O’ scarrafone telecomandato

Perché costruire un robottino grosso come uno scarafaggio, quando si può realizzare uno scarafaggio bionico?

Lo scarafaggio bionico

engadget.com

È quanto hanno pensato i ricercatori del laboratorio iBionicS della North Carolina State University (dopo anni di assenza dal mondo mediatico, questa settimana la North Carolina è improvvisamente alla ribalta). Pensato e realizzato, utilizzando un semplice microcontrollore radiocomandato, collegato alle antenne e all’addome dell’insetto, e uno scarafaggio esotico (una Gromphadorhina portentosa femmina, cioè uno scarafaggio sibilante del Madagascar, famoso per le sue dimensioni e per essere stato il protagonista del film Bug – Insetto di fuoco del 1975).

Gromphadorhina portentosa

wikipedia.org

Niente di terrificante, invece, nel film sull’esperimento che potete vedere qui sotto:

La storia completa è stata pubblicata da Matt Shipman sulla rivista online The Abstract: Researchers Develop Technique to Remotely Control Cockroaches:

Researchers from North Carolina State University have developed a technique that uses an electronic interface to remotely control, or steer, cockroaches.

“Our aim was to determine whether we could create a wireless biological interface with cockroaches, which are robust and able to infiltrate small spaces,” says Alper Bozkurt, an assistant professor of electrical engineering at NC State and co-author of a paper on the work. “Ultimately, we think this will allow us to create a mobile web of smart sensors that uses cockroaches to collect and transmit information, such as finding survivors in a building that’s been destroyed by an earthquake.

“Building small-scale robots that can perform in such uncertain, dynamic conditions is enormously difficult,” Bozkurt says. “We decided to use biobotic cockroaches in place of robots, as designing robots at that scale is very challenging and cockroaches are experts at performing in such a hostile environment.”

But you can’t just put sensors on a cockroach. Researchers needed to find a cost-effective and electrically safe way to control the roaches, to ensure the roaches operate within defined parameters – such as a disaster site – and to steer the roaches to specific areas of interest.

The new technique developed by Bozkurt’s team works by embedding a low-cost, light-weight, commercially-available chip with a wireless receiver and transmitter onto each roach (they used Madagascar hissing cockroaches). Weighing 0.7 grams, the cockroach backpack also contains a microcontroller that monitors the interface between the implanted electrodes and the tissue to avoid potential neural damage. The microcontroller is wired to the roach’s antennae and cerci.

The cerci are sensory organs on the roach’s abdomen, which are normally used to detect movement in the air that could indicate a predator is approaching – causing the roach to scurry away. But the researchers use the wires attached to the cerci to spur the roach into motion. The roach thinks something is sneaking up behind it and moves forward.

The wires attached to the antennae serve as electronic reins, injecting small charges into the roach’s neural tissue. The charges trick the roach into thinking that the antennae are in contact with a physical barrier, which effectively steers them in the opposite direction.

In a recent experiment, the researchers were able to use the microcontroller to precisely steer the roaches along a line that curves in different directions. Video of the experiment can be seen here.

The paper, “Line Following Terrestrial Insect Biobots,” was presented Aug. 28 at the 34th Annual International Conference of the IEEE Engineering in Medicine & Biology Society in San Diego, Calif. The paper was authored by Tahmid Latif, a Ph.D. student at NC State, and co-authored by Bozkurt. Bozkurt has previously developed similar interfaces to steer moths, using implanted electronic backpacks.

L’ambra grigia di Charlie Naysmith

Non sono un grande lettore di quotidiani e la notizia mi era sfuggita. Per fortuna sono un grande lettore (selettivo) di (alcuni) blog e l’ho recuperata in extremis su quello di Jerry Coyne, Why Evolution is true, su un post del 3 settembre. Dato il mio recente interesse per l’argomento ambra grigia, di cui ho parlato qui e qui, non è sorprendente che la curiosità mi abbia spinto a ricercare la fonte della notizia a ritroso, sulla stampa britannica e su quella italiana.

Questo mi permette di raccontarvi la storia in ordine cronologico.

Per quanto sono riuscito a ricostruire, la storia è stata raccontata per la prima volta su un quotidiano locale inglese, il Daily Echo di Bournemouth. La scoperta è infatti avvenuta su una spiaggia poco a ovest di questa città, nell’Inghilterra del sud, proprio di fronte all’estrema punta della Normandia.

Hengistbury Head

hengistbury-head.co.uk

Charlie Naysmith, il bambino di 8 anni protagonista di questa storia, abita poco distante, a Christchurch e frequenta la scuola di St. Katherine a Southbourne. Conosce bene la zona ed era già stato su quelle spiagge, con la scuola, in una escursione a carattere scientifico. È stato durante una passeggiata sulla spiaggia che si è imbattuto nella strana roccia che, a un esame più attento, si è rivelato essere un blocco di ambra grigia.

