Perché il Financial Times chiede a Berlusconi di andarsene

Molti commentatori (l’ho fatto io stesso) hanno dato notizia dell’editoriale con cui anche il Financial Times (non un quotidiano comunista, mi pare) chiede a Berlusconi il famoso passo indietro. Vale forse la pena, però, di riflettere sul fatto che l’invito non è uno sfogo emotivo (noi ne avremmo ben d’onde, un osservatore britannico probabilmente no) ed è basato su analisi e considerazioni che vale la pena di conoscere.

Cito pertanto alcuni passi prima dall’articolo di analisi degli esiti del G20 per quanto riguarda l’Italia (Berlusconi brushes off debt crisis – FT.com), e poi dall’ormai famoso editoriale. Dei corsivi mi assumo io la responsabilità: servono ad attirare la vostra attenzione sui passi salienti.

Silvio Berlusconi, the Italian prime minister, said on Friday that he had refused the offer of an International Monetary Fund loan to his indebted country, arguing that Rome did not need one even as its borrowing costs remained at near-unsustainable levels.

During meetings on the sidelines of a summit of world leaders in Cannes, Mr Berlusconi instead agreed to accept highly intrusive IMF monitoring of his government’s promised reforms – an unprecedented concession by a eurozone country that has not received a bail-out.

Yields on Italy’s 10-year bonds surged to euro-era highs after Mr Berlusconi said he had declined the offer of a low-interest IMF loan. At 6.4 per cent, they are near the level at which Greece, Ireland and Portugal were forced into IMF-European Union bail-outs. Italy must refinance €300bn ($413bn) in borrowing next year.

The rise in borrowing rates came despite reports from traders that the European Central Bank was purchasing Italian bonds to try to drive yields down. The ECB has bought an estimated €70bn in Italian bonds since panicked selling began in August.

“Italy does not feel the crisis,” Mr Berlusconi said after the G20 summit of industrial powers. He described the Italian bond sell-off was “a passing fashion”, adding “the restaurants are full, the planes are fully booked and the hotel resorts are fully booked as well”.

Qui permettetemi un commento. Il Presidente del Consiglio dei Ministri (e gli mettiamo tutte le maiuscole di cui i nostri burocrati amano decorarsi, come i generali di galloni e le signore di giri di perle) non dovrebbe limitarsi a riportare aneddoti sull’affollamemnto di alberghi, ristoranti e crociere (peraltro non di prima mano, evidentemente), ma avrebbe il dovere di consultare le statistiche ufficiali prodotte e diffuse con i quattrini del contribuente (l’Istat è finanziato dal bilancio statale per oltre 150 milioni di € all’anno, se non ricordo male). D’altra parte un’analoga considerazione per la statistica pubblica l’aveva dimostrata il ministro dell’economia Giulio Tremonti in un intervento pubblico all’assemblea della Confcommercio nel giugno del 2009:

Ma torniamo la Financial Times:

[…]

Christine Lagarde, IMF managing director, said she had not offered Italy a loan – known as a “precautionary credit line” – but other officials familiar with the deliberations in Cannes told the Financial Times that Italy had urged to accept as much as €50bn in assistance.

Senior European officials had hoped Mr Berlusconi’s acceptance of intensive IMF monitoring would return calm to the Italian bond market. Several said they believed Italy’s reform programme would improve the economy but feared that markets doubted the prime minister’s ability to implement them.

“The problem that is at stake, and that was clearly identified both by the Italian authorities and its partners, is a lack of credibility of the measures that were announced,” Ms Lagarde said […].

[…]

The addition of IMF monitors, who will publish quarterly reports on Italy’s progress, makes the mission almost identical to so-called “troika” teams of Commission and IMF evaluators who conduct reviews of the eurozone’s three bail-out countries.

E adesso alcuni estratti dall’editoriale (In God’s name, go! – FT.com):

The similarities between the two prime ministers [Papandreou e Berlusconi] are striking: both men rely on a thin and shrinking parliamentary majority and they are both squabbling with their own ministers of finance. Most importantly, they both have a dangerous tendency to renege on their promises at a time when markets worry about their countries’ public finances. There is, however, one important difference: having reached €1,900bn, Italy’s public debt is so high that its potential to destabilise the world economy is way above that of Athens.

The good news, of course, is that Italy is still a solvent country. However, the interest rate on its debt is becoming ever less sustainable. The spreads between Italian and German 10-year bonds have doubled over the summer. Yesterday, they reached a euro-era record of 463 basis points and would have probably been higher if the European Central Bank was not buying Italian bonds. Although Rome can sustain high interest rates for a limited time period, this process must be halted before it becomes unmanageable. Next year Italy has to refinance nearly €300bn worth of debt. As the eurozone crisis has shown too well, once spreads have risen, they are extremely difficult to bring down.

The most troubling aspect is that this is happening even as Italy has agreed, in principle, to the structural reforms recommended by Europe and the G20. That the International Monetary Fund will monitor Rome’s progress can only be a good thing. However, this risks being undermined while the country retains its current leader. Having failed to pass reforms in his two decades in politics, Mr Berlusconi lacks the credibility to bring about meaningful change.

