Murakami Haruki – L’assassinio del commendatore

Murakami Haruki (2017). L’assassinio del commendatore. Libro primo: Idee che affiorano (trad. it. Antonietta Pastore). Torino: Einaudi. 2018. ISBN: 9788858429662. Pagine 411. 11,99€

Murakami Haruki (2017). L’assassinio del commendatore. Libro secondo: Metafore che si trasformano (trad. it. Antonietta Pastore). Torino: Einaudi. 2019. ISBN: 9788858430255. Pagine 434. 10,99€

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Mettiamo sùbito le cose in chiaro: Murakami Haruki ha scritto un romanzo in un solo volume (Kishidanchō Koroshi) e in tutto il mondo è stato pubblicato appunto in un solo volume nel 2018 (ad esempio, in lingua inglese è intitolato Killing Commendatore, è lungo 704 pagine ed è uscito il 9 ottobre 2018: se non vi fidate, andate a vedere qui). In Italia no: l’editore Einaudi ha scelto di far uscire il romanzo in due volumi, a distanza di un anno l’uno dall’altro. Un altro romanzo di Murakami, 1Q84, in tre libri, era uscito in tutto il mondo in due volumi, e lo stesso era successo da noi. Quindi, sospetto che Einaudi abbia cercato di fare una furbata: due volumi si vendono a un prezzo quasi doppio rispetto a un solo volume, l’operazione 1Q84 era andata alla grande, il pubblico di Murakami è fatto prevalentemente di fan completisti… Tutto bene quindi? No, perché aspettare sei mesi per finire di leggere un libro lasciato a metà è frustrante e irritante. Tanto più che – nonostante ai due volumi sia stato dato un sottotitolo – la cesura risulta del tutto innaturale: non un cliffhanger, sei lasciato a metà, e basta.

Non è – a parer mio, ma non sono il solo a dirlo – il più bello dei romanzi di Murakami. E quindi potete tranquillamente boicottare l’editore italiano.

Non sono uno di quei fan indefettibili di cui parlavo prima. Però mi era piaciuto moltissimo 1Q84. Come in quel romanzo, anche qui la musica la fa da padrona, tanto che anche in questo caso circolano playlist (come in The Music Shop, recensito qui). E, naturalmente, il Commendatore del titolo è proprio lui, il convitato di pietra del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte.

Anche in questo romanzo c’è una componente misteriosa, che però vira più verso il soprannaturale che verso il fantascientifico (andrebbero messi tra virgolette entrambi gli aggettivi – come vorrebbe .mau. – dato che stiamo pur sempre parlando di Murakami). E, purtroppo, lo scioglimento (che non vi racconto per non rovinarvi la lettura) è molto deludente, almeno per me. Un sasso gettato nell’acqua, ma dopo qualche centinaio di pagine di cerchi concentrici l’acqua torna uno specchio immobile, com’era all’inizio (metafora – o meglio similudine – trita e non del tutto appropriata).

Al di là della narrazione, percorre il romanzo una vena di riflessione sulla creazione artistica, che riguarda il ritrattista protagonista del libro, il suo vecchio padrone di casa e l’autore stesso. Il romanzo, la creazione artistica è un viaggio, è un aprire porte, uno scoperchiare segreti, un girovagare nella case degli altri e nella propria, una serie di incontri. Che cos’è reale? Che cos’è un’idea? Che differenza c’è tra un luogo, un’idea, una persona? Alla fine di tutto questo girovagare si torna al punto di partenza. Cresciuti? Arricchiti dal viaggio? Non necessariamente (e forse la delusione viene da qui).

Molti i difetti riscontrati nel libro, e non solo da me. Molte le ossessioni dell’autore che emergono: Akira Kurosawa, Bruce Springsteen, il grande Gatsby. Persino le tette: il Guardian ha contato più di 80 menzioni. A volte la stranezza sembra ricercata in sé e per sé:

“Nothing odd works long,” Martin Amis once said. What’s so confounding here is the way Murakami squanders his meticulous work in creating Menshiki to settle for his own authorly comfort zone. A purer homage to Gatsby would have been far more compelling, but Murakami likes to break his stories off at a crucial point. He scatters ideas and references like windblown seeds. You never know which narrative turn he will take next and you suspect he doesn’t either.” (Johanna Thomas-Corr. “Killing Commendatore by Haruki Murakami review – a sprawling Gatsby for the Google age. A homage to Scott Fitzgerald’s classic is undone by too many narrative threads“. The Guardian. 7 ottobre 2018).

