Manovra

Prima che anche questa manovra mensile del vorrei-ma-non-saprei (proprio quello di cui hanno bisogno i mercati per essere rassicurati che l’Italia è governata con polso fermo e idee chiare) sia consegnata alle cronache (così almeno mi auguro, perché il rischio è che venga consegnata alla Storia con la S maiuscola, e alla Storia d’Europa se è per questo) vorrei condividere 3 commenti usciti nei giorni scorsi.

  1. Makkox (Marco Dambrosio) su ilPostdel 13 agosto 2011

  2. Massimo Gramellini su La Stampadel 13 agostoIL LAMENTO DEL MEDIO ALTO
    Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.
    Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi – frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci – servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
    Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell’accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
    Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent’anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.
    Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
    Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l’anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
    È un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.
    Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.
    Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d’ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l’unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch’io.
  3. Fausto Panunzi su LaVoce.info del 14 agostoCOME IL PEGGIOR GOVERNO BALNEARE
    I cittadini italiani e i mercati internazionali si aspettavano una manovra che tagliasse la spesa pubblica ed in particolare i costi della politica. Si ritrovano con una classica manovra da governo balneare, fatta di nuovi balzelli che ricadono sulle spalle dei soliti noti, i lavoratori dipendenti. Era difficile fare peggio.

    L’anticipo del pareggio di bilancio era diventato necessario dopo le turbolenze dei mercati dei giorni scorsi. Da più parti – giornali, BCE – si erano identificati i principi che dovevano ispirare la nuova manovra. In primo luogo tagliare i costi della politica, pre-condizione per chiedere sacrifici agli italiani da parte di un Parlamento che non solo lavora poco a fronte di stipendi molto elevati ma che gode di privilegi inaccettabili come mostra la vicenda dei prezzi del ristorante del Senato. Poi riformare le pensioni, legandole all’aspettativa di vita, uniformando il trattamento delle donne che lavorano nel settore privato a quello delle donne che lavorano nel settore pubblico. Privatizzare,vendendo sul mercato il patrimonio immobiliare dello Stato e quote di aziende come le Poste, e magari liquidare il fondo per gli investimenti strategici appena creato come strumento del ridicolo colbertismo del Ministro dell’Economia. Possibilmente privatizzare anche la Rai, dove ormai il Direttore del TG 1 censura persino il Sottosegretario Gianni Letta, reo di catastrofismo per aver detto che la situazione era ormai “precipitata”. Liberalizzare gli ordini professionali. Combattere seriamente l’evasione fiscale, mediante una maggiore tracciabilità dei pagamenti. Insomma, tagli strutturali alla spesa pubblica e maggiore concorrenza: questo è quello che si aspettavano i mercati e anche parte dei cittadini italiani. E, accanto alle riduzioni di spesa, nessun nuovo aumento delle tasse, dato che la pressione fiscale è ormai giunta a livelli inaccettabili per gli sfortunati che non posso evadere il Fisco. Niente di tutto ciò è stato fatto dal governo. Ogni intervento serio sulle pensioni è stato bloccato dalla Lega, fiera di avere rinviato alle calende greche ogni azione di riequilibrio dei conti. Le privatizzazioni non sono state prese nemmeno in considerazione da un governo desideroso di mantenere poltrone da assegnare ad ogni livello. E ovviamente solo tagli di facciata sui costi della politica. Il taglio di Province e Comuni è rinviato agli anni prossimi, dopo il censimento. Ma non basterà misurare gli abitanti. Si dovrà valutare anche la dimensione territoriale della Provincia. E – perché no? – la presenza di monti, fiumi, laghi. Partiti da 37 province tagliate, adesso si è scesi a 29. C’è da scommettere che alla fine i tagli non ci saranno e in ogni caso non arriveranno alla doppia cifra. Le 54 mila poltrone tagliate esistono solo nella fervida immaginazione del Ministro Calderoli. Meglio non commentare il divieto per i parlamentari di volare in business class, dato che sui voli nazionali ormai c’è solo la classe economica. Sulla lotta all’evasione, i pagamenti sopra i 2500 euro diventeranno tracciabili. Meglio di niente, ma difficile non notare che si tratta di una soglia che avrebbe lasciato fuori dai controlli i pagamenti per l’affitto di un noto appartamento romano da parte di un Ministro della Repubblica. In compenso ci si trastulla con le proposte di pareggio di bilancio in Costituzione, modifica dell’articolo 41 e soppressione di feste indigeste alla maggioranza come il 25 Aprile e il 1 Maggio. E, dulcis in fundo, il contributo di solidarietà, cioè nuove tasse, per 3 anni, su chi dichiara più di 90 mila euro l’anno, cioè i pochi sfortunati, l’1,2% dei 41 milioni di contribuenti, coloro che non possono evadere. Risparmiati quasi tutti i lavoratori autonomi.

