La guerra dei mondi

73 anni fa, il 30 ottobre 1938, andò in onda una delle più famose trasmissioni radiofoniche di tutti i tempi, The War of the Worlds di Orson Welles, trasmessa dalla CBS.

Orson Welles nel 1937

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Benché la trasmissione si apra con una citazione del romanzo di H. G. Wells da cui era tratta – il romanzo, ambientato a Londra, era stato pubblicato nel 1898; l’autore era ancora vivente – e sia ambientata nel 1939, cioè nel futuro, era costruita come un notiziario dal vivo e fece cadere in errore molti (ingenui?) ascoltatori.

Un numero musicale viene interrotto dalla notizia di strane esplosioni su Marte. L’emittente intervista un luminare (presentato come professore di astronomia a Princeton, interpretato dallo stesso Orson Welles) che nega ci possa essere vita su Marte. Uno strano cilindro atterra nel New Jersey. La CBS manda un inviato, che viene arrostito insieme alla folla dei curiosi, mentre è collegato con la radio: la sua voce si interrompe a metà frase. Torna il professore e questa volta specula sulla tecnologia marziana. Il Pentagono rassicura che nessuna armata può resistere all’esercito americano, che viene invece sbaragliato da tre tripodi marziani. Interviene un (falso) sottosegretario del Ministero degli interni (Welles chiese all’attore di imitare la voce del presidente F. D. Roosevelt). Si finge un collegamento con una batteria d’artiglieria. I marziani spargono un gas nero velenoso e gli artiglieri muoiono soffocati da accessi di tosse. Ormai cadono decine di cilindri sul territorio americano. Un reporter si collega dal tetto della sede della CBS a Manhattan e descrive i tripodi che guadano l’Hudson spargendo il tossico fumo nero. Descrive i newyorkesi che muoiono come mosche o si gettano nell’East River in cerca di un’impossibile salvezza. Lui stesso muore. Resta soltanto la voce disperata di un radioamatore: “”2X2L calling CQ. Non c’è nessuno in onda? Non c’è nessuno in onda? Non c’è … nessuno?”.

Soltanto a questo punto – ma sono passati circa 40 minuti – si ricorda che la trasmissione è una fiction.

La trasmissione generò un diluvio di polemiche. Molti non avevano seguito la trasmissione dall’inizio. Il panico dilagò. Ci fu chi chiamò la polizia o la CBS testimoniando di aver visti i cilindri atterrare, visto e sentito i bagliori delle esplosioni, respirato l’acre gas velenoso. I giornali (che non volevano perdere l’occasione di denigrare un concorrente pericoloso come la radio) attaccarono Welles e la CBS: gli articoli pubblicati furono più di 12.500. Lo stesso Hitler commentò l’episodio come “una prova della decadenza e della condizione corrotta della democrazia.” Secondo alcuni, il precedente fece accogliere con scetticismo l’annuncio dell’attacco giapponese a Pearl Harbor 3 anni più tardi.

La prima pagina del NYT, 31.10.1938

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Permettetemi un po’ di scetticismo e un po’ d’ironia. La trasmissione (The Mercury Theatre on the Air) andava in onda tutte le settimane dall’11 luglio di quell’anno e proponeva ogni volta un adattamento (un radiodramma) da un famoso testo letterario. Quella del 30 ottobre era la 14ma puntata. Ben più importante: era la puntata di Halloween.

Non era nemmeno la prima volta che si usava il “trucco” del finto notiziario: nel 1874 il New York Herald aveva pubblicato la falsa notizia di una fuga di animali feroci dallo zoo del Central Park (con effetti analoghi sulla credulità popolare). Nel 1926, la BBC aveva trasmesso un finto reportage dal vivo di Roland Knox su disordini di piazza a Londra. Anche il commediografo Archibald MacLeish aveva messo in scena due lavori (The Fall of the City e Air Raid) basati sullo stesso “trucco”. Nel primo lo stesso Orson Welles aveva interpretato il ruolo di un reporter radiofonico.

Sia come sia, la trasmissione consacrò la fama del 23enne Orson Welles.

Ho parlato abbastanza. Mi sembra arrivato il momento di ascoltare la trasmissione originale:

The War of the Worlds

Una Risposta to “La guerra dei mondi”

  1. Regole del buon romanzo poliziesco « Sbagliando s’impera Says:

    […] di Ronald Knox, l’eccentrico prete cattolico che va ricordato anche per aver anticipato la burla radiofonica di Orson Welles con il suo reportage dalle presunte barricate di una rivoluzione londinese del 1926 (Broadcasting […]


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