Alla fine – complici anche le circostanze: ho letto il primo volume nell’ottobre del 2018 e il secondo nel febbraio di quest’anno – mi restano del romanzo alcune immagini e alcune scene sconnesse, e un’aura complessiva di indeterminatezza sognante (“dreamlike indeterminacy”, come scrive Hari Kunzi nella recensione comparsa sul New York Times il 4 mpvembre 2018, “In Haruki Murakami’s New Novel, a Painter’s Inspiration Is Supernatural“).

Decisamente, non all’altezza delle aspettative. Bella la traduzione, salvo qualche inspiegabile caduta (“dei pneumatici”! l’umidità della brina, Billy Holiday…). Alcune pagine, però, sono memorabili. Comincio dalle citazioni dal primo volume:

Se ho capito che la malmenava è perché sul suo corpo nudo ho notato qua e là lividi e cicatrici. (pos. 129)

«Giorno dopo giorno, semplicemente, produco il nulla». (pos. 730: è una citazione di Debussy)

Sai, quella sensazione che una spina di pesce ti sia rimasta in gola… (pos. 1407)

A lui sembrò di venire divorato nell’oscurità da un animale sconosciuto: questa fu l’immagine torbida che si formò nella sua mente. (pos. 2220)

Dalle casse Tannoy arrivava un suono stabile e profondo. Sono le migliori per ascoltare la musica classica, soprattutto la musica da camera, benché il marchio non sia dei piú noti. E gli amplificatori con valvole termoioniche sono i piú adatti alle casse vecchio modello. (pos. 2573: pubblicità occulta?)

[…] ulcerato e dolente […] (pos. 2667)

Qualcuno ha detto che al mondo i martelli esistono per piantare i chiodi , e i chiodi per essere piantati dai martelli. Chi è stato? Nietzsche? Schopenhauer? Oppure nessuno si è mai sognato di dire una cosa del genere? (pos. 2823)

Gli altoparlanti diffondevano Fool on the Roof in un adattamento per strumenti ad arco. Chi l’aveva composta, quella canzone? John Lennon o Paul McCartney? Non lo ricordavo. Forse John Lennon. Non me ne fregava nulla, ma non sapevo a cos’altro pensare. (pos. 3282: la canzone è The Fool on the Hill, è notoriamente di Paul McCartney ed è una presa in giro di Maharishi Mahesh Yogi, al cui monastero i quattro erano andati a imparare la meditazione trascendentale. L’errore è imperdonabile per qualunque beatlesologo)

«A volte ci sono delle cose che una persona è meglio non sappia», mi aveva detto. E forse aveva ragione. Ci sono verità che è meglio ignorare. Ma non si può restare all’oscuro per sempre. Prima o poi, a tempo debito, anche tappandoci bene le orecchie, il rumore della verità arriva a morderci il cuore. (pos. 3512)

Alla verità inconfutabile, preferisco una possibilità che lasci spazio al dubbio. Scelgo di affidarmi all’incertezza. (pos. 4325)

Non è detto che l’obiettività valga piú della soggettività. Che la verità faccia luce e spazzi via un’idea ingannevole. (pos. 4623)

La verità è una rappresentazione, – continuò, – e la rappresentazione è verità. (pos. 4640)

Rifiutare la prima offerta è una regola fondamentale, in affari. (pos. 4653)

Ero in preda a una paralisi emotiva. Quella paralisi che il cuore genera automaticamente davanti a un dolore violento, quando si desidera fortemente qualcuno ma, questo qualcuno, non lo si può avere. Un’anestesia dell’anima. (pos. 4846)

[…] umide di brina […] (pos. 5163: la brina è ghiacciata, e dunque non umida; forse voleva scrivere rugiada, e forse l’errore è della traduttrice)

Citazioni dal secondo volume:

Guardando la mezza luna che si stagliava chiaramente nel cielo sopra la mia testa, non provavo alcun senso di claustrofobia (pos. 607)

Pezzi di ghiaccio disseminati nel cielo. Ghiaccio durissimo, che esisteva da milioni di anni, senza mai sciogliersi . (pos. 796)

Del tutto ordinario, magari, ma insostituibile […] (pos. 2758)

[…] un vecchio coi capelli bianchi, pieno di rughe, che procedeva lentamente ma con costanza verso lo sfacelo fisico. (pos. 2907)

Faccialunga ci pensò su per un bel po’.
Poi declamò: – Era uno che si notava. Come un uomo con un berretto a cono arancione in una strada affollata. Non solo non era di categoria superiore!
Tanto per cominciare, non era nemmeno una metafora.
– Non è una metafora, è una similitudine, – gli feci notare.
– Mi scusi, signore. (pos. 3323)

[…] ostriche piccole, accompagnate da daikon grattugiato e Chablis ben freddo. (pos. 4274)

Per ciò che ha una forma, il tempo è importantissimo. (pos. 4884)

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