La natura

Makkox su Il Post. Sottilmente e drammaticamente geniale

Chi resterà sepolto da questa risata?

Un articolo di Carlo Clericetti pubblicato da Eguaglianza e libertà. Quasi del tutto condivisibile, se non fosse che la risata sta seppellendo anche noi.

La ristata che ci seppellirà

eguaglianzaeliberta.it

Una risata lo seppellirà

In una conferenza stampa ufficiale una giornalista chiede se Berlusconi è stato convincente, Merkel e Sarkozy si scambiano uno sguardo che scatena l’ilarità generale. La mancanza di fiducia del mondo verso l’attuale premier è tale che nessuna manovra potrà metterci al riparo dalla crisi
Carlo ClericettiIl video della conferenza stampa Markel-Sarkozy (vedi qui) spiega quale sia la considerazione dei leader internazionali per Silvio Berlusconi nel modo più radicale e dirompente: con una risata generale. “Una risata vi seppellirà” era uno degli slogan del ’68: molti lo ricorderanno scritto a lettere cubitali sulla facciata di una facoltà della Sapienza. E davvero bisognerebbe che si avverasse qui ed oggi, togliendo dalle spalle degli italiani un piccolo uomo che pesa però enormemente sulle nostre possibilità di combattere la crisi devastante che stiamo attraversando.

 “Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?”, chiede una giornalista. E lo sguardo che si scambiano Sarkozy e Merkel provoca l’esplosione dell’ilarità generale.

 Spinti dagli altri leader europei, dalla Bce, dal Fondo monetario e alla fine forse anche dal Vaticano e da San Marino potremo anche prendere provvedimenti durissimi, da migliaia di miliardi, che faranno peggiorare ulteriormente le condizioni di vita dei cittadini e forse comprometteranno il futuro del paese. Ma non servirà a nulla, perché per i mercati la caratteristica più importante è la fiducia, e la qualità della fiducia in Berlusconi è stata definitivamente espressa dalla diarchia che governa l’Europa: con una risata. E se due politici del massimo livello, in una occasione ufficiale e in una situazione da essi stessi definita di elevata rischiosità, non sono riusciti a trattenersi dal mostrare quello che le più elementari consuetudini della diplomazia tra Stati impongono che venga dissimulato, vuol dire che non siamo più neanche alla frutta: siamo oltre l’impensabile. In altri termini: è considerata tanto evidente a tutto il mondo la drammatica inadeguatezza di Berlusconi che ormai non serve più neanche lo sforzo di fingere.

 Questa è la situazione. Le conclusioni ognuno le può trarre da solo.

(23/10/2011)
articolo riproducibile citando la fonte

Gli anziani e i giovani

Mentre scrivo non so se la contestata norma che cancella il cosiddetto “riscatto” degli anni di laurea (e di naja) ai fini del computo dell’anzianità lavorativa è ancora viva o se sia stata soffocata nella culla, a fronte dell’ondata di proteste che ne hanno accompagnato l’annuncio.

Ho notato però che la maggior parte dei commenti (cito tra i tanti che ho letto quello dello Scorfano ) si concentrano sul torto (proprio nel senso di contrario del diritto, e di tradimento di un’obbligazione presa) subito da chi la laurea (e/o la naja) l’aveva “riscattata” pagando il riscatto di tasca propria, e ora si vede costretta a lavorare più anni per raggiungere l’anzianità che permette di andare in pensione. E semmai si parla dei giovani, come fa anche lo Scorfano, è per sottolineare il danno che anch’essi subiranno in termini di protrarsi dell’attesa che si rendano disponibili le posizioni aperte dal turnover per pensionamento.