It would be naive to assume that, when Mr Berlusconi goes, Italy will instantly reclaim the full confidence of the markets. Clouds remain over the political future of the country and structural reforms will take time before they can affect growth rates. A change of leadership, however, is imperative. A new prime minister committed to the reform agenda would reassure the markets, which are desperate for a credible plan to end the run on the world’s fourth largest debt. This would make it easier for the European Central Bank to continue its bond-purchasing scheme, as it would make it less likely that Italy will renege on its promises.

After two decades of ineffective showmanship, the only words to say to Mr Berlusconi echo those once used by Oliver Cromwell.

In the name of God, Italy and Europe, go!

Il riferimento a Oliver Cromwell, che sfugge a quasi tutti coloro che non sono inglesi o non hanno studiato la storia britannica, è al discorso che tenne nel 1653 per chiedere lo scioglimento del Parlamento (il “Rump Parliament“):

You have been sat to long here for any good you have been doing. Depart, I say, and let us have done with you. In the name of god, go!

La natura

Makkox su Il Post. Sottilmente e drammaticamente geniale

L’upupa di Montale

Eugenio Montale, coetaneo di mio nonno, avrebbe compiuto 115 anni ieri, 12 ottobre.

Con un giorno di ritardo lo celebro con una sua poesia.

Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori

Upupa

wikipedia.org

L’ùpupa è calunniata dai poeti perché Ugo Foscolo, ne I sepolcri, ne fa erroneamente un lugubre uccello notturno:

e uscir del teschio, ove fuggia la luna,
l’úpupa, e svolazzar su per le croci
sparse per la funerëa campagna
e l’immonda accusar col luttüoso
singulto i rai di che son pie le stelle
alle obblïate sepolture.

Un altro poeta calunnaitore è Ovidio che, nelle Metamorfosi (VI, 420-675), associa l’ùpupa a uno dei miti più sanguinosi, che riporto qui sotto nel riassunto che ne fa Wikipedia:

Atene, assediata da non meglio specificati barbari, è stata liberata con l’aiuto di Tereo; in segno di riconoscenza, Pandione gli concede in sposa Procne, in un matrimonio in cui però a officiare non sono Giunone o Imeneo, ma le Eumenidi. Tereo e la moglie tornano dunque in Tracia, dove nasce il loro figlio Iti.

Il matrimonio di Tereo celebrato dalle Eumenidi

wikipedia.org

Passano cinque anni felici, finché Procne prega Tereo di andare a Atene, a chiedere al vecchio Pandione di lasciare venire in Tracia Filomela, sua sorella, di cui sente grande mancanza. Tereo fa come chiede la moglie, ma appena vede Filomela ad Atene viene preso da una sconfinata passione per lei. Pandione non si accorge di nulla e permette a Filomela di lasciare Atene, sotto la promessa di un rapido ritorno, sebbene abbia dei presagi.
I presagi sono ben motivati: appena sbarcati, Tereo porta in una stalla Filomela e la violenta.

Tereo violenta Filomela

wikipedia.org

In preda alla disperazione, Filomela lamenta la sua condizione di anima ferita e colpevole contro la propria volontà, assicurando che rivelerà quanto è avvenuto agli uomini, ai monti, agli dèi. Tereo, preso da rabbia e paura, le mozza dunque la lingua con spada e tenaglia. Dopodiché si reca nuovamente da Procne, con la falsa notizia della morte di Filomela. Passa un anno e Filomela finalmente riesce ad ingegnarsi di scrivere su una tela la denuncia di quanto ha subito e a farla portare da una serva a Procne.
Procne, scoperto il tutto, sfrutta la notte seguente, quella in cui la Tracia celebra i baccanali, per liberare la sorella. Quindi, in cerca di vendetta, uccide Iti, cucinandolo per Tereo. Dopo che questi ha mangiato, ignaro di tutto, la carne di suo figlio, Filomela salta fuori sozza di sangue e gli tira in faccia la testa recisa di Iti. Tereo si getta dunque dietro di loro, ma tutti e tre si trovano mutati in uccelli: Tereo in upupa, Filomela in usignolo, Procne in rondine.

corpora Cecropidum pennis pendere putares:
pendebant pennis. quarum petit altera silvas,
altera tecta subit, neque adhuc de pectore caedis
excessere notae, signataque sanguine pluma est.
ille dolore suo poenaeque cupidine velox
vertitur in volucrem, cui stant in vertice cristae.
prominet inmodicum pro longa cuspide rostrum;
nomen epops volucri, facies armata videtur. [Ovidio, Metamorfosi, VI, 667-674]

Questa l’ampia e libera traduzione di Giovanni Andrea dell’Anguillara (1563), che trovate su Wikisource:

Il dolor co’l desio de la vendetta
Rendon l’offeso Re si crudo, e insano,
Ch’anch’ei fuor del balcon si lancia, e getta
Per punir quelle due co’l ferro in mano,
E mentre, che per l’arla anch’ei s’affretta,
E si sostien per non cader su’l piano,
Come à le Greche insidiose avenne,
Vede le membra sue vestir di penne.

