Banale

Secondo il De Mauro online ha tre accezioni:

  1. privo di originalità, poco interessante: un libro, un film banale, un’osservazione banale, una conversazione banale | convenzionale, privo di sorprese: un’esistenza, una vita banale
  2. di qualcuno, che conduce una vita ordinaria, che ha interessi o attività comuni e poco interessanti: una persona banale
  3. di poca importanza: un banale incidente | facile, elementare: l’esercizio, il compito è davvero banale

Interessante l’etimologia. Il germanico bann significa “editto” (da cui il tardo latino bannum e il nostro bando) e sembra a sua volta collegato alla radice indoeuropea bha (“apparire, mostrare, divulgare” – la stessa radice di infante, colui che non parla ancora). Banale significherebbe dunque “secondo l’uso stabilito, passato in costume”. In francese banal significò dapprima chi era, dall’antico diritto feudale, costretto a prestazioni servili: e dato che la vita dei servi era per definizione priva di interesse per la classe dominante, ne derivò il significato attuale.

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Palindromi (1)

Inglese:

  • Senile felines (Felini senili)
  • Dennis sinned (Dennis ha peccato)
  • Dee saw a seed (Dee ha visto un seme)
  • Norma is as selfless as I am, Ron (Norma è disinteressata come me, Ron)
  • Mr. Owl ate my metal worm (Il Signor Gufo ha mangiato il mio verme metallico)

Francese:

  • Elu par cette crapule (Eletto da questo personaggio abietto)

Tedesco:

  • Ein Ledergurt trug Redel nie (Redel non ha mai portato una cintura di cuoio)

Latino:

  • Subi dura a rudibus (Supporta i maltrattamenti inflitti da gente rozza)
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29 settembre

Ahimè, ormai ricordato soltanto per il compleanno di Berlusconi (71, quest’anno).

Ma è stato un giorno ricco di eventi più o meno fausti. Qualche esempio dalla newsletter dell’Encyclopedia Britannica:

  • 1833: inizia il regno di Isabella II di Spagna, che aveva 2 anni
  • 1901: nasce Enrico Fermi
  • 1906: gli Stati Uniti occupano Cuba
  • 1923: entra in vigore il mandato britannico in Palestina, con la finalità di ricostituire una patria per il popolo d’Israele

Ma, soprattutto, è la data di una canzone giustamente famosa di Lucio Battisti (e Mogol), portata inizialmente al successo dall’Equipe 84. E se non sbaglio sono 40 anni!

Qui abbiamo il clip dell’epoca (anche se non si chiamavano così).

Una versione dal vivo, sempre dell’Equipe 84, al teatro greco di Siracusa nel 1967.

E, infine, una rara versione acustica dal vivo, registrata a Speciale per voi con un giovanissimo Renzo Arbore (il vostro Boris era tra i “figuranti”!, anche se forse non in questa puntata).

Critical Mass

Ball, Philip (2004). Critical Mass. How One Thing Leads to Another. New York: Farrar, Straus and Giroux. 2006.

Prima di tutto un chiarimento: non ha nulla a che fare con l’omonimo movimento di ciclisti.

Sinceramente, non so se consigliarlo. Il tema del libro è la fisica della società. L’autore fa una buona rassegna di questa area d’interesse (troppo vasta per chiamarla disciplina), presentando risultati recenti (fino al 2003, anno in cui il libro è stato scritto) e radici storiche (a partire da Hobbes). L’autore è inglese, non americano, e questo ci risparmia il tono a volte troppo disinvolto, scanzonato e superficiale della divulgazione statunitense. D’altra parte, l’essere inglese lo costringe, evidentemente, a essere equilibrato alla soglia del cerchiobottismo alla fine di ogni capitolo. Lo trovo molto irritante.

In definitiva: con queste avvertenze, lo raccomanderei senz’altro a chi vuole avere un primo contatto con le molte interessanti applicazioni di questo approccio relativamente nuovo. L’esauriente bibliografia può aiutare a orientarsi nella letteratura più specializzata tematicamente, divulgativa e non. Per chi già conosce gli argomenti, il libro è abbastanza superfluo, anche se non mancano spunti interessanti.

La danza immobile

Scorza, Manuel (1983). La danza immobile. Milano: Feltrinelli. 2007.