Non mi sembra invece di aver trovato un’altra considerazione. La norma che ci si accinge ad abrogare costitutiva un incentivo al proseguimento degli studi e al completamento dell’istruzione terziaria (come si chiama l’insieme delle variegate prospettive universitarie). Un incentivo tutto sommato sano, che svuotava di significato economico l’alternativa per il giovane al termine dell’istruzione secondaria (sì, lo so, in un mercato del lavoro funzionante e il nostro è oggi ben lontano da essere così) tra iniziare a lavorare sùbito, accumulando anni di anzianità lavorativa ma senza arricchire il proprio capitale umano, e proseguire gli studi nell’istruzione terziaria, accumulando capitale umano al costo degli anni d’anzianità. La norma sul “riscatto” annullava questo costo (in modo virtuoso, cioè facendo riferimento alla durata standard dei costi, e quindi incentivando a restare “in corso”).

Un incentivo che andava nella direzione giusta, perché uno dei problemi dell’Italia è la bassa quota persone che hanno un titolo d’istruzione terziaria. L’obiettivo dell’Unione europea per il 2020 è che abbiano un titolo terziario il 40% delle persone tra i 30 e i 34 anni. L’Istat ha fatto il punto della situazione nel suo Rapporto annuale presentato lo scorso maggio (io cito dalla Sintesi letta dal presidente Giovannini in Parlamento, ma potete trovare il testo completo qui).

Nel 2009 più di un terzo dei paesi dell’Unione europea aveva già raggiunto la quota del 40 per cento di 30-34enni in possesso di un’istruzione terziaria: l’Italia presenta, invece, un valore molto basso di questo indicatore (19,8 per cento nel 2010), collocandosi al quart’ultimo posto nella graduatoria europea. Il livello attuale dista più di 12 punti percentuali dalla media dell’Ue.

Grazie all’introduzione dei nuovi cicli universitari, negli ultimi anni la quota di laureati mostra per l’Italia una contenuta crescita (meno di cinque punti in sei anni), ma questo non ha chiuso né il forte divario territoriale esistente a sfavore del Mezzogiorno, né quello di genere, questa volta a favore delle donne, per le quali l’indicatore è più elevato di circa nove punti rispetto a quello calcolato per gli uomini (24,2 per cento contro 15,5 per cento nel 2010). Peraltro, le tendenze più recenti indicano un affievolimento sia della domanda potenziale di istruzione terziaria, con un calo dei diplomati tra i 19enni, sia di quella effettiva, con una continua riduzione, dopo il picco nel 2002/2003, delle immatricolazioni universitarie rispetto alla popolazione dei diplomati.

Scusate se l’ho fatta lunga, ma adesso dovrebbe essere chiaro che l’abrogazione del “riscatto” – oltre a danneggiare gli “anziani” prossimi a ritirarsi dal lavoro e i “giovani” in attesa di occupare il loro posto – introduce un ostacolo al conseguimento degli obiettivi europei (a parole condivisi e accettati dal nostro Governo) e contribuisce a peggiorare una situazione già critica. È di fatto un incentivo a non proseguire gli studi.

Gli economisti hanno versato fiumi di inchiostro sulla possibilità che gli incentivi generino effetti perversi e indesiderati, e hanno sviluppato tutta una terminologia appropriata. Noi persone comuni che parliamo la lingua della strada diciamo semplicemente: Complimenti, bella stronzata!

Manovra

Prima che anche questa manovra mensile del vorrei-ma-non-saprei (proprio quello di cui hanno bisogno i mercati per essere rassicurati che l’Italia è governata con polso fermo e idee chiare) sia consegnata alle cronache (così almeno mi auguro, perché il rischio è che venga consegnata alla Storia con la S maiuscola, e alla Storia d’Europa se è per questo) vorrei condividere 3 commenti usciti nei giorni scorsi.