Schoolboy’s rich after finding Moby’s sick

by Jane Reader

A SCHOOLBOY has stumbled across a rare piece of whale vomit which could be worth a staggering £40,000.
Officially called ambergris, the substance is highly sought after and is used to prolong the scent of perfume.
Charlie Naysmith made the discovery at Hengistbury Head, much to the amazement of his parents.
His find doesn’t look very exciting and most of us would probably walk straight past it, mistaking it for a stone.
But Charlie was curious enough to pick it up and, after a bit of research, he and his family discovered it is worth between £10,000 and £40,000.
Charlie, of Station Road, Christchurch, is a pupil of St Katharine’s school in Southbourne and has been on nature walks with his class in the area.
He is now trying to decide what to do with it and quite fancies using the profits to build a house for animals.
His dad, Alex, said: “He is into nature and is really interested in it. We have discovered it is quite rare and are waiting for some more information from marine biology experts.”
The piece of ambergris, which weighs 600 grams, could have been floating in the sea for decades before being washed up on the beach.
The family has been told it is unlikely that more ambergris will be found in the same area.
Ambergris is a waxy substance from the intestines of a sperm whale, which is used to prolong the scent of perfume. It initially has a foul smell but after years of floating on the ocean, exposure to sun and salt turn it into a smooth lump of compact rock which feels waxy and has a sweet smell.

Charlie e la sua pepita

bournemouthecho.co.uk/

È stato quindi l’articolo del Daily Echo a diffondere per primo la notizia (inesatta) che l’ambra grigia sia vomito di capodoglio (l’articolo usa nel titolo l’eufemismo un po’ infantile sick e nel testo il più tecnicamente preciso vomit). Un errore tutto considerato veniale per un foglio di provincia.

Peccato che anche Il corriere della sera, il più diffuso e blasonato dei quotidiani italiani, nel riprendere la notizia quasi una settimana dopo, il 30 agosto, riprenda anche l’errore e, per buona misura, aggiunga anche qualche altra imprecisione:

Un bambino raccoglie una strana pietra sulla spiaggia, ma è del raro vomito di balena

Vecchio un paio di decenni, quel rigetto ora può valere fino a 50.000 euro: contiene anche ambra grigia

di Elmar Burchia

A un occhio inesperto quel blocco di colore giallastro nella sabbia poteva sembrare una comune pietra. E infatti, molti dei bagnanti che nelle ultime settimane hanno affollato le spiagge del Dorset, in Gran Bretagna, sono passati accanto all’oggetto senza prestargli granché attenzione. Un ragazzino di otto anni, invece, è stato più curioso di altri. E la sua sete di sapere è stata premiata: aveva appena trovato del raro vomito di capodoglio, che con il tempo e l’azione degli elementi si trasforma in ambra grigia. Vecchio un paio di decenni, quel rigetto ora può valere fino a 50.000 euro.
MASSA SOLIDA E PREZIOSA – Charlie Naysmith può dirsi fortunato: durante una passeggiata a Hengistbury Head, un promontorio nella contea inglese del Dorset, si è imbattuto in un «misterioso» oggetto. Aveva un odore singolare e una consistenza simile alla cera. Il bimbo lo ha raccolto e portato a casa. Dopo alcune ricerche, ecco risolto l’enigma: quella massa solida era il contenuto prodotto dall’apparato digerente del capodoglio (Physeter macrocephalus). L’ambra grigia si accumula nell’intestino dei capodogli come barriera protettiva dagli scarti dei molluschi cefalopodi, di cui gli odontoceti si cibano. La sostanza, odorosissima, è una delle più pregiate fragranze di derivazione animale. La proprietà più significativa dell’ambra grigia è quella di fissare gli odori, ragion per cui viene impiegata come ingrediente di base dei profumi. Insomma, anche se suona disgustoso, l’ambra grigia è ricercatissima dai produttori di fragranze di tutto il mondo, dunque viene pagata un sacco di soldi: il blocco del peso di 600 grammi trovato da Charlie può valere – secondo una prima stima – tra i 12.000 e i 50.000 euro, riferisce il giornale locale Bournemouth Daily Echo.
PRECEDENTE – Cosa farà Charlie con tutto quel denaro? Forse aprire un rifugio per animali, ha confessato il giovane amante della natura. I ricercatori sono dell’idea che quel vomito di capodoglio sia galleggiato per qualche decennio nei mari prima di raggiungere la spiaggia. «Ciò che abbiamo tra le mani è davvero molto raro, attendiamo ancora ulteriori analisi dei biologi», ha sottolineato l’orgoglioso papà. Ciononostante, frenano gli esperti, è improbabile che altri pezzi di valore si possano trovare sulla spiaggia. Già nel 2006 un ritrovamento simile suscitò un certo scalpore: su una spiaggia deserta del sud dell’Australia un paio di pescatori trovarono del vomito di capodoglio durante una passeggiata. Il valore della scoperta per il blocco di 15 kg: oltre 240.000 euro.

