocones,
quantos per Napolim fallitos cerno barones,
tantos huic famulos dat ladra Calabria ladros,
Gennua dum generat, testas commater aguzzat,
semper formosas produxit Senna puellas,
Millanus tich toch resonat cantone sub omni,
dum ferrant stringas, faciuntque foramina gucchis;
qui ponunt scarpis punctos, sparamenta zavattis,
quive casas cuppis coprunt spazzantve caminos,
vel sunt commaschi vel sunt de plebe Novarae.

At nostra haeroico cantanda Cipada stivallo,
semper abundavit ricca de merce giotonum.

L’orologio di Paolo Uccello

Ero convinto – non so se per averlo letto da qualche parte o per effetto di un ragionamento (lo ammetto, a volte mi capita) – che il fatto che le lancette dell’orologio si muovano in senso orario (per l’appunto) non fosse il risultato di una convenzione, ma fosse dovuto al fatto che nell’emisfero settentrionale, culla della nostra bella civiltà, il moto apparente del sole è in senso orario. Analogo percorso in senso orario è descritto a terra dalla nostra ombra (o da quella di un albero o di una casa: per questo alcuni di noi, in genere i maschi dalla specie, sono in grado di prevedere se l’auto parcheggiata resterà all’ombra o andrà al sole). Anche le meridiane orizzontali si comportanto allo stesso modo:

Dovendo decidere come realizzare il quadrante di un orologio meccanico, mi dicevo, era stato naturale riprodurre da vicino quello di una meridiana. Fin qui le mie credenze.

Peccato che l’altro giorno, leggendo Increasing Returns and Path Dependence in the Economy di Brian Arthur, abbia scoperto che l’autore sostiene la tesi che anche il quadrante degli orologi è il risultato di una convenzione, o meglio del prevalere di un “disegno” su tutti gli altri, intervenuto intorno al 1550. A riprova di questa tesi (altri esempi classici sono quelli della guida a destra, del “passo” dei binari ferroviari, della tastiera QWERTY…), Arthur cita l’orologio realizzato per la controfacciata del Duomo di Firenze da Paolo Uccello nel 1443:

Stupefacente vero? Fragoroso crollo della ragione?

No, perché ho fatto una scoperta ulteriore: nelle meridiane verticali il percorso dell’ombra è antiorario, come nell’orologio di Paolo Uccello.

Conclusione: Arthur ha probabilmente ragione (poteva affermarsi l’uno o l’altro tipo di quadrante), ma io non avevo torto (gli abitanti dell’emisfero settentrionale avevano un modo “naturale” o “istintivo” di tradurre il corso del tempo nel movimento delle lancette, che simulano l’ombra dello gnomone di una meridiana orizzontale).