    UNA MANOVRA BALNEARE IN MEZZO ALLA TEMPESTA
    I sacrifici erano necessari, arrivati a questo punto, ma dovevano essere utili, cioè atti a risanare i conti anche nel lungo periodo, e ben distribuiti. Questa manovra non è utile, perché senza una riduzione strutturale della spesa, tra pochi anni i governi saranno costretti a mettere di nuovo le mani nelle tasche degli italiani, ed è iniqua, perché salva ancora una volta gli evasori. È come essere in presenza di un medico che continua a fare trasfusioni di sangue senza curarsi di fermare prima l’emorragia del paziente. Il sangue tanto lo donano altri.
    Ma una cosa positiva in questa deprimente vicenda c’è. Malgrado l’imbarazzante afasia delle opposizioni, incapaci di proporre credibili ricette alternative, non si potrà più dire che questa maggioranza è impresentabile, “ma gli altri sono anche peggio”. No, peggio di un Ministro dell’Economia che aveva – a suo avviso – previsto tutte le crisi e zittito chi lo criticava e che ora dice che questa crisi non poteva essere prevista non c’è niente. Peggio di un governo che ha sprecato una maggioranza enorme, che ha avuto lo scudo del Presidente della Repubblica, l’appoggio della BCE e della Banca d’Italia nella scelta di misure impopolari e che se ne è uscito con una manovra presa dal manuale del perfetto governo balneare democristiano non ci può essere nulla. Almeno speriamo.

Mai così alta la disoccupazione giovanile

Lo dice l’Istat: “Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%.”

La spiegazione? La maggior parte dei contratti a tempo determinato si è trasformata in contratti a tempo terminato.

Satira politica

Povero vecchio. In preda a un delirio d’impotenza.

E se … [2]

Sempre dai quotidiani:

Mirafiori, il sì al 54%.

E se la notizia fosse che il no è al 46%?

Già perché la FIOM ce l’avevano presentata come minoritaria e settaria: un manipolo di prepotenti che, senza legittimazione, pretendevano di rappresentare gli operai. E invece la maggioranza relativa dei dipendenti sta con la FIOM. E la maggioranza assoluta degli operai (fatevi qualche conto, direi che è palese).

Già, perché se si sommano i seggi dei partiti (e spezzoni di partito, ahimè) che si erano espressi per il sì, altro che 54%, siamo intorno all’80%.

La domanda è: dov’è il famoso Paese reale, a Mirafiori o a Montecitorio?

E se … [1]

Leggo sui quotidiani online:

Ruby – Berlusconi: “Teorema giudiziario per eliminarmi”

E se B. provasse ad astenersi dal delinquere, o quantomeno da comportamenti penalmente rilevanti?

Ma non per sempre, giusto per fare una prova, diciamo per un mese? Giusto per vedere se continuano a perseguitarlo lo stesso? Così ci facciamo tutti un’idea?

Il salmone

Controcorrente, d’accordo. Ma devo andare sempre controcorrente?

Si sa come andò a finire…

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Arie territoriali

Non avete letto male. Mutuando il termine dalle “acque territoriali” propongo il neologismo “arie territoriali”.

Cito dalla voce di Wikipedia:

Col termine acque territoriali o mare territoriale si considera in diritto internazionale quella porzione di mare adiacente alla costa degli Stati; su questa parte di mare lo Stato esercita la propria sovranità territoriale in modo del tutto analogo al territorio corrispondente alla terraferma, con alcuni limiti. Il principio del mare territoriale si contrappone al generico principio consolidato in secoli di storia del mare libero, affermatosi grazie ai Paesi Bassi e che permetteva l’uso delle acque in via generale a tutti senza la possibilità di poter bloccare commerci e transiti altrui.

La disciplina e la regolamentazione delle acque territoriali, prima rimessa quasi esclusivamente alle consuetudini internazionali, è stata poi regolata da alcune convenzioni, come la Convenzione di Ginevra sul mare territoriale e la zona contigua del 1958 e la Convenzione di Montego Bay del 1982, quest’ultima attualmente in vigore.

Analogamente, potremmo definire “arie territoriali” quella porzione di atmosfera adiacente o prossima a un edificio; su questa parte di atmosfera il proprietario (pubblico o privato che sia) esercita il proprio diritto di proprietà in modo del tutto analogo agli spazi interni dell’edificio.