Lascia il ferro crudel l’ irato artiglio,
Et à la bocca un lungo rostro innesta,
L’armano molte penne intorno il ciglio,
Et hà l’ insegne regie anchora in testa,
E dimostra il dolor, ch’egli hà del figlio
Con la sdegnata vista atra, e molesta.
Upupa alza la cresta, e bieco mira,
E mostra il cor non vendicato, e l’ ira.

Nel più propinquo bosco entra, e s’asconde
La Greca, che restò senza favella,
La lingua hoggi hà spuntata, e corrisponde
In parte à la sua sorte iniqua, e fella,
Piangendo và il suo duol di fronde in fronde
Con una melodia soave, e bella.
Tien del suo incesto anchor vergogna, e cura,
E non osa albergar dentro à le mura.

Progne, che diede à la vendetta effetto,
E fu d’ogni altro error monda, e innocente,
Il nido tornò à far nel regio tetto,
E non hebbe vergogna de la gente.
Del sangue del figliuol anchora hà il petto
Macchiato, e se talhor le torna à mente,
Tanta pietà per lui la move, e ancide,
Che si querela un pezzo, e al fine stride.

Secondo Robert Graves (The Greek Myths), che racconta una variante del mito eceletticamente composta da diverse fonti, spiega in questo modo la metamorfosi: la rondine non ha lingua e vola in tondo, come Procne camminava in tondo, prigioniera; l’usignolo canta tristemente «Ἵτυ, Ἴτυ!», che vuol dire: «Iti, Iti!», lamentando la morte che ha involontariamente procurato al bambino; l’upupa grida: «Ποῦ, pou?», che significa «Dove, dove?», mentre dà la caccia alla rondine.

Tra i calunniatori dell’ùpupa metterei anche l’Antico Testamento, che lo annovera tra gli uccelli impuri, di cui è vietato nutrirsi (Deuteronomio 14, 18; Levitico 11, 19) e il monaco normanno Filippo di Thaon che nel suo Bestiario ne fa (in modo a me peraltro incomprensibile) un simbolo del peccato:

E il sangue indica il peccato da cui gli uomini sono legati:
quando l’uomo dorme nel peccato, il peccato alla morte lo trae;
allora il diavolo vuole coglierlo di sorpresa e strangolarlo.
Per questo dobbiamo lodare ed adorare Dio,
perché tale insegnamento mostra agli uomini:
ci propone un grande esempio
con il comportamento dell’upupa.

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Think Different

Un coro unanime: Steve Jobs santo subito! Sono refrattario a ogni santificazione e idolatria, e questa roba mi sta venendo a noia.

E però non resisto alla tentazione di mettere qui sotto il famoso spot “Think Different” del 1997, se non sbaglio la prima campagna pubblicitaria dopo il rientro in Apple di Steve Jobs. Non resisto per 2 motivi: il primo è che – anche se ovviamente lo spot è stato realizzato da un’agenzia di pubblicità – testimonia molto bene dell’appartenenza di Jobs alla controcultura anni Sessanta di cui parlavo ieri qui. Il secondo è che questa versione, che non è mai stata trasmessa in tv, è recitata da Jobs stesso (la versione trasmessa fu doppiata dall’attore Richard Dreyfuss).

I riferimenti (contro)culturali sono piuttosto evidenti nel testo che Jobs legge:

Here’s to the crazy ones. The misfits. The rebels. The troublemakers. The round pegs in the square holes. The ones who see things differently. They’re not fond of rules. And they have no respect for the status quo. You can quote them, disagree with them, glorify or vilify them. About the only thing you can’t do is ignore them. Because they change things. They push the human race forward. And while some may see them as the crazy ones, we see genius. Because the people who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who do.

Ma ancora di più nella sequenza delle persone che scorrono sullo schermo:

Albert Einstein, Bob Dylan, Martin Luther King, Richard Branson, John Lennon, Buckminster Fuller, Thomas Edison, Muhammad Ali, Ted Turner, Maria Callas, Mahatma Gandhi, Amelia Earhart, Alfred Hitchcock, Martha Graham, Jim Henson (con Kermit the Frog), Frank Lloyd Wright e Pablo Picasso.

E una bambina che apre gli occhi sul mondo, o forse ha appena espresso un desiderio prima di soffiare sulla torta del compleanno …

Stay Hungry, Stay Foolish [2]

Oggi, il giorno dopo la morte di Steve Jobs, molti lo commemorano ricordando il famoso discorso fatto a Stanford del 2005. Noi, su questo blog, l’avevamo già fatto il 25 agosto scorso, il giorno dopo quello in cui Jobs si era dimesso dalle sue cariche alla Apple (il post di allora è qui).