Charlie 2

corriereobjects.

Insomma, Elmar Burchia non si limita a spulciare i fogli di provincia stranieri senza verificare le notizie e senza correggere gli errori (però traducendo le lire sterline in euro!), ma ci mette anche del suo. Infatti, la notizia che conclude l’articolo, nel capoverso intitolato PRECEDENTE, è una bufala originale, non tradotta dall’articolo del Daily Echo: l’enorme blocco rinvenuto su una spiaggia australiana si rivelò poi non essere di ambra grigia, ma di volgarissimo sapone: la storia la racconta appunto Christopher Kemp nel suo Floating Gold: A Natural (and Unnatural) History of Ambergris. Ma ho scoperto testé che Elmar Burchia è una celebrità, a modo suo, bella “blogosfera” (eh sì, sono proprio scare quotes, perché il neologismo è brutto oltre che impreciso) proprio per il vizio di costruire i suoi articoli su spigolature raccolte qua e là, con rare citazioni delle fonti e ancor più rari fact checking. Per avere un’idea delle reazioni che ha saputo suscitare potete leggere qui, dove trovate anche la sua opera omnia (buona lettura, e lo dico con sarcasmo). L’unica consolazione è che l’articolo del Corriere è nella sezione Esteri e non in quella Scienze.

Per fortuna c’è Jerry Coyne a rimettere le cose a posto:

What is ambergris? Well, it’s not exactly “whale poop,” as it’s often described. But while we know that ambergris is an exudate of sperm whales, it’s still not clear exactly what it is, or even which end it comes out of. It’s a waxy substance that is excreted or vomited by whales, and may be an intestinal defense used to coat indigestible substances like squid beaks, since such beaks often found encased in the ambergris. Recent thought is that most ambergris is pooped out, though some may derive from vomit. The fresh substance, which is buoyant and soft, apparently has a repulsive dung-like odor, but it hardens as it ages, acquiring a waxy texture with an odor many find fragrant. Ambergris washed up on beaches can be decades old.

The stuff is so valuable because it’s used as a fixative in expensive perfumes.  Now that we know most of its chemical composition, it’s been largely been displaced by synthetic materials, but here, from Wikipedia, are some chemicals in natural ambergris:

Ambergris components

whyevolutionistrue.files.wordpress.com

It takes various forms and colors, and you can see some of that variety at the Ambergris page.

The relevant news here is that an 8-year-old British lad, Charles Naysmith, found a 6.5-pound piece of ambergris while walking on the beach in southern England, and the stuff, at $10,000 a pound, is worth $65,000. Here’s Charles with his find, and some information reported 3 days ago by ABC News:

Kemp [author of a book on ambergris; see below] said that each piece smells a bit different, and luxury perfumers say that the smallest amount makes the biggest difference to a given fragrance.
“One drop of ambergris can change a perfume,” Claire Payne, an aroma therapist and perfumer told ABC News. “It’s what we call an animalic smell, different to the citrusy or fruity scents. It’s like musk, and we use it in several of our fragrances,” she added.
Ambergris has a scent all its own—derived from its chemical component ambrein—that it imparts to popular perfumes such as Chanel No. 5. It’s often described as an odd, a fragrant in fact, mixture of tobacco, rotting wood and even furniture polish, in high demand by perfume makers because it prolongs a perfume’s scent. Roja Dove, the so-called King of Fragrance and one of the most knowledgeable people in the world when it comes to perfume, uses ambergris in a signature scent called Scandal Pour Homme that sells in luxury stores for $280 per 100ml bottle. Adrienne Beuse, the owner of one of the only international trader of raw ambergris in New Zeland, told Bloomberg Businesweek that it’s one of the few recession-proof commodities: “If I have the supply, I’ll always be able to sell it,” she said.

What’s young Charles going to do with his dosh? Something nice:

Alex Naysmith said that his son wants to use the money from his lucky find to build some kind of animal shelter. “He’s enjoying the attention he’s been getting, but I doubt it’ll last. He has a club in school that he started to look after animals, and would like to keep going with that.”

A bit more about the ambergris trade from Bloomberg Businessweek:

Like truffle sourcing, the ambergris trade is shrouded in secrecy. Chris Kemp, a neuroscientist from Grand Rapids, Mich., spent years investigating the ambergris business, which he documents in his book, Floating Gold: A Natural (and Unnatural) History of Ambergris, to be published by the University of Chicago Press this May [JAC: it’s out now; you can buy it here.] “If you believe what you read in the media,” he says, “you’d think ambergris is something that people just find by accident.” The truth, he claims, is far more clandestine. “There’s a whole underground network of full-time collectors and dealers trying to make their fortune in ambergris. They know the beaches and the precise weather conditions necessary for ambergris to wash up on the shore.” And when whale-poop gold is on the line, he says, “it can get violent.”