L’ultima parola all’esperto, se dice quello che vogliamo noi

È successo in un grosso comune della bassa mantovana, ma sarebbe potuto succedere in qualsiasi altro luogo, perché è abbastanza rappresentativo dell’atteggiamento che la maggioranza degli italiani ha nei confronti della scienza.

Il processo è più o meno sempre lo stesso. Si parte da una notizia trasmessa in televisione (il TG1 di Minzolini era specializzato nell’irrilevante e nell’aneddotico, ma anche il leggendario Kazzenger di Giacobbo non scherza mica) o comparsa sui quotidiani e sui periodici (che in genere si avvalgono della collaborazione di free-lance che gratis o per due soldi spulciano la stampa estera). Deve essere una notizia di contenuto scientifico, ma questa è condizione necessaria ma non sufficiente; deve essere anche una notizia “appetibile” al vasto pubblico (“notiziabile”, dicono loro, traducendo alla bell’e meglio, anzi alla brutt’e peggio l’inglese newsworthy), a insindacabile giudizio del responsabile della pagina o della sezione, che ha il polso dei gusti e degli appetiti del vasto pubblico (non è un caso che il primo esame a Scienze della comunicazione sia Cialtronaggine 101). Dev’essere parte di quella che Laura (ma mi corregga l’interessata, se deve) chiama scienza pacioccona.

Il secondo passo è che la notizia diventa legge rivelata scritta su tavole bronzee: è stato scritto o detto da x (il giornalista o la trasmissione o la testata, mai l’autore dell’articolo scientifico, se esiste), dunque è così. Non importa se poi la notizia è smentita da molte altre ricerche o articoli scientifici: così funziona la scienza, non la fede popolare. Il criterio qui è quello dell’ipse dixit: non diverso da quello che applicava il malcapitato Grassi nella sua polemica con Galileo di cui abbiamo scritto qui.

A questo punto è fatta, con conseguenze che spaziano dal danno economico per il credulone che ci casca (la biowashball di Beppe Grillo) al danno potenzialmente mondiale. Molte malattie infettive, tra cui il vaiolo e il morbillo, sono state praticamente estinte dalle vaccinazioni, ma esiste una soglia di “obiezione di coscienza” calcolabile matematicamente al di sopra della quale il rischio del ritorno di epidemie si fa elevato: chi non vaccina il suo bambino, dunque, non fa una scelta privata e mette a rischio anche la vita dei bambini degli altri. E questo, secondo me e detto tra parentesi, dà il diritto alla mano pubblica di intervenire a sanzionare questo comportamento asociale.

I genitori di Suzzara erano alla fine talmente convinti di essere nel giusto con le loro preoccupazioni da invitare come teste a favore delle loro argomentazioni un esperto, il prof Antonio Capone del Politecnico di Milano. Un ipse dixit giocato ai massimi livelli. Peccato però che il professore, cui va tutta la mia stima e solidarietà, non abbia per nulla appoggiato le tesi dei genitori ma – aderendo al mai abbastanza lodato motto «amicus Plato sed magis amica veritas» – abbia detto che l’emissione elettromagnetica del wi-fi è un quarto di quella di un televisore. A questo punto i genitori hanno bellamente fatto a meno del parere dell’esperto.

I genitori di Suzzara, alla fin fine, danneggiano soltanto la crescita intellettuale dei loro figli e dànno, nel loro piccolo, un contributo al declino di questo povero Paese. Tant’è. Nonostante il boom economico e il miracolo italiano (il primo, perché del secondo non se n’è poi fatto niente) siamo sempre oscurantisti.

Di seguito, l’articolo comparso sulla Gazzetta di Mantova l’8 agosto 2013:

“Niente wi-fi a scuola, è pericoloso”, vincono i genitori

Il caso nel Mantovano, a Suzzara. Modificato il bando del progetto Net(ta)mente: al posto del wireless la scuola sarà cablata. Esultano i genitori-cittadini che avevano contestato l’inquinamento elettromagnetico. “Ma la battaglia non finisce qui”

SUZZARA. La prima battaglia l’hanno vinta. Dopo le loro proteste di genitori, il Comune di Suzzara ha fatto marcia indietro e modificato il bando del progetto Net(ta)mente, che prevede di offrire al pubblico una connessione Internet gratuita attraverso un impianto wi-fi sul territorio. E in cima ai luoghi da raggiungere con il servizio aveva messo le scuole. Ma ora, dopo che papà e mamme hanno fatto sentire la loro voce, al posto del wi-fi è prevista la cablatura della scuola.