Mi limito oggi a 3 considerazioni:

  1. Jobs era un figlio della controcultura degli anni Sessanta, quella che qui da noi chiamiamo il Sessantotto, e che in America è stato un misto di hippies, Vietnam, psichedelia e compagnia cantante (lo stesso motto Stay Hungry, Stay Foolish è tratto da un prodotto di culto di quell’epoca, il Whole Earth Catalog) . Per capirsi, Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni. Steve Jobs ha cambiato il mondo, in modo visibile e coerentemente con gli ideali e le aspettative di allora, anche se forse in modi e direzioni diverse da quelle che allora l’ideologia ci dettava. Ha democratizzato la conoscenza e umanizzato la tecnologia, mettendola nella mani di molti, se non di tutti. Molti altri l’hanno fatto, anche se in modo meno visibile di lui, e allora forse la nostra non è stata del tutto una generazione buttata.
  2. Jobs era anche il figlio di un immigrato siriano, e fu sùbito dato in adozione. Che 2 dei rappresentanti più simbolicamente significativi degli Stati Uniti d’America di oggi (l’altro è Barack Obama) siano figli di musulmani dà da pensare (anche se in realtà non so bene cosa).
  3. Dei tanti messaggi di cordoglio e di commemorazione che si sono succeduti in queste ore (ne ho trovato un bel riassunto qui), vorrei citare quello che possiamo considerare il necrologio di Steve Jobs scritto da lui stesso (è anche questo un brano del discorso di Stanford):

Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.

Stay Hungry, Stay Foolish

Lo so che oggi l’hanno fatto un po’ tutti, ma ho 2 giustificazioni per farlo anch’io.

La prima è che sono un melàmane antemarcia (anche se, come molti, ho tradito più d’una volta). Il mio primo Apple II (IIe per la verità) è arrivato in casa alla fine di luglio del 1983, poco più di 2 mesi prima della nascita del mio primogenito. Ricordo (e se non lo faccio io lo fa mia moglie) di essere rimasto in macchina a fare la guardia al “pupo”, mentre lei faceva una visita di controllo. Aveva ben 128k di RAM, uno schermo a fosfori verdi a 80 colonne (di caratteri, niente grafica) e 2 unità floppy (5,25″, 140k di capienza). Veniva in una specie di scatola di montaggio, e ricordo ancora la sudata per mettere insieme tutti i componenti (sono ambisinistro, come mi definì una fidanzata). Si programmava in Basic e in Pascal. Costava come una Panda (la macchina che avevo all’epoca).

La seconda è che anch’io, nel mio piccolo naturalmente, mi considero un innovatore, o almeno aspiro a esserlo. E la vicenda umana di Steve Jobs, quasi mio coetaneo, mi fa pensare che devo continuare a esserlo, senza mollare, almeno finché continuo a lavorare.

Ah, e per favore qualcuno ricordi che Steve Jobs ha anche fondato la Pixar.

Eccolo qui il famoso discorso fatto a Stanford del 2005.

Questa la trascrizione:

The 2005 Jobs Stanford Commencement Address:

I am honored to be with you today at your commencement from one of the finest universities in the world. I never graduated from college. Truth be told, this is the closest I’ve ever gotten to a college graduation. Today I want to tell you three stories from my life. That’s it. No big deal. Just three stories.

The first story is about connecting the dots.

I dropped out of Reed College after the first six months, but then stayed around as a drop-in for another 18 months or so before I really quit. So why did I drop out?

It started before I was born. My biological mother was a young, unwed college graduate student, and she decided to put me up for adoption. She felt very strongly that I should be adopted by college graduates, so everything was all set for me to be adopted at birth by a lawyer and his wife. Except that when I popped out they decided at the last minute that they really wanted a girl. So my parents, who were on a waiting list, got a call in the middle of the night asking: “We have an unexpected baby boy; do you want him?” They said: “Of course.” My biological mother later found out that my mother had never graduated from college and that my father had never graduated from high school. She refused to sign the final adoption papers. She only relented a few months later when my parents promised that I would someday go to college.

And 17 years later I did go to college. But I naively chose a college that was almost as expensive as Stanford, and all of my working-class parents’ savings were being spent on my college tuition. After six months, I couldn’t see the value in it. I had no idea what I wanted to do with my life and no idea how college was going to help me figure it out. And here I was spending all of the money my parents had saved their entire life. So I decided to drop out and trust that it would all work out okay. It was pretty scary at the time, but looking back it was one of the best decisions I ever made. The minute I dropped out I could stop taking the required classes that didn’t interest me, and begin dropping in on the ones that looked interesting.

It wasn’t all romantic. I didn’t have a dorm room, so I slept on the floor in friends’ rooms, I returned Coke bottles for the 5-cent deposits to buy food with, and I would walk the seven miles across town every Sunday night to get one good meal a week at the Hare Krishna temple. I loved it. And much of what I stumbled into by following my curiosity and intuition turned out to be priceless later on. Let me give you one example:

Reed College at that time offered perhaps the best calligraphy instruction in the country. Throughout the campus every poster, every label on every drawer, was beautifully hand calligraphed. Because I had dropped out and didn’t have to take the normal classes, I decided to take a calligraphy class to learn how to do this. I learned about serif and san serif typefaces, about varying the amount of space between different letter combinations, about what makes great typography great. It was beautiful, historical, artistically subtle in a way that science can’t capture, and I found it fascinating.

None of this had even a hope of any practical application in my life. But 10 years later, when we were designing the first Macintosh computer, it all came back to me. And we designed it all into the Mac. It was the first computer with beautiful typography. If I had never dropped in on that single course in college, the Mac would have never had multiple typefaces or proportionally spaced fonts. And since Windows just copied the Mac, its likely that no personal computer would have them. If I had never dropped out, I would have never dropped in on this calligraphy class, and personal computers might not have the wonderful typography that they do. Of course it was impossible to connect the dots looking forward when I was in college. But it was very, very clear looking backwards 10 years later.