  1. Makkox (Marco Dambrosio) su ilPostdel 13 agosto 2011

  2. Massimo Gramellini su La Stampadel 13 agostoIL LAMENTO DEL MEDIO ALTO
    Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.
    Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi – frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci – servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
    Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell’accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
    Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent’anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.
    Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
    Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l’anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
    È un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.
    Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.
    Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d’ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l’unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch’io.
  3. Fausto Panunzi su LaVoce.info del 14 agostoCOME IL PEGGIOR GOVERNO BALNEARE
    I cittadini italiani e i mercati internazionali si aspettavano una manovra che tagliasse la spesa pubblica ed in particolare i costi della politica. Si ritrovano con una classica manovra da governo balneare, fatta di nuovi balzelli che ricadono sulle spalle dei soliti noti, i lavoratori dipendenti. Era difficile fare peggio.

    L’anticipo del pareggio di bilancio era diventato necessario dopo le turbolenze dei mercati dei giorni scorsi. Da più parti – giornali, BCE – si erano identificati i principi che dovevano ispirare la nuova manovra. In primo luogo tagliare i costi della politica, pre-condizione per chiedere sacrifici agli italiani da parte di un Parlamento che non solo lavora poco a fronte di stipendi molto elevati ma che gode di privilegi inaccettabili come mostra la vicenda dei prezzi del ristorante del Senato. Poi riformare le pensioni, legandole all’aspettativa di vita, uniformando il trattamento delle donne che lavorano nel settore privato a quello delle donne che lavorano nel settore pubblico. Privatizzare,vendendo sul mercato il patrimonio immobiliare dello Stato e quote di aziende come le Poste, e magari liquidare il fondo per gli investimenti strategici appena creato come strumento del ridicolo colbertismo del Ministro dell’Economia. Possibilmente privatizzare anche la Rai, dove ormai il Direttore del TG 1 censura persino il Sottosegretario Gianni Letta, reo di catastrofismo per aver detto che la situazione era ormai “precipitata”. Liberalizzare gli ordini professionali. Combattere seriamente l’evasione fiscale, mediante una maggiore tracciabilità dei pagamenti. Insomma, tagli strutturali alla spesa pubblica e maggiore concorrenza: questo è quello che si aspettavano i mercati e anche parte dei cittadini italiani. E, accanto alle riduzioni di spesa, nessun nuovo aumento delle tasse, dato che la pressione fiscale è ormai giunta a livelli inaccettabili per gli sfortunati che non posso evadere il Fisco. Niente di tutto ciò è stato fatto dal governo. Ogni intervento serio sulle pensioni è stato bloccato dalla Lega, fiera di avere rinviato alle calende greche ogni azione di riequilibrio dei conti. Le privatizzazioni non sono state prese nemmeno in considerazione da un governo desideroso di mantenere poltrone da assegnare ad ogni livello. E ovviamente solo tagli di facciata sui costi della politica. Il taglio di Province e Comuni è rinviato agli anni prossimi, dopo il censimento. Ma non basterà misurare gli abitanti. Si dovrà valutare anche la dimensione territoriale della Provincia. E – perché no? – la presenza di monti, fiumi, laghi. Partiti da 37 province tagliate, adesso si è scesi a 29. C’è da scommettere che alla fine i tagli non ci saranno e in ogni caso non arriveranno alla doppia cifra. Le 54 mila poltrone tagliate esistono solo nella fervida immaginazione del Ministro Calderoli. Meglio non commentare il divieto per i parlamentari di volare in business class, dato che sui voli nazionali ormai c’è solo la classe economica. Sulla lotta all’evasione, i pagamenti sopra i 2500 euro diventeranno tracciabili. Meglio di niente, ma difficile non notare che si tratta di una soglia che avrebbe lasciato fuori dai controlli i pagamenti per l’affitto di un noto appartamento romano da parte di un Ministro della Repubblica. In compenso ci si trastulla con le proposte di pareggio di bilancio in Costituzione, modifica dell’articolo 41 e soppressione di feste indigeste alla maggioranza come il 25 Aprile e il 1 Maggio. E, dulcis in fundo, il contributo di solidarietà, cioè nuove tasse, per 3 anni, su chi dichiara più di 90 mila euro l’anno, cioè i pochi sfortunati, l’1,2% dei 41 milioni di contribuenti, coloro che non possono evadere. Risparmiati quasi tutti i lavoratori autonomi.