Insomma, niente più onde elettromagnetiche nell’aria ma i vecchi cavi, considerati dal piccolo ma compatto gruppo di cittadini assai meno pericolosi. Il cuore delle loro preoccupazioni, che hanno però animato il dibattito della comunità dando anche una scossa alla sopita “cittadinanza attiva”, è la potenziale pericolosità del wi-fi. «Dopo anni di studi -ricordano i genitori – nel 2013 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha definito i campi elettromagnetici a radiofrequenza “possibilmente cancerogeni per gli esseri umani”. In attesa di dati scientifici certi, il Parlamento europeo nel 2008 e il Consiglio d’Europa nel 2011 hanno raccomandato agli Stati membri di far riferimento al principio di precauzione, e per le scuole consigliano connessioni internet cablate. Comitati scientifici internazionali continuano a segnalare i rischi per la salute che derivano dai campi elettromagnetici a radiofrequenza, in particolare per i più giovani. In altri Paesi d’Europa alcune città e istituzioni scolastiche hanno già smantellato e sostituito gli impianti wireless».

La questione è stata già dibattuta pubblicamente a Suzzara nelle scorse settimane. Fallito un confronto organizzato tra le mura della scuola, in occasione del quale i genitori avrebbero voluto mettere attorno allo stesso tavolo sindaco, assessori, dirigenti scolastici e responsabili del servizio prevenzione dell’Asl, si è invece svolto un incontro in cui, via Skype, l’esperto di elettrosmog e docente al Politecnico di Milano, Antonio Capone, ha cercato di tranquillizzare sulla sicurezza del wi-fi: «Per il wi-fi nelle scuole non ci sono pericoli di emissioni nocive. Il collegamento con relativa trasmissione dati è pari a 0,25 watt. Un quarto di quanto emette un normale televisore. Gli studi sui campi elettromagnetici da reti wi-fi hanno evidenziato solo un leggero riscaldamento. Ciò che ci capita quando ci esponiamo al sole. Niente di più». Ma il suo intervento è piaciuto poco ai genitori.

Comunque, poco male. Il quadro scientifico “mosso” e la preoccupazione hanno convinto il Comune a fare marcia indietro sulle scuole, ma i genitori-cittadini guardano già oltre: «Contiamo di organizzare nuovi incontri pubblici, nei prossimi mesi, e di invitare consulenti che possano avvalorare anche la nostra posizione, perché la discussione sia più documentata e completa rispetto a quanto è successo l’11 luglio. Vorremmo avviare gradualmente un percorso che coinvolga la gente nella vita del territorio, intorno alle decisioni che ci riguardano tutti». Sull’onda dell’impegno.

3 Risposte to “L’ultima parola all’esperto, se dice quello che vogliamo noi”

  1. Morgaine Says:

    Deprimente! Se il professore del Politecnico di Milano non ci dà ragione, troveremo un altro esperto che ce la dia perché l’emissione del wifi non è misurabile, bensì decisa dai genitori, che certamente a casa hanno almeno tre televisori, se non di più, e sono convinti che non emettano niente.

    • borislimpopo Says:

      L’idea è quella che scienza e conoscenza non abbiano alcun fondamento nel reale, ma siano narrazioni socialmente accettate per convenzione. L’origine “nobile” è il post-modernismo di Derrida, ma la vulgata è il dibbattito televisivo (Porta a porta o Ballarò non importa): ci vuole il contraddittorio. Se invito uno zoologo darwinista devo invitare anche un sostenitore dell’Intelligent design, se invito Copernico devo chiamare anche Tolomeo, se chiamo Garattini o Veronesi devo anche chiamare quello della Cura Staminchia, e così via.

  2. Ma vi mancava poi così tanto, il morbillo? | Sbagliando s'impera Says:

    […] contraddica la sua opinione preconcetta [abbiamo visto un fenomeno simile a proposito dell'opposizione al wifi in una scuola lombarda]. Perché, si chiede qualche organo di stampa, ce l’avete tanto con il movimento […]


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