Again, you can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something–your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.

My second story is about love and loss.

I was lucky–I found what I loved to do early in life. Woz and I started Apple in my parents garage when I was 20. We worked hard, and in 10 years Apple had grown from just the two of us in a garage into a $2 billion company with over 4000 employees. We had just released our finest creation–the Macintosh–a year earlier, and I had just turned 30. And then I got fired. How can you get fired from a company you started? Well, as Apple grew we hired someone who I thought was very talented to run the company with me, and for the first year or so things went well. But then our visions of the future began to diverge and eventually we had a falling out. When we did, our Board of Directors sided with him. So at 30, I was out. And very publicly out. What had been the focus of my entire adult life was gone, and it was devastating.

I really didn’t know what to do for a few months. I felt that I had let the previous generation of entrepreneurs down–that I had dropped the baton as it was being passed to me. I met with David Packard and Bob Noyce and tried to apologize for screwing up so badly. I was a very public failure, and I even thought about running away from the Valley. But something slowly began to dawn on me–I still loved what I did. The turn of events at Apple had not changed that one bit. I had been rejected, but I was still in love. And so I decided to start over.

I didn’t see it then, but it turned out that getting fired from Apple was the best thing that could have ever happened to me. The heaviness of being successful was replaced by the lightness of being a beginner again, less sure about everything. It freed me to enter one of the most creative periods of my life.

During the next five years, I started a company named NeXT, another company named Pixar, and fell in love with an amazing woman who would become my wife. Pixar went on to create the worlds first computer animated feature film, “Toy Story,” and is now the most successful animation studio in the world. In a remarkable turn of events, Apple bought NeXT, I returned to Apple, and the technology we developed at NeXT is at the heart of Apple’s current renaissance. And Laurene and I have a wonderful family together.

I’m pretty sure none of this would have happened if I hadn’t been fired from Apple. It was awful tasting medicine, but I guess the patient needed it. Sometimes life hits you in the head with a brick. Don’t lose faith. I’m convinced that the only thing that kept me going was that I loved what I did. You’ve got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven’t found it yet, keep looking. Don’t settle. As with all matters of the heart, you’ll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don’t settle.

My third story is about death.

When I was 17, I read a quote that went something like: “If you live each day as if it was your last, someday you’ll most certainly be right.” It made an impression on me, and since then, for the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: “If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?” And whenever the answer has been “No” for too many days in a row, I know I need to change something.

Remembering that I’ll be dead soon is the most important tool I’ve ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything–all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure–these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.

About a year ago I was diagnosed with cancer. I had a scan at 7:30 in the morning, and it clearly showed a tumor on my pancreas. I didn’t even know what a pancreas was. The doctors told me this was almost certainly a type of cancer that is incurable, and that I should expect to live no longer than three to six months. My doctor advised me to go home and get my affairs in order, which is doctor’s code for prepare to die. It means to try to tell your kids everything you thought you’d have the next 10 years to tell them in just a few months. It means to make sure everything is buttoned up, so that it will be as easy as possible for your family. It means to say your goodbyes.

I lived with that diagnosis all day. Later that evening I had a biopsy, where they stuck an endoscope down my throat, through my stomach and into my intestines, put a needle into my pancreas and got a few cells from the tumor. I was sedated, but my wife, who was there, told me that when they viewed the cells under a microscope the doctors started crying, because it turned out to be a very rare form of pancreatic cancer that is curable with surgery. I had the surgery and I’m fine now.

This was the closest I’ve been to facing death, and I hope its the closest I get for a few more decades. Having lived through it, I can now say this to you with a bit more certainty than when death was a useful but purely intellectual concept:

No one wants to die. Even people who want to go to heaven don’t want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because death is very likely the single best invention of Life. It is life’s change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.

Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma–which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.

When I was young, there was an amazing publication called “The Whole Earth Catalog,” which was one of the bibles of my generation. It was created by a fellow named Stewart Brand not far from here in Menlo Park, and he brought it to life with his poetic touch. This was in the late 1960′s, before personal computers and desktop publishing, so it was all made with typewriters, scissors, and polaroid cameras. It was sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along: It was idealistic, and overflowing with neat tools and great notions.

Stewart and his team put out several issues of “The Whole Earth Catalog,” and then when it had run its course, they put out a final issue. It was the mid-1970s, and I was your age. On the back cover of their final issue was a photograph of an early morning country road, the kind you might find yourself hitchhiking on if you were so adventurous. Beneath it were the words: “Stay Hungry. Stay Foolish.” It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Thank you all very much.

Stupidità

Grazie a un amico che me le ha ricordate (a proposito), ripropongo a mia volta le leggi della stupidità formulate dall’indimenticabile Carlo Maria Cipolla (Allegro ma non troppo. Bologna: Il Mulino. 1988).