    UNA MANOVRA BALNEARE IN MEZZO ALLA TEMPESTA
    I sacrifici erano necessari, arrivati a questo punto, ma dovevano essere utili, cioè atti a risanare i conti anche nel lungo periodo, e ben distribuiti. Questa manovra non è utile, perché senza una riduzione strutturale della spesa, tra pochi anni i governi saranno costretti a mettere di nuovo le mani nelle tasche degli italiani, ed è iniqua, perché salva ancora una volta gli evasori. È come essere in presenza di un medico che continua a fare trasfusioni di sangue senza curarsi di fermare prima l’emorragia del paziente. Il sangue tanto lo donano altri.
    Ma una cosa positiva in questa deprimente vicenda c’è. Malgrado l’imbarazzante afasia delle opposizioni, incapaci di proporre credibili ricette alternative, non si potrà più dire che questa maggioranza è impresentabile, “ma gli altri sono anche peggio”. No, peggio di un Ministro dell’Economia che aveva – a suo avviso – previsto tutte le crisi e zittito chi lo criticava e che ora dice che questa crisi non poteva essere prevista non c’è niente. Peggio di un governo che ha sprecato una maggioranza enorme, che ha avuto lo scudo del Presidente della Repubblica, l’appoggio della BCE e della Banca d’Italia nella scelta di misure impopolari e che se ne è uscito con una manovra presa dal manuale del perfetto governo balneare democristiano non ci può essere nulla. Almeno speriamo.

Imparare dagli errori

Ho sempre detto ai miei figli (che forse possono testimoniarlo) che imparare dai propri errori non significa fare gli stessi errori sempre meglio, ma farne possibilmente di meno e comunque di nuovi.

Gironzolando per la rete, ho trovato su un blog che si chiama Ten Things queste 10 leggi immutabili degli errori, che mi sembra utile riproporre:

  1. Tutti commettono errori
    Per questo tutte le matite hanno una gomma (proverbio giapponese).
  2. Non tutti gli errori sono cattivi errori
    L’uomo che non fa errori è un uomo che non fa nulla (Teodoro Roosevelt). Noi diciamo: chi non fa, non falla.
  3. Gli errori che nessun altro nota non sono errori
    L’albero che cade nella foresta senza che nessuna sia presente non fa rumore.
  4. L’ignoranza non giustifica i tuoi errori
    Variante di: Ignorantia legis non excusat.
  5. Gli errori capitano sempre nel momento peggiore
    Variante della legge di Murphy.
  6. Gli errori generano altri errori
    Le persone disperate fanno gesti disperati
  7. Gli errori fatti con un computer fanno più danni e si propagano più rapidamente
    Ma anche le armi da fuoco non scherzano
  8. Gli errori di omissione sono anch’essi errori
    Non mi preoccupo mai di un’azione, ma solo dell’inazione (Winston Churchill)
  9. Non riconoscere un proprio errore è un errore
  10. Non imparare niente da un errore è un errore

Conclusione: “La follia è fare e rifare la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi” (Rita Mae Brown: chiunque sia – ma la risposta è qui – condivido).

Chi volesse leggersi tutto il post di Alan Norton (in inglese) lo trova qui, insieme a questo bel grafico di flusso:

Errori

Alan Norton

Tremonti e il Titanic

Tremonti ha di recente paragonato il rischio di default dell’Italia e le sue prevedibili conseguenze all’affondamento del Titanic.

Nel video qui sotto la metafora interviene dopo circa 1’30”:

Intanto, vorrei far notare al ministro che si pronuncia Taitànik e non Taitànic (Titanic).

