China Miéville – Perdido Street Station

Miéville, China (2000). Perdido Street Station. New York: Del Rey. 2003.

Perdido Street Station

Wikipedia.org

Devo ringraziare pubblicamente Il barbarico re, assiduo frequentatore di queste pagine, per avermi fatto conoscere questo autore (ho letto anche, e recensirò tra poco, Embassytown, l’ultimo suo romanzo, un capolavoro).

China Miéville è inglese, è nato nel 1972 e – per quanto incredibile – il suo non è un nom de plume. Il che la dice lunga sui suoi genitori. Laureato a Cambridge (BA in antropologia sociale) e addottorato alla London School of Economics (MA e PhD in relazioni internazionali), Miéville è impegnato in politica con la formazione marxista del Socialist Workers Party (si è anche candidato alle elezioni nel 2001, senza molto successo: 459 voti, l’1,2% degli elettori del suo collegio londinese).

Questi sarebbero soltanto pettegolezzi se non aiutassero a capire meglio i romanzi di Miéville: China è un creatore di mondi e in questo il materialismo storico è molto utile, perché orienta a dare uno spessore, una profondità alle relazioni sociali che fanno da contrappeso importante allo sviluppo della vicenda (che pure, in un romanzo “di genere”, è essenziale).

In questo monumentale romanzo siamo in una megalopoli (New Crobuzon) sul pianeta Bas-Lag. In questo “altrove” la tecnologia è vagamente post-vittoriana (e qui l’essere marxisti aiuta molto) e ricorda vagamente il filone steampunk cui appartengono The Difference Engine di William Gibson e Bruce Sterling e The Diamond Age di Neal Stephenson. Soltanto che questo mondo è popolato, oltre che da umani, da una serie di altre specie aliene interessanti e di esseri pluridimensionali (tra i quali un memorabile ragnaccio). Ma non vi voglio confondere le idee, né rovinarvi la lettura.

Il ‘protagonista del romanzo è uno scienziato reietto e questo consente a Miéville alcune considerazioni interessanti sull’accademia e sulla natura della ricerca (il riferimento è alle posizioni sul Kindle):

[…] how much “analysis” was just description—often bad description—hiding behind obfuscatory rubbish. [488]

“See, if you think that matter and therefore the unified force under investigation are essentially static, then falling, flying, rolling, changing your mind, casting a spell, growing older, moving, are basically deviations from an essential state. Otherwise, you think that motion is part of the fabric of ontology, and the question’s how best to theorize that. You can tell where my sympathies lie. Staticists would say I’m misrepresenting them, but fuck it. [2884]

The process of explaining his theoretical approach was consolidating his ideas, making him formulate his approach with a tentative rigour. [2900]

After only two weeks of research, something extraordinary happened in Isaac’s mind. The reconceptualization came to him so simply that he did not at first realize the scale of his insight. It seemed a thoughtful moment like many others, in the course of a whole internal scientific dialogue. A sense of genius did not descend on Isaac Dan der Grimnebulin in a cold shock of brilliant light. Instead, as he gnawed the top of a pencil one day, there was a moment of vaguely verbalized thought along the lines of or wait a minute maybe you could do it like this … [3669]

La complessità della società di New Crobuzon resta sullo sfondo di una vicenda appassionante e con forti tinte horror, ma non per questo è uno degli aspetti meno rilevanti del libro. La fantascienza, al suo meglio, ci ha sempre aiutato a pensare alla contingenza del reale e alla pluralità del possibile, e questo è vero anche per Miéville. Come è anche vero (la lezione dello straniamento brechtiano) che vedere vicende umane/troppo umane incarnate in protagonisti e società aliene ci aiuta a coglierne l’assurdità e l’intollerabile ingiustizia.

Non posso dire molto di più senza rovinarvi il piacere della scoperta. Fatevi coraggio davanti alle sue molte pagine, e leggetelo.

* * *

Oltre a quelle che ho già introdotto nel corpo della recensione, ho qualche altra piccola perla da proporvi (faccio sempre riferimento alla posizione sul Kindle):

Vermishank was not fat, but he was coated from his jowls down in a slight excess layer, a swaddling of dead flesh like a corpse’s. [3272]

“Davinia?” he answered. His voice was a masterpiece of insinuation. In one word he told his secretary that he was surprised to have her interrupt him against his instructions, but that his trust in her was great, and he was quite sure she had an excellent reason for disobeying, which she had better tell him immediately. [4555]

But for the most part, as long as payments were made and violence did not spill out of the rooms in which it had been paid for, the militia kept out. [5681]

[…] as their skin became parchment and their blood ink. [6615]

It is a work of such beauty that my soul wept. [6763]

My sustenance is information. My interventions are hidden. I increase as I learn. I compute, so I am. [7748]

[…] there was no moral accounting that lessened the horror of what she was doing. [9884]

” […] Whichever, the Council don’t care about killing off humans or any others, if it’s . . . useful. It’s got no empathy, no morals,” Isaac continued, pushing hard at a resistant piece of metal. “It’s just a . . . a calculating intelligence. Cost and benefit. It’s trying to . . . maximize itself. It’ll do whatever it has to—it’ll lie to us, it’ll kill—to increase its own power.” [10474]

Pubblicato su Recensioni. 3 Comments »

3 Risposte to “China Miéville – Perdido Street Station”

  1. Perché gli scarabei “danzano” sulla loro pallina di cacca? « Sbagliando s’impera Says:

    […] anche chi conosce un minimo di mitologia egizia (o ha letto Perdido Street Station di China Miéville) sa che Khepri, lo scarabeo sacro, dio del sol levante, ha l’importante ma […]

  2. Ian McEwan – Sweet Tooth « Sbagliando s'impera Says:

    […] inventarsi la topografia della sua storia, Macondo o la Fortezza Bastiani o il Castello di Kafka o New Crobuzon. Ma se stiamo parlando della New York di Paul Auster o della Londra di Dickens ci aspettiamo una […]

  3. G. Willow Wilson – Alif the Unseen | Sbagliando s'impera Says:

    […] che condivide con Alif the Unseen il tema del libro – e persino, in una certa misura, Perdido Street Station di China Miéville) e il termine cypher-punk (Cryptonomicon di Neal Stephenson sopra […]


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