  1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
  3. Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
  4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
  5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Aldo Busi e il diritto di manifestare le proprie opinioni

Forse si è già capito che non sopporto nessuna censura (e forse si è capito che guardo poco o punto la televisione, ma non per questo sono disinformato).

La notizia di qualche giorno fa (18 marzo 2010) è questa (la riprendo da Ansa.it):

Aldo Busi escluso da tutte le trasmissioni Rai

Palesi e gravi violazioni di regole e disposizioni contrattuali, via dall’Isola

18 marzo, 18:08

ROMA – Dopo le dichiarazioni di Aldo Busi nella puntata di ieri dell’Isola dei famosi, la Rai ha deciso di escludere lo scrittore da tutte le trasmissioni. Lo annuncia una nota di Viale Mazzini. “Il direttore di Raidue, Massimo Liofredi, sentito il direttore generale della Rai Mauro Masi – spiega la nota – ha ravvisato nel comportamento dello stesso palesi e gravi violazioni delle regole e delle disposizioni contrattuali. Pertanto, Aldo Busi verrà escluso dalla partecipazione alle prossime puntate dell’Isola dei famosi e dalle altre trasmissioni della Rai”.

VENTURA: LA CENSURA NON E’ IL MEZZO MIGLIORE – Simona Ventura spera che il caso Busi si riapra e che la Rai ci ripensi. “La censura non è certo il mezzo migliore per chiarire dubbi o sciogliere eventuali questioni”, dice la conduttrice dell’Isola dei Famosi in una nota diffusa dall’ufficio stampa della trasmissione. “Mi rendo conto che le parole di Aldo Busi dette ieri sera durante la trasmissione possano essere parse fuori luogo e offensive per una parte del nostro pubblico e averne colpito la sensibilità. Detto questo, mi auguro vivamente – conclude – che la Rai ci ripensi e che si possa arrivare ad un accordo per avere con Busi stesso un confronto in un clima più sereno. La censura non è certo il mezzo migliore per chiarire dubbi o sciogliere eventuali questioni”. “Busi – hapoi detto la presentatrice – ha dato tantissimo a questo programma, mi sono dissociata da alcune cose che ha detto, ma io ascolto sempre, magari è lui che cerca di imporre la propria verità che in realtà è un’opinione”.

LUPI (PDL), INACCETTABILI ATTACCHI A PAPA DA BUSI – “Quello che è accaduto ieri sera durante la puntata dell”Isola dei famosì è inaccettabile”. Così Maurizio Lupi, Vice Presidente Pdl della Camera dei deputati e componente della commissione di Vigilanza Rai. “Aldo Busi – spiega – ha insultato, davanti ad una platea di milioni di telespettatori, il Papa. La Rai dovrebbe fare servizio pubblico, non mandare in onda a pagamento trasmissioni e personaggi che offendono il Santo Padre e tutti i credenti. Mi auguro che il Presidente Garimberti, di cui conosco l’assoluta sensibilità, insieme al direttore generale e al Consiglio di amministrazione, intervengano immediatamente per fermare questo scempio. Chiedo che Busi non partecipi più ai programmi della Rai”.

CESA, BUSI ATTACCA PAPA E MAGGIORANZA TACE – “La maggioranza, in Commissione di Vigilanza e nel Cda Rai, ha fatto di tutto in questi giorni per imbavagliare i talk show e perché in tv venissero bandite la politica e le critiche al governo. E’ singolare che altrettanto zelo non venga dimostrato nel controllo dei contenuti di altri programmi del servizio pubblico”. La denuncia è di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc riferendosi agli attacchi di Aldo Busi al Papa nel corso dell’Isola dei Famosi”. Cesa spiega: “ieri in uno di questi, oltre a una ‘raffinata’ analisi politico-economica in diretta dal Nicaragua del noto economista Aldo Busi, dallo stesso personaggio è stata dileggiata senza ritegno davanti a milioni di telespettatori la guida spirituale dei cattolici nel mondo. L’azienda e la Vigilanza tolgano il paraocchi e guardino cosa succede negli altri programmi”.

CODACONS: SU BUSI GIUSTO STOP MA ANDAVA FERMATO PRIMA – Il Codacons plaude alla decisione della Rai di escludere Aldo Busi da tutte le trasmissioni dell’azienda, ma ritiene che il provvedimento sia tardivo. “Già dalla prima puntata dell’Isola dei Famosi lo scrittore andava mandato a casa – afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Busi, infatti, fin dalle prime battute del programma si é abbandonato ad un linguaggio volgare e ad espressioni di cattivo gusto, nel tentativo fallito di provocare e suscitare attenzione sul suo personaggio o su temi a lui cari. Linguaggio e provocazioni non graditi ai telespettatori, molti dei quali hanno scritto al Codacons denunciando le scurrilità dello scrittore”. “Giusta quindi la decisione della Rai di escludere Aldo Busi dalle trasmissioni dell’azienda, ma assolutamente tardiva, in quanto si chiude la stalla quando i buoi sono già scappati” – conclude Rienzi.

