L’uovo di Galileo e il gesuita strapazzato

Il brano è uno dei più famosi del Saggiatore di Galileo Galilei, ma l’idea di scherzarci sopra e di cimentarmi nella parafrasi in italiano moderno dell’italiano secentesco del nostro è per me una tentazione troppo forte (come Oscar Wilde, «I can resist everything except temptation»).

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Galileo è un mito per tutti e parlarne male è poco meno che una bestemmia. Ma aveva un caratteraccio e avere un’opinione differente dalla sua significava esporsi a un sarcasmo che ti spellava vivo.

Succede così al malcapitato Orazio Grassi, matematico e gesuita, gloria della natia Savona che gli ha dedicato il liceo scientifico. Nel 1618 erano apparse 3 comete e Grassi aveva avanzato la sua spiegazione in un trattato, la Disputatio astronomica. Galileo non era d’accordo, però non si degnò di rispondere di persona, ma – come un barone del giorno d’oggi – lo fece fare a un suo discepolo, Mario Guiducci, con il Discorso sulle comete. Grassi replicò con la Libra astronomica ac philosophica, che pubblicò con uno pseudonimo che era l’anagramma del suo nome (Horatius Grassius Salonensis diventa Lotharius Sarsius Sigensanus). Per inciso: nel merito della disputa Grassi, che aderiva alla teoria proposta da Tycho Brahe secondo la quale le comete erano corpi celesti, aveva ragione e Galileo, che sosteneva una teoria bislacca secondo la quale le comete nascevano dall’incontro tra i raggi solari e i “vapori fumidi” che esalavano dalla superficie terrestre, torto marcio. Seconda cosa da notare per inciso: Grassi scrive in latino, per una platea di colti; Galileo, che ha a cuore il public understanding of science, in italiano.

Galileo, da bravo pisano, prende d’aceto e scende in campo con l’artiglieria pesante. Già nel titolo contrappone alla stadera del Sarsi il ben più raffinato saggiatore, il bilancino utilizzato dai gioiellieri per pesare l’oro. Il titolo completo è: Il Saggiatore, nel quale con bilancia squisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra.

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Il celebre brano su cui voglio cimentarmi si colloca in una discussione se la velocità faccia raffreddare o riscaldare i corpi: Galileo sostiene la prima tesi e Grassi la seconda (sono vere entrambe le cose: a grande velocità si riscaldano per attrito, a bassa si raffreddano). Ma Galileo si rifà al dato sperimentale ancorché aneddotico (il Grassi non sente il fresco sulle guance quando si affretta? chiede Galileo) e Grassi all’ipse dixit degli antichi.

Ecco il brano (prima nella mia parafrasi e poi nell’originale galileiano):

Se Sarsi mi vuol far credere che, secondo un’enciclopedia bizantina, i Babilonesi cuocessero le uova facendole girare velocemente con la frombola, lo crederò. Crederò al risultato, però, ma non alla causa che Sarsi mi propone. La vera causa, secondo me, è tutt’altra, e per trovarla seguirò questo procedimento: “Se noi non otteniamo un risultato che altri hanno ottenuto, vuol dire che a noi manca qualcuno degli ingredienti; e se riusciamo a determinare che di tutti gli ingredienti necessari, uno solo ne manca, allora quella sola cosa è la causa che determina quel risultato. Nel nostro caso: abbiamo le uova, abbiamo le frombole, abbiamo uomini nerboruti che le fanno roteare. Eppure, non solo le uova non si cuociono, ma se fossero calde si raffredderebbero più alla svelta. Ci manca solo di non essere di Babilonia: è dunque l’essere Babilonesi la causa della cottura delle uova, e non l’attrito dell’aria.” QED.

Se il Sarsi vuole ch’io creda a Suida che i Babilonii cocesser l’uova col girarle velocemente nella fionda, io lo crederò; ma dirò bene, la cagione di tal effetto esser lontanissima da quella che gli viene attribuita, e per trovar la vera io discorrerò così: “Se a noi non succede un effetto che ad altri altra volta è riuscito, è necessario che noi nel nostro operare manchiamo di quello che fu causa della riuscita d’esso effetto, e che non mancando a noi altro che una cosa sola, questa sola cosa sia la vera causa: ora, a noi non mancano uova, né fionde, né uomini robusti che le girino, e pur non si cuocono, anzi, se fusser calde, si raffreddano più presto; e perché non ci manca altro che l’esser di Babilonia, adunque l’esser Babiloni è causa dell’indurirsi l’uova, e non l’attrizion dell’aria”, ch’è quello ch’io volevo provare.

4 Risposte to “L’uovo di Galileo e il gesuita strapazzato”

  1. lnzprv Says:

    Aneddoto molto divertente! Galileo è uno che il metodo scientifico lo usa persino nelle battute!

  2. Ravecca Massimo Says:

    Oltre a un nome simile a Gesù di Nazaret, un Galileo nato in Giudea, il processo di Galileo Galilei assomiglia a quello subito da Gesù? Galileo Galilei oltre una somiglianza funzionale aveva in quel momento anche una somiglianza fisica con Gesù di Nazaret? Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

  3. Philip Ball – Curiosity: How Science Became Interested in Everything | Sbagliando s'impera Says:

    […] roiginale e innovativo (almento per me) di Galileo Galilei, di cui ho già parlato su questo blog (L’uovo di Galileo e il gesuita strapazzato). Ma nel capitolo, dove compaiono anche Brahe e Keplero, è Newton a giganteggiare, anche senza […]


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