L’avevo già visto a New York di recente, ma qui in Svezia è praticamente onnipresente.

E a me provoca molto fastidio e qualche preoccupazione. Fastidio perché sono allergico ai proibizionismi di qualunque tipo. Preoccupazione perché mi sembra una cosa abbastanza liberticida (nel suo piccolo, d’accordo). Provo a spiegarmi.

Fin da bambino mi hanno insegnato che la mia libertà finisce dove inizia la libertà degli altri. Principio all’apparenza facile, ma difficile da applicare. Non elencherò i tanti grotteschi paradossi cui un’applicazione sconsiderata del principio può condurre (come accade quasi sempre quando si trasformano semplici regole di comportamento e di buon senso in principî assoluti). Limitiamoci al caso in questione: dove finisce la mia libertà di fumatore di auto-avvelenarmi e dove inizia la preferenza dei non-fumatori di non aspirare nemmeno una traccia minuscola del mio fumo? Oppure in realtà mi si vuole imporre una visione del mondo salutistica a suon di proibizioni e sanzioni, come si faceva una volta con le fedi religiose?

Vorrei però evitare il terreno delle ideologie e pormi su quello, a me più congeniale, del ragionamento quantitativo. Fumando la mia sigaretta aspiro una certa quantità di fumo, direttamente, perché “tirando” ravvivo la combustione e aspiro direttamente nelle mie vie respiratorie il fumo prodotto. Non importa quanto, ragioniamo in termini relativi e diciamo che il fumo totale che aspiro godendomi la mia sigaretta è pari a 100. Quando non aspiro, e tengo la sigaretta in mano, la combustione è molto più lenta (una sigaretta lasciata in posizione verticale, brace in alto, si spegne da sé!) e produce molto meno fumo.

Il fumo si disperde nell’atmosfera e si diluisce: la sua concentrazione, cioè, diminuisce rapidamente. Tanto più rapidamente quanto più l’atmosfera è turbolenta: più all’esterno che in un ambiente chiuso (dove mantiene una certa concentrazione, ma di molti ordini di grandezza inferiore a quella che riesco a produrre nelle mie vie respiratorie), e più se tira vento che se l’aria è ferma. Pensate a una goccia d’inchiostro stilografico in un bicchiere d’acqua: ne faccio cadere una goccia e dopo un po’ si disperde, tingendo un po’ l’acqua. Avrete notato che nel corso del processo le volute d’inchiostro assomigliano a volute di fumo: non è una coincidenza, è proprio lo stesso processo!

Naturalmente, se mescolo l’acqua con un cucchiaino, l’inchiostro si disperde prima (questa è la turbolenza). E tanto più il recipiente è grande, tanto minore sarà la sua concentrazione finale. Se metto una goccia di un millilitro in un bicchiere di 20 centilitri, la concentrazione finale sarà di una parte su 200; se la metto in una bottiglia da un litro, 1 su 1000; se la metto in un secchio da 10 litri, 1 su 10.000. Torniamo al mio fumo. Supponiamo che il fumo disperso nell’atmosfera sia la metà di quello che aspiro (sto largheggiando, perché nessun fumatore sprecherebbe così un terzo della sua sigaretta). Consideriamo un cubo d’aria della dimensione richiesta da cartello, 10 metri di spigolo: sono 1000 metri cubi d’aria, cioè 1 milione di litri! Supponiamo ancora – ma sto proprio esagerando – che io abbia rilasciato nell’atmosfera 10 litri di fumo: fa una parte su 100.000. Questo nell’immediato, perché dopo un tempo variabile tra i secondi (se c’è vento) e i minuti (se l’aria è “ferma” – ma ferma ferma in realtà non è mai) il fumo si disperde nell’atmosfera, che ai fini dei nostri calcoli possiamo considerare di volume pressoché infinito. E la concentrazione di fumo è, dopo un po’, praticamente infinitesima. Cioè, la composizione dell’atmosfera che voi non-fumatori respirate resta pressoché invariata prima e dopo la mia sigaretta: questo per ricordarvi che anche senza di me respirate particolati benzene monossido di carbonio ossidi d’azoto eccetera, sostanze nocive presenti nel fumo della sigaretta e nell’atmosfera delle nostre città e delle nostre strade.