STORACE (DESTRA), CON BUSI IMMONDO SPETTACOLO – Per Francesco Storace, segretario nazionale de La destra, “é scandaloso che ci si preoccupi più delle trasmissioni di informazione che disinformano anziché del consueto e immondo spettacolo che continua a dare Aldo Busi in Rai con i soldi del canone. Gli inni alla pedofilia, gli insulti al Papa sono sconcertanti, indignano e rendono sempre più cupa una società ormai priva di etica. Sono queste le cose per cui certa gente dovrebbe andare in galera”.

Non la penso come questo bel coretto di “opinionisti”. Con me, non la pensa così la nostra Costituzione (un altro motivo per cambiarla?):

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. [art. 21, comma 1]

Ecco dunque gli interventi che hanno provocato la sua radiazione.

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La pioviggine di marzo

Pioviggina. Un sabato uggioso (ma speriamo, per oggi pomeriggio, in un bell’acquazzone, meglio se con grandine).

E partono, incontrollabili, i ricordi e le associazioni.

Che dice la pioggerellina di marzo?

di Angiolo  Silvio Novaro

Che dice la pioggerellina
Di marzo, che picchia argentina
Sui tegoli vecchi
Del tetto, sui bruscoli secchi
Dell’orto, sul fico e sul moro
Ornati di gèmmule d’oro?

Passata è l’uggiosa invernata,
Passata, passata!
Di fuor dalla nuvola nera,
Di fuor dalla nuvola bigia
Che in cielo si pigia,
Domani uscirà Primavera
Guernita di gemme e di gale,
Di lucido sole,
Di fresche viole,
Di primule rosse, di battiti d’ale,
Di nidi,
Di gridi,
Di rondini ed anche
Di stelle di mandorlo, bianche…

Che dice la pioggerellina
di marzo, che picchia argentina
sui tegoli vecchi
del tetto, sui bruscoli secchi
dell’orto, sul fico e sul moro
Ornati di gèmmule d’oro?

Ciò canta, ciò dice:
E il cuor che l’ascolta è felice.
Che dice la pioggerellina
Di marzo, che picchia argentina
Sui tegoli vecchi
Del tetto, sui bruscoli secchi
Dell’ orto.

Queste erano le elementari, poi siamo diventati più grandi e abbiamo conosciuto questa canzone, tramite Mina (che sdegnavamo come roba da “matusa”):

Il testo italiano era di Giorgio Calabrese, ma l’originale era stato scritto da Antônio Carlos Brasileiro de Almeida Jobim (Tom per gli amici), che l’aveva scritta per sé e cantata, ma che era stata portata al successo da Elis Regina. La versione più famosa è quella che i due cantano insieme, nell’album Elis e Tom. Qui dal vivo. La risatina di Elis è una delle cose più sexy della storia della musica.

É pau, é pedra
É o fim do caminho
É um resto de toco
É um pouco sozinho
É um caco de vidro
É a vida, é o sol
É a noite, é a morte
É um laço, é o anzol
É peroba no campo
É o nó da madeira
Caingá candeia
É o matita pereira
É madeira de vento
Tombo da ribanceira
É o mistério profundo
É o queira ou não queira
É o vento ventando
É o fim da ladeira
É a viga, é o vão
Festa da cumeeira
É a chuva chovendo
É conversa ribeira
Das águas de março
É o fim da canseira
É o pé, é o chão
É a marcha estradeira
Passarinho na mão
Pedra de atiradeira
É uma ave no céu
É uma ave no chão
É um regato, é uma fonte
É um pedaço de pão
É o fundo do poço
É o fim do caminho
No rosto um desgosto
É um pouco sozinho
É um estepe, é um prego
É uma conta, é um conto
É um pingo pingando
É uma ponta, é um ponto
É um peixe, é um gesto
É uma prata brilhando
É a luz da manhã
É o tijolo chegando
É a lenha, é o dia
É o fim da picada
É a garrafa de cana
O estilhaço na estrada
É o projeto da casa
É o corpo na cama
É o carro enguiçado
É a lama, é a lama
É um passo, é uma ponte
É um sapo, é uma rã
É um resto de mato
Na luz da manhã
São as águas de março fechando o verão
É a promessa de vida no teu coração
É pau, é pedra
É o fim do caminho
É um resto de toco
É um pouco sozinho
É uma cobra, é um pau
É João, é José
É um espinho na mão
É um corte no pé
São as águas de março fechando o verão
É a promessa de vida no teu coração
É um passo, é uma ponte
É um sapo, é uma rã
É um belo horizonte
É uma febre terçã
São as águas de março fechando o verão
É a promessa de vida no teu coração

Poi è arrivata la traduzione di Ivano Fossati (qui sempre dal vivo):

E mah è forse è quando tu voli rimbalzo dell’eco è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no
margherita di campo è la riva lontana
è la riva lontana è, ahi! è la fata Morgana
è folata di vento onda dell’altalena un mistero profondo
una piccola pena
tramontana dai monti domenica sera è il contro è il pro
è voglia di primavera
è la pioggia che scende è vigilia di fiera è l’acqua di marzo
che c’era o non c’era
è si è no è il mondo com’era è Madamadorè burrasca passeggera
è una rondine al nord la cicogna e la gru, un torrente una fonte
una briciola in più
è il fondo del pozzo è la nave che parte un viso col broncio
perché stava in disparte
è spero è credo è una conta è un racconto una goccia che stilla
un incanto un incontro
è l’ombra di un gesto, è qualcosa che brilla il mattino che è qui
la sveglia che trilla
è la legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa di vino
il viavai della strada
è un progetto di casa è lo scialle di lana, un incanto cantato
è un’andana è un’altana
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te