Ringrazio di cuore chi mi ha fatto scoprire questo libro, complesso e affascinante.

In genere sono un po’ scettico di fronte alla letteratura latino-americana, che trovo a volte un po’ sopra le righe, un po’ “etnica” in senso deteriore. Non sto pensando a Borges o a Cortázar, ma piuttosto a Garcia Marquez, a quel rigoglio di animali piante e uomini straordinari.

La danza immobile è uno strano amalgama di queste due anime della letteratura latino-americana: non mancano certo pagine affascinanti e terribili di guerriglie, fughe e sadiche punizioni nel bacino amazzonico. Non mancano il colore, il dolore e lo stupore. Non mancano gli amori, declinati sempre al superlativo.

Ma il tutto è calato in un inquietante gioco di specchi, in un labirinto di sentieri che si biforcano. Si deve sempre scegliere? Tra l’amore e la rivoluzione? tra la realizzazione di sé e il gesto altruistico? e se il vero altruismo fosse il dovere di trovare sé stessi nell’amore, senza risparmiarsi? e se il vero egoismo fosse quello di imporre la propria utopia, anche con la forza?

Più che un amalgama è un intreccio, in cui tutti i personaggi sono uno soltanto, lo scrittore, e tutte le vicende una sola: per questo, penso, la danza è immobile.

– E lei crede che le rivoluzioni non tradiscano? – chiese l’editore.
– I rivoluzionari, forse. Le rivoluzioni mai.
– E l’amore non tradisce? – chiese Marie Claire.
Guardai girasoli lontani, vicini, prossimi, assenti. Il destino dei girasoli è di ruotare intorno al sole. Il destino degli uomini è di girare intorno all’amore. Guai al girasole o all’uomo impazzito che si ostinano a girare contro il loro sole! Poveri girasoli ciechi che girano e rigirano intorno al nulla, al non-essere!
– L’amore non tradisce mai; certe donne, sì.
[…]
– Santiago, io sono Marie Claire!
Guardai con rancore la sua bellezza irrimediabile.
– Lei è certamente Marie Claire. Ma io non sono quel Santiago.
Mi alzai. E me ne andai.

Un finale bellissimo e conturbante. Che non dà conto fino in fondo, però, della bellezza incompiuta del romanzo. Leggetelo, se non l’avete già fatto, e sappiatemi dire.

Nei boschi eterni (3): opus spicatum

Grazie a un’amica archeologa, siamo in grado di risolvere un dubbio che – apparentemente – attanagliava soltanto me.

Cito quello che mi ha scritto (comunicazione personale, 2007), sperando non me ne voglia:

Vitruvio parla di testacea spicata tiburtina e Plinio di spicata testacea.
Il commentatore di Vitruvio scrive in nota: si tratta dei pavimenti in opus spicatum in cui mattoncini (bla bla) a spina di pesce (bla…).
Quindi opus spicatum è dizione moderna convenzionale.
Di piscatum non c’è traccia.

Ci aggiungo, di mio, che la Vargas è poco giustificata per il suo errore. Nel classico Dictionnaire des Antiquités Grecques et Romaines di Daremberg e Saglio, disponibile anche online, alla voce Pavimentum a un certo punto si afferma:

le pavement en épi (opus spicatum , spica testacea , pavimentum spica) qui correspond au dispositif moderne en arête de poisson (spina pesce). Il se composait de lamelles rectangulaires de 105 millimètres de long, 42 de large, 21 d’épaisseur, affrontées à angle droit de 45°. La figure 5526 montre un spécimen de ce genre, découvert dans le marché de Timgad. Les briques qui servaient à cet usage étaient surtout fabriquées à Tibur, d’où leur nom de testacea spicata tiburtina.

La squadra 8 (10)

“Se vuoi che la missione vada in porto, impara a rispettare gli ordini”.

Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Puntata molto bella, comunque. Ma la serie sta per finire. Un commiato a puntata, quanto può durare ancora?

26 settembre 1969 – Abbey Road

Sentito, di ritorno dalle vacanze, nel negozio Ricordi di via Montenapoleone. Un attacco folgorante. I Beatles erano progressive!

Uno più bello dell’altro!

Società dell’informazione

Stamattina il mio spazzolino da denti mi ha scritto: “Please, replace your head”.

L’INFEDELE – DIVERSAMENTE FAMOSI – l’infedele

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