Ma allora, vi sento già obiettare, perché sento il puzzo della tua sigaretta e mi da fastidio? Perché il nostro naso è una macchina meravigliosa, i cui percettori si legano a una singola molecola e trasmettono un segnale elettrico che viene elaborato dal nostro cervello. E perché il puzzo della tua sigaretta lo sento e quello del benzene degli scarichi della automobili no? Perché il nostro cervello elabora le novità, le differenze, anche negli odori: il fumo della mia sigaretta si sovrappone, per un attimo, al “brusio di fondo” di tutti gli altri odori urbani e viene percepito, come quando riconosciamo una voce amica (o nemica, nell’analogia con il fumo) in un ambiente rumoroso.

Quanto al mio fumo, alle poche molecole che hanno toccato le vostre mucose nasali, vi chiedo scusa per il disturbo. Consolatevi con l’idea che nel tempo che ci avete messo a leggere questo post, la probabilità che abbiate inalato almeno una molecola di ossigeno a suo tempo respirata da Leonardo da Vinci è praticamente una certezza: non vi sentite già più intelligenti? E magari più tolleranti?

Aldo Busi e il diritto di manifestare le proprie opinioni

Forse si è già capito che non sopporto nessuna censura (e forse si è capito che guardo poco o punto la televisione, ma non per questo sono disinformato).

La notizia di qualche giorno fa (18 marzo 2010) è questa (la riprendo da Ansa.it):

Aldo Busi escluso da tutte le trasmissioni Rai

Palesi e gravi violazioni di regole e disposizioni contrattuali, via dall’Isola

18 marzo, 18:08

ROMA – Dopo le dichiarazioni di Aldo Busi nella puntata di ieri dell’Isola dei famosi, la Rai ha deciso di escludere lo scrittore da tutte le trasmissioni. Lo annuncia una nota di Viale Mazzini. “Il direttore di Raidue, Massimo Liofredi, sentito il direttore generale della Rai Mauro Masi – spiega la nota – ha ravvisato nel comportamento dello stesso palesi e gravi violazioni delle regole e delle disposizioni contrattuali. Pertanto, Aldo Busi verrà escluso dalla partecipazione alle prossime puntate dell’Isola dei famosi e dalle altre trasmissioni della Rai”.

VENTURA: LA CENSURA NON E’ IL MEZZO MIGLIORE – Simona Ventura spera che il caso Busi si riapra e che la Rai ci ripensi. “La censura non è certo il mezzo migliore per chiarire dubbi o sciogliere eventuali questioni”, dice la conduttrice dell’Isola dei Famosi in una nota diffusa dall’ufficio stampa della trasmissione. “Mi rendo conto che le parole di Aldo Busi dette ieri sera durante la trasmissione possano essere parse fuori luogo e offensive per una parte del nostro pubblico e averne colpito la sensibilità. Detto questo, mi auguro vivamente – conclude – che la Rai ci ripensi e che si possa arrivare ad un accordo per avere con Busi stesso un confronto in un clima più sereno. La censura non è certo il mezzo migliore per chiarire dubbi o sciogliere eventuali questioni”. “Busi – hapoi detto la presentatrice – ha dato tantissimo a questo programma, mi sono dissociata da alcune cose che ha detto, ma io ascolto sempre, magari è lui che cerca di imporre la propria verità che in realtà è un’opinione”.

LUPI (PDL), INACCETTABILI ATTACCHI A PAPA DA BUSI – “Quello che è accaduto ieri sera durante la puntata dell”Isola dei famosì è inaccettabile”. Così Maurizio Lupi, Vice Presidente Pdl della Camera dei deputati e componente della commissione di Vigilanza Rai. “Aldo Busi – spiega – ha insultato, davanti ad una platea di milioni di telespettatori, il Papa. La Rai dovrebbe fare servizio pubblico, non mandare in onda a pagamento trasmissioni e personaggi che offendono il Santo Padre e tutti i credenti. Mi auguro che il Presidente Garimberti, di cui conosco l’assoluta sensibilità, insieme al direttore generale e al Consiglio di amministrazione, intervengano immediatamente per fermare questo scempio. Chiedo che Busi non partecipi più ai programmi della Rai”.

CESA, BUSI ATTACCA PAPA E MAGGIORANZA TACE – “La maggioranza, in Commissione di Vigilanza e nel Cda Rai, ha fatto di tutto in questi giorni per imbavagliare i talk show e perché in tv venissero bandite la politica e le critiche al governo. E’ singolare che altrettanto zelo non venga dimostrato nel controllo dei contenuti di altri programmi del servizio pubblico”. La denuncia è di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc riferendosi agli attacchi di Aldo Busi al Papa nel corso dell’Isola dei Famosi”. Cesa spiega: “ieri in uno di questi, oltre a una ‘raffinata’ analisi politico-economica in diretta dal Nicaragua del noto economista Aldo Busi, dallo stesso personaggio è stata dileggiata senza ritegno davanti a milioni di telespettatori la guida spirituale dei cattolici nel mondo. L’azienda e la Vigilanza tolgano il paraocchi e guardino cosa succede negli altri programmi”.

