Bivacco

Non è quella cosa che fanno due mucche su un prato, come avevamo imparato alle elementari (dai compagni di scuola, l’unica istruzione che resta, non dai maestri). Secondo il Vocabolario Treccani online ha due significati, peraltro molto prossimi l’uno all’altro:

  1. Sosta all’aperto, di breve durata e per lo più notturna, di truppe in movimento, o di gruppi di persone in viaggio, durante una lunga marcia, e simili: il bivacco degli zingari intorno ai fuochi.

    L'armata napoleonica bivacca durante la ritirata di Russia

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  2. In alpinismo, sosta notturna nel corso di ascensioni che si prolungano per più di una giornata, possibilmente al riparo dalla caduta di pietre, dall’acqua e dal vento; può effettuarsi in una tenda portatile o in una grotta naturale o anche sul fondo di un piccolo crepaccio; si può essere costretti anche a un bivacco in parete su una cengia rocciosa.

    Bivacco nella neve

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    Bivacco fisso, piccola costruzione in legno e lamiera con tetto a forma semicircolare o ellittica, fornito di posti letto e di materiale per il pernottamento fino a un massimo di 10 alpinisti, situato in genere all’attacco di impegnativi itinerarî di ascensioni.

    Bivacco Perugini

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Una volta tanto, sull’etimologia sono d’accordo più o meno tutti: praticamente è entrato nell’uso di tutte le lingue europee (italiano e inglese comprese) attraverso il francese bivac 0 bivouac, ma deriva probabilmente dal tedesco o da un suo dialetto biwacht «guardia notturna di riserva», composto della preposizione bei- associata al sostantivo Wacht. In italiano era stato proposto serenare, senza molto successo, anche se lo usa ad esempio Ippolito Nievo.

Peraltro la radice indoeuropea VAR di Wacht è la stessa di veglia, vigilia e vigilare, ma anche di guardia e guardare. In inglese – dove bivouac è attestato all’inizio del XVIII secolo, probabile importazione dal continente legata alla Guerra dei 30 anni – succede qualcosa di simile: la stessa radice indoeuropea ha dato to watch «osservare» ma anche to wake «vegliare, svegliare». E da quest’ultima parola viene una svolta curiosa, quella che porta a witch «strega», wicked «malvagio» e Wicca (la Grande Madre dell’omonima religione neopagana): questo perché streghe e stregoni erano creduti in grado di svegliare (cioè resuscitare) i morti.

Strega polacca

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Mandarino

Ho sempre pensato che il primo significato di questa parola fosse il frutto, e il secondo il dignitario cinese. Forse perché questo è l’ordine in cui io – come immagino la maggior parte di voi – ha appreso i significati di questa parola. Invece scopro oggi che è l’esatto contrario. Una di quelle sorprese che ti illuminano la giornata.

Facciamoci aiutare come al solito dal Vocabolario Treccani:

Termine usato un tempo dagli stranieri per designare i funzionarî civili e militari dell’Impero cinese: la casta dei mandarini. Per estensione, con riferimento ad altri paesi e in senso per lo più spregiatovo, personaggio potente e influente, e in particolare alto funzionario che vorrebbe conservare e far valere a ogni costo i privilegi più esclusivi della sua carica.

Quanto all’etimologia, ci viene dal portoghese mandarim, che l’ha presa in prestito dal malese mantri, che deriva a sua volta dal sanscrito mantrin– «consigliere».

Mandarino cinese

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Il frutto del mandarino è derivato dalla prima accezione, in modo scontato ma curioso (Vocabolario Treccani):

[Probabilmente dalla voce precedente, per allusione al colore giallo oro e alla provenienza dall’Oriente].

  1. Pianta arbustiva delle rutacee (Citrus deliciosa), proveniente per alcune specie dalla Cina, dalla Cocincina e dalle isole della Sonda, per altre forse dalle isole Mascarene nell’Oceano Indiano, introdotta in Europa nella prima metà del sec. 19° e oggi largamente coltivata nella regione mediterranea per i suoi frutti o, in vaso, come pianta ornamentale: alta non più di 4 m, ha foglie piccole, lanceolate, aromatiche, fiori bianchi, frutti globoso-depressi con buccia sottile e profumata, e polpa gialla, succosa, molto zuccherina, suddivisa in spicchi.
  2. Il frutto del mandarino, usato fresco per l’alimentazione e anche nella fabbricazione di marmellate e canditi: uno spicchio di mandarino; essenza di mandarino. Olio essenziale di mandarino, liquido giallo dorato, leggermente fluorescente, con odore gradevole, che si estrae per pressatura o sfumatura dalle bucce del mandarino.

Con il che si scopre anche che sono soltanto 200 anni che ci mangiamo questo profumato frutto.

Mandarino

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A questo punto, forse è venuta anche a voi la curiosità di sapere perché l’ibrido di mandarino e arancio si chiama correntemente clementina. Vi prevengo (Vocabolario Treccani):

[Dal francese clémentine, dal nome di un padre Clemente (Clément Rodier – nota mia), che nei primi anni del sec. 20° ne individuò la pianta nella missione di Misserghin presso Orano in Algeria]. – Ibrido di mandarino e di arancio amaro, detto anche mandarancio; è un albero molto simile a quello del mandarino, con sviluppo maggiore e fogliame più ampio e di colore più scuro; il frutto, che matura da novembre a gennaio, ha le dimensioni del mandarino comune, ma forma sferica come una piccolissima arancia, a buccia sottile e polpa dolce.

Clementina

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