è mah è forse è quando tu voli rimbalzo dell’eco
è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te

Ma naturalmente, nel frattempo, era uscita (1980) Una giornata uggiosa di Lucio Battisti, l’ultima del sodalizio con Mogol (autore del testo):

Sogno un cimitero di campagna e io là
all’ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco 2 o 300 anni
giusto per capir di più e placar gli affanni
Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
intatta con le stesse mutandine rosa
non più bandiera di un vivissimo tormento
ma solo l’ornamento di una bella sposa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Sogno di abbracciare un amico vero
che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
e gente giusta che rifiuti d’esser preda
di facili entusiasmi e ideologie alla moda
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Sogno il mio paese infine dignitoso
e un fiume con i pesci vivi a un’ora dalla casa
di non sognare la Nuovissima Zelanda
Per fuggire via da te Brianza velenosa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa

E poi, naturalmente, sono arrivati i figli e con loro la filastrocca “Piove pioviccica…”. Vedo che sul web ferve il dibattito su quali siano le esatte parole dell’originale. Non so, ma certo quella più vicina a quella che recitavano ossessivamente i miei figli è questa:

Piove pioviccica,
il culo ti si appiccica,
accendi la candela,
il culo ti si pela,
lo metti in mezzo all’acqua,
il culo ti si sciacqua

Pensa come uno statistico – senza la matematica

Riprendo (e traduco) da FlowingData un post comparso lo scorso 4 marzo 2010. Mi sembra un punto di vista interessante, in un momento storico in cui in Italia ci si appresta a chiudere le facoltà di statistica.

Mi definisco statistico perché, beh, sono laureato in statistica. Eppure, se mi fate domande specifiche sul test delle ipotesi o sulla dimensione campionaria, probabilmente la mia risposta non sarà del tutto corretta.

L’altro giorno stavo cercando di ricordarmi quando fosse stata l’ultima volta che ho fatto il test di un’ipotesi o condotto un’analisi formale. Non ci sono riuscito. Sono dovuto andare a scovare vecchi appunti dei tempi dell’università. È stato 4 anni fa, durante l’ultimo anno di corso. Ero bravo all’università, e sono sicuro che mi basterebbe una bella rinfrescata per essere in grado di farlo di nuovo. Ma non è la risposta che cercavo. La verità è che non sono cose che faccio abitualmente.

Invece, le cose veramente importanti che ho imparato non sono quelle formali, ma altre, che si sono dimostrate estremamente utili quando lavoro o gioco con i dati. Eccole, un po’ alla rinfusa.

Attenzione ai dettagli

Spesso sono le piccole cose a risultare le più importanti. Un giorno il professore ci proiettò un grafico: era una nuvola di punti con una curva di regressione. Ci chiese che cosa vedevamo. Beh, cresceva all’inizio, diventava pressoché orizzontale nel mezzo, e poi saliva ancora. Quello che non avevo notato era un punto dove la curva iniziava a crescere. Era quello che avremmo dovuto notare.

La lezione era che le tendenze e le configurazioni generali sono importanti, ma lo sono anche gli outlier, i dati mancanti e le incongruenze.

Il quadro generale

Nonostante quello che ho appena detto, è importante non farsi prendere troppo da singoli punti o da una piccola parte di un dataset veramente grande. L’abbiamo visto di recente a proposito di recessione e ripresa. Come qualcuno ha notato, se si fa un passo indietro e si prende in considerazione un arco di tempo più lungo, il contrasto tra l’era di Bush e quella di Obama non è poi così impressionante.

Senza programmi predefiniti

Non dovrebbe essere nemmeno necessario dirlo: avvicinatevi ai dati il più oggettivamente possibile.Non sto dicendo che non dovete avere idea di che cosa state cercando, ma non permettete ai vostri preconcetti di influenzare i risultati. Perché se cercate abbastanza a lungo una certa configurazione, probabilmente finirete per trovarla. Sì, ma a scapito di risultati più accurati.

Guarda all’esterno dei dati

Contesto, contesto, contesto. A volte ve lo forniscono i metadati. A volte altri dati.

Più cose sapete sul modo in cui i dati sono stati raccolti, da dove vengono, a quando si riferiscono, che cosa d’altro stava succedendo in quel periodo, più i vostri risultati saranno ricchi d’informazione e più fiducia potrete riporre nelle vostre scoperte.

Chiedetevi perché

Infine – e questa è la cosa più importante che ho imparato – chiedetevi sempre perché. Quando vedete un’anomalia in un grafico, dovreste chiedervi perché c’è. Se trovate qualche correlazione, chiedetevi se ha senso o no. Se ce l’ha, bene, ma se non ce l’ha bisogna scavare più a fondo. I numeri sono una gran cosa, ma ricordatevi che – quando ci sono di mezzo le persone – gli errori sono sempre possibili.