Manovra

Prima che anche questa manovra mensile del vorrei-ma-non-saprei (proprio quello di cui hanno bisogno i mercati per essere rassicurati che l’Italia è governata con polso fermo e idee chiare) sia consegnata alle cronache (così almeno mi auguro, perché il rischio è che venga consegnata alla Storia con la S maiuscola, e alla Storia d’Europa se è per questo) vorrei condividere 3 commenti usciti nei giorni scorsi.

  1. Makkox (Marco Dambrosio) su ilPostdel 13 agosto 2011

  2. Massimo Gramellini su La Stampadel 13 agostoIL LAMENTO DEL MEDIO ALTO
    Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.
    Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi – frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci – servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
    Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell’accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
    Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent’anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.
    Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
    Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l’anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
    È un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.
    Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.
    Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d’ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l’unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch’io.
  3. Fausto Panunzi su LaVoce.info del 14 agostoCOME IL PEGGIOR GOVERNO BALNEARE
    I cittadini italiani e i mercati internazionali si aspettavano una manovra che tagliasse la spesa pubblica ed in particolare i costi della politica. Si ritrovano con una classica manovra da governo balneare, fatta di nuovi balzelli che ricadono sulle spalle dei soliti noti, i lavoratori dipendenti. Era difficile fare peggio.

    L’anticipo del pareggio di bilancio era diventato necessario dopo le turbolenze dei mercati dei giorni scorsi. Da più parti – giornali, BCE – si erano identificati i principi che dovevano ispirare la nuova manovra. In primo luogo tagliare i costi della politica, pre-condizione per chiedere sacrifici agli italiani da parte di un Parlamento che non solo lavora poco a fronte di stipendi molto elevati ma che gode di privilegi inaccettabili come mostra la vicenda dei prezzi del ristorante del Senato. Poi riformare le pensioni, legandole all’aspettativa di vita, uniformando il trattamento delle donne che lavorano nel settore privato a quello delle donne che lavorano nel settore pubblico. Privatizzare,vendendo sul mercato il patrimonio immobiliare dello Stato e quote di aziende come le Poste, e magari liquidare il fondo per gli investimenti strategici appena creato come strumento del ridicolo colbertismo del Ministro dell’Economia. Possibilmente privatizzare anche la Rai, dove ormai il Direttore del TG 1 censura persino il Sottosegretario Gianni Letta, reo di catastrofismo per aver detto che la situazione era ormai “precipitata”. Liberalizzare gli ordini professionali. Combattere seriamente l’evasione fiscale, mediante una maggiore tracciabilità dei pagamenti. Insomma, tagli strutturali alla spesa pubblica e maggiore concorrenza: questo è quello che si aspettavano i mercati e anche parte dei cittadini italiani. E, accanto alle riduzioni di spesa, nessun nuovo aumento delle tasse, dato che la pressione fiscale è ormai giunta a livelli inaccettabili per gli sfortunati che non posso evadere il Fisco. Niente di tutto ciò è stato fatto dal governo. Ogni intervento serio sulle pensioni è stato bloccato dalla Lega, fiera di avere rinviato alle calende greche ogni azione di riequilibrio dei conti. Le privatizzazioni non sono state prese nemmeno in considerazione da un governo desideroso di mantenere poltrone da assegnare ad ogni livello. E ovviamente solo tagli di facciata sui costi della politica. Il taglio di Province e Comuni è rinviato agli anni prossimi, dopo il censimento. Ma non basterà misurare gli abitanti. Si dovrà valutare anche la dimensione territoriale della Provincia. E – perché no? – la presenza di monti, fiumi, laghi. Partiti da 37 province tagliate, adesso si è scesi a 29. C’è da scommettere che alla fine i tagli non ci saranno e in ogni caso non arriveranno alla doppia cifra. Le 54 mila poltrone tagliate esistono solo nella fervida immaginazione del Ministro Calderoli. Meglio non commentare il divieto per i parlamentari di volare in business class, dato che sui voli nazionali ormai c’è solo la classe economica. Sulla lotta all’evasione, i pagamenti sopra i 2500 euro diventeranno tracciabili. Meglio di niente, ma difficile non notare che si tratta di una soglia che avrebbe lasciato fuori dai controlli i pagamenti per l’affitto di un noto appartamento romano da parte di un Ministro della Repubblica. In compenso ci si trastulla con le proposte di pareggio di bilancio in Costituzione, modifica dell’articolo 41 e soppressione di feste indigeste alla maggioranza come il 25 Aprile e il 1 Maggio. E, dulcis in fundo, il contributo di solidarietà, cioè nuove tasse, per 3 anni, su chi dichiara più di 90 mila euro l’anno, cioè i pochi sfortunati, l’1,2% dei 41 milioni di contribuenti, coloro che non possono evadere. Risparmiati quasi tutti i lavoratori autonomi.

    UNA MANOVRA BALNEARE IN MEZZO ALLA TEMPESTA
    I sacrifici erano necessari, arrivati a questo punto, ma dovevano essere utili, cioè atti a risanare i conti anche nel lungo periodo, e ben distribuiti. Questa manovra non è utile, perché senza una riduzione strutturale della spesa, tra pochi anni i governi saranno costretti a mettere di nuovo le mani nelle tasche degli italiani, ed è iniqua, perché salva ancora una volta gli evasori. È come essere in presenza di un medico che continua a fare trasfusioni di sangue senza curarsi di fermare prima l’emorragia del paziente. Il sangue tanto lo donano altri.
    Ma una cosa positiva in questa deprimente vicenda c’è. Malgrado l’imbarazzante afasia delle opposizioni, incapaci di proporre credibili ricette alternative, non si potrà più dire che questa maggioranza è impresentabile, “ma gli altri sono anche peggio”. No, peggio di un Ministro dell’Economia che aveva – a suo avviso – previsto tutte le crisi e zittito chi lo criticava e che ora dice che questa crisi non poteva essere prevista non c’è niente. Peggio di un governo che ha sprecato una maggioranza enorme, che ha avuto lo scudo del Presidente della Repubblica, l’appoggio della BCE e della Banca d’Italia nella scelta di misure impopolari e che se ne è uscito con una manovra presa dal manuale del perfetto governo balneare democristiano non ci può essere nulla. Almeno speriamo.

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