Ma il commento più pertinente è quello che fa Jacopo Fo sul suo blog e condivido con voi qui sotto:

Tremonti sbaglia sul Titanic

TitanicIl nostro ministro delle finanze, parlando del rischio di crollo economico italiano ha detto: “è come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe”. I media hanno ripreso la dichiarazione senza commentare lo svarione e altri si sono messi a citarlo, tipo Casini nel suo discorso alla Camera di venerdì 15 luglio.
Ora c’è da dire che le persone a bordo del Titanic erano circa 2.225. Solo 704 sopravvissero e 1.519 morirono (i dati sono leggermente discordanti a seconda delle fonti…). Si salvarono il 60% dei passeggeri di prima classe, per un totale di 199 persone. In seconda classe furono salvate 120 persone, corrispondente al 42%. In terza classe, i sopravvissuti furono 174, equivalente al 25%, mentre tra l’equipaggio si salvarono in 214, corrispondente al 24% del numero totale. (Fonte)
Quindi il paragone di Tremonti non regge. O meglio, ha senso come ulteriore prova che ancora una volta si prospetta una crisi che colpirà soprattutto i poveracci.
Ma il parallelo tra il Titanic e la situazione italiana diventa ancor più curioso, una strana coincidenza che svela la verità, perché l’affondamento del Titanic fu ben diverso da come viene generalmente raccontato.
Se è vero che non c’erano a bordo scialuppe di salvataggio sufficienti è vero anche che su di esse ci salirono poco più della metà dei passeggeri che avrebbero potuto salvare. La strage del Titanic fu ingigantita a causa dell’idiozia umana. Esattamente quel che sta succedendo in Italia!
Il senatore William Alden Smith, che dirigeva l’inchiesta ufficiale Usa nel 1912 scrisse: “Le scialuppe furono riempite con tanta indifferenza, e abbassate con tanta velocità, da sacrificare inutilmente 500 persone in nome della ordinata disciplina del caricamento… C’erano 1.176 posti disponibili nelle scialuppe, ma esse contenevano solo 704 persone, 12 delle quali furono ripescate dal mare, in condizioni climatiche favorevoli e acqua perfettamente calma.” (Vedi qui)
Anche l’Italia rischia di patire una strage evitabile. Potremmo avere a bordo più scialuppe di salvataggio, potremmo anche riempirle con tutti i passeggeri della nave. Basterebbe un po’ di buon senso.
Il Parlamento ha approvato una manovra finanziaria che colpisce i più poveri e salva i ricchi.
E ancora non si vedono tagli sostanziosi ai costi della politica e agli sprechi.
Vergogna!

Mai così alta la disoccupazione giovanile

Lo dice l’Istat: “Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%.”

La spiegazione? La maggior parte dei contratti a tempo determinato si è trasformata in contratti a tempo terminato.

Satira politica

Povero vecchio. In preda a un delirio d’impotenza.

E se … [2]

Sempre dai quotidiani:

Mirafiori, il sì al 54%.

E se la notizia fosse che il no è al 46%?

Già perché la FIOM ce l’avevano presentata come minoritaria e settaria: un manipolo di prepotenti che, senza legittimazione, pretendevano di rappresentare gli operai. E invece la maggioranza relativa dei dipendenti sta con la FIOM. E la maggioranza assoluta degli operai (fatevi qualche conto, direi che è palese).

Già, perché se si sommano i seggi dei partiti (e spezzoni di partito, ahimè) che si erano espressi per il sì, altro che 54%, siamo intorno all’80%.

La domanda è: dov’è il famoso Paese reale, a Mirafiori o a Montecitorio?

E se … [1]

Leggo sui quotidiani online:

Ruby – Berlusconi: “Teorema giudiziario per eliminarmi”

E se B. provasse ad astenersi dal delinquere, o quantomeno da comportamenti penalmente rilevanti?

Ma non per sempre, giusto per fare una prova, diciamo per un mese? Giusto per vedere se continuano a perseguitarlo lo stesso? Così ci facciamo tutti un’idea?