Giampaolo Rugarli – Le galassie lontane

Rugarli, Giampaolo (2010). Le galassie lontane. Venezia: Marsilio. 2010. ISBN 978883170685. Pagine 240. 18,00 €

Le galassie lontane

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Un tenue filo lega la memoria di mio padre all’autore di questo romanzo, proprio attraverso la banca di cui si parla (ancorché con l’espediente di una minuscola foglia di fico, consistente nell’inventare qualche cognome un po’ storpiato o suggestivo, per me con un travolgente richiamo alle storie e alle parodie pubblicate su Topolino).

Il romanzo non è un capolavoro e si sgonfia un po’ via via che si procede: scrivere romanzi è evidentemente disciplina agonistica da passisti o da maratoneti. E poi non mi sembra perfettamente riuscito l’amalgama tra la vicenda politico-bancaria (chiaramente ispirata alla realtà storica e al vissuto dell’autore, come Rugarli stesso rivela nella prima appendice) e quella privato-sentimentale (tutta di fantasia, sempre a detta dell’autore).

Però Rugarli scrive molto bene, o quanto meno in uno stile che a me piace molto. E alcune frasi rivelano una vis polemica e sarcastica che mi è molto congeniale.

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Qualche esempio:

«Zanardi!» non potei fare a meno di esclamare. «Ma era un guardaportone e per giunta pigro, svogliato…»
«Lei ha una mentalità classista, reazionaria…» Granozi continuò a rimproverarmi, tra il serio e il faceto. «Oggi non occorre sapere, ma appartenere. E se lei non fosse stato un cane sciolto, avrebbe scansato un mare di guai […]» [p. 143]

Con il bemolle la nota scende di un semitono, mentre si eleva con il diesis. Del bemolle avevo fatto il mio imperativo […]. [p. 178]

«[…] Ho fiducia nel futuro. Il nostro Paese non potrà che peggiorare.» [p. 187]

[…]alcuni degli appellativi coi quali Antòn [Čechov] si rivolge a Olga: «Attriciuzza, gioia mia, bambina cara, amore mio, tesoro, angelo mio, coccodrillo dell’anima mia, colombella, sfruttatrice dell’anima mia, cane, cane mio meraviglioso, cagnolino mio, mio insetto, mio pesce persico, cimicetta mia, mio bel bassotto, cane mio scodato, cavallina, scarafaggetto, piccola tacchina, capodoglietto mio» […]. [p. 237]

La statistica dei maschi incinti

Anche in Italia, come del resto in tutta l’Unione europea, negli istituti nazionali di statistica si discute da anni sulla necessità di utilizzare a fini statistici i “dati amministrativi”, cioè l’informazione prodotta a fini di gestione nelle organizzazioni complesse. Nato come un tema da addetti ai lavori (le rilevazioni dirette, tramite intervista o questionario, sono costose per chi le conduce e anche per chi è chiamato a rispondere), è ormai parte del grandissimo tema dei big data e dell’apertura al pubblico dei dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni.

Tutto bene, allora? Purtroppo no, perché i dati amministrativi sono “sporchi”: spesso prodotti e maneggiati da personale non specializzato, sono in genere sufficientemente buoni per gli scopi gestionali per cui sono inizialmente creati, ma non per generare statistiche affidabili.

Il tema è molto delicato, e per questo è tra quelli al centro dell’attenzione di Straight Statistics, un sito dedicato a migliorare la comprensione e l’uso delle statistiche e a ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni che le producono.

Welcome to Straight Statistics

We are a campaign established by journalists and statisticians to
improve the understanding and use of statistics by government,
politicians, companies, advertisers and the mass media. By exposing
bad practice and rewarding good, we aim to restore public confidence
in statistics.

Numbers shape the world. Twisting them for political, business or
personal advantage is widespread – and often undetected.

L’ultimo “scandalo” riguarda i codici (di 3 o 4 lettere) che servono a classificare le condizioni dei pazienti ospedalieri e che sono utilizzati – oltre che per le statistiche – per contabilizzare le entrate e le uscite degli ospedali, per valutarne la performance e per analisi epidemiologiche. Sono di importanza vitale, ha dichiarato di recente il Royal College of Physicians (l’equivalente britannico dell’Ordine dei medici).

Ma una lettera pubblicata sul BMJ del 5 aprile 2012 (Hospital episode statistics – The importance of knowing context of hospital episode statistics when reconfiguring the NHS; una risposta,The riddle of the male obstetric patients: solved, è stata pubblicata il 24 aprile) getta un’ombra sull’accuratezza dei codici: nel 2009-2010, quasi 20.000 adulti risultano aver goduto di cure pediatriche ambulatoriali, mentre 3.000 pazienti sotto i 19 anni sarebbero stati ricoverati in cliniche geriatriche.

Ancora più sorprendente: ogni anno, dal 2003, tra i 15 e i 20.000 uomini sarebbero stati ricoverati in ostetricia, e altri 10.000 in ginecologia. Quasi 20.000 “eventi ostetrici” (nel gergo del servizio sanitario nazionale: si tratta per lo più di parti o aborti) hanno avuto un maschio come protagonista.

Evidentemente la pubblicità dell’uomo incinto – creata nel 1970 dall’agenzia di pubblicità Saatchi per lo Health Education Council e tuttora popolarissimo in Gran Bretagna (qui sotto) – era profetica, oltre che memorabile.

The Pregnant Man

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