CODACONS: SU BUSI GIUSTO STOP MA ANDAVA FERMATO PRIMA – Il Codacons plaude alla decisione della Rai di escludere Aldo Busi da tutte le trasmissioni dell’azienda, ma ritiene che il provvedimento sia tardivo. “Già dalla prima puntata dell’Isola dei Famosi lo scrittore andava mandato a casa – afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Busi, infatti, fin dalle prime battute del programma si é abbandonato ad un linguaggio volgare e ad espressioni di cattivo gusto, nel tentativo fallito di provocare e suscitare attenzione sul suo personaggio o su temi a lui cari. Linguaggio e provocazioni non graditi ai telespettatori, molti dei quali hanno scritto al Codacons denunciando le scurrilità dello scrittore”. “Giusta quindi la decisione della Rai di escludere Aldo Busi dalle trasmissioni dell’azienda, ma assolutamente tardiva, in quanto si chiude la stalla quando i buoi sono già scappati” – conclude Rienzi.

STORACE (DESTRA), CON BUSI IMMONDO SPETTACOLO – Per Francesco Storace, segretario nazionale de La destra, “é scandaloso che ci si preoccupi più delle trasmissioni di informazione che disinformano anziché del consueto e immondo spettacolo che continua a dare Aldo Busi in Rai con i soldi del canone. Gli inni alla pedofilia, gli insulti al Papa sono sconcertanti, indignano e rendono sempre più cupa una società ormai priva di etica. Sono queste le cose per cui certa gente dovrebbe andare in galera”.

Non la penso come questo bel coretto di “opinionisti”. Con me, non la pensa così la nostra Costituzione (un altro motivo per cambiarla?):

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. [art. 21, comma 1]

Ecco dunque gli interventi che hanno provocato la sua radiazione.

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Dopo il golpe

Ieri (6 marzo 2010, the day after) continuavo a pensare a una mia amica cui per un cavillo formale è stata negata una progressione di carriera (non aveva segnalato le sue 5 pubblicazioni che riteneva più importanti, e così la commissione non ne ha valutata nessuna). Ma a tutti possono venire in mente decine di esempi (basterà essere presenti in università con il libretto e gli appunti per poter affermare di aver sostenuto un esame?)

Non commenterò oltre, ma mi limito a riportare 3 citazioni raccolte sulla stampa.

Cominciamo da Alessandro Robecchi (il manifesto, 7 marzo 2010):

VOI SIETE QUI

Questione d’interpretazione

Alessandro Robecchi

Prima di applicare il settimo comandamento, leggete bene il decreto interpretativo. Serve un decreto interpretativo per gli appalti in Abruzzo, per le belle scopate di palazzo Grazioli, per lo schiavismo a Rosarno, per i senatori del Pdl eletti dalla ‘ndrangheta. Per il coro di Ratisbona e per i gay a tassametro del Vaticano. Per Maroni che dice «è stata data una interpretazione autentica della legge», urge un decreto interpretativo che lo faccia sembrare una persona seria. Il decreto interpretativo che rende regolari i fuorigioco del Milan dovrà essere rapidissimo, mica si può restare allo stadio al freddo due giorni ad aspettare il Tar. Con un buon decreto interpretativo la bella Noemi avrebbe avuto 18 anni già a sedici e mezzo. Formalmente ineccepibile il decreto interpretativo con cui Minzolini ha trasformato un colpevole prescritto in un innocente. Un decreto interpretativo potrebbe far sembrare un golpe una specie di trionfo della democrazia, o trasformare la corruzione in soluzione all’emergenza.
Il disprezzo della legge, l’arroganza del più forte, la dittatura soft, la censura e i non allineati ridotti al silenzio, non c’è nulla che non possa risolversi con un decreto interpretativo. Probabile che il ministro della difesa di una democrazia occidentale, che comanda parà e carri armati, che si dice «disposto a tutto» non venga allontanato con vergogna soltanto grazie a un decreto interpretativo. Le nostre speranze, i nostri diritti, la nostra libertà, le nostre regole, le norme, i doveri, sono da oggi variabili, modificabili con decreto interpretativo, le nostre vite stesse sono interpretabili a seconda delle necessità del regime, il nostro futuro e la nostra dignità sono interpretabili a piacere e non servono nemmeno la forestale, i servizi segreti, l’aviazione, le camicie verdi, le ronde, i poliziotti del G8 di Genova.
Una grande festa del decreto interpretativo si terrà ogni anno, basta una telefonata di Denis Verdini. Buffet a cura del genero di Gianni Letta. Napolitano firma. Avete mica un passaporto francese da prestarmi?

Numero 2: l’editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale (n. 836 | 5 / 11 marzo 2010):

La settimana

Sostanza

Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma. Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari. Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione. E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno? Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva. – Giovanni De Mauro

Infine, Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano (7 marzo 2010)

Care pirla e cari pirla

di Marco Travaglio

Care pirla e cari pirla che avete consumato diottrie a studiarvi le norme elettorali fino all’ultimo codicillo in corpo 2, avete consumato scarpe andando in giro a raccogliere firme regolari, vi siete congelati stazionando per ore ai banchetti per convincere i passanti a sottoscrivere le liste, avete rinunciato al tempo libero per inseguire gli autenticatori in capo al mondo e vi siete svegliati alle tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti. Spiacente di informarvi, casomai non ve ne foste ancora accorti, che viviamo in un regime fondato sulla legge del più ricco e del più forte, di chi grida e minaccia di più. Una legge che varia a seconda delle esigenze del più prepotente. Se, puta caso, costui viola la legge, non ha sbagliato lui: è sbagliata la legge, che viene cambiata su due piedi. Se poi, puta caso, la Costituzione non lo consente, non è sbagliata la nuova legge: è sbagliata la Costituzione. Che si può cambiare come un calzino sporco.   Se penso che da cinquant’anni mi chiamano “il figlio del re” per la mia somiglianza con Umberto II, mi scompiscio. Hanno sbagliato re: io sono l’erede di Vittorio Emanuele III, quello che nel 1922 non mosse un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 se ne fuggì a Brindisi. Sempre di notte. Infatti quando ho firmato il decreto salva-Banana? Di notte. Del resto chi sono io per respingere una legge con messaggio motivato alle Camere come previsto dall’articolo 74 della Costituzione? Mica sono il garante della Costituzione. L’ho già detto per lo scudo fiscale: se non firmo, quelli mi rimandano indietro la stessa legge e poi devo firmarla comunque. Tanto vale farlo subito. A chi mi prospetta le dimissioni, rispondo che non conosco questa parola: sono in Parlamento dal 1953, figuriamoci. E in vita mia ho fatto ben di peggio che firmare leggi illegali: ho plaudito all’invasione sovietica dell’Ungheria, ho attaccato Berlinguer che evocava la questione morale, ero amico di Craxi, ho scritto pure alla vedova che il marito corrotto era un perseguitato.   Conosco l’obiezione: non c’è elezione senza qualche lista esclusa per ritardi o irregolarità. In Molise nel 2000 aveva vinto la sinistra con Giovanni Di Stasi, poi la destra di Michele Iorio fece ricorso contro alcune liste irregolari, Tar e Consiglio di Stato lo accolsero, si rifecero le elezioni e vinse Iorio che ancora governa. E il governo D’Alema non ci pensò neppure di fare un decreto per legalizzare le illegalità: peggio per lui, poi dicono che è intelligente. Del resto al Quirinale c’era ancora Ciampi, mica io. Due anni fa invece c’ero già io, quando alle Provinciali in Trentino venne esclusa, dopo i ricorsi di Lega e Pdl, la lista Udc alleata della sinistra. Nemmeno allora l’Unione pensò di salvare l’alleato con un decreto interpretativo: peggio per loro, pirla. Ecco, care pirla e cari pirla: la prossima volta, anziché prendere sul serio la legge e rischiare l’assideramento per raccogliere le firme e presentarle in tempo utile, fate come me: statevene a casetta vostra davanti al caminetto, con la vestaglia di lana e le babbucce di velluto. Poi fate come i bananieri: all’ultima ora dell’ultimo giorno vi presentate in Corte d’Appello con le firme tarocche di Romolo Augustolo, George Clooney, Giovanni Rana e soprattutto Gambadilegno, magari vi fate pure un panino e una pennica per non arrivare proprio in orario, poi minacciate la marcia su Roma, portate in piazza una dozzina di esaltati, mi urlate “buh” sotto le finestre del Quirinale, mi fate sparare dai vostri giornali e io vi firmo la qualsiasi.   Anche la lista della spesa, il menu del ristorante, la ricevuta del parrucchiere, lo scontrino dell’intimissimo. Tanto Santoro l’hanno chiuso e per un mese non rompe con le sue notizie: fa tutto Minzolini, che sta dalla parte del Banana, cioè dalla mia. Statemi allegri. Il vostro presidente della Repubblica. Vostro, si fa per dire.

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Formula 1 all’Eur: scampato pericolo?

Tra le tante follie che ammorbano questi nostri tempi, e sono dovute spesso alla perversa coalizione tra politici in cerca di un quarto d’ora di notorietà e di consenso e quelli che una volta si chiamavano “corposi interessi economici”, una – forse minore per molti, ma non per me che ci vivo per scelta – riguardava il progetto di tener all’Eur un Gran premio di Formula 1 su un percorso cittadino.

Sembra che per il momento abbiamo scampato questa follia, a giudicare da questo articolo comparso sull’edizione romana di la Repubblica, e che io riprendo dall’interessante sito (Eddyburg) dell’urbanista Edoardo Salzano. Grazie a Lolo che me l’ha segnalato.

Roma-Eur. “Una vittoria di tutti i cittadini contro le colate di cemento

Data di pubblicazione: 29.01.2010

Autore: Bucci, Carlo Alberto
Quando i cittadini fanno opposizione sul serio, e una istituzione raccoglie la protesta, cambiare si può. La Repubblica, ed. Roma, 29 gennaio 2009

Il fatto

Le gincane del progettato Gran premio di Formula 1 di Roma, che si dovrebbe snodare tra i parchi dell´Eur, dovranno cambiare forse tracciato. E anche la sequenza di edifici pensati lungo il decantato “Boulevard delle Tre Fontane” comincia a vacillare. Per non parlare delle feste notturne che ogni estate romana riempiono i giardini intorno alla Cristoforo Colombo. Sul verde del quartiere iniziato per l´Esposizione universale del 1942, e portato a termine negli anni Cinquanta, è stato infatti appena apposto il vincolo del ministero dei Beni culturali.

Dopo lo strumento di tutela deciso sull´Agro romano, un altro tassello nella difesa statale del paesaggio della Capitale. Con il risultato che d´ora in poi Comune ed Eur spa prima di decidere se e come intervenire sui giardini progettati dall´architetto Raffaele De Vico, dovranno chiedere e coordinarsi con la Soprintendenza statale guidata da Federica Galloni.

È stata infatti istruita dalla soprintendente la pratica del decreto, firmato dal direttore regionale Mario Lolli Ghetti, che stabilisce: «Il complesso di aree verdi denominato “Parchi dell´E. U. R. sito in Roma» è «di interesse storico artistico». In base al cosiddetto Codice Urbani (2004) il parco è «conseguentemente sottoposto a tutte le disposizioni di tutela».
Il procedimento risale al 18 marzo 2009. E già allora le “clausole di salvaguardia” proteggevano con il vincolo il Parco del Turismo e quello del Ninfeo, quello delle Cascate, tutto il verde intorno al Laghetto e il suo invaso, il Giardino degli Ulivi e quello delle Cascate, il Teatro all´aperto, fino al Bosco degli eucalipti, «piantato nell´Ottocento – si legge nelle nove pagine della relazione che accompagna il dossier fatto di foto, piante, documenti d´epoca – dai frati trappisti dell´abbazia delle Tre Fontane allo scopo di aver e a disposizione la materia prima per i loro prodotti farmaceutici». Queste sono le architetture verdi, del più giovane e fino al 2009 ancora non vincolato, parco della Città Eterna. Parco che il decreto ministeriale emanato il 16 dicembre (le notifiche sono partite il 12 gennaio) finalmente protegge.

Tra gli allegati al vincolo, c´è anche la mappa (degli anni Quaranta) con l´esatta dislocazione delle 44 specie arboree previste nei “Parchi del Ninfeo e del Turismo”. Dal «Pinus» al «Cedrus Atl. Glauca», passando per quello del Libano e per l´acanto, la robinia, i cipressi, le querce, il «myrtus communis». Anche la disposizione dei fusti è segnata nel progetto dell´epoca. E, in attesa di un restauro ambientale, ci si chiede come questa zona possa sopportare i box, le gradinate, le protezioni per i piloti lungo la pista, indispensabili per una corsa di Formula 1.

Anche le manifestazioni organizzate lungo i tre mesi estivi – fino a cinque contemporaneamente, e che a causa dell´eccessivo rumore hanno prodotto almeno una novantina di esposti da parte degli abitanti, in particolare degli inquilini di via di Val Fiorita – dovranno passare ora al vaglio della Soprintendenza. I palchi, i bar, le passerelle e le cancellate, dovranno – se autorizzati – rispettare il decoro e la salvaguardia di quei giardini e di quegli alberi che all´Eur sono riconosciuti ora «di valore artistico». E tutelati come il Colosseo quadrato, il palazzo dei Congressi o i mosaici futuristi di Prampolini e Depero.

I commenti

Non sta nella pelle Matilde Spadaro, 37 anni, piccola e combattiva, un cuore rosso-verde che batte per il quartiere del XII Municipio del quale è consigliere d´opposizione. «Siamo felici per il vincolo sul verde dell´Eur, ma il merito è tutto del ministero che ha dotato il nostro quartiere di un formidabile strumento di tutela». Più compassata la sua compagna di battaglie, Cristina Lattanzi, 61 anni, un passato da imprenditrice tessile e un presente da vicepresidente del combattivo manipolo di cittadini del comitato («apolitico», ci tiene a sottolineare) “Salute e ambiente Eur”: «È una vittoria di tutti i cittadini, non una guerra contro qualcuno. Del vincolo goderanno tutti, nessuno escluso». Intorno a loro si è mossa una galassia che va dal Consiglio di Quartiere Eur all´Associazione Colle della Strega, dal Comitato di Quartiere Torrino Decima a Cecchignola vivibile, a Viviamo Vitinia. E da questo movimento è nata la richiesta di vincolo.

Matilde Spadaro, come iniziò la vostra battaglia?
«Quando nel 2006 ci rendemmo conto che sui parchi dell´Eur pesava la minaccia di edificazioni stabili per un totale di 18mila metri cubi di cemento».

Non si trattava solo di “gazebo”?
«In realtà si trattava di strutture di ristorazione previste lungo via di Tre Fontane e del tutto incompatibili con l´architettura verde prevista da De Vico nel parco del Ninfeo e del Turismo. La delibera comunale del 2008, la 72, ci diede però torto. E arrivò il permesso a costruire 12mila metri quadri lungo il Boulevard. Ma nel frattempo, insieme con Italia Nostra e altre associazioni ambientaliste, chiedemmo allo Stato di porre il vincolo sul verde dell´Eur. E, ora che è arrivato, esultiamo perché è confermato il valore storico artistico dei nostri parchi. E perché viene ribadito il ruolo di protagonista della Soprintendenza nella tutela».

Ma perché una gara di automobilismo è incompatibile con i parchi dell´Eur, non sono previste nuove strade, vero Cristina Lattanzi?
«Sembrerebbe di no. Ma i problemi sono due. Primo, c´è la questione dell´inquinamento atmosferico e acustico che un Gran Premio porta con sé. E secondo, soprattutto, c´è l´impatto che le strutture di contorno della gara avranno certamente ai bordi del tracciato. Infine, vorrei segnalare che il sottopasso sotto la Colombo è indispensabile per la gara ma non ha nessun senso per la viabilità quotidiana: lì sotto, a via delle Tre Fontane, non si creano mai ingorghi».

Eppure a Monza la Formula 1 attraversa il parco, perché a Roma no?
«A settembre siamo andate con Matilde a prendere visione del circuito. Eravamo ospiti degli “Amici dell´autodromo”. Ma lì, per l´appunto, si tratta di un autodromo vero. A Roma, invece, sarebbe un circuito cittadino. E non è pensabile che le piante, gli alberi e i prati del parco del Turismo, del Ninfeo o degli Eucalipti, non verrebbero toccati qualora si dovessero inserire le vie di fuga per le auto di soccorso, i box per i team, le recinzioni per la tutela dell´incolumità dei piloti e del pubblico. Le gradinate per la folla, poi, andrebbero messe lungo le strade. Ma sono le strade di un parco tutelato, ora».

Che rapporto c´è tra i 9-10mila abitanti dell´Eur e questi giardini di mezzo secolo fa?
«La gente dell´Eur è molto affezionata al verde tra i grandi viali e i magnifici palazzi dell´E42. E il vincolo, lo ripeto, è una vittoria di tutti».

Nell’immagine qui sotto potete vedere il progetto di percorso.

Per chi non conosce l’Eur, il percorso passa ai bordi e all’interno di due parchi urbani (immagino sarebbe necessario allargare le strade esistenti, realizzare vie di fuga, servizi, tribune, box …). In questo, l’animazione che vi propongo qui sotto e che è stata realizzata dai promotori è un’opera di fantasia, che inculca nella mente degli appassionati di F1 l’idea che il percorso si snodi tra i bianchi